La Corte di Appello di Napoli ha dichiarato il non luogo a provvedere sull’istanza per decorrenza dei termini presentata dai legali degli imprenditori di Acerra
Con la sentenza di rigetto dell’istanza presentata dagli avvocati Picca e Tafuro, sentenza emanata oggi dalla Corte d’Appello, il tribunale di Napoli ha messo la parola fine a tutte le decisioni di sua competenza circa il destino del patrimonio di 222 milioni confiscato ai fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, i tre imprenditori acerrani dello smaltimento dei rifiuti condannati in via definitiva sei anni fa per disastro ambientale aggravato nel territorio della provincia di Napoli. Poco fa infatti l’ottava sezione penale dell’Appello (presidente relatore Rosa Maria Caturano, consiglieri Carlo Califano e Mario Roberto Gaudio) ha dichiarato il “non luogo a provvedere” sull’istanza con cui gli avvocati dei Pellini hanno chiesto il sostanziale annullamento della confisca del tesoro per decorrenza dei termini. Picca e Tafuro sostengono che siano stati superati i 18 mesi dovuti per legge entro cui era necessario emanare il pronunciamento di secondo grado da quando, nel gennaio del 2019, il tribunale misure di prevenzione confiscò in primo grado il patrimonio dei tre imprenditori acerrani, una valanga di beni composta da conti correnti e centinaia di case, palazzi e appartamenti insieme a terreni, aziende, elicotteri e auto di lusso.
A ogni modo, poco più di un mese fa, la stessa Corte di Appello ha provveduto a emanare la sentenza di confisca di secondo grado del tesoro. Contro questa decisione i legali dei condannati per disastro hanno subito presentato ricorso in Cassazione. Si attendeva però un ulteriore pronunciamento dell’Appello, già previsto da mesi, circa il riconoscimento della decorrenza dei termini dalla confisca di primo grado risalente a quattro anni fa. Cosa che però la Corte non ha fatto preferendo dichiarare il “non luogo a provvedere”. « Non possiamo prendere una decisione che la Corte stessa ha già preso di recente decidendo per la conferma della confisca dei beni », la spiegazione sulla decisione di oggi fornita dai giudici Caturano, Califano e Gaudio. A questo punto dunque l’ultima parola spetterà ai magistrati di Roma, alla Corte di Cassazione.
I legali dei Pellini
Nel frattempo dal canto loro i legali dei fratelli Pellini commentano in modo molto duro questa vicenda. «Prendiamo atto – scrivono gli avvocati Francesco Picca e Paola Tafuro – com’ è giusto che sia, del provvedimento appena depositato dalla Corte di Appello di Napoli, Sezione Misure di prevenzione, sulla vicenda dei fratelli Pellini, evidenziando che la Corte ha, nei fatti, deciso di non decidere ». Picca e Tafuro hanno preannunciato che non mollerranno affatto. « Riproporremo la questione della perdita di efficacia della confisca, a carico dei Pellini, davanti alla Corte di Cassazione », confermano i due legali, che poi dedicano la gran parte del loro commento a un attacco senza se e senza ma a una parte della politica e della stampa.
«Con l’occasione – sottolineano a questo proposito Tafuro e Picca – non possiamo che denunciare la “mostrificazione” dei fratelli Pellini e dei loro familiari portata avanti in queste settimane da alcuni politici e da alcuni organi di stampa, senza che fosse operata alcuna menzione della questione giuridica posta all’attenzione dell’autorità giudiziaria. Era stata infatti sollevata una questione strettamente processuale che nulla aveva a che fare con la vicenda giudiziaria per la quale i signori Pellini sono stati già giudicati ed hanno già espiato per intero la pena ». « La questione – specificano i difensori dei condannati per disastro ambientale aggravato nella Terra dei Fuochi – attiene ad un principio di garanzia e di civiltà giuridica, ovvero che un provvedimento provvisorio di confisca non possa durare in eterno ma richiede che si pervenga ad un giudizio conclusivo nei tempi fissati dalla legge e non oltre ». Quindi, di nuovo l’attacco a politici e giornali: «Questa la questione che, però, è divenuta, per alcune parti politiche e per alcuni giornali l’occasione per la rappresentazione dei mostri o dei simboli del male assoluto (i fratelli Pellini ) da offrire in pasto all’opinione pubblica. Operazione, quest’ultima, certamente contraria alle garanzie minime di uno Stato di diritto. Ma sappiamo bene che oggi, più che del merito delle questioni viene strumentalmente enfatizzato il simbolismo delle stesse ».
Gli ambientalisti
Di tutt’altro avviso, invece, è l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo, il primo a segnalare all’opinione pubblica « il rischio della restituzione ai Pellini per decorrenza dei termini dell’ingente patrimonio confiscato per la prima volta nel 2019 ». « Forse c’è chi fa finta di non vedere che noi abbiamo denunciato questo rischio – sottolinea Cannavacciuolo – sollevando proprio la questione prettamente giuridica. L’opinione pubblica a quel punto è stata sempre correttamente informata su tutti i passaggi della vicenda in sede giudiziaria. Ma la cosa che ci mortifica molto è che i legali dei Pellini sostengano che i loro assistiti sarebbero stati fatti passare per dei mostri quando qualcuno ci deve spiegare come debbano essere considerati dei cittadini condannati per disastro ambientale aggravato nei nostri territori martoriati. infine rivolgo un appello ai legali dei fratelli Pellini: collaborate tutti con la giustizia affinché possa emergere nella sua interezza la verità, individuando gli altri responsabili e i complici del disastro, magari partendo dall’individuazione esatta dei siti contaminati ». Anche il deputato dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, replica a distanza agli attacchi degli avvocati Picca e Tafuro. « In uno Stato di diritto – spiega il parlamentare – non ci sarebbero voluti tanti anni per arrivare a sentenze e sequestri di soggetti condannati in via definitiva per disastro ambientale aggravato. Inoltre in uno Stato di persone corrette ci sarebbero state almeno delle scuse con la restituzione del maltolto e invece noi dobbiamo combattere a tutti i livelli, compreso quello pubblico, per dare dignità alle vittime e all’ambiente ».
Sulla sentenza della Corte d’ Appello è intervenuto il deputato nonché coordinatore regionale del Movimento Cinque Stelle, Salvatore Micillo: “Adesso si chieda con forza che questi fondi siano utilizzati per bonificare i nostri territori “.








