I carabinieri indagano negli organici del servizio comunale di nettezza urbana per capire il movente dell’incredibile serie di atti intimidatori che hanno colpito il sindaco e il comune.
La serie di attentati che hanno colpito il sindaco e il comune di questa cittadina a est di Napoli ha scosso gli ambienti amministrativi, ma anche la popolazione locale. Intanto le indagini proseguono. I carabinieri stanno tentando di comprendere la matrice degli atti intimidatori, che probabilmente sono riconducibili a un unico movente.
Per questo motivo si indaga soprattutto tra gli organici del servizio di nettezza urbana. E da una prima ricostruzione dei fatti è emerso che potrebbe esserci una talpa dietro il furto del furgone della nettezza urbana prelevato, venerdì scorso, dal deposito comunale di via Passariello, alla periferia del paese, e quindi incendiato nelle campagne di Marigliano, in località Boscofangone. Quest’attentato sarebbe stato il prologo degli altri due atti intimidatori subiti stavolta dal sindaco, Clemente Sorrentino, lunedì e martedì. Lunedì Sorrentino ha trovato la porta del suo studio privato di progettazione manomessa con un pezzo di ferro inserito nella serratura. Per sbloccare l’ingresso dell’ufficio del primo cittadino è stato necessario ricorrere a un fabbro, che ha asportato la serratura. Sostituita e poi sequestrata dagli investigatori.
Martedì sera, quindi, l’ultima è più pericolosa minaccia, quando cioè l’auto di Sorrentino è stata imbottita di benzina, impregnata fin dentro l’abitacolo con decine di litri di liquido altamente infiammabile. La vettura, una vecchia Mercedes, era parcheggiata in un cortile, a pochi metri dal municipio. Quando il sindaco è salito a bordo dell’auto non ha valutato bene il pericolo che stesse per correre. Il primo cittadino ha guidato la macchina inzuppata di benzina per diversi minuti, fino ad un autolavaggio di fiducia. Una volta qui i gestori gli hanno riferito che sarebbe bastata una scintilla per saltare in aria. La benzina aveva impregnato tutto: sedili, cruscotto, divano posteriore. Sorrentino ha informato di ogni cosa le forze dell’ordine.
“Sono preoccupato ma non mollo”, aveva dichiarato a caldo. Il sindaco è tuttora perplesso dalla situazione. “La gente mi è vicina – racconta – però altri mi guardano con un atteggiamento che non sarebbe esatto definire solidale”. Veleni e sospetti caratterizzano da sempre gli ambienti di questo difficile territorio. Nel frattempo Sorrentino ha disposto l’indizione di una nuova gara d’appalto del servizio di nettezza urbana. Gara che sarà gestita dalla Prefettura attraverso la stazione unica appaltante. Il primo cittadino fa puntare l’attenzione proprio su questo delicato aspetto: aver voluto delegare agli organi del ministero degli Interni e non al territorio la gestione di quest’oneroso appalto pubblico. Gli addetti del servizio di nettezza urbana a Castello di Cisterna sono 14.
Sono tutti del posto. Furono stabilizzati dal comune e poi passarono alla Pomigliano Ambiente, l’azienda controllata dall’ente di Pomigliano ma poi fallita nel 2009, affogata in un mare di debiti. A quel punto gli operatori ecologici di Cisterna finirono nel calderone del Consorzio di Bacino, gigantesco carrozzone da cui il comune di Castello di Cisterna uscirà a breve. Il settore dello smaltimento dei rifiuti è la questione più scottante sotto tutti i punti di vista, in particolare nell’hinterland napoletano. Insieme al cemento è praticamente il business più redditizio.

