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Tra Mito e Concezione della Musica: l’aulòs e la lyra

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Benvenuti al quinto appuntamento di ‘Riavvolgi il futuro’. Qualche settimana fa abbiamo esplorato come l’Intelligenza Artificiale stia agendo da ponte temporale per riportare alla luce tesori perduti; oggi faremo un grande balzo all’indietro per esplorare l’alba di quest’era musicale.

 

Il nostro viaggio si apre indagando l’affinità elettiva tra il mito e la concezione etica della musica, evidenziando quest’ultima come un potente strumento educativo capace di influenzare l’animo umano.

Il racconto si focalizza sul dualismo tra due strumenti iconici: l’aulòs e la lyra.

L’ aulòs VS Atena: L’ aulòs, fu definito come uno strumento “pericoloso”, affonda le sue radici nel mito di Atena, la quale lo ideò per imitare il grido atroce della Gorgone Medusa. Tuttavia, la dea decise di gettarlo via dopo aver constatato, specchiandosi nell’acqua, come lo sforzo per suonarlo deformasse orribilmente i lineamenti del suo volto, rendendola simile alla creatura mostruosa che intendeva simulare. Lo strumento venne poi raccolto dal satiro Marsia, che osò sfidare Apollo in una gara musicale, finendo però sconfitto e punito crudelmente. Il mito sottolinea la natura irrazionale, passionale e potenzialmente perturbante associata all’aulòs, spesso legato ai culti dionisiaci e all’estasi.

La lyra, la tartaruga che canta: Di segno opposto è la storia della “tartaruga che canta“, ovvero la lyra, la cui invenzione è attribuita al giovane Ermes. Trovò una tartaruga e, dopo averne svuotato il guscio, vi tese sopra delle corde ricavate dalle budella delle vacche rubate ad Apollo, trasformando un animale silenzioso in uno strumento capace di produrre suoni armoniosi. Ermes donò la lyra ad Apollo per placare la sua ira, e lo strumento divenne il simbolo dell’equilibrio, dell’ordine e della parola poetica, rappresentando l’ideale apollineo di una musica che eleva lo spirito senza stravolgere la forma umana. 

La differenza tra i due strumenti non era solo tecnica, ma culturale: la lyra permetteva al cantore di accompagnare la propria voce, unendo suono e logos, mentre l’aulòs, impegnando la bocca, impediva l’uso della parola, venendo così percepito come meno “umano” e più vicino  alla follia.

💡 L’Angolo dell’Esperto: La tragedia greca e l’evoluzione del teatro: L’approfondimento sulla musica nella tragedia greca si concentra sull’evoluzione del teatro di Atene, con un’attenzione particolare all’Oreste di Euripide, opera risalente al 408 a.C. In questo periodo, si nota un crescente spostamento del baricentro drammatico dal coro, che alle origini occupava una posizione centrale come voce della collettività, verso i singoli attori, le cui parti cantate (monodie) divennero sempre più virtuosistiche ed espressive. La musica nella tragedia non era un sottofondo continuo, ma interveniva in momenti specifici come i parodi (canti d’ingresso) e gli stasimi (interventi corali tra gli episodi). L’Oreste rappresenta un esempio eccezionale poiché è una delle poche opere di cui ci sia giunto un frammento musicale scritto. 

Ed eccoci arrivati alla fine cari musicofili e musicofile, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire questo nostro fantastico discorso.

P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)

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