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Con un bacio “ai piccolissimi” un’educatrice ha rischiato la condanna

Una manifestazione accentuata di affettuosità, costituita da “baci sulle labbra” ed “abbracci intensi”, nel rapporto educatrice-bambino, non configura il reato di abuso dei mezzi di correzione.

Un‘educatrice ricorre avverso la sentenza della Corte di appello di Roma, la quale ha confermato la decisione di primo grado, "limitatamente ai baci sulla bocca e agli abbracci con intensità" di cui alla prima parte del capo di imputazione. In particolare all’educatrice è stata contestata la violazione continuata dell’art. 571 cod. penale perché teneva un atteggiamento non consono al suo ruolo di educatrice, ponendo in essere condotte invadenti dell’intimità dei bambini, quali il baciarli sulle labbra.

I giudici di merito hanno precisato che "il bacio sulla bocca e l’abbraccio con intensità" fanno trasformare l’uso di un mezzo legittimo (il bacio) finalizzato a facilitare il rapporto educativo con bambini in tenera età, in illecito abuso (bacio sulla bocca), non rispettoso della serena crescita dei bambini, della cui sfera intima costituisce un’indebita invasione, potenzialmente dannosa e idonea a determinare il pericolo di una malattia fisica o psichica, intesa come conseguenza rilevante sulla salute psichica del soggetto passivo“.

La Cassazione penale , sez. VI, sentenza 12.03.2013 n° 11795 , ha concluso per l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, con la formula della insussistenza del fatto.
La Corte evidenzia che "la condotta provata dell’imputata" consiste esclusivamente "in baci sulle labbra dei bambini e in abbracci con intensità", al momento della loro accoglienza.
Su tali premesse ed in tali ambiti fattuali va quindi soppesata la condotta della maestra alla luce della consolidata giurisprudenza di questa Corte in punto di applicazione dell’art. 571 c. p.

Ciò posto, esclusa la modalità violenta, va ora valutato se una manifestazione accentuata di affettuosità, data nella specie da "baci sulle labbra" ed "abbracci intensi", nella interazione educatrice-bambino, all’interno di un asilo nido, possa integrare il delitto in questione.
Ritiene il Collegio che il giudizio circa la sussistenza degli elementi costitutivi del ritenuto delitto debba essere negativo.

Ciò consegue alla complessa valutazione della specificità del rapporto "educatrice-bambino", soppesata l’età dei destinatari, il loro bisogno di rassicurazione all’atto del distacco dai genitori, e la corrispondente possibilità di modesti fugaci contatti corporei "viso-viso" tra personale educativo e bambini, finalizzati proprio a creare un clima di reciproca confidenza, essenziale in tale contesto socio-educativo e decisamente funzionale alla riduzione, nel bambino stesso, dell’ansia da distacco dall’ambiente e dalle figure familiari di riferimento.

In sostanza, ad avviso di questa Corte, esulano dalla specifica tutela penale, approntata dall’art. 571 c. p., quelle condotte, le quali, come quelle di specie, per le concrete modalità non violente e tipicamente affettuose non possono essere interpretate, appunto per la loro connotazione di piccolo eccesso o mancanza di misura nel relazionarsi educatore-bambino, come abuso in ambito scolare materno infantile.

La gravata sentenza va quindi annullata senza rinvio perché il fatto non sussiste.

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