POMIGLIANO D’ARCO – Una lunga serie di presunte anomalie tecniche, incongruenze progettuali e violazioni normative. È quanto sostiene l’Associazione Città Aperta, presieduta da Tommaso Sodano, che il 30 luglio ha depositato presso il Comune di Pomigliano d’Arco, la Regione Campania e l’ARPAC un Atto di Integrazione e una Memoria Tecnica Aggiuntiva articolata in 20 punti, con cui contesta la legittimità della Procedura Abilitativa Semplificata (PAS) utilizzata dalla società Bioenergy Pomigliano S.r.l. per la realizzazione dell’impianto di biometano previsto nell’area industriale Stellantis.
Secondo l’associazione, dall’analisi della documentazione tecnica asseverata emergerebbero elementi tali da mettere in discussione la conformità del progetto e la procedura autorizzativa adottata.
Le principali contestazioni
1. Superamento della soglia dei 500 Sm³/h
Secondo Città Aperta, il progetto dichiara una produzione di 499 Sm³/h di biometano per rientrare nella PAS comunale. Tuttavia, la stessa documentazione riporterebbe una produzione di biogas pari a 1.200 Nm³/h con una concentrazione di metano del 55%, corrispondente, secondo i calcoli dell’associazione, a circa 660 Sm³/h di metano puro. Un valore che farebbe rientrare l’impianto nella competenza della Regione Campania per il rilascio dell’Autorizzazione Unica e dell’AUA.
2. Capacità di stoccaggio ritenuta insufficiente
L’associazione sostiene che il progetto non rispetti la DGR Campania 585/2020 sullo stoccaggio dei residui liquidi. A fronte di una produzione stimata di 240 metri cubi al giorno, le vasche garantirebbero una capacità pari a circa 61 giorni, contro i 150 giorni previsti dalla normativa. Secondo Città Aperta mancherebbero oltre 21 mila metri cubi di volumetria destinata allo stoccaggio.
3. Contestazione sulla classificazione sanitaria
Tra le osservazioni figura anche la classificazione dell’impianto. L’associazione contesta l’affermazione contenuta negli elaborati secondo cui l’opera non sarebbe qualificabile come industria insalubre, richiamando invece l’articolo 216 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie, che inserirebbe impianti di questo tipo tra le Industrie Insalubri di Prima Classe.
4. Aspetti urbanistici e progettuali
Città Aperta sostiene inoltre che l’intervento venga presentato come agricolo pur prevedendo la realizzazione di circa 7.339 metri quadrati di capannoni e impianti. Nella memoria vengono inoltre evidenziate presunte incongruenze nella documentazione tecnica, tra cui il riferimento a un cogeneratore alimentato al “100% a gas naturale”, circostanza che l’associazione ritiene indice di elaborati derivati da precedenti progetti.
5. Odori e gestione dei rifiuti
Infine, l’associazione richiama alcuni passaggi della relazione tecnica relativi alle modalità di scarico dei reflui, sostenendo che possano determinare la diffusione di cattivi odori nell’area industriale. Viene inoltre evidenziata la prevista produzione di rifiuti speciali, compresi oli minerali esausti e carboni attivi classificati come pericolosi.
«”I documenti firmati dai tecnici della Bioenergy si smentiscono da soli e violano la fisica, la geometria e le leggi dello Stato” – dichiara il presidente di Città Aperta, Tommaso Sodano. “Abbiamo formalmente chiesto al Comune di Pomigliano d’Arco di annullare immediatamente la PAS in autotutela per la totale falsità dei requisiti asseverati. Chiediamo inoltre alla Regione Campania l’immediata attivazione dello Screening di Valutazione di Impatto Ambientale. La salute dei pomiglianesi non è in vendita.”»


