martedì, Giugno 16, 2026
21 C
Napoli

Sanità campana, Librandi: «non servono eroi, servono condizioni di lavoro migliori»

Adv

Dopo l’aggressione avvenuta all’Ospedale del Mare, il vicesegretario regionale di Forza Italia in Campania riflette sulle criticità della sanità: sicurezza, organizzazione, valorizzazione del personale e rapporto tra cittadini e strutture ospedaliere.

 

 

L’aggressione avvenuta nei giorni scorsi all’Ospedale del Mare di Napoli ha riacceso il dibattito sulla sicurezza del personale sanitario e sulle condizioni in cui medici e infermieri sono chiamati a operare ogni giorno. Ma per Gianfranco Librandi, vicesegretario regionale di Forza Italia in Campania, il fenomeno non può essere letto esclusivamente come un problema di ordine pubblico.

Secondo l’esponente azzurro, dietro gli episodi di violenza che colpiscono gli operatori sanitari si nascondono criticità più profonde che riguardano l’organizzazione del sistema, il rapporto con i cittadini e la crescente pressione che grava sulle strutture ospedaliere.

L’aggressione all’Ospedale del Mare ha riportato al centro il tema della sicurezza negli ospedali. È soltanto una questione di controlli?

«I controlli sono indispensabili e vanno rafforzati, ma sarebbe riduttivo pensare che basti aumentare il numero degli addetti alla vigilanza. Quando un medico o un infermiere viene aggredito siamo davanti a un fallimento che coinvolge l’intero sistema. Chi lavora in ospedale non può diventare il bersaglio delle paure, delle tensioni e delle frustrazioni che si accumulano attorno alla malattia e all’attesa di una risposta sanitaria».

Perché questi episodi sembrano diventare sempre più frequenti?

«Perché aumenta la distanza tra le aspettative dei cittadini e la capacità del sistema di fornire risposte rapide. Quando una persona vive momenti di forte preoccupazione per un familiare o affronta lunghe attese per una prestazione, si genera una tensione che non dovrebbe mai sfociare nella violenza, ma che troppo spesso finisce per colpire chi opera in prima linea. È un fenomeno che va affrontato con decisione prima che diventi strutturale».

Molti professionisti della sanità parlano di una professione sempre meno attrattiva.

«Non mi sorprende. Per anni abbiamo chiesto ai professionisti della sanità di essere eroi. Durante la pandemia hanno sostenuto carichi enormi e garantito servizi essenziali in condizioni difficilissime. Oggi però non servono eroi. Servono professionisti messi nelle condizioni di svolgere bene il proprio lavoro, con organizzazioni efficienti, strumenti adeguati e percorsi di crescita che valorizzino competenze e responsabilità».

Da imprenditore prima ancora che da politico, quale ritiene sia l’errore più frequente nella gestione della sanità?

«Pensare che tutto dipenda esclusivamente dalle risorse economiche disponibili. Gli investimenti sono fondamentali, ma conta anche il modo in cui vengono utilizzati. Esistono strutture che, pur disponendo di risorse simili, ottengono risultati molto differenti. Questo dimostra che l’organizzazione fa la differenza. Serve una cultura della misurazione dei risultati, della responsabilità e del merito. Chi lavora bene deve essere valorizzato. Chi gestisce male deve essere chiamato a rispondere delle proprie scelte».

Il confronto politico si concentra spesso sugli stipendi del personale sanitario. È sufficiente?

«Riconoscere economicamente il valore di chi opera nei settori più complessi è giusto e necessario. Tuttavia sarebbe un errore pensare che il problema si esaurisca nella retribuzione. Le persone cercano anche qualità della vita, sicurezza, organizzazione e prospettive professionali. Se non interveniamo su questi aspetti rischiamo di rincorrere le emergenze senza risolverle davvero».

Qual è oggi il principale patrimonio della sanità campana?

«Le persone. Abbiamo medici, infermieri, operatori sanitari e ricercatori di altissimo livello. Troppo spesso si parla soltanto delle criticità del sistema e troppo poco della qualità delle professionalità che vi lavorano. È da loro che bisogna ripartire. Nessuna riforma potrà funzionare se non rimettiamo al centro il capitale umano».

Che cosa dovrebbe accadere dopo quanto successo all’Ospedale del Mare?

«Mi auguro che non ci si limiti all’indignazione del momento. Ogni aggressione lascia una ferita non solo a chi la subisce, ma all’intero sistema sanitario. Serve una risposta immediata sul piano della sicurezza, ma anche una riflessione più ampia su come rendere gli ospedali più efficienti, più organizzati e più vicini ai cittadini. Difendere chi cura significa difendere il diritto alla salute di tutti».

Secondo i dati dell’INAIL, il settore sanitario continua a essere tra quelli maggiormente esposti agli episodi di violenza nei luoghi di lavoro, confermando la necessità di interventi non solo sul piano della sicurezza, ma anche dell’organizzazione e del supporto agli operatori.

Adv

In evidenza questa settimana

Somma Vesuviana, successo di partecipazione all’evento “Premio Lucrezia D’Alagno”

Domenica 14 giugno, presso la Casa del Popolo al...

Otttaviano, Cammina sulla Statale 268 con l’intenzione di togliersi la vita: salvata dalla Polizia

Provvidenziale l’intervento degli agenti sulla strada a scorrimento veloce....

Rete dei diritti, Stati Generali dei Comuni riuniti a Casoria contro la violenza di genere

Una giornata intensa, ricca di contenuti, testimonianze e momenti...

Negazionisti dei femminicidi, Rive lancia il patto ai partiti: “Parole rispettose del fenomeno”

Siamo profondamente preoccupate per il clima che si sta...

Argomenti

Adv

Related Articles

Categorie popolari

Adv
Adv