giovedì, Aprile 30, 2026
21.2 C
Napoli

Totò Riina avrebbe potuto scrivere nel suo testamento: “ Cumpari, vi lascio una mafia in splendida forma…”.

Ha scritto Isaia Sales che dobbiamo accettare come verità storica il fatto che “dei rozzi criminali, di umili origini contadine o plebee, hanno fatto e stanno facendo la storia”.  Potrebbe essere un epitaffio, vero e terribile, per Totò Riina. Ma dovremmo aggiungervi che la storia ideale, la vera storia, l’hanno scritta, con la verità e con il loro sangue, Falcone, Borsellino, Chinnici, Livatino e Peppino Impastato.

 

Cosa Nostra non è un anti –Stato, ma piuttosto un’organizzazione parallela” (G.Falcone).

 

Dunque, Totò Riina è stato tra quelli – quelli in prima fila- che hanno fatto la storia d’Italia degli ultimi sessanta anni: proprio lui, il Riina che, quando lo vedemmo per la prima volta in TV il 15 gennaio 1993, il giorno dell’arresto, non ci persuase: è un depistaggio, pensammo in molti, questo ruvido contadino con la coppola non può essere il capo della mafia. Non sapevamo nulla, della vera storia d’Italia. Eppure Falcone, Borsellino, Chinnici, Livatino avevano già da tempo incominciato a srotolare le carte segrete, a scoperchiare i vasi, a squadernare sotto i nostri occhi brani e squarci di una verità mostruosa e avevano già pagato con la vita questa loro audacia.

Riina aveva le idee chiare fin dal primo momento: Antonino Giuffré, uno dei più importanti collaboratori di giustizia, disse nel 2002 che i corleonesi avevano scatenato, all’inizio degli anni ’80, la guerra contro la cupola palermitana e contro Stefano Bontate con un preciso obiettivo: “mettersi nelle mani l’economia di Palermo prima, e della Sicilia dopo.”. Ma prima di eliminare Bontate, che era il principe dei salotti, che aveva frequentato il liceo e parlava correntemente francese e inglese, Riina il “viddanu”, il campagnolo – don Stefano così lo chiamava – gli carpì tutti i segreti, i nomi dei politici, i nodi delle trame che portavano ai potenti della politica nazionale. Avremo modo di tornare sul ruolo “storico” di Totò Riina. Oggi, ascoltando i primi commenti “ufficiali” sulla sua morte, mi domandavo se in questi anni di isolamento in cella il boss si fosse mai chiesto che Italia lasciava. La risposta non era difficile, in apparenza. Il suo erede, Matteo Messina Denaro, è latitante da più di 20 anni, ha frequentato le scuole, controlla una quota importante dell’economia della Sicilia, investe danaro in settori strategici del mercato nazionale. E poi bisogna liberarsi dalle immagini di “Provenzano che mangia cicoria e ricotta” e dei bunker “in cui si nascondono i capicosca calabresi”. In un convegno che si tenne alla Bocconi nel novembre del 2011 i relatori ricordarono che già negli anni ’60 la mafia pensava in grande intorno agli affari: “ dal piano regolatore di Palermo curato da Vito Ciancimino, lo stesso che poi investirà i suoi soldi in banche svizzere, olandesi e canadesi, alla tecnologia per la radarterapia oncologica all’avanguardia in Europa della Clinica “Villa Teresa”di Michele Aiello, condannato a 15 anni di reclusione e in grado di interloquire con il Presidente della Regione”.

