Dal 13 al 16 luglio la Federico II ha ospitato l’ottava edizione del simposio internazionale promosso dall’IEEE e dedicato alla misurazione applicata alle reti e alle telecomunicazioni. Un appuntamento molto tecnico, lontano dai riflettori della cronaca, che tocca però da vicino la vita di tutti i giorni: la stessa affidabilità delle reti su cui viaggiano i dati vale anche per il denaro che si sposta con uno smartphone. E mentre le infrastrutture digitali diventano più solide, cambiano le abitudini di spesa degli italiani, insieme al modo in cui si proteggono le informazioni personali quando si paga online.
La sicurezza delle reti al centro del simposio partenopeo
L’evento, riunito al Centro Congressi di via Partenope, ha portato a Napoli ricercatori, aziende ed enti di standardizzazione da tutto il mondo attorno a una disciplina tanto specialistica quanto decisiva: verificare che le reti di comunicazione, dal segnale del telefono alle infrastrutture critiche, funzionino davvero come dovrebbero e con quale margine di sicurezza. Un tema cresciuto di peso mano a mano che il 5G e l’intelligenza artificiale hanno moltiplicato la quantità di dati in circolazione.
Accanto alle sessioni su reti di nuova generazione, sanità digitale e sostenibilità energetica, un posto di rilievo è andato alla sicurezza informatica. Un tema che riguarda anche chi non è del mestiere: come ha ricordato il simposio ospitato dall’Ateneo fridericiano, sono gli standard discussi in questi contesti a definire quanto siano protette le reti su cui passano identità digitali e, sempre più spesso, i pagamenti.
Il denaro digitale corre, e con esso le frodi
I dati confermano una transizione ormai matura. Nel 2025 i pagamenti digitali in Italia hanno toccato i 518 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente, secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano. A spingere non sono solo gli acquisti importanti: l’importo medio di una transazione con carta è sceso intorno ai 63 euro, segno che il contactless viene usato anche per la spesa quotidiana e per cifre contenute.
La rapidità del digitale ha però un prezzo. Nel solo primo semestre del 2024 la Banca d’Italia ha registrato oltre 384.000 casi di frode sulle carte di pagamento, per un valore superiore ai 96 milioni di euro, mentre le frodi basate sulla manipolazione dell’utente sono aumentate del 49% in valore nella seconda metà dell’anno. Il risultato è che, più si paga in rete, più conta evitare di lasciare in giro i dati della propria carta.
Pagare senza esporre la carta: il ritorno dei prepagati
È in questo scenario che tornano utili gli strumenti prepagati. La logica è opposta a quella della carta collegata al conto: si acquista un codice di importo fisso e lo si spende senza agganciare né conti né carte di credito. Il circuito PaysafeCard, nato a Vienna nel 2000 e oggi diffuso in circa cinquanta paesi, funziona proprio così, con un PIN a 16 cifre da inserire al momento del pagamento.
È un meccanismo che ha trovato spazio anche nell’intrattenimento digitale, dove è cresciuto l’elenco dei casino che accettano paysafecard come metodo di pagamento proprio perché permettono di ricaricare il conto senza comunicare i dati bancari. Il rovescio della comodità è un massimale volutamente contenuto, che tiene sotto controllo la spesa ma non consente di incassare eventuali vincite con lo stesso voucher: per quello serve un secondo strumento, dall’e-wallet al bonifico.
Resta un principio semplice dietro la corsa al digitale. La comodità conta, ma la scelta dello strumento giusto dipende ancora da quanto si è disposti a condividere. E, a giudicare dai numeri, sono sempre di più gli utenti che preferiscono tenere per sé le proprie informazioni.



