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Casoria: donne e mamme, laboratori creativi al Parco Michelangelo in occasione dell’8 Marzo
A Casoria, in occasione della Festa della Donna, si terrà domenica 8 marzo 2026 dalle ore 10, presso il Parco Michelangelo di via Michelangelo a Casoria, una giornata dedicata ad attività informative e sociali con l’associazione Genia Insieme con l’Autismo.
Nell’ambito delle iniziative promosse dall’assessorato alle Politiche Sociali guidato dall’assessore Salvatore Iavarone, in collaborazione con l’associazione “Genia Insieme con l’Autismo”, si terranno laboratori creativi dedicati proprio alla Festa della Donna, attività sportive per i bambini e momenti di socialità con la distribuzione di cioccolatini.
I genitori dei bambini autistici del territorio hanno costituito un’associazione che sta aggregando diverse famiglie del territorio e che è impegnata in iniziative con l’assessorato alle Politiche Sociali per attivare servizi e attività dedicate ai ragazzi.
L’iniziativa dell’8 marzo, nel giorno simbolo della Festa della Donna, ha lo scopo di far conoscere l’associazione e aggregare nuove famiglie al fine di promuovere sempre più attività sul territorio e costruire una rete di sostegno.
Per l’assessore alle Politiche Sociali Salvatore Iavarone: «Il tema dell’autismo è uno dei temi principali sui quali come assessorato porremo la nostra attenzione, mettendo al centro della nostra agenda politica i bisogni dei bambini».
Sull’iniziativa interviene anche il sindaco di Casoria Raffaele Bene: «Celebrare la Festa della Donna con una iniziativa dedicata alle famiglie e ai bambini significa ricordare quanto sia importante il ruolo delle mamme e delle donne che ogni giorno accompagnano i propri figli in percorsi spesso complessi come quelli legati all’autismo. Come amministrazione continueremo a sostenere tutte le iniziative che rafforzano la rete di inclusione e di solidarietà nella nostra città».
Il linguaggio delle emozioni: dire quello che sentiamo
Partiamo dall’ABC: sentire.
Siamo talmente abituati a pensare che spesso non ci rendiamo più conto di sentire. Se ci fermiamo un momento, magari con una mano sul petto o sull’addome, possiamo chiederci: Come sta il mio corpo, adesso? Dove sento tensione? Dove invece sento apertura? Che nome darei a questa sensazione: nervosismo, malinconia, entusiasmo, delusione? Già così, senza analisi complicate, stiamo allenando un muscolo spesso trascurato: la consapevolezza emotiva. È una pratica, non un talento. Non serve essere “persone emotive”: lo siamo tutte e tutti, semplicemente alcune persone hanno imparato meglio a ignorarsi.Il passo successivo è osservare l’emozione, non fonderci con lei.
Io provo rabbia non è la stessa cosa di Io sono arrabbiata. Nel primo caso, riconosco che l’emozione mi attraversa; nel secondo, mi identifico totalmente con lei. Quando dico Io provo vergogna, mi do la possibilità di essere qualcosa di più grande della vergogna che sento. Posso guardarla, esplorarla, comprenderla, invece di lasciarmi definire da lei. Poi c’è la parte che spesso ci spaventa di più: dirlo. Mettere in parole quello che si muove dentro. Qui lo so, molti pensano: “Sì, facile a dirsi. Ma come faccio a non ferire, non esplodere, non sembrare debole, non sembrare pesante?”. La chiave non è censurare l’emozione, ma imparare a tradurla. Possiamo passare dal linguaggio dell’accusa al linguaggio della responsabilità. Invece di: Tu mi fai impazzire, sei sempre distante possiamo provare con: Quando non mi rispondi per ore, io mi sento messa da parte e mi fa stare male Al posto di: Sei ingiusto, non mi consideri mai possiamo dire:Quando le mie proposte non vengono prese in considerazione, io mi sento invisibile e frustrata.
In questo passaggio accade qualcosa di molto potente: io non nego ciò che sento, ma mi assumo la responsabilità di comunicarlo. Non uso l’emozione come un’arma, la offro come informazione. Sto parlando di me, non giudicando l’altro. È un atto di coraggio, certo. Dire “io mi sento…” è molto più vulnerabile che dire “tu sei…”. Ma è proprio lì che si costruiscono relazioni sane, oneste, adulte: nella capacità di nominare quello che accade dentro di noi senza pretendere che l’altro lo sistemi, lo neghi o se ne faccia carico al posto nostro. Le emozioni si allenano. Possiamo: – Sentirle – concederci qualche minuto al giorno per chiederci “come sto davvero?”, non “come dovrei stare”. – Percepirle – diventare curiose e curiosi di come ogni emozione si manifesta nel corpo: il battito, il respiro, la postura, il tono di voce. – Osservarle – notare che ogni emozione ha un ciclo: sale, raggiunge un picco, poi decresce. Nessuna rimane identica per sempre, anche se spesso crediamo che durerà così, con quella intensità, all’infinito. Non è così. – Parlarne – scegliere una persona sicura – un’amica, un partner, un professionista – e sperimentare, con delicatezza, frasi come: in questo momento mi accorgo che mi sento… non so bene cosa sto provando, ma è qualcosa tra… e… mi fa un po’ paura dirtelo, ma dentro sento… Non c’è niente di infantile nel condividere le proprie emozioni. Al contrario, c’è una profonda maturità nel dire: “Questo è il mio mondo interno, te ne affido un pezzetto, trattalo con cura”.Il linguaggio delle emozioni non è un vezzo da persone sensibili, è uno strumento di igiene relazionale.
