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25 novembre: le nuove forme di violenza che colpiscono le donne

In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, l’Italia riflette tra memoria e nuove emergenze: dalla storia di Jessica Filianti, prima vittima riconosciuta di femminicidio, ai 73 casi registrati nei primi nove mesi del 2025, fino alla crescente minaccia della violenza digitale e dei deepfake. Una ricorrenza che richiama la necessità di prevenzione, tutela e cultura del rispetto.

 

 

 

Il 25 novembre, ogni anno, il mondo si unisce per ricordare le vittime della violenza sulle donne e per ribadire la necessità di un impegno collettivo contro un fenomeno che, nonostante le campagne e le leggi, continua a segnare profondamente la società.
La ricorrenza è stata ufficialmente istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite, che scelsero questa data in memoria delle sorelle Mirabal, attiviste dominicane assassinate nel 1960 dal regime di Trujillo. Da quel momento, il 25 novembre è diventato il simbolo di una lotta che attraversa Paesi, culture e generazioni.

 

La prima vittima di femminicidio

In Italia, il percorso di consapevolezza attorno al femminicidio inizia quasi trent’anni fa.
Nel 1996, l’uccisione di Jessica Filianti, una ragazza dell’Emilia-Romagna, segna profondamente l’opinione pubblica. La giovane venne massacrata con 43 coltellate dall’ex fidanzato: un delitto che fece emergere con drammatica chiarezza il problema della violenza di genere, ancora prima che il termine “femminicidio” entrasse nel linguaggio istituzionale.

I dati del 2025: un fenomeno che non si arresta

Secondo gli aggiornamenti del Ministero dell’Interno, riportati da diverse testate nazionali, tra il 1° gennaio e il 30 settembre 2025 sono state uccise 73 donne.
Una diminuzione rispetto alle 91 vittime registrate nello stesso periodo del 2024, ma un numero che resta tragicamente alto.

Violenza digitale: il nuovo volto dell’abuso

Accanto alle forme più tradizionali di violenza, si sta diffondendo un fenomeno sempre più insidioso: la violenza online.
Negli ultimi anni, i casi di:

  • diffusione non consensuale di immagini intime,

  • stalking digitale,

  • accesso abusivo ai profili social,

  • deepfake pornografici generati con l’intelligenza artificiale

sono aumentati in maniera significativa.

Molte donne scoprono immagini fasulle ma incredibilmente realistiche diffuse nei gruppi Telegram o sui social, spesso con l’intento di umiliarle, ricattarle o danneggiarne la reputazione.

La violenza digitale non lascia lividi, ma crea ferite psicologiche profonde, e ha un potenziale devastante perché può diffondersi ovunque e restare online per sempre.

Il 25 novembre non è una commemorazione simbolica: è un promemoria.
Un invito a ricordare Jessica e tutte le donne che non ci sono più, ma anche a proteggere quelle che oggi chiedono ascolto, tutela, giustizia.

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