Stamattina alcuni dipendenti del consorzio di bacino sono saliti sulle canne fumarie del termovalorizzatore. Non percepiscono il salario da mesi.
Urla e tanta rabbia a settanta metri di altezza, sulla sommità delle ciminiere del termovalorizzatore di Acerra. Per far puntare l’attenzione sulla loro vertenza stamattina sono saliti sulla parte più alta dell’impianto bruciarifiuti gli addetti dei consorzi regionali di bacino, impegnati nella raccolta differenziata comunale e nella gestione delle discariche pubbliche.
Un impegno che però risulta gratuito da undici mesi, vale a dire da quando lo Stato ha sospeso l’erogazione dei salari. Da allora circa 3000 persone in Campanaia (1200 tra Napoli e la sua provincia) garantiscono la loro presenza nei vari servizi assegnati senza percepire la paga. Continuano cioè a distribuire i sacchetti della differenziata oppure a movimentare le cataste di rifiuti nelle discariche pur di non perdere il rapporto di lavoro con la Regione e i consorzi dei comuni per i quali espletano i servizi. Ma l’ultima delusione ha fatto esplodere la protesta. Il rinvio del tavolo interistituzionale al ministero dell’Ambiente, previsto per dopodomani, 25 settembre, ha spinto un centinaio di addetti dei bacini a bloccare i camion che portano i rifiuti da bruciare.
Otto manifestanti sono nel frattempo entrati nell’impianto riuscendo a salire sulla sommità delle ciminiere dell’inceneritore. Il blitz è scattato alle sette di stamane. Le ostilità sono quindi terminate poco dopo le due del pomeriggio, quando la prefettura ha comunicato che il tavolo ministeriale sarà riaperto il prossimo 11 ottobre. A ogni modo le attività del termovalorizzatore sono proseguite regolarmente per tutta la durata del blocco. Per dare una soluzione a questa difficile vertenza il governo è stato chiamato a recuperare risorse da destinare alla Campania per un ammontare, temporaneo, di oltre 50 milioni di euro.

