Dopo che la magistratura ha indagato Marchionne per discriminazione la Fiom mette a punto le prossime mosse. I sindacati firmatari del si alla Fiat hanno deciso di tenere un’assemblea in fabbrica. Ma lo Slai vuole anche la presenza dei cassintegrati.
Una premessa: la discriminazione è un reato in questo Paese. Anche quella operata da chi pur di mettere a segno i suoi propositi aziendali fa di tutto per togliere di mezzo coloro che dissentono. La Fiat però non demorde. Nel comunicato emesso dopo aver appreso dell’indagine della procura di Nola il Lingotto ha usato toni stizziti, confermando che si opporrà a qualsiasi provvedimento giudiziario favorevole alla Fiom. Nel frattempo Maurizio Landini rilancia annunciando “un maggio di mobilitazioni ”e “ il contestuale avvio di una fase consultiva per proporre il contratto unico dell’industria ”, sorta di superamento della contrattazione nazionale di settore a favore di un contratto collettivo dei lavoratori ben più ampio delle solite specifiche di categoria.
I metalmeccanici della Cgil in questa fase sembrano aver riacquistato energia. Per loro questo non è solo un conflitto voluto in Italia dal padronato per eliminare ogni ostacolo democratico. E’ anche una lotta per la libertà di pensiero. Lo proverebbe il fatto che i giudici mettono sotto accusa Marchionne e l’ex direttore della fabbrica di Pomigliano per aver tenuto costantemente bloccati in cassa integrazione i lavoratori iscritti alla Fiom, contraria all’accordo Panda e al conseguente contratto specifico dell’auto. Un’iniziativa questa dei giudici che sta innervosendo parecchio i vertici Fiat e che sta preoccupando non poco i sindacati firmatari del si a Marchionne.
“Rispetto la magistratura ma in questo modo si bloccano gli investimenti”, scrive in un comunicato Giuseppe Terracciano, segretario della Fim di Napoli. E luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic, aggiunge che “ si sta complicando tutto proprio quando sembrava che le cose stessero migliorando, visto che le produzioni Panda aumentano e che è stato avviato un programma di rientro al lavoro dei cassintegrati, attraverso la cassa a rotazione” . Già , la cassa a rotazione. Secondo la Fiom è stata ideata proprio per tentare di non far capire che i metalmeccanici della Cgil siano discriminati. “ C’è una sentenza del tribunale di Roma e ce n’è un’altra del tribunale di Torino che Marchionne non ha mai rispettato ”, hanno sempre ribadito gli attivisti della Fiom.
La sentenza di Torino del settembre 2011 stabilisce che la Fiom ha diritto a fare sindacato a Pomigliano. Quella di Roma del giugno del 2012 stabilisce il rientro al lavoro, sempre a Pomigliano, tra il novembre successivo e il prossimo 18 aprile, di 145 operai iscritti al sindacato diretto da Landini. Così non è stato. Le sentenze non sono state eseguite. C’è di più: la Fiat ha fatto un pasticcio. Ha fatto tornare in fabbrica, il 28 novembre, i primi 19 dei 145 operai iscritti alla Fiom. Poi però, il 4 febbraio, li ha rispediti a casa, preferendo pagarli a stipendio pieno pur di non ritrovarseli tra i corridoi della catena di montaggio. Subito dopo il Lingotto ha dato il via allo scioglimento della Fip Fabbrica Italia Pomigliano, l’azienda creata nel 2010 per attuare i propositi di Marchionne, facendo trasferire di nuovo tutti gli addetti in Fga, Fiat Group Automobiles, e dando il via a un programma di rientro graduale dalla cassa integrazione attraverso la rotazione.
Un rientro limitato però a un’area determinata della fabbrica, ben distinta dal cuore delle produzioni Panda. Insomma, troppe complicazioni che hanno destato più di un sospetto anche nella magistratura. Nel frattempo la situazione si sta complicando ulteriormente. C’è scontento a Pomigliano per la stipula del rinnovo del contratto dell’auto. Serpeggia l’idea che sia un contratto che riduca i salari. Per questo motivo i segretari nazionali di Fim, Uilm e Fismic saranno qui l’11 aprile prossimo. L’obiettivo è di spiegare in assemblea la bontà di quanto appena firmato. Ma lo Slai Cobas vuole che all’assemblea siano presenti anche i 1390 cassintegrati della fabbrica. “ Altrimenti faremo causa ai sindacati per comportamento antisindacale: sarebbe la prima volta ”, avvisano gli autorganizzati dello Slai.
(Fonte Foto:Rete Internet)

