Tra gli obiettivi di Europa 2020 cӏ quello di costruire un equilibrio tra gli obiettivi umanistici e quelli produttivo-economici. Di Annamaria Franzoni
L’attuale contesto economico nazionale ed europeo è connotato da una profonda crisi che si intreccia e si connette con il settore dell’istruzione perché è proprio attraverso lo sviluppo della “società della conoscenza” che l’Unione Europea aspira a ridimensionare e superare la crisi economica: a partire infatti da Maastricht ’92 la Comunità Europea ha teso a rispondere in modo propositivo agli effetti della crisi mediante l’investimento nell’Istruzione e nella Formazione finalizzati al raggiungimento di obiettivi comuni che rendessero l’Europa “l’economia più competitiva e dinamica del mondo”.(Lisbona 2000).
A partire da quegli anni si è avviato, infatti, un processo fortemente significativo che ha creato sinergie di intenti e di programmi che nel corso degli anni sono andati delineandosi sempre più e sempre meglio evidenziando che, come ha ricordato di recente l’ingegnere Bernardo De Bernardinis Presidente dell’ISPRA, “la conoscenza è un patrimonio di tutti”, quindi non è di proprietà di alcuno, e che proprio la ricerca e lo sviluppo , indicati tra gli obiettivi prioritari di Europa 2020, possono dare quel giusto slancio di cui la nostra economia ha bisogno.
La crisi economica mondiale, di fronte alla quale ci troviamo, è di grande portata e l’Unione Europea, in modo pragmatico, contrappone ad essa una strategia per la “crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, manifestando, in modo coraggioso, come la crescita europea ha posto nella propria agenda il raggiungimento di obiettivi definiti concretamente: si va infatti dall’aumento del tasso di occupazione, all’investimento, nella ricerca e sviluppo, alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, riduzione dell’abbandono scolastico e del numero dei cittadini che vivono sotto la soglia della povertà.
Tra le finalità della Commissione Europea c’è quindi quella di costruire un equilibrio tra gli obiettivi umanistici della formazione e quelli produttivo-economici: nel merito la Commissione Europea, infatti, propone una serie di indicatori di riferimento che fanno capo a priorità che pur implicandosi a vicenda pongono al centro del programma la crescita in quanto essa stessa presuppone lo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza e da essa nello stesso tempo deriva la promozione di un’economia che favorisca una forte coesione sociale e che sia includente nel senso più ampio del termine.
Per quanto attiene alla crescita intelligente risulta indispensabile che l’Italia e i paesi europei investano in una formazione continua (life long learning) per evitare che aumenti il numero di cittadini messi ai margini dello sviluppo in quanto investire nella conoscenza è il primo motore di cittadinanza e uguaglianza.






