Accordo stipulato tra l’azienda aeronautica e i sindacati. Ha firmato anche la Fiom. Salvi gli 85 addetti individuati in esubero. Ma un dissidente del sindacato accusa: “Lavoratori mai coinvolti nelle scelte”.
L’accordo raggiunto tra i sindacati confederali e l’azienda sancisce la fine di un’epoca, il capolinea di una storia industriale nata negli anni Trenta. Dunque, Avio, prima grande fabbrica del polo di Pomigliano, cede definitivamente alla spagnola Itp le revisioni dell’ultimo motore aeronautico rimasto, il PW100, il motore turboelica montato sugli Atr, in gran parte prodotti nell’attiguo grande impianto dell’Alenia e in quello, poco più distante dell’Alenia di Nola.
Per impedire quanto appena avvenuto i lavoratori della grande fabbrica aeronautica, di proprietà del fondo britannico Cinven (quando l’impianto era gestito dal fondo americano Carlyle) nel 2006 uscirono dai cancelli e bloccarono tutto, produzioni e strade. In quella fase i lavoratori denunciarono lo “scippo” delle revisioni dell’MD80, il motore a reazione del noto vettore commerciale, poi finito nelle mani di una società israeliana, la Qaebek. Da allora lo smantellamento delle revisioni è stato sistematico. Il reparto in pochi anni è passato da oltre 400 addetti agli attuali 140. Di questi 85 sono risultati in esubero. Ma l’accordo siglato pochi giorni fa con Fim, Fiom, Uilm e Fismic, ha determinato la gestione non traumatica delle eccedenze. 65 addetti in esubero saranno ricollocati in altre attività mentre per i restanti 30 si aprono le porte della mobilità con accompagnamento alla pensione.
A questo punto rimane l’attività prevalente delle costruzioni, che impegna oltre 700 addetti dei complessivi 1040 dipendenti. Ma si leva la voce del dissenso. Un delegato della Fiom non ha voluto firmare l’accordo che ha sancito l’addio a un pezzo storico del polo industriale di Pomigliano. Si tratta di Giuseppe Iannaccone, delegato dei metalmeccanici Cgil nel consiglio di fabbrica. “E’ vero che abbiamo perso un pezzo della nostra storia industriale – spiega Iannaccone – ma è anche vero che una grande azienda come l’Avio, una delle poche ad essere uscita quasi indenne dalla crisi, aveva tutte le capacità per sostituire le attività perdute con altre in grado di riempire un’intera fetta di stabilimento che ormai è rimasta sottoutilizzata. Secondo me – avverte Iannaccone – di questo passo c’è il rischio che con politiche industriali del genere non andremo da nessuna parte”.
In Italia Avio group, a eccezione dell’impianto di Colleferro, è in procinto di passare al colosso americano General Electric. Si attende il via libera dell’antitrust europeo. In questa fase le attività prevalenti di Pomigliano sono la costruzione delle camere di combustione e delle pale rotoriche dei motori aeronautici. “Intanto c’è anche un problema di partecipazione sindacale – aggiunge, tono deluso, Iannaccone – i lavoratori non vengono coinvolti nelle scelte”. Non è però dello stesso parere Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic.
“Il sindacato non fa certo salti di gioia per quello che è avvenuto – chiarisce il dirigente del sindacato autonomo firmatario di contratto – ma dobbiamo anche mettere in evidenza gli aspetti costruttivi di questa vicenda è cioè che abbiamo salvato, con l’apporto di tutti, azienda compresa, 85 lavoratori dal licenziamento e abbiamo strappato precise garanzie di sviluppo nelle attività principali di Pomigliano”. Dal canto suo l’Avio, da Torino, sottolinea che “a Pomigliano le aree a maggiore sostenibilità sono quelle della costruzione di combustori e palette” e che “la cessione a Itp è stata una scelta strategica che va nella direzione del consolidamento”.
La realizzazione del programma di riconversione non richiederà il ricorso alla cassa integrazione straordinaria né si prevedono residui di eccedenze al termine di questo piano, ci cui costi ammontano per il 2013 a circa 7milioni e 200mila euro.
(Fonte foto: Rete Internet)

