Riprende il suo corso la rubrica “Lingua in laboratorio”, curata dal prof. Giovanni Ariola, e lo fa svelando che, in fondo in fondo, alcuni fatti della politica italiana attuale sono stati trattati già duemila anni fa:
Al suo ritorno dalla Francia, dove si è recato per un ciclo di conferenze alla Sorbona sul tema di cui attualmente si sta occupando, ossia l”ambiguità del linguaggio, il prof. Carlo A. trova all”Istituto una sorpresa che è spiacevole e gradita insieme. La biblioteca è stata chiusa e lo resterà per un tempo imprecisato per permettere lavori di ristrutturazione e ammodernamento. Gran parte dei libri sono stati ammassati in grossi container collocati nella corte interna dell”edificio, rigorosamente chiusi e ai quali è vietato accedere. Davvero pochi i testi lasciati nell”unica sala aperta al pubblico per la sola consultazione.
Questo il lato spiacevole della faccenda. In compenso il prof. viene a sapere che per l”ammodernamento della biblioteca è stata accolta una sua proposta elaborata qualche anno addietro e finora accantonata. L”idea centrale sulla quale la proposta è strutturata è quella di permettere all”utenza un accesso quanto più possibile diretto ai libri, limitando la lungaggine burocratica della richiesta allo sportello e l”attesa snervante dell”impiegato addetto che è andato a prelevare il libro in chissà quale remoto scaffale. Insomma consentire all”utente di girare tra gli scaffali come tra i banchi di un supermercato, e prelevare il libro che gli interessa, di darci un”occhiata e quindi decidere se portarselo in sala lettura per poterlo leggere.
Un criterio di utilizzazione dei testi della biblioteca che si può definire “fai da te”, che attualmente stanno adottando le grandi librerie.
Intorno a questa nuova impostazione funzionale, la proposta del prof. Carlo prevede anche la fornitura all”utenza sia di un servizio Internet come ulteriore strumento di informazione rispetto alle fonti tradizionali, sia l”installazione di postazioni di ascolto di musica e di visione di film e documentari, sia infine una sala di lettura organizzata a scaffale aperto suddivisa al suo interno in una sezione per bambini delle elementari e in un”altra per studenti delle medie inferiori e superiori.
A informarlo di queste novità è il prof. Eligio Ligio, che non manca di esprimere le sue perplessità circa tutte queste innovazioni che non servono, secondo lui, a resuscitare (sic!) la volontà di leggere e di studiare quando essa è affatto scomparsa.
– Ne ho visto tanti di questi interventi innovativi che finiscono per essere solo dei cambiamenti di facciata; spesso i risultati ottenuti sul piano sostanziale non si traducono in un effettivo miglioramento e un innalzamento della cultura.
– Non ti sapevo misoneista: – sorride il prof. Carlo e intanto sbircia il libro che il collega ha tra le mani e, una volta lettone il titolo (“La vecchiezza” di Cicerone), il suo sorriso si colora di affettuosa, bonaria ironia – Vedo che ti prepari all”ingresso nella terza età:
– Se fossi saggio, lo farei:ricordando le parole di Montesquieu:: “Mi restano soltanto due faccende da sbrigare; la prima, di saper essere malato, la seconda, di saper morire”. Il motivo per cui ho tirato fuori dalla mia libreria questo aureo libretto è più contingente e forse banale.
Tutto questo gran parlare che si sta facendo oggi a proposito di escort, mi ha richiamato alla mente la parola latina “scortum“ che, come ben sai, significa “pelle”, “cuoio”, ma anche “prostituta”, “cortigiana” e così mi sono ricordato dei due passi di quest”opera ciceroniana in cui essa compare. Te li voglio leggere.
“Invitus feci ut fortissimi viri T. Flaminini fratrem, L. Flamininum, e senatu eicerem:sed notandam putavi libidinem. Ille enim, cum esset consul in Gallia, exoratus in convivio a scorto est ut securi feriret aliquem eorum qui in vinculis essent,:..; mihi vero et Flacco neutiquam probari potuti tam flagitiosa et tam perdita libido, quae cum probo privato coniungeret imperi dedecus.”(XII,42)
(“A malincuore mi sono deciso a espellere dal senato Lucio Flaminino, fratello del valorosissimo Tito Flaminino:ma ho pensato di dover marchiare la sua dissolutezza. Egli infatti, quando era console, in Gallia, fu dalle preghiere di una meretrice indotto a decapitare di sua mano uno di quelli che erano in carcere:.; ma io e Flacco non potevamo certo approvare una così funesta e perduta libidine, la quale aggiungeva all”ignominia privata l”offesa alla dignità della carica.”, trad. di Carlo Saggio).
L”altro brano contiene una considerazione di carattere generale:
“Atque eos omnis quos commemoravi his studiis flagrantis senes vidimus:Quae sunt igitur epularum aut ludorum aut scortorum voluptates cum his voluptatibus comparandae? Atque haec quidem studia doctrinae; quae quidem prudentibus et bene institutes partier cum aetate crescent:” (XIV,50) (“E tutti questi che ho ricordato, li abbiamo visti, vecchi, darsi con fervore a tali studi:Quali piaceri, dunque, o di banchetti o di giochi o di cortigiane, sono paragonabili con questi piaceri? E questi appunto sono gli studi che danno il sapere; e per chi ha senno e una buona formazione, crescono insieme con gli anni:”, trad. di Carlo Saggio).
– A parte l”attualità impressionante di queste parole scritte più di duemila anni fa, pensi che ci sia una relazione anche prettamente linguistica tra la parola latina e quella inglese?
– Penso proprio di no. Si tratta, come tu stesso vedi, di una semplice allitterazione dei due significanti e solo casualmente c”è una coincidenza semantica..
– E però sia benedetta questa allitterazione che ti ha permesso di rispolverare questi grani di saggezza antica!
(Fonte foto: www.nonsoloaffari.com)