Quando non nominiamo ciò che proviamo, iniziamo a esprimerlo in altri modi: sarcasmo, silenzi, scoppi di rabbia, chiusure improvvise, malesseri fisici che non sappiamo spiegare. Il corpo parla comunque, anche quando noi facciamo finta di niente. Imparare a dire quello che sentiamo non significa travolgere gli altri con ogni nostra tempesta interna. Significa creare uno spazio in cui essere autentici senza essere distruttivi. È saper dire: “Sono arrabbiata, ma scelgo come parlartene”; “Sono ferito, ma posso dirtelo senza distruggere tutto”. Possiamo essere forti e sensibili, assertivi e dolci, lucidi e profondamente emotivi. Non è un aut aut. È un’elegante danza tra ciò che sentiamo e il modo in cui scegliamo di esprimerlo. Forse la domanda non è più: “Come faccio a non sentire queste emozioni?”, ma: “Come posso diventare abbastanza adulta, abbastanza adulto, da ascoltarle, onorarle e raccontarle, invece di lasciarle decidere al posto mio?”. Le emozioni non chiedono di comandare la nostra vita, chiedono di essere ascoltate. Il resto, con un po’ di pratica, possiamo imparare a dirlo. Con chiarezza, con rispetto, con quella grinta gentile che ci fa stare dritti, presenti, vivi.Carta del docente ridotta a 383 euro: polemiche tra gli insegnanti
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Organizzata una Partita del Cuore per Domenico con Sal da Vinci
È stata organizzata una Partita del Cuore in onore del piccolo Domenico e della fondazione creata dalla famiglia in suo nome
Sarà un momento di unione per ricordare la prematura scomparsa di Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e 4 mesi deceduto il 21 febbraio scorso.
L’iniziativa è stata organizzata dal cantante vincitore del festival di Sanremo 2026 Sal Da Vinci con il sostegno del deputato Francesco Emilio Borrelli e alla collaborazione dell’istituto “Leonardo Da Vinci”.
La serata all’insegna dello sport, della musica e della solidarietà avrà uno scopo benefico. Infatti, i fondi raccolti durante la serata serviranno ad aiutare e sostenere le attività della fondazione creata dalla famiglia del piccolo Domenico.
La fondazione è un progetto voluto fortemente dalla famiglia per non dimenticare il piccolo e mantenerne viva la memoria e servirà concretamente ad aiutare altri piccoli bimbi e le loro famiglie.
L’evento non sarà solo una partita di calcio in sé ma, grazie alla partecipazione di artisti, personaggi dello spettacolo e rappresentanti del territorio, sarà un momento collettivo per ricordare e sostenere una causa che ha toccato profondamente tutta la comunità.
In prima linea ci sarà la Nazionale Cantanti che da anni è protagonista di iniziative solidali in tutta la penisola. Nei decenni scorsi, tramite le partite, hanno permesso di raccogliere fondi per progetti sanitari e sociali, arrivando a coinvolgere migliaia di persone e anche questa volta siamo sicuri ci riusciranno.
Ancora non sono noti i dettagli relativi alla data ufficiale della partita, lo stadio che ospiterà l’evento e i nomi degli artisti che hanno aderito all’iniziativa ma verranno comunicati nei prossimi giorni.
Sarà una serata speciale, con al centro il ricordo del piccolo Domenico e della sua vita spezzata troppo presto, cercando di trasformare questa ferita irreparabile in un momento di unione, amore e solidarietà.
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Somma Vesuviana, nasce “Spazio Agòn”: un movimento giovane nel metodo per riattivare la città
A Somma Vesuviana prende forma Spazio Agòn, un nuovo spazio di partecipazione e confronto nato dall’iniziativa di cittadini accomunati dalla volontà di tornare a vivere il territorio con spirito propositivo e senso di responsabilità civica.
Un movimento giovane non per anagrafe ma per metodo, che punta a riportare al centro il confronto delle idee e l’impegno concreto per la comunità.
Il progetto si fonda sull’obiettivo di creare un luogo aperto al dialogo, alla competizione positiva delle idee e all’azione.
Le parole chiave che guidano l’iniziativa sono dialettica, competizione e azione.
La nascita di Spazio Agòn si inserisce in un contesto cittadino che molti osservano con crescente preoccupazione. Somma Vesuviana, spiegano i promotori, appare oggi segnata da fenomeni di degrado e incuria, con un tessuto commerciale in difficoltà e una città che troppo spesso viene percepita come un luogo da cui andare via piuttosto che uno spazio da vivere e costruire.
A questo si aggiunge la sensazione che molte energie positive e molte eccellenze del territorio non trovino il giusto ascolto e riconoscimento.
È proprio da questa consapevolezza che nasce Spazio Agòn: dall’esigenza di trasformare il malcontento in partecipazione e l’osservazione passiva in impegno civico.
Spazio Agon è aperto a tutti coloro che vogliono contribuire al miglioramento della città. Un luogo di confronto e di competizione positiva tra idee, con l’obiettivo di promuovere rigenerazione civica, recupero del territorio e valorizzazione delle tradizioni e dei talenti locali.
Intanto, spiegano i promotori, l’iniziativa sta già raccogliendo interesse e partecipazione da parte di molti cittadini, che vedono in Spazio Agòn l’opportunità di contribuire alla costruzione di una Somma Vesuviana più viva, più attiva e più consapevole delle proprie energie migliori.

