L’avvertimento è giunto al telefono di Alessandro Cannavacciuolo (foto), delle Guardie Ambientali, l’associazione di volontariato che sta denunciando il traffico illecito di rifiuti nell’agro acerrano.
Parole pronunciate in dialetto, una voce roca: “Alla prossima denuncia sei morto”. La minaccia, giunta sia al telefono di casa che al cellulare, più volte negli ultimi giorni, è stata indirizzata ad Alessandro Cannavacciuolo, il fondatore delle Guardie Ambientali di Acerra, l’associazione di volontariato che da alcuni anni sta denunciando l’occultamento dei rifiuti tossici nelle campagne di questo vasto territorio dell’hinterland, devastato dall’ecomafia.
Intanto la polizia ha disposto per Alessandro una vigilanza h 24. L’indagine è condotta dal vicequestore Vincenzo Gioia, responsabile del commissariato di Acerra. Secondo indiscrezioni la prefettura di Napoli e la procura di Nola starebbero seguendo la vicenda con attenzione. Una volante sorveglierà l’abitazione del giovane ambientalista e il negozio in cui lavora, di proprietà della famiglia, una pasticceria che la notte del 30 settembre scorso è stata danneggiata da un misterioso attentato, messo a segno ponendo una grossa quantità di colla sigillante attorno alle saracinesche del negozio, per bloccarne del tutto l’apertura.
Alessandro Cannavacciuolo, 24 anni, studente di giurisprudenza, appartiene a una famiglia di pastori, finiti al centro delle cronache locali per una vicenda inquietante, l’avvelenamento delle greggi di loro proprietà. Animali che pascolavano nell’agro acerrano e che, a partire dalla metà degli anni Novanta si sono progressivamente ammalati. Cosa che determinò la decisione delle autorità sanitarie di emanare un’ordinanza di divieto di pascolo in tutto il territorio acerrano. In quel periodo, grazie a un’indagine dell’Istituto Mario Negri di Milano, fu scoperta una marcata presenza di diossina nel latte delle pecore: 51 picogrammi contro i soli 3 tollerati dalla legge. Tempo dopo tutti i capi dell’allevamento Cannavacciuolo furono abbattuti.
Quindi uno degli allevatori Cannavacciuolo, Vincenzo, zio di Alessandro, morì nel 2007, a 57 anni, per un tumore al polmone. Pochi giorni prima che il pastore morisse il dottor Antonio Marfella, noto oncologo del Pascale di Napoli, ne fece analizzare un campione di sangue da un laboratorio canadese. Il risultato di questo esame fu clamoroso: furono trovati 255 picogrammi di diossina contro i 10 tollerati, nell’ambito delle aree industriali, dall’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Da allora il nipote del pastore deceduto ha dato il via a una battaglia ambientalista che in questa zona non si è praticamente mai vista. Proprio quest’anno Alessandro ha sporto un’altra raffica di denunce, consegnate sia alla polizia che ai carabinieri.
Esposti puntati sull’abusivismo edilizio, sulla presenza di rifiuti tossici occultati nei terreni e sulle zone della campagna acerrana in cui solitamente l’ecomafia scarica i suoi veleni. L’ultima denuncia in ordine di tempo, consegnata mercoledì mattina alla polizia, al termine di un lungo interrogatorio, riguarda una serie di presunti intrecci, tutti da verificare, tra politici, dirigenti e tecnici comunali e una famiglia di imprenditori dello smaltimento dei rifiuti.

