Otto mesi di reclusione con pena sospesa, 15mila euro di multa, pagamento delle spese processuali e riconoscimento della parte civile nel Comune di Acerra. E’ la sentenza di condanna appena emanata dal tribunale di Nola a carico di un “colletto bianco” d’eccezione nella Terra dei Fuochi, l’ingegnere chimico aquilano Giuseppe Fabiani, 66 anni, il tecnico dei fratelli Pellini, i Re Mida dei rifiuti, condannati a loro volta in via definitiva l’anno scorso per il disastro ambientale in provincia di Napoli. Fabiani in questo caso è stato però condannato per omessa bonifica. Nonostante un’ordinanza del Comune non ha risanato un campo contaminato di Acerra che gestiva per conto dei Pellini. A ogni modo si è preso intanto una condanna penale anche il tecnico preferito dagli imprenditori acerrani dello smaltimento, Cuono, Salvatore, e Giovanni Pellini, scarcerati a Pasqua grazie all’indulto, dopo soli dieci mesi trascorsi nelle patrie galere. Anche Fabiani era finito come imputato al processo sul disastro ambientale che ha avuto come unici condannati in via definitiva i Pellini. L’ingegnere invece grazie alla prescrizione era riuscito a uscire “indenne” dall’inchiesta. Stavolta però non ce l’ha fatta. Almeno per il momento (la condanna è di primo grado). Fabiani, pezzo grosso dell’ingegneria chimica nazionale, è stato condannato per non aver fatto bonificare un terreno in località Lenza Schiavone, un appezzamento grande quanto un campo di calcio zeppo di scarti sversati abusivamente, tra le coltivazioni nella campagna a nord Acerra. Il professionista abruzzese ne è stato amministratore. « Ma non ha provveduto alla rimozione dei rifiuti abbandonati e depositati in modo incontrollato », la contestazione del pubblico ministero della procura di Nola. Prosegue nel frattempo, sempre al tribunale di Nola, un secondo processo, in questo caso a carico di Cuono Pellini e della madre, Maddalena Crispo. Omessa bonifica, discarica abusiva e violazione dei sigilli in un loro terreno: i reati contestati a madre e figlio. E’ la nuova tegola che è caduta sui signori dei rifiuti usciti dal carcere dopo soltanto pochi mesi, nonostante una sentenza a 7 anni di reclusione scaturita dal processo Carosello Ultimo Atto, un gigantesco giro di false bolle relative a una valanga di rifiuti tossici scomparsi nelle campagne napoletane. Un processo nel quale all’inizio figurava come imputato anche Giuseppe Fabiani appunto. Alla fine però l’ingegnere ha beneficiato della prescrizione per alcuni reati ( una serie di false attestazioni ) e dell’assoluzione per altri (il traffico di rifiuti) . Fabiani per anni è stato amministratore del gruppo Pellini, il consigliere tecnico privilegiato dai responsabili del più grande traffico di rifiuti tossici mai scoperto nel Napoletano: 300mila tonnellate di scarti chimici provenienti dal nord Italia accertati nel 2002 e altre 58mila tonnellate di schifezze accertate in soli tre mesi, tra luglio e settembre 2004. Tutto sparito nella ex Campania Felix e nei Regi Lagni.
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