Il messaggio dispregiativo e inutile di un politico, ci induce a riflettere sulla condizione in cui vertono i nostri ragazzi. Un popolo di laureati e volenterosi che sogna un futuro dignitoso.
Mentre proseguono le manifestazioni contro lo scempio dei rifiuti tossici, il post di un “politico” genera una sconcertante indignazione. Nel messaggio pubblicato su un social network, il soggetto in questione definisce i campani “un popolo di m…”.
Sì, la parolaccia è quella, ma non la ripetiamo, è già abbastanza orticante trattare la questione in questa sede nel modo più rispettoso possibile. Non è un caso che il nome del personaggio non viene riportato, per evitare almeno in questo caso, un ulteriore momento di visibilità che ecciterebbe maggiormente l’ego debole di chi rappresenta in pieno la triste condizione della classe politica contemporanea. Una sola cosa, forse, va detta, una sola cinica e squallida banalità da aggiungere alle tante già dette sul caso, un concetto che forse può far semplicemente riflettere: se fosse sua figlia a morire di cancro per colpa della camorra, o meglio, per colpa dello Stato, queste uscite infelici come quella del messaggio, verrebbero ugualmente manifestate? Chissà, poco importa. E’ il caso di interrompere qui la discussione.
Senza ipocrisie va specificato che la camorra esiste anche per la cultura dei campani, così come va detto che la stramaggioranza degli abitanti di questa regione da anni lotta affinché le cose cambino. Quel messaggio è semplicemente un atto di istigazione inutile. Più ne parlo e più cado nella trappola del qualunquismo. Ognuno è libero di pensare e dire ciò che vuole. Credo piuttosto che oggi sia il caso di trattare un altro disagio. Un amico scrive a questa rubrica, invitandoci a leggere una lettera speciale inviata alle più alte cariche della politica e dell’imprenditoria, una lettera che, senza nessun dubbio, racchiude uno stato avvilente di delusione in cui vivono la maggior parte dei ragazzi contemporanei. Perché pubblicare anche qui una lettera di questo tipo?
Perché magari qualcuno leggendola possa riflettere sul fatto che il disordine generato dalla nostra realtà, non sta minimamente considerando che in questa regione esistono tantissimi ragazzi vogliosi di rimboccarsi le maniche e che desiderano fortemente ricostruire dalle macerie la dignità di questo territorio. “Il popolo di m…” così vigliaccamente classificato, è lo stesso che grida da decenni la sua voglia di prendere le distanze da ogni forma di corruzione. I giovani, ad oggi, pagano prezzi altissimi, incatenati dalla disoccupazione e dalla sfiducia in ogni forma di istituzione. Fuggono, lontano, dove qualcuno può ascoltarli, dove qualcuno può dare loro un’opportunità, dove qualcuno può apprezzare le capacità.
La lettera è firmata dal Dott. Michele Langella, un laureato, rappresentante di un’intera generazione di laureati. Ragazzi che in molti casi stanno togliendo dal loro curriculum il titolo universitario, poiché se in qualsiasi altra nazione del mondo essere laureati significa meritocrazia, qui da noi, significa invece essere in difetto, pretendere troppo, dare fastidio alle aziende che vogliono stipendiare i ragazzi con lo stretto indispensabile. La laurea intesa quasi come un handicap professionale da cancellare dal curriculum nella speranza che qualche azienda assuma a basso costo, senza farsi spaventare dai titoli. Ecco di seguito la lettera, da condividere, perché questo è anche e soprattutto il Popolo dei ragazzi pieni di dignità e coraggio:
“Egregi Signori delle Istituzioni, della politica e dell’imprenditoria, mi chiamo Michele Langella, sono un trentenne napoletano, vi scrivo queste righe come ultimo gesto di speranza per riconquistare la mia dignità, i miei sogni, il mio futuro e per poter rimanere nel mio paese. Non appartengo ad una famiglia benestante e non ho la possibilità di crearmi un futuro all’estero ma non voglio neppure continuare a vedere, giorno dopo giorno, il mio futuro e le mie speranze svanire. Mi sono sempre impegnato per lo Stato contrastando in prima persona le mafie, la collusione e facendomi ridere alle spalle perché non ho mai accettato compromessi di qualsiasi tipo. Io, come tanti altri ragazzi e ragazze, mi sono laureato e ho sempre cercato lavori che potessero permettermi di sopravvivere ma, purtroppo, ora si è arrivato all’assurdo.
Mi ritrovo a dover decidere, se sono fortunato, da quale ‘azienda’ farmi sfruttare per decine di ore di lavoro al giorno e per pochi euro al mese. La dignità di una persona è un qualcosa che non dovrebbe mai essere intaccata da nessuno, la mia l’hanno distrutta. E’ triste ritrovarsi a trent’anni senza lavoro e senza neppure uno spiraglio di cambiamento, non posso prendermi il lusso di sognare un futuro migliore e di crearmi una famiglia. Mi rivolgo a tutti voi, fermatevi per pochi minuti e riflettete seriamente su cosa fare, dovete e potete fare si che io, e tanti altri miei coetanei, possa riappropriarmi della mia vita e dei miei sogni. Cosa devo fare?
Cosa posso fare? Vorrei avere il piacere di potervi parlare di persona, vorrei conoscervi uno alla volta e guardandovi negli occhi chiedervi se per i vostri figli e le persone a voi care vorreste un ‘futuro’ come il mio. Vi chiedo sinceramente di rispondermi, e sinceramente vi chiedo anche di non offendere la mia intelligenza dicendomi e/o scrivendomi le solite frasi fatte del tipo: è il periodo che è difficile le sono vicino/a.”
Questo è un popolo fatto di tanti Michele. La missiva è stata spedita a tutte le più importanti cariche italiane. Non ha risposto nessuno.
(Fonte foto: Rete Internet)



