Di come la politica si adegui ai tempi e di come noi ci adeguiamo ad essa.
Che si usino prestiti inglesi nella nostra lingua lo si può dare ormai per scontato, e malgrado il nostro storcere il naso non possiamo negare un fenomeno che da sempre ha contraddistinto le vicissitudini delle lingue vive.
Malgrado ciò ci sarebbe bastato giusto quella misura in più per non decadere nel ridicolo, ma forse pretendiamo troppo da questi nostri tempi irrequieti. Per cui non ci meravigliamo più di tanto nell’ascoltare, le care signore delle borghesia prima, e quelle del popolo poi, organizzarsi per andare a fare quello shopping tanto necessario per creare il proprio outfit o prenotare un lifting per bloccare ciò che non può essere bloccato; oppure ancora inseguire il trend, per centrare il target, grazie a un format di qualche stregone del marketing di casa nostra. E non pensiate che si stia esagerando, perché non è peregrina la possibilità di trovare frasi di questo tipo su giornali e TV, così come ovviamente nella Rete. Sul sito di una famosa compagnia di navigazione abbiamo ad esempio trovato questa frase: “Vision, Mission e Success Key Factors di Moby”.
A questo punto avremmo tolto anche congiunzione e preposizione e l’avremmo proposta nel pieno del suo britannico splendore, ad uso e consumo di chi pensa che inglese è bello. Quello che però più sconvolge le nostre, solo apparentemente sciovinistiche elucubrazioni, è che persino in contesti istituzionali come il governo e i ministeri ci si sia ormai rassegnati all’uso non più estemporaneo della lingua d’oltre Manica. Che i signori politici non volessero farsi capire, dicendo tutto e niente con una semplice parolina trendy (concedetelo almeno una volta pure a noi!), questa era cosa risaputa ma che al parlamento si usasse una parola tanto avulsa dal contesto quanto mal pronunciata quale appunto quella del question time, tutto ciò, ci lascia, più che meravigliati, affranti.
Non che ci si sorprendesse l’orrida dizione, del tipo question taim, in luogo del più corretto quescion taim, ma perché usare la locuzione inglese al posto di una più consona interpellanza parlamentare o domanda a risposta secca? Cosa sarà balenato nelle teste di quei nostri rappresentanti? Che forse ci rassomigliano più di quanto noi stessi possiamo immaginare? I più diranno che, come il povero e indeclinabile euro, suonano male, ma chi decide questo? E così, mentre l’Accademia della Crusca latita, via con il welfare, parola tanto fumosa che neanche la nebbia di Londra avrebbe potuto confondere di più dal reale stato della previdenza sociale italiana. Venne poi la volta dello stalking, rivisitazione di una legge già esistente e camuffata dal nuovo molesto barbarismo.
Non ne parliamo poi della spending review, un’oscena espressione per un’ancor più oscena stangata nei confronti di chi già pagava per sé e per i gaudenti e truffaldini compatrioti. Mai come in questo caso, l’idioma partenopeo, nella sua elevazione artistica del turpiloquio, avrebbe potuto fornire tre o quattro neologismi per vendicare l’ormai inerme toscano, ma preferiamo, ancora una volta, per contesto e decenza, limitarci alla più corretta e meno ufficiale revisione di spesa. Un altro anglicismo entrato repentinamente nella politica e che ci fa impazzire è il misterioso bipartisan! Dobbiamo ammetterlo, la prima volta che ascoltammo tale vocabolo ci sovvenne subito l’immagine di una di quelle squadre slave dal sinistrorso e pugnace nome.
Ma quello che più colpisce è la diatriba tra chi lo pronuncia in un modo e chi in un altro. Bipartizan o baipartizan? Secondo i dizionari la seconda è quella giusta, il problema è che nessuno li usa e tutti ad affidarsi a Yahoo answers o al passaparola di chi solo certezze ha. Last but not least, governance e authority! Come vedete ci stiamo prendendo gusto anche noi co’ ‘sto inglese ma pur conoscendolo possimo giocarci sopra per evidenziare con l’ironia quel che più seriamente sarebbe ostico da digerire! Visto comunque che di regole e di autorità, qui da noi, quando ce ne sono, sono fatte solo per essere infrante e disattese, si è pensato di chiamare governance, la direzione e il governo di un qualcosa e authority chi sovrintende un settore amministrativo, tutto quello che nell’ausonica lingua sarebbe risultato troppo imbevuto del nostro malcostume e della nostra anarchia intellettuale.
Sentire infine la Fornero col suo choosy, ci cascano letteralmente le braccia, il ministro sostiene che dal momento che quella parola (che in italiano avrebbe suonato come schizzinoso o esigente) ha suscitato tanto scandalo, lei parlerà molto più lentamente per soppesare le parole. Ora ci vien da pensare che noi siamo anche quel che diciamo, perché generalmente quel che diciamo lo pensiamo, se nel nostro eloquio saltano fuori sovente le nostre origini partenopee, cosa salterà fuori dalla Fornero? Che ha origini inglesi? O che forse la signora voleva sbalordirci con effetti speciali? E dire che anche lei è una professoressa ed è dei docenti esser chiari e non nascondersi dietro parole fintamente farcite di significato e significante!
Il compianto ministro Padoa Schioppa si permise di definirli bamboccioni, i giovani italiani inattivi e schizzinosi, e forse è per questo che se lo ricordano ancora con astio, si era permesso di apostrofarli in italiano e non in inglese!

