L’Arpac, sollecitata dal M5S, sblocca i dati delle centraline. E ciò che ne è venuto fuori è da brividi.
E’ Acerra il comune della Campania che ha fatto registrare il maggior numero di sforamenti delle polveri sottili dall’inizio dell’anno. Qui su 36 giorni registrati dalla centralina dell’Arpac, ubicata presso la scuola media Capasso, sono complessivamente 15 gli sforamenti rilevati. Si tratta di un dato aggiornato ed appena reso noto dal sito dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente. Nella triste classifica seguono a ruota la zona di Napoli-via Argine ( 14 sforamenti ), Napoli Ferrovia ( 12 ), San Vitaliano (12), Casoria (11), Caivano (10) e Pomigliano (9). C’è però una carenza nei controlli. Questo perchè le centraline di rilevamento inserite nel piano regionale di monitoraggio non si trovano in tutti i comuni o in tutte le aree della regione. Basti pensare che il sito dell’Arpac non riporta nessun dato relativo a comuni “sensibili” come Giugliano, Afragola, Torre del Greco, Pozzuoli e Castellammare. A ogni modo per quanto riguarda Acerra si tratta di numeri davvero preoccupanti. Cifre che è stato possibile ottenere dopo che il gruppo regionale del Movimento Cinque Stelle ha fatto emergere il mancato aggiornamento, dal mese di novembre, del sito dell’Arpac. L’esposto era stato inoltrato all’Anac, l’Autorità nazionale anti corruzione presieduta da Raffaele Cantone. Lo sblocco del sito si è avuto appena ieri. E i dati che sono venuti alla luce fanno davvero venire i brividi. L’anno scorso è stato il comune di San Vitaliano a far registrare il maggior numero di sforamenti ( 127 ). Nel 2015 la maglia nera e il record se li è aggiudicati questo piccolo centro ubicato tra Marigliano e Nola. Segue Pomigliano d’Arco (centralina Area Asi) con 92 giorni, Acerra( centralina Scuola Caporale) con 85 e Casoria (Scuola Palizzi) con 82. Fuorilegge anche tutti i cinque capoluoghi: a Napoli( Via Argine) la situazione più critica con 75 sforamenti. Complessivamente in Campania il 75% delle centraline urbane monitorate ha superato il limite dei 35 giorni consentiti per i valori di Pm10. Situazione da allarme costante quindi. Ma l’anno 2015 è stato da “codice rosso” per l’aria respirata in tutte le principali città campane con i cinque capoluoghi di provincia avvolte dallo smog. Non basta appellarsi all’assenza di vento e pioggia per intere settimane. L’aria diventa sempre più irrespirabile a causa delle elevate concentrazioni delle polveri sottili che causano, tra l’altro, danni alla salute dei cittadini e all’ambiente circostante. Intanto Legambiente ha rilanciato a Governo, regioni e amministrazioni locali una serie di proposte per liberare le città dallo smog e renderle più vivibili. Sono quella di incrementare il trasporto su ferro con 1000 treni per i pendolari, incentivare la mobilità sostenibile attraverso 100 strade per la ciclabilità urbana, realizzando un primo pacchetto di nuove corsie ciclabili all’interno dell’area urbana. Limitare la circolazione in ambito urbano dei veicoli più inquinanti (auto e camion) sul modello di Parigi. Vietare l’uso di combustibili fossili, con esclusione del metano, nel riscaldamento degli edifici a partire dalla prossima stagione di riscaldamento. Ridurre l’inquinamento industriale applicando autorizzazioni integrate ambientali (AIA) stringenti e rendere il sistema del controllo pubblico più efficace con l’approvazione della legge sul sistema delle Agenzie regionali protezione ambiente ferma al Senato da oltre un anno. E servono ancora nuovi controlli sulle emissioni reali delle auto. Inoltre: la promozione di serie politiche di forestazione urbana e potenziamento delle infrastrutture verdi in grado di contrastare gli inquinanti atmosferici. Nel frattempo in sindaci corrono ai ripari limitando l’uso delle automobili. Adesso però sono necessarie misure strutturali, a lungo respiro.



