Stavolta è l’indotto auto di Pomigliano a mietere vittime tra i lavoratori. La Tiberina ha avviato la mobilità per 47 addetti su 90. Mentre la Lifi è paralizzata. In cassa integrazione sono finiti tutti i suoi 27 operai.
La guerra fredda tra la Fiat e la Fiom si sta consumando su uno sfondo produttivo e occupazionale da brivido. Non è neanche agli inizi la polemica sull’avvio della procedura di licenziamento per 19 operai della newco che spuntano infatti notizie inquietanti anche dalle aziende dell’indotto comprese nel perimetro industriale della nuova Panda. Qui stanno suonando altri due campanelli d’allarme, alla Tiberina e alla Lifi. 74 i posti di lavoro complessivamente a rischio. La Tiberina, che produce pezzi destinati alla carrozzeria della nuova Panda, ha avviato la procedura di licenziamento per 47 dei suoi 90 addetti in organico. La Lifi, azienda di contenitori per materiali, ha invece praticamente cessato le attività e posto in cassa integrazione tutti i suoi 27 operai. La cassa integrazione scadrà a febbraio.
Intanto già si profilano dubbi circa un eventuale esito positivo di entrambe le vertenze anche se Fim, Uilm e Fismic hanno subito chiesto alla Tiberina “ il ritiro della procedura e l’utilizzo di strumenti alternativi al licenziamento ”. E’ una crisi annunciata quella della Tiberina. Dieci mesi fa l’azienda aveva annunciato lo stato di crisi e il contestuale avvio della cassa integrazione a rotazione. “ In assenza di commesse non ci sono prospettive ”, il messaggio trasmesso ai sindacati dall’azienda di Umbertide, in provincia di Perugia. L’impresa ha perso moltissimo negli ultimi anni. Tutte le commesse una volta destinate alle Alfa Romeo 147 e 159 e alle vetture prodotte dalla Fiat di Cassino si sono volatilizzate.
Nel frattempo l’azienda è alla disperata ricerca di nuove forniture. “ Abbiamo comunque spiegato alla Tiberina che nessuno deve andare al macero ”, avverte Michele Liberti, segretario provinciale della Fim. Drammatica è la condizione in cui versano anche i 27 operai della Lifi, un piccolo stabilimento ubicato a poca distanza dalla catena di montaggio della nuova Panda. L’impianto fino a un anno e mezzo fa realizzava contenitori in metallo per i materiali delle produzioni Fiat. Ora però il Lingotto sta facendo utilizzare cassoni in plastica, più pratici, sicuri e moderni. “ C’è una crisi di mercato che si mescola al fatto che molte aziende dell’indotto non si sono riconvertite e quindi non si sono presentate ai nuovi appuntamenti ”, spiega Giuseppe Terracciano, segretario regionale della Fim.
“ Sia chiaro però – aggiunge Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – non giustificheremo mai alcuna forma di licenziamento ”. Resta il problema che la Lifi non ha più lavoro. E’ ferma. Tutti i suoi addetti ora sono in cassa integrazione. E a rischio sono finte anche le attività della Novafero, impresa che si occupa della movimentazione delle auto prodotte a Pomigliano. 57 operai finiti in regime di cassa integrazione a rotazione. “ Fin quando potremo utilizzare gli ammortizzatori sociali andremo avanti così, dopodiché faremo un altro ragionamento ”, ha fatto sapere l’azienda ai sindacati.
In base a uno studio commissionato dalla Fiom all’università di Salerno le 7 società di servizi direttamente collegate al ciclo produttivo di Pomigliano hanno più che dimezzato gli addetti, passanto dai 1035 occupati del 2008 ai 445 del 2011. 590 posti di lavoro in meno gestiti finora attraverso la mobilità non traumatica, cioè finalizzata al pensionamento, e le dimissioni incentivate. Anche la stessa Fiat auto, vale a dire l’impianto automobilistico vero e proprio, nel triennio indicato ha subito un autentico salasso passando da 5582 a 4147 dipendenti.
(Fonte Foto: Rete Internet)

