CONDIVIDI

I lavori per la variante orientale di Acerra stanno facendo emergere dal sottosuolo una maxi discarica di rifiuti sovrapposti “a panino”. Le opere erano state riprese a giugno. Dopo 15 anni di misterioso stop.              

Basta scavare per trovare veleni, scorie, plastiche, chimica allo stato brado. Basta fare un buco nel suolo per capire come la mafia dell’immondizia abbia agito nelle terre dello sfregio ambientale e soprattutto per vedere cosa vi abbia depositato. Sta succedendo ad Acerra, cuore della Terra dei Fuochi. Sta succedendo all’ombra di un grande progetto per la realizzazione di una strada lunga tre chilometri, la variante orientale di Acerra: lavori finanziati dall’Unione Europea, bloccati per anni e poi ripresi, appena due mesi fa, ma che stanno facendo emergere dal sottosuolo l’ennesimo disastro ambientale. Qui le ruspe hanno scoperto un terreno stracolmo di rifiuti. Il classico “multistrato” di immondizie adesso colora i solchi tracciati dagli escavatori. Il “panino” che contraddistingue i vari depositi di scarti ammassati nel tempo mostra i guai portati dall’ecomafia in queste zone. Ieri nel cantiere sono accorsi i tecnici dell’Arpac, l’Agenzia Regionale per l’Ambiente. Hanno bloccato i lavori del progetto per consentire agli escavatori di far osservare meglio quello che c’è sotto il terreno. E dai carotaggi dell’Arpac è emerso ciò che si sperava non emergesse: rifiuti a tonnellate. Per una lunghezza imprecisata. In questo momento la zona sondata dall’Agenzia per l’Ambiente è lunga circa cento metri. Ma si teme che scavando per una lunghezza superiore la discarica occultata possa raggiungere dimensioni ben superiori a quelle finora accertate. Nel frattempo gli operai della T.R. Costruzioni srl di Perugia, che stanno costruendo la variante orientale, sono stati invitati a non operare nel tratto che si è rivelato una lunga sepoltura di veleni. Qui, infatti, lavori off limits. Sul posto ieri sono giunti anche i poliziotti municipali del locale comando. La situazione è di quelle delicate. La variante orientale di Acerra è un’opera strategica per l’intero territorio. Una volta terminata, la strada dovrà collegare l’area sud orientale della città allo svincolo dell’asse di supporto Nola-Villa Literno e al raccordo con l’asse mediano che passa per la zona industriale di Pomigliano e giunge fino a Napoli. Un collegamento fondamentale che consentirà a migliaia di persone di evitare i passaggi a livello delle Ferrovie dello Stato che tagliano in due la città di Acerra. Ci sono però notevoli ostacoli di natura ambientale. L’appalto affidato alla T.R. prevede che la ditta rimuova dal cantiere esclusivamente i rifiuti trovati in superficie. E già questi ammontano a centinaia di tonnellate. Gli ammassi di immondizie rimosse dalla superficie dai mezzi della T.R. si possono distinguere dalle strade che costeggiano il cantiere. Collinette di schifezze zeppe anche di rifiuti pericolosi, come l’amianto e le sostanze bituminose. Ma il problema principale è un questa fase costituito proprio dalle prescrizioni dell’appalto, che non consentono alla ditta esecutrice dei lavori di rimuovere i rifiuti occultati nel terreno. Rifiuti interrati che evidentemente si sono rivelati una brutta sorpresa per tutti. Intanto la polizia municipale, che sta conducendo le indagini, dovrà inviare la relazione completa dell’accaduto alla procura di Nola. Tutto il tratto interessato dai lavori di questa grande opera è di proprietà del comune. All’inizio è costeggiato da una serie senza soluzione di continuità di case abitate. Poco dopo però si inoltra nelle campagne coltivate a ortaggi e nei frutteti del vasto territorio acerrano. E’ una storia tormentata quella del progetto per la variante orientale. Il primo appalto risale a quasi vent’anni fa, quando la Jacorossi si aggiudica i lavori di posa delle fogne. Poi però la Jacorossi fallisce e non se ne fa più niente: cantiere bloccato e area divenuta preda dell’ecomafia. Dopo anni i lavori riprendono a giugno. Ma ora bisogna fare i conti con la valanga d’immondizia posata sul terreno o, peggio ancora, nascosta nel sottosuolo. Alessandro Cannavacciuolo, noto ambientalista della zona, appena ha saputo dell’ennesimo ritrovamento indigesto ha sporto denuncia presso le autorità competenti. ” Chiediamo – dichiara – che si faccia piena luce su quello che sta succedendo, che si mettano in campo tutti gli strumenti di salvaguardia della salute pubblica previsti dalla legge e che l’opera pubblica venga realizzata una volta eseguita la bonifica adeguata alla situazione emersa “.