In una lettera attribuita a lei l’assessore Maria De Rosa corre ai ripari. Ma l’opposizione vuole dare il via a una battaglia politica dagli esiti imprevedibili
«Devo chiudere questa esperienza per ragioni strettamente personali e familiari». E’ una delle frasi che emergono dalla lettera di dimissioni attribuita all’ormai ex assessore comunale di Acerra Maria De Rosa. Dimissioni rassegnate quasi due giorni dopo i sette arresti messi a segno all’alba di venerdi dalla Dda e dalla Squadra Mobile che hanno portato in carcere il marito del politico locale, il piccolo imprenditore Pasquale Balascio, coinvolto nella retata che ha scoperchiato una serie di intrecci tra la camorra, le pompe funebri, l’usura, le estorsioni e i colletti bianchi. Le dimissioni dell’assessore con deleghe all’urbanistica, al condono, all’abusivismo, all’associazionismo e allo sport, sono state annunciate dal Comune nella tarda serata di sabato e motivate attraverso una lettera attribuita a De Rosa e diffusa ieri dall’agenzia Ansa.
I Timori
Nella missiva è contenuta la convinzione che « queste vicende personali non possano avere alcuna ricaduta sul lavoro che va compiuto per la città di Acerra e per gli acerrani ». Toni pacati per sostenere « l’assoluta fiducia nella giustizia » nell’ambito di una decisione, questa delle dimissioni, che sembra puntata anche a scongiurare attenzioni particolari della magistratura verso la politica locale, soprattutto verso la maggioranza guidata da appena un anno e quattro mesi dal sindaco centrista Tito D’Errico, fedelissimo dell’attuale presidente del consiglio comunale ed ex sindaco dal 2012 al 2022, Raffaele Lettieri. Maria De Rosa, alla sua prima esperienza politica, l’anno scorso, era stata eletta consigliere comunale di maggioranza a 32 anni con 628 voti nella lista civica Siamo Acerra, risultando seconda tra i candidati della sua compagine. Poi si è dimessa da consigliere comunale quando il sindaco D’Errico l’ha nominata assessore.
Le frecciate di Piatto
Ma c’è battaglia politica. Proprio su quest’aspetto della storia – la nomina di De Rosa ad assessore – il consigliere comunale di opposizione Andrea Piatto lancia frecce al curaro. «De Rosa – accusa Piatto – era l’unico assessore senza esperienza che fu nominata prelevandola dal consiglio comunale: il sindaco sapeva che se fosse successo qualcosa lei non avrebbe potuto rifiutare le dimissioni ». In pratica ora, secondo Piatto, il primo cittadino avrebbe una presenza imbarazzante in meno in consiglio comunale grazie al fatto di aver subito cooptato in giunta la De Rosa. Piatto poi chiede un consiglio comunale su tutta la faccenda.
La Mossa di Auriemma
Ma il deputato del Movimento Cinque Stelle, Carmela Auriemma, ex consigliere comunale ad Acerra, vuole vederci chiaro. «Ho parlato di questa vicenda con la capogruppo in commissione antimafia, la collega Stefania Ascari. Nelle prossime ore depositeremo un’interrogazione parlamentare sui fatti di Acerra », preannuncia la parlamentare Cinque Stelle.
foto 1 – ArmeL’antica trasmissione patrimoniale per via testamentaria evidenzia il più delle volte numerose situazioni che, se analizzate attentamente, possono farci acquisire non solo vicende legate a rapporti familiari, ma anche indicazioni sociali, economiche e religiose di un determinato contesto storico. E’ il caso dell’atto testamentario del sacerdote Don Carlo Bifulco (ca.1645 – 1695), rogato dal notaio Pietro Iugliano nel 1695.Palazzo Bifulco nella località detta Vaglio
Certamente una delle più antiche e nobili famiglie di Ottaviano fu senza dubbio quella dei Bifulco, le cui prime memorie risalgono addirittura al XV secolo, come afferma Michele Bifulco, Cavaliere di Grazia e Devozione in Obbedienza del Sovrano Militare Ordine di Malta. Il capostipite fu tale Pascarello Bifulco, che si insediò in Ottajano nel 1419. Più tardi, con istrumento del 15 novembre del 1441, comprò da Agnese Doria, moglie di Jacopo de Troia, il feudo de La Starza, ubicato lungo la strada per Sarno. L’istrumento fu rogato dal notaio Stefano Magaldo della città di Nola, col beneplacito ed assenso di d. Raimondo Orsini, Principe di Salerno e Conte di Nola. Nel 1493, un Giacomo Bifulco di Ottaviano è indicato come possessore di beni feudali – forse di modesta entità – proprio a Ottaviano, dove era stata anche appaltatore della bagliva [L. Tufano, Una famiglia, una signoria, una città, 2023, 144]. Da antichi manoscritti si attesta che il 1° maggio del 1516, il Conte di Nola dichiarò nobili i Bifulco, suoi suffeudatari [L. Saviano, Storia di Ottaviano, vol. IV]. Da allora, il casato visse more nobilium, con personaggi di spicco e imparentandosi con famiglie nobili napoletane. Il loro giuspatronato su tante cappelle ecclesiastiche – continua Michele Bifulco – durò fino all’ inizio del XIX secolo. Tra queste ricordiamo: Santa Maria degli Angeli nella chiesa di San Michele Arcangelo [notaio D. Vitagliano, 1501]; Santa Maria della Sanità nella chiesa di Piediterra [notaio M. A. Izzolo, 30 settembre 1597]; Santa Maria della Pietà extra moenia, infine, oggi denominata Santa Maria la Scala, il cui primo rettore fu don Giovanni Battista Bifulco. La famiglia disponeva anche del beneficiato nella Chiesa di S. Caterina in località Casale Vecchio, e in quella dell’Annunziata nel centro urbano di Ottaviano. Un discorso a parte merita la Chiesetta di Montevergine: questo sacro edificio, sito nella parte più alta di Ottaviano, fu costruito verso la fine del XIX secolo quando, per puro caso, in un deposito della famiglia Bifulco del Vaglio fu trovato un quadro raffigurante la Madonna detta la Bruna. Era l’8 settembre del 1883. Grazie al contributo dei fedeli, della stessa famiglia e di Giuseppe V de’ Medici, la chiesetta non solo fu edificata, ma popolarmente consacrata alla Madonna di Montervergine [Acanfora N., Saggio sugli usi, i costumi e la storia dei comuni della…, 2019, pag. 322]. Altri Bifulco avevano la loro residenza a Terzigno, antico villaggio di Ottaviano, dove possedevano una stupenda villa, costruita tra il 1760 e il 1781, ed una vasta azienda agricola per la produzione del vino [Civiltà del ‘700 a Napoli, 1734 – 1799].
