Programmato per oggi l’arrivo di una delegazione del sindacato unico americano dei lavoratori dell’auto. Ma il Lingotto non conferma l’ipotesi di un’altra produzione a Pomigliano dopo quella della nuova Panda.
I sindacalisti della Chrysler nella Fiat di Pomigliano, oggi. Ma cosa ci fanno gli ambasciatori del potente Uaw, lo United Auto Workers, nella fabbrica appena ristrutturata dall’amministratore delegato Sergio Marchionne?
Secondo il Lingotto si tratta di una visita “culturale con scopi informativi circa il Wcm”, il World class manufacturing, cioè l’organizzazione del lavoro introdotta con l’arrivo della nuova Panda, l’anno scorso. Il motivo ufficiale della speciale visita fugherebbe dunque le voci di un presunto interessamento della Chrysler alla realizzazione di una seconda vettura, con o senza marchio americano, non si sa ancora, nello stabilimento automobilistico partenopeo. Voci che negli ultimi giorni si erano accavallate a quelle relative a un analogo interessamento, anche questo mai confermato, della giapponese Mazda. In ogni caso l’arrivo dei sindacalisti di Detroit è di quelli importanti.
C’è infatti da sottolineare che Fiat, grazie al caparbio lavoro di Marchionne, adesso controlla il pacchetto di maggioranza di Chrysler, il cui quaranta per cento è però detenuto nelle mani del sindacato Uaw attraverso un suo fondo denominato Veba. Si tratta dunque di un sindacato molto settoriale, si, ma altrettanto proiettato verso una dimensione gestionale delle aziende in cui è insediato. Sono però gli stessi sindacati nostrani, quelli che hanno firmato l’accordo per la nuova Panda e per il nuovo contratto dell’auto, a ribadire l’assoluta carenza di elementi concreti che possano far sospettare la benevola prospettiva della realizzazione di una seconda vettura a Pomigliano.
“Lo ripeto – ribadisce fino alla noia Michele Liberti, della segreteria provinciale Fim – su questo tema non siamo mai stati informati di nulla. Stiamo comunque controllando ogni giorno l’andamento della situazione ma è necessario che si sappia che ufficialmente non ci hanno mai comunicato niente in merito a un’eventuale seconda produzione”. “Io però sono fiducioso – commenta intanto Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – non solo sul fronte della ripresa delle produzioni nuova Panda ma anche su quello dell’allargamento delle produzioni: 700 milioni di investimenti in nuovi macchinari ultramoderni, installati l’anno scorso, hanno reso Fabbrica Italia Pomigliano un impianto leader in grado di produrre qualsiasi vettura in qualunque momento”.
La Fiat ha però più volte ribadito che non è questo il momento dei facili entusiasmi. C’è un mercato in caduta libera e di questa discesa terribile ne stanno risentendo anche le produzioni nuova Panda, quindi anche quelle della vettura del segmento tradizionalmente vincente del Lingotto. Per cui una seconda vettura, in una fase del genere, appare più un azzardo quasi impossibile che altro. Un’analisi, questa, che però tra alcuni addetti ai lavori è presa con il beneficio del dubbio. C’è chi, pur volendo conservare l’anonimato, sostiene infatti che non appena le cose miglioreranno la Fiat potrebbe schiudere le porte alle nuove produzioni. Nel frattempo sullo sfondo di questi movimenti si stagliano problematiche occupazionali enormi.
Sul perimetro della fabbrica di Pomigliano stanno idealmente premendo le speranze di rientro di quasi duemila cassintegrati in cassa integrazione per cessazione di attività entro il 13 luglio del 2013 e di altri mille in cig per ristrutturazione. Tensioni alimentate da un quadro politico-sindacale da brivido, che scaturisce dalla durissima contrapposizione tra Marchionne e la Fiom-Cgil.