Totò Riina lascia una mafia capace di costruire un giro di affari di 175 miliardi di euro, “pari a circa il 7% del Pil”: l’hanno scritto Elio Vetri e Antonio Laudati in uno studio pubblicato nel 2009. Nello stesso anno il Centro Studi “Pio La Torre” ha documentato, per “la Mafia Spa”, un utile netto di bilancio pari a 78 miliardi di euro. Dalla disponibilità di tali quantità di danaro deriva, fatalmente, una conseguenza paradossale, sottolineata da Ivan Lo Bello e da altri studiosi: mafia, ‘ndrangheta e camorra “regolano” alcuni mercati, a partire proprio dai “mercati protetti”, i quali, scrivono i relatori della “Bocconi”, non solo favoriscono l’incontro tra mafia e impresa, ma sono anche “il principale serbatoio che alimenta la zona grigia delle collusioni e delle connivenze”. E citano il lucido articolo che Piero Ostellino pubblicò sul “Corriere della Sera” il 18 ottobre 2003: “Che a sporcarsi le mani con le mafie sia solo la politica è una balla. Se le sporca molto di più la società civile” degli imprenditori, delle banche, degli intermediari finanziari. Falcone l’aveva detto con spietata chiarezza: “ Il dialogo Stato-Mafia, con gli alti e bassi tra i due ordinamenti, dimostra che Cosa Nostra non è un anti –Stato, ma piuttosto un’organizzazione parallela”.

Forse nell’ultimo lampo di lucidità Totò Riina avrà pensato che se ne andava da vincitore.  Però la storia vera, quella che non si ferma al presente, ma orienta il futuro, la fanno coloro che combattono per un ideale. La storia dell’Italia la possono ancora scrivere Falcone, Borsellino, Chinnici, Livatino, perché hanno dimostrato con il sacrificio della vita la grandezza della verità in cui credevano. La può scrivere, la storia dell’Italia – di un’Italia grande e non miserabile- Peppino Impastato, che si ribellò alla cultura mafiosa in nome della Verità e della Legge, e venne ucciso dalla mafia e dai suoi alleati più volte: prima con le armi, poi con le calunnie e con le falsità e con i depistaggi. Ma Peppino Impastato nel quadro di Gaetano Porcasi, che apre l’articolo, e il giudice Rosario Livatino nel ritratto di Silvia Emme, che pubblichiamo in appendice, ci dicono che chi combatte per un ideale vive per sempre nella storia: nella storia muore solo chi si è infangato nella mediocrità feroce del Male.

 

 

In evidenza questa settimana

Marigliano, nasce il nucleo operativo sicurezza urbana della polizia locale

A Marigliano, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Bocchino...

Marigliano, il Consiglio comunale istituisce la figura del Garante per la disabilità

  Ok anche al regolamento sulla definizione agevolata   Il Consiglio comunale...

Operaio morto ad Acerra, Auriemma alza la voce: “Non sono fatalità, regole certe per i lavoratori”

“Un’altra morte sul lavoro colpisce Acerra e lascia sgomenta...

Ottaviano, la corsa si accende: comitati aperti e tour nei quartieri

OTTAVIANO – La campagna elettorale entra nella fase più...

Il Castello delle Cerimonie è ufficialmente di proprietà del Comune di Sant’Antonio Abate

Svolta nella tormentata vicenda del Grand Hotel 'La Sonrisa'...

Argomenti

Marigliano, nasce il nucleo operativo sicurezza urbana della polizia locale

A Marigliano, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Bocchino...

Marigliano, il Consiglio comunale istituisce la figura del Garante per la disabilità

  Ok anche al regolamento sulla definizione agevolata   Il Consiglio comunale...

Ottaviano, la corsa si accende: comitati aperti e tour nei quartieri

OTTAVIANO – La campagna elettorale entra nella fase più...

Il Castello delle Cerimonie è ufficialmente di proprietà del Comune di Sant’Antonio Abate

Svolta nella tormentata vicenda del Grand Hotel 'La Sonrisa'...

Nasce l’Officina Digitale: con DAC e Leonardo per il futuro della filiera aerospaziale campana

Riceviamo e pubblichiamo Giovedì 30 Aprile il taglio del nastro...

Ballando On The Road 2026 fa tappa al Centro Commerciale Campania

Riceviamo e pubblichiamo   Il 9 e 10 maggio casting live...

Casoria, inaugurato il Parco dello Sport Carlo Acutis e il campo dedicato a Santo Romano

Riceviamo e pubblichiamo   Casoria celebra lo sport e la memoria:...

Related Articles

Categorie popolari

Adv