Oggi, a Detroit, Marchionne svelerà il futuro prossimo delle fabbriche italiane. Le nuove Alfa Romeo a Cassino e a Mirafiori. Forse un modello aggiuntivo a Pomigliano. Buone prospettive per gli impianti che producono motori.
Il nuovo piano di Sergio Marchionne sarà svelato oggi dall’ad italo canadese, nel quartier generale della Fca di Detroit. Intanto incrociano le dita e sperano i 4500 addetti di Pomigliano, dove si produce la sola Panda e dove si parla insistentemente dell’introduzione, entro quest’anno, di una nuova vettura da affiancare all’utilitaria made in Naples. A Pomigliano lavorano a ritmo costante circa 2500 tra operai e impiegati. Soltanto grazie a un recentissimo accordo sindacale altri 2000 dipendenti si trovano in contratto di solidarietà. Lavorano mediamente cinque giorni al mese, se gli va bene. Ma anche i quasi 2mila colleghi della Fma di Pratola Serra stanno osservando con attenzione ciò che sta per accadere in America.
Nell’impianto irpino, produttore di motori, flagellato dalla cassa integrazione, l’attesa scaturisce dalle eventuali missioni derivanti dall’arrivo, ormai scontato, dei nuovi modelli Alfa Romeo per gli stabilimenti di Cassino e di Mirafiori. Comunque anche Pomigliano freme, anche perchè è a un passo dall’avvio del terzo turno, il turno di notte. Basterebbero 30mila, al massimo 40mila vetture in più all’anno per dare finalmente l’ok a quei 18 turni settimanali sottoscritti quattro anni fa, nell’accordo del giugno 2010, l’intesa che ha rivoluzionato il sistema dei rapporti sindacali con il Lingotto e che prevede la saturazione occupazionale dell’impianto partenopeo. Dunque, a Pomigliano e ad Avellino si spera ma sperano anche i 720 addetti della Pcma-Magneti Marelli di Poggioreale, altra grande fabbrica della Fiat le cui produzioni, plastiche per auto e furgoni, sono quasi del tutto congelate nel ghiaccio della cassa integrazione.
Cig che qui peraltro scadrà a luglio. Stessa prospettiva per i 316 operai del polo logistico Fiat di Nola, da sei anni consecutivi a casa per l’estrema carenza di commesse e pure loro alle prese con una cig in scadenza a luglio. A ogni modo l’ottimismo per il momento poggia su indiscrezioni autorevoli: 9 miliardi di euro di investimenti in modelli per Fiat e Alfa. Marchionne vuole riqualificare la produzione italiana puntando sul segmento premium, su vetture ad alto valore aggiunto. Alle nuove Alfa è legato il destino dello stabilimento di Cassino e di Mirafiori. Sarebbero 4 i nuovi modelli del Biscione. Tra quelli allo studi ci sarebbero anche due coupè, uno medio e uno di dimensioni più grandi, due suv e un crossover compatto. Contestuale poi lo sviluppo del brand Jeep. In questo caso la nuova sfida si chiama Renegade, crossover compatto realizzato per la prima volta nella storia fuori dai confini degli States, in Italia, a Melfi. Nello stabilimento lucano in autunno nascerà pure la gemella 500.
“Oggi – anticipa intanto Roberto Di Maulo, segretario nazionale della Fismic – non si parlerà di scorporo Alfa, cioè di una società autonoma per Alfa Romeo, che sarà la punta di diamante della ripresa degli stabilimenti italiani, insieme a Maserati. Di sicuro – aggiunge Di Maulo – non si parlerà di motore per Mirafiori Meccaniche. Credo – prosegue il dirigente sindacale – che possa invece emergere un ruolo centrale nell’intero mondo della produzione nazionale di motori e cambi e, di conseguenza, una prospettiva di piena occupazione per Pratola Serra, Termoli, Cento, oltrechè ovviamente di Ferrari”. Giuseppe Farina e Ferdinando Uliano, rispettivamente segretario generale e segretario nazionale della Fim, si aspettano ” un rafforzamento del piano degli investimenti presentato già nel 2012 e che ha consentito gli ultimi investimenti nei siti italiani”.
Torna però a insistere su Pomigliano Giovanni Sgambati, segretario della Uilm Campania: “La mia percezione è che c’è la possibilità che qui vengano rafforzate le produzioni, entro quest’anno”. Caustico invece Michele Depalma, della segreteria nazionale Fiom: “E’la prima volta che dall’America i lavoratori italiani debbano attendere notizie sul loro destino occupazionale e produttivo”.




