Arriva dal Trentino una discutibile sperimentazione sull’insegnante di sostegno

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A preoccupare i docenti, è l’idea, partita da alcuni Comuni del Trentino, di sperimentare classi scolastiche senza il supporto di insegnanti di sostegno.

Secondo un rapporto stilato nel 2011 dalla Fondazione Agnelli, dall’Associazione Treellle e dalla Caritas Italiana, il modello italiano sull’integrazione scolastica ha fondamentalmente fallito, in quanto si fonda sul binario alunno disabile e insegnante di sostegno.

Ed è su questa consapevolezza, che è sorta la proposta di canalizzare quasi tutti i docenti di sostegno nell’insegnamento delle discipline, destinandone, poi, una piccola parte alla formazione di gruppi di consulenza per le scuole.
La proposta, che ovviamente non ha tardato nel ricevere critiche, ha visto come prima oppositrice la Società italiana di pedagogia speciale che, all’interno di un loro studio, hanno evidenziato tutte le criticità del progetto.

Il professor D. Ianes, che recentemente ha ripreso l’idea avanzata dalle associazioni nel 2011, nel suo volume – L’evoluzione dell’insegnante di sostegno. Verso una didattica inclusiva -, ha illustrato le motivazioni che lo portano a sostenere tale posizione. Per l’autore, infatti, vi è la necessità di trasformare l’80% dei docenti di sostegno in insegnanti curricolari. Mentre il restante 20%, verrebbe destinato alla formazione di gruppi di esperti iperspecializzati, supervisori itineranti nelle scuole. Va detto, però, che questa teoria ha incontrato il rifiuto degli stessi insegnanti di sostegno.

Su questo progetto, considerato da alcuni rivoluzionario, è stata avviata una sperimentazione in alcune scuole del Trentino Alto Adige, il cui percorso verrà seguito dalle università di Trento e Bolzano, sul quale esito si deciderà per un’eventuale estensione al resto del Paese.
Posta la questione, senza troppa presunzione, ci poniamo alcune domande: potrebbe mai una proposta del genere rispondere alle debolezze dell’integrazione? Potrebbe, e ne dubitiamo, trasformarsi in un colossale strumento per ridurre ancor di più le risorse? Infine, le ore di docenza assegnate alla classe, che non diverrebbero più identificate come sostegno, resterebbero le stesse?
(Fonte foto: Rete Internet)

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