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Cilento, arriva un’aquila imperiale. È la seconda per la Campania

A scegliere il Cilento per le vacanze, stavolta, non ci sono solo i soliti turisti. Venerdì pomeriggio, a Foce Mingardo, è infatti arrivato un ospite molto speciale. Si tratta di un’aquila imperiale (Aquila heliaca): un gigante dei cieli arrivato dall’Austria, che non si vede molto spesso in Italia.

L’aquila in questione è un giovane inanellato al nido, al confine tra Austria e Slovenia, e dotato di un GPS dal ricercatore austriaco Rainer Raab, in collaborazione con la Società slovacca per i rapaci.

È stato infatti solo grazie al segnale GPS che ci si è accorti del suo arrivo in Italia. L’aquila imperiale è un “accidentale”, come lo definiscono gli ornitologi. Vive nella penisola balcanica, dalla Romania fino alla Russia a Est, spingendosi a Sud fino all’Iran.

Ma raramente può capitare di avvistarla anche in Italia: dal 1950 sono poco più di una decina gli avvistamenti confermati di questa specie.

«Questo giovane ha attraversato l’Adriatico giovedì sera, partendo dalla Croazia, e ha dormito nel Parco Nazionale del Gargano» ha spiegato l’ornitologo Davide De Rosa, dell’Università degli Studi del Molise, che ha seguito gli spostamenti dell’esemplare. «Venerdì 9 settembre ha attraversato la Basilicata, regione in cui non c’erano precedenti segnalazioni, ed è giunto nei pressi di Palinuro attraversando tutto il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni».

La specie, però, non è nuova in Campania. È infatti la seconda osservazione di sempre per la nostra regione. «Un A2» – un accidentale avvistato due volte – specifica De Rosa. La prima volta, infatti, è stata avvistata tra il dicembre del 2013 e il gennaio del 2014 all’Oasi WWF Lago di Conza da Ilaria Cammarata e Marcello Giannotti, Direttore dell’Oasi. E anche due anni fa si trattava di un giovane.

«Attualmente l’aquila imperiale sta continuando il suo viaggio verso sud e si trova in Calabria nel Parco Nazionale della Sila» continua De Rosa. «Ma se non fosse stata dotata di GPS, non avremmo saputo nulla: da quando è entrata in Italia ancora nessuno è riuscita a vederla». Cosa che può sembrare bizzarra per un volatile con due metri di apertura alare, di poco più piccolo della nostrana Aquila reale (Aquila chrysaetos). Ma si sa che gli animali selvatici sanno essere molto elusivi e spesso solo grazie alla tecnologia possiamo carpirne qualche altro segreto.