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Acerra, misterioso incendio nella discarica dei veleni: fiamme domate in poco tempo

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Le fiamme sono divampate nello sversatoio privato di contrada Lenza-Schiavone nella notte tra sabato e domenica. Ma la notizia è stata resa nota soltanto lunedì sera dalle Guardie ambientali, i volontari per la tutela del territorio.

Qualche giorno fa è stato sfiorato l’ennesimo disastro ambientale nella terra dell’ecomafia. Un misterioso incendio ha minacciato la discarica della ditta Pellini, gli imprenditori dei rifiuti arrestati sei anni fa per una lunga serie di reati, soprattutto ambientali. Per fortuna le fiamme, almeno secondo quanto successivamente spiegato dai carabinieri, non hanno provocato danni particolari. Un incendio di dimensioni contenute, dunque, che però avrebbe potuto causare un disastro. Tanto per ricordare qualche episodio relativo a questa discarica: nei quindicimila metri quadrati dove venivano ammassati immondizie d’ogni sorta si produceva una specie di compost che era stato disseminato sui terreni agricoli ma che, secondo le indagini, era costituito da derivati di rifiuti pericolosi.

Dall’inchiesta scaturì una serie di arresti che misero in luce connivenze inquietanti con le forze dell’ordine del territorio. Sempre in base all’indagine a Lenza Schiavone tonnellate di rifiuti tossici, tra cui anche sostanze in grado di provocare tumori, sarebbero state sversate abusivamente. Un giro di veleni letali che riguardava non solo Acerra ma anche Giugliano, Qualiano, Bacoli, Villaricca e Caivano. Fin dal lontano novembre 2002. Un vero e proprio disastro ecologico che secondo i giudici aveva come registi una serie di aziende di smaltimento che ruotavano intorno all’attività delle molteplici ditte della famiglia Pellini. Amianto, scorie di fonderia, fanghi industriali, policlorobifenili contenuti negli olii esausti ed idrocarburi transitavano, secondo i magistrati napoletani, attraverso una serie di siti di stoccaggio privi delle necessarie attrezzature adatte a prevenire l’inquinamento dei terreni e delle falde idriche.

In altri casi le sostanze tossiche sarebbero finite direttamente nei concimi organici prodotti dai Pellini e quindi utilizzati dagli agricoltori o addirittura, nel caso dei liquidi, nei regi lagni. Un traffico di veleni che è stato per anni al centro dell’inchiesta del pm Cristina Ribera e che nel 2006 fece finire in manette 14 persone, tra le quali, appunto, il “re” dell’immondizia, Cuono Pellini. Imprenditore protagonista di un’ascesa fulminante alla fine degli anni Novanta. Pellini oggi, tra un’udienza del processo e l’altra, sfreccia ancora col suo elicottero nei cieli della devastata campagna acerrana.

Intanto sulla sua ex miniera d’oro, la discarica di Lenza-Schiavone, pende una raffica di ordinanze di sgombero firmate dal Comune di Acerra. “ E guarda caso – accusa Alessandro Cannavacciuolo, un volontario delle Guardie Ambientali – proprio dopo l’invio da parte del Municipio dell’ulteriore ordine si sgombero, c’è stato l’incendio”. Le fiamme dei rifiuti si levano nel cielo della ex Campania felix da tempo immemore. Il 20 marzo scorso, sempre ad Acerra, era stato aggredito dal fuoco il sito di stoccaggio delle ecoballe e delle mondezze varie ubicato nel Pantano e gestito dalla Provincia. In questo caso i vigili del fuoco riuscirono a domare l’incendio soltanto dopo molte ore. In fumo finirono migliaia di tonnellate di veleni.
(Fonte foto: Rete Internet) 

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