Secondo la procura di Nola l’amministratore delegato del Lingotto ha emarginato gli operai di Pomigliano iscritti alla Fiom, l’unico sindacato che gli ha detto di no.
La procura di Nola ha comunicato ai vertici Fiat la conclusione dell’indagine relativa a un presunto reato di discriminazione sindacale perpetrato ai danni degli operai dello stabilimento di Pomigliano iscritti alla Fiom.
Indagati risultano l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, e Sebastiano Garofalo, amministratore delegato della Fip, Fabbrica Italia Pomigliano, la società creata nel 2010 che consentì la fuoriuscita del gruppo automobilistico dalla Confindustria, la disdetta del contratto nazionale e la realizzazione di un contratto aziendale specifico. La mancata condivisione di questo contratto ha poi determinato la cacciata della Fiom da tutte le fabbriche del gruppo automobilistico torinese. Sono due le vicende contestate dalla magistratura alla Fiat: la discriminazione fatta nei confronti degli operai cassintegrati iscritti alla Fiom, durante la selezione dei lavoratori per l’assunzione nella Fip, e la mancata esecuzione dell’ordinanza del tribunale di Torino (giudice Ciocchetti) che obbligava la Fip a riconoscere la nomina delle rsa Fiom e a mettere a disposizione dei metalmeccanici Cgil una loro sede nello stabilimento nonché ad apporre la bacheca sindacale, cioè uno spazio di propaganda.
Nel primo caso gli operai iscritti alla Fiom hanno dovuto attendere una sentenza del tribunale civile di Roma, emanata nel giugno dell’anno scorso, per poter rientrare in fabbrica dalla cassa integrazione. Questa sentenza è stata applicata dalla Fiat soltanto il 28 novembre successivo, quando i primi 19 operai sono rientrati nello stabilimento. Per poi essere di nuovo respinti, però, il 4 febbraio successivo: pagati per restare a casa. La seconda contestazione dei pm di Nola è relativa alla mancata applicazione da parte della Fiat delle agibilità sindacali riconosciute alla Fiom dal tribunale di Torino nel settembre del 2011.
“L’iniziativa della procura, scaturita da una precisa denuncia della Fiom – commenta l’avvocato Angelo Cutolo, il legale che sta seguendo questo caso per conto della Fiom – al momento conferma un comportamento illecito da parte dei responsabili Fiat. L’aver inviato l’avviso di conclusione delle indagini vuole significare che c’è materiale probatorio sufficiente a giustificare un processo alla Fiat”. Ma ieri dalla sede di Torino la Fiat ha diramato un comunicato molto duro nei confronti del provvedimento appena adottato dalla magistratura inquirente. “La procura di Nola ipotizza la commissione di due contravvenzioni – spiega il Lingotto – ma questa iniziativa è l’ennesima espressione dell’inusitata offensiva giudiziaria avviata dalla Fiom nei confronti dell’azienda da più di due anni, con la promozione di 62 ricorsi, 45 dei quali decisi da 22 giudici in favore dell’azienda, 7 in favore della Fiom, 7 con rinvio alla Corte Costituzionale e 3 non ancora definiti”.
Quindi, il messaggio esplicito: “Continueremo a opporci a ogni provvedimento che accoglierà le contestazioni della Fiom”. L’azienda inoltre sostiene “l’assoluta estraneità di Marchionne alla gestione delle assunzioni a Pomigliano e alla gestione delle agibilità sindacali”. “Alla Maserati di Grugliasco – ricorda il Lingotto – , stabilimento in cui la stragrande maggioranza dei lavoratori è iscritta alla Fiom, è stato appena fatto un enorme investimento di rilancio, come a Pomigliano”. Compatti infine i sindacati firmatari del contratto dell’auto. “È un’ulteriore mazzata al Sud e all’industria metalmeccanica: un’iniziativa del genere non aiuta in una situazione così difficile”, commenta Rocco Palombella, segretario generale della Uilm.
“Se parliamo di discriminazioni sono tutti discriminati: ci sono ancora tanti lavoratori iscritti a qualsiasi sindacato in cassa integrazione”, commenta Giuseppe Terracciano, segretario della Fim di Napoli. “Delegare ogni conflitto alla magistratura significa rischiare di allontanare gli investimenti da Pomigliano ”, conclude Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic. Del tutto opposto il parere di Maurizio Landini, segretario generale della Fiom: “Affermiamo sin da ora che laddove vi fosse un rinvio a giudizio la Fiom si costituirà parte civile”.

