Poteva consumarsi una strage l’altra sera, in via Paganini, a Brusciano. Una bomba artigianale è stata rinvenuta sotto le finestre dello studio di uno dei responsabili dell’ufficio tecnico comunale, l’architetto Gaetano D’Amore.
Una bomba rudimentale piazzata in “stile” mafioso, dentro un carrello della spesa. Un ordigno a tempo, innescato da una piccola batteria i cui fili erano collegati a una mescola di polvere da sparo e chiodi, all’interno di un vaso di terracotta. Qualcuno poteva lasciarci la pelle in via Paganini, una delle tante traverse ultra popolate del centro di Brusciano, cittadina densamente abitata da sedicimila persone, ubicata a oriente di Napoli, tra Pomigliano e Nola. La bomba, nascosta in un banale carrellino da massaia, di quelli che si usano per contenere la spesa quotidiana, è stata piazzata su un marciapiede, proprio sotto la finestra dello studio professionale dell’architetto Gaetano D’Amore, funzionario dell’ufficio tecnico del comune.
“Abbiamo visto l’architetto sul marciapiede, fuori al suo studio, mentre rovistava nel carrello – racconta, sguardo ancora preoccupato, una signora, dal balcone di casa – D’Amore ha prima tolto delle carte e poi ha gettato il carrello lontano, dall’altra parte della strada ”. L’episodio risale alle undici di venerdì sera. Subito dopo il ritrovamento della bomba il funzionario pubblico ha chiamato i carabinieri. Sul posto sono accorsi gli artificieri. La strada è stata subito isolata dai militari, diretti dal capitano Michele D’Agosto, comandante della compagnia di Castello di Cisterna. A ogni modo una grande folla ha assistito dai palazzi alle operazioni di disinnesco della bomba per cui la notizia ha subito fatto il giro del paese.
“Un ordigno dannoso per le cose e letale per le persone”, la diagnosi dei carabinieri. La polvere da sparo, zeppa di chiodi, era stata inserita in un vaso di terracotta, di quelli che si usano per contenere le teste delle piante. Il vaso a sua volta era collegato con dei fili a una batteria, il cui consumo completo avrebbe infine impresso la scarica elettrica sufficiente a dare il via all’ esplosione. Secondo quanto trapelato finora è stato proprio l’intervento dell’architetto D’Amore a sventare l’esplosione, impedendo in tempo che la batteria svolgesse a pieno il suo compito. Intanto non si sa se il funzionario pubblico si sia accorto per caso della presenza della bomba o se sia stato prima avvertito da qualche messaggio anonimo.
Le indagini, condotte dal capitano D’Agosto e coordinate dai pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia, sono state subito blindate, avvolte nel più stretto riserbo. Ma la pista degli interessi nell’edilizia appare quella più logica, almeno stando alle prime indiscrezioni. Nella sua veste di funzionario dell’ufficio tecnico comunale D’Amore si occupa, tra i vari impegni professionali, della pianificazione urbanistica di questo piccolo territorio, cementificato fino all’inverosimile, come del resto è accaduto a quasi tutti i centri dell’hinterland. Il nuovo piano regolatore di Brusciano è stato inviato all’esame della provincia in vista dell’adozione definitiva. L’architetto D’Amore svolge anche un’attività professionale privata, nello studio di progettazione di via Paganini, dov’è stata rinvenuta la bomba.
Nel palazzo in cui il professionista lavora, abita, all’ultimo piano, il vicesindaco di Brusciano, un commercialista, Carmine Guarino, che in giunta si occupa di bilancio e programmazione. Dall’altra parte del portone, sempre al piano ammezzato, dove c’è lo studio di D’Amore, c’è anche lo studio professionale di Guarino. I due hanno più meno la stessa età, 43 anni D’Amore, 40 Guarino. Sono cresciuti insieme, proprio nel palazzo di via Paganini. I loro papà erano soci in affari e realizzarono le rispettive abitazioni lì, al civico 3 di via Paganini. Ieri sera i carabinieri hanno interrogato a lungo il sindaco, Angelo Antonio Romano, il vicesindaco, Carmine Guarino, e il funzionario dell’ufficio tecnico comunale, Gaetano D’Amore.
“Non mi va di parlare, non voglio rilasciare dichiarazioni”, ha detto, sguardo visibilmente scosso dalla vicenda, D’Amore mentre aspettava di essere ascoltato dagli investigatori, nella sala d’attesa della caserma Carlo Alberto Dalla Chiesa, a Castello di Cisterna. Di fronte a D’amore era seduto il suo sindaco, Romano. “Non voglio parlare con la stampa – la stizza del primo cittadino – perché i giornalisti non parlano mai delle tante cose buone che ho fatto. Ormai sono stanco – ha aggiunto il sindaco di Brusciano – la politica non esiste più: non vedo l’ora che scada il mio mandato, non vedo l’ora di andare via”. Il mandato di Romano scadrà nell’aprile del prossimo anno.






