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Acerra, processo all’ecomafia: oggi la sentenza

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Atteso per questo pomeriggio il verdetto sul traffico di rifiuti tossici più imponente mai scoperto nel Napoletano.

 Stamane l’aula della sesta sezione penale di Napoli sarà stracolma di ambientalisti provenienti da ogni parte dell’hinterland. Per oggi infatti è attesa la sentenza del processo Carosello-Ultimo Atto, vale a dire del processo sul più grande traffico di rifiuti tossici scoperto nell’hinterland.

Un procedimento giudiziario di primo grado che vede alla sbarra i fratelli Pellini, imprenditori dell’immondizia, e i loro presunti complici della camorra, delle forze dell’ordine e del comune di Acerra. Era stato il pubblico ministero della Dda, Maria Cristina Ribera, il 27 dicembre scorso a chiedere la condanna a 18 anni di reclusione per i Pellini, 7 anni per l’ex comandante dei carabinieri della stazione di Acerra, Giuseppe Curcio, e 5 per l’ex capo dell’ufficio tecnico del comune di Acerra, Pasquale Petrella. La condanna a 18 anni di reclusione è stata chiesta per i fratelli acerrani Cuono, Salvatore, maresciallo dei carabinieri sospeso dall’Arma, e Giovanni Pellini, definiti dal pm Ribera “camorristi del traffico di rifiuti legati al clan Belforte di Marcianise”.

18 anni, quindi. Uno più di quanto è stato chiesto per Giuseppe Buttone, cognato del boss di Marcianise Domenico Belforte. Ecco i principali capi d’imputazione: associazione a delinquere, disastro ambientale, traffico di rifiuti, falso ideologico. In base all’inchiesta ammontano a un milione di tonnellate, accertate in soli tre anni, gli scarti tossici provenienti dalle fabbriche chimiche del nord Italia e quindi scaricati negli impianti, tutti giudicati fuorilegge, della Pozzolana Flegrea di Bacoli e Giugliano, della Igemar di Qualiano (per il titolare, Salvatore Marrone, c’è una richiesta di condanna a 12 anni) e nei due siti acerrani gestiti direttamente dai Pellini. Una storia zeppa di sospette complicità.

Uno dei fratelli Pellini, Salvatore, è un maresciallo dei carabinieri, sospeso dopo il blitz che portò all’arresto di altri due militari dell’Arma, ilm maresciallo Giuseppe Curcio e l’appuntato Vincenzo Addonisio. Per Curcio, ex comandante della stazione di Acerra, anche lui sospeso, il pm ha chiesto 7 anni di reclusione. 5 anni, invece, per l’appuntato Addonisio. Sono entrambi accusati di aver fatto insabbiare le prime indagini. Chieste condanne, a 5 e a 4 anni di reclusione, anche per due ex dirigenti dell’ufficio tecnico comunale di Acerra, il geometra Pasquale Petrella e l’architetto Amodio Di Nardi, ritenuti responsabili del rilascio di false autorizzazioni per gli impianti di smaltimento.

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