All’alba di ieri alcuni operai del reparto logistico di Nola si sono presentati all’ingresso. Ma hanno trovato un massiccio schieramento di polizia e carabinieri e i cancelli sbarrati. 316 addetti in cassa a zero ore da sei anni di fila.
Implorare il lavoro, chiedere di tornare finalmente attivi, di uscire dal limbo della cassa integrazione. “Fateci entrare: vogliamo solo lavorare, siamo a casa da sei anni”. L’appello è stato lanciato all’alba di ieri da alcuni cassintegrati del reparto logistico di Nola, un impianto che conta 316 addetti, tutti in cassa integrazione a zero ore. Gli operai si sono presentati davanti all’ingresso dell’impianto Fiat ubicato nell’Interporto, un grande capannone praticamente inattivo da quando è stato inaugurato, nel 2008. Ma l’appello è caduto nel vuoto. Gli operai, una volta giunti all’ingresso del Wcl, acronimo di World Classic Logistic, hanno trovato un massiccio spiegamento di polizia e carabinieri e le porte della fabbrica rigorosamente sbarrate.
Alla protesta hanno partecipato gli attivisti del Comitato di Lotta cassintegrati e licenziati Fiat, i Cobas di Mimmo Mignano, ex operaio della grande fabbrica di Pomigliano licenziato alcuni anni fa, dopo una manifestazione nella concessionaria napoletana del Lingotto. “Quello di ieri è stato solo un primo momento di lotta – fa sapere Mignano – lunedì prossimo i miei compagni torneranno a Nola con la stessa intenzione: entrare nel reparto logistico per lavorare”. Qualche giorno fa alcuni cassintegrati a zero ore del Wcl hanno scritto una lettera aperta all’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, e al presidente del gruppo automobilistico, John Elkann. “L’emozione e la rabbia con cui vi scriviamo questa lettera – si legge nella missiva – è quella di chi negli ultimi quattro anni e mezzo è stato lasciato a casa in cassa integrazione e ha atteso invano che si realizzasse quel grande sogno di integrazione industriale e culturale che avevate promesso”.
“Un Sogno – aggiungono i cassintegrati del Wcl – descritto in una lettera inviata ai lavoratori Fiat e pubblicata da tutti i quotidiani alla fine del 2013, che con dicitura quasi fraterna iniziava con “cari colleghi” . La paura è quella di diventare “invisibili”, di finire nel dimenticatoio di fronte alle grandi questioni che coinvolgono migliaia di lavoratori delle produzioni automobilistiche dirette.
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Fummo spostati da Pomigliano al nuovo impianto di Nola – si racconta nella lettera aperta – come da voi definito negli accordi, in virtù di quel piano industriale da voi presentato, che prevedeva la costituzione di una nuova società denominata F.I.P. e la necessità di costruire un grosso polo logistico, con l’obbiettivo di servire principalmente gli stabilimenti di Pomigliano, Cassino e Melfi: tutto ciò non si è mai verificato anzi, tutti gli stabilimenti menzionati sono forniti di un proprio polo logistico indipendente da noi. Intanto a Nola in questi anni non si è mai svolta una vera lavorazione logistica ma semplicemente piccole operazioni che non hanno avuto nulla a che fare con la reale produzione degli stabilimenti”.





