Primavera acerrana: negozianti e imprenditori edili hanno denunciato tutto. Tra le vittime c’è anche una onlus per il trasporto delle ambulanze. La polizia ha arrestato otto persone. L’opera delle associazioni di lotta al pizzo
La camorra impone le assunzioni anche alle associazioni onlus: otto arresti. Assunzioni che per la magistratura antimafia si sono rivelate vere e proprie estorsioni mascherate. Assunzioni ma non solo. Attraverso le loro aziende i clan imponevano ad alcune ditte edili la fornitura di attrezzi e materiali. Sabato sera, quindi, l’operazione della polizia, che ha arrestato tre persone, ad Acerra. Altre cinque sono state raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare direttamente in carcere, essendo detenute da tempo per reati simili a quello appena venuto alla luce.
Intanto si parla di primavera acerrana. Tre giorni fa da queste parti è stata infatti inaugurata la prima associazione antiracket del territorio, alla presenza del vescovo, monsignor Antonio Di Donna, del questore di Napoli, Guido Marino, e del neocomandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, il colonnello Antonio De Vita. Ora la sensazione è che sia scattata una sorta di offensiva anti estorsioni nella città dell’inceneritore, cioè in una delle storiche roccaforti dell’omertà. L’operazione messa a segno sabato dalla polizia punta sul pizzo ai danni delle piccole imprese e dei negozianti. Il pizzo scoperto stava flagellando anche a un’associazione onlus, che si occupa del trasporto in ambulanza dei pazienti.
In questo caso il clan preso di mira dalle forze dell’ordine aveva imposto l’assunzione di un suo uomo all’interno dell’associazione. Secondo quanto sostenuto dagli investigatori l’ assunto, avvalendosi della forza intimidatrice dell’organizzazione criminale di riferimento, lucrava nell’ambito dell’espletamento del servizio offerto dalla onlus. Si parla di versamenti di somme di danaro relative a inesistenti rimborsi spesa forfettari. Ma le ordinanze di custodia cautelare sono generalmente motivate da un’altra serie di estorsioni tentate e consumate, con l’aggravante del metodo mafioso, ai danni di piccoli imprenditori e negozianti della zona.
La polizia parla di un vero e proprio clan sorto sulle ceneri dei precedenti. Le indagini sono state svolte dalla squadra mobile di Napoli e dal commissariato di Acerra, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Sempre secondo quanto emerso dalle indagini Domenico Basile e Gaetano De Rosa, in carcere da tempo a causa di un’analoga accusa di estorsione, sarebbero le menti di questo recente sodalizio finalizzato al pizzo. Erano loro – raccontano gli investigatori – ad avvicinare le vittime per costringerle a pagare. Stavolta però le vittime hanno parlato. Hanno reso dichiarazioni molto precise, in grado di far trovare ai poliziotti continui riscontri.
Gli otto personaggi raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare sono tutti di Acerra. Oltre a Basile e a De Rosa risultano indagati Donato Tanzillo, 45 anni, Alfonso Piscitelli, 48 anni, Pasquale Tortora, 34 anni, Gennaro Pacilio, 47 anni, Domenico Avventurato, 19 anni, e Bruno Avventurato, di 39 anni. Gli ultimi tre, vale a dire Pacilio e gli Avventurato, sono stati arrestati nelle loro abitazioni di Acerra. Tutti gli altri si trovavano già in carcere quando hanno ricevuto l’ordinanza di custodia. Ordinanza resa possibile dalla denuncia delle vittime del pizzo.
“Non lasciateli soli”, l’appello del vescovo pronunciato davanti alle forze dell’ordine e al commissario nazionale antiracket Santi Giuffrè, giovedi scorso, nella chiesa del Gesù Redentore, dove è stata tenuta a battesimo la prima associazione antiracket di Acerra, su sollecitazione dell’associazione sorta nella vicina Pomigliano. “C’è molto da fare – spiega Salvatore Cantone, presidente dell’associazione Domenico Noviello di Pomigliano – C’è una mentalità da debellare: molte ditte della camorra riescono a lavorare facilmente”.

