Dieci mesi dopo la profanazione di duecento tombe a Pomigliano.
Il 19 settembre del 2015 il cimitero di Pomigliano subì una devastazione raccapricciante: quasi duecento tombe distrutte o gravemente danneggiate da ladri-teppisti che pur di rubare ottone e altri metalli da fondere e da rivendere al mercato nero non esitarono a scoperchiare decine di sepolcri sistemati nel terreno, nelle nicchie, nelle congreghe. Stanotte intanto è accaduta la stessa cosa a pochi chilometri di distanza, sempre nell’area vesuviana interna, a Terzigno, comune già pesantemente messo alla prova in questi giorno dagli incendi dolosi appiccati nell’area del parco nazionale del Vesuvio. Intanto anche qui è stato terribilmente profanato il cimitero. Anche qui ottoni e altri metalli asportati facendo ricorso all’uso teppistico di martelli, anche qui marmi spaccati, fioriere mandate all’aria e tanti, tanti parenti in lacrime delle persone care i cui resti sono stati violati dai criminali di turno. Resta una brutta sensazione di impotenza. Azioni del genere sono il frutto della pianificazione di vere e proprie organizzazioni specializzate in questo tipo di atti delinquenziali.






