Ennesimo rogo chimico, ieri sera. Gigantesco. Inquietante la mappa dei veleni: solo ad Acerra oltre un centinaio di siti inquinati.
Ieri sera, alle dieci, ancora un altro allarme ambientale nel territorio a nord est di Napoli: una nube tossica ha invaso l’area che si trova tra Acerra e la zona di Boscofangone, fino al Cis di Nola. Roghi illegali di rifiuti che ormai si moltiplicano incontrollati e che hanno appestato l’aria delle campagne rendendo peraltro poco agevole il transito automobilistico sulla superstrada Nola-Villa Literno. A un certo punto una nebbiolina fitta, densa e nauseabonda, ha coperto il tracciato della superstrada, tra Acerra e il centro commerciale Vulcano Buono. In mattinata, proprio ad Acerra, c’era stato il rinvenimento di una maxi discarica di rifiuti sotto il tracciato della variante orientali, i cui lavori di realizzazione sono ripresi a giugno, peraltro dopo quindici anni di un misterioso stop.
Intanto sale di nuovo l’allarme ecologico. E in un territorio in cui la mappa dei veleni è da scoramento immediato. Nei 54 chilometri quadrati del vasto territorio acerrano, terzo comune della provincia in ordine di grandezza, dopo quelli di Napoli e di Giugliano, esistono oltre cento aree contaminate, tra discariche illegali e appezzamenti invasi da sostanze nocive che si sono mescolate al terreno. Si tratta di un numero molto elevato di siti inquinati, una cifra inquietante anche perchè scaturisce dallo studio dell’Arpac effettuato nel territorio e risalente al 2008 e dai sequestri effettuati in zona, negli ultimi sette anni, ed operati da Corpo Forestale dello Stato, Carabinieri e Polizia Municipale.
Qui tra le discariche abusive più tristemente note figurano quelle ubicate nella campagna di contrada Parmiano, una gigantesca collina di immondizie d’ogni sorta sversate accanto a stupende coltivazioni di loti, e in contrada Calabricito, rifiuti chimici messi in bidoni occultati all’interno di un’antica vasca di macerazione della canapa. La discarica di Calabricito si trova a poche centinaia di metri dal sito archeologico di Suessola ed accanto alla sorgente del Riullo e ad alcune imponenti coltivazioni di mais. Tra gli ultimi sequestri spiccano quelli messi a segno in contrada Lenza Schiavone, decine di migliaia di metri quadrati di terreni mescolati, secondo le analisi dell’Arpac, a scorie di vario genere: stagno, pcb, berillio. Ma la mappa del disastro è lunga. Contrada Curcio: bidoni interrati. Contrada Langiolla, al confine con Caivano: sotto una serra in cui si coltivano le rose quindici anni fa furono trovati rifiuti di ogni sorta. Contrada Cappelluccia: rifiuti ammassati col “solito” metodo del multistrato tra fertili campi di ortaggi. E ancora: via Seminario, ex ” vasca del Padreterno “. Collettore Omomorto: è una lunghissima discarica abusiva sequestrata dalla Polizia nel 1992, chilometri di veleni scaricati negli anni Ottanta sulla linea del collettore che collega l’ex stabilimento chimico Montefibre di Acerra al depuratore di Caivano. Accanto all’area orientale del territorio acerrano c’è un altro gigantesco sito inquinato, si tratta della grande discarica di Boscofangone, molto vasta. Si trova tra i territori di Marigliano e di Nola, accanto al Cis e al centro commerciale più grande d’Italia, il Vulcano Buono. Ma la mappa dei siti più inquinati e pericolosi dell’area metropolitana di Napoli non si può certo esaurire qui. Dappertutto nei comuni della cintura partenopea spuntano zone fortemente inquinate per le quali la bonifica rappresenta ancora un sogno irraggiungibile.