Una delle due cappelle Bifulco in S. M. Arcangelo
L’ articolo in questione ci trascina in quelle che furono le ultime volontà di don Carlo Bifulco di Geronimo e Isabella Vallone, un sacerdote appartenente a quest’illustre famiglia, che dimorava sotto la Piazza dell’Annunziata, l’attuale via Piediterra, dove ancora oggi sul portone di casa si conserva lo scudo con lo stemma del casato. L’ atto è stato reperito dal dott. Attilio Giordano, ricercatore e studioso sangiuseppese, nel fondo Archivi dei Notai del XVII secolo dell’Archivio di Stato di Napoli. Don Carlo nel 1673 lo troviamo anche come cappellano a Santa Maria della Scala delli Bifulci. Altri membri di quest’ illustre famiglia, comunque, avevano la propria sede nel palazzo sito nella località detta sopra al Vaglio, propriamente sotto al castello mediceo. Anche qui sul portone si staglia lo stesso stemma araldico. A questa famiglia appartiene il Cav. Michele Bifulco, che ci ha fornito tanto materiale per la stesura di questo articolo.
Chiesetta di S. M. della Sanità a Piediterra
La chiesa di Santa Maria della Sanità nel glorioso quartiere Piediterra, con atto del notaio Michele Pisanti di Ottaviano nel 1833, fu donata da d. Gioacchino Bifulco, in nome proprio e quale tutore dei nipoti minori Domenico e Gregorio, alla laica confraternita della SS. Concezione e Monte dei Morti. Nella Chiesa di San Michele Arcangelo, inoltre, si conserva ancora il fronte della cassa del monumento sepolcrale, che riporta lo stemma gentilizio con l’iscrizione dell’appartenenza alla famiglia: Haec Bifulcor sedes iam corpora servat sed subeant animae regna beata precor, cioè questa tomba dei Bifulco custodisce i loro corpi, ma supplico che le loro anime siano nei regni beati. Gli ultimi maschi del casato vestono tuttora l’abito del Sovrano Militare Ordine di Malta con il grado di Cavalieri di Grazia e Devozione. Arme (vedi foto 1) – fasciato di quattro pezzi, due di rosso e due di azzurro, il primo e il terzo sono caricati da tre uccelli, il secondo è caricato da un giglio d’oro accostato da due uccelli, il quarto è caricato da una rosa di rosso bottonata.Sottoscrizione e signum tabellionis del notaio Pietro Iugliano
Il 18 settembre del 1695, il notaio Pietro Iugliano (Giugliano) della Terra di Ottajano, dietro preghiera a lui rivolta da parte del reverendo Don Carlo Bifulco, si presentò a casa del presbitero, trovandolo sdraiato a letto, infermo nel corpo, ma sano di mente ed intelletto. Sentendo ormai l’ora della fine vicina e, onde evitare che nascessero discussioni tra i suoi eredi, il sacerdote decise di disporre le sue ultime volontà testamentarie, onde evitare che morisse senza averlo fatto. Don Carlo dispose che il suo testamento finale venisse chiuso e sigillato e che fosse stato aperto, letto e pubblicato soltanto dopo la sua morte. Alla chiusura dell’atto erano presenti, in qualità di testimoni, il reverendo Don Angelo Raniero, il clerico Giuseppe Pellegrino, Gioacchino Galluccio, Marino del Giudice, Antonio Giugliano, Onofrio Sag(g)ese ed il giudice a contratto Giovanni Felice Finelli. Il tutto contornato con la dichiarazione del notaio: Ego Notarius Petrus Juglianus eiusdem Terrae in clausura praesenti testamenti rogatus ab infrascripto Reverendo Don Carolo Bifulco testatore, pro Notario praedicto interfui, et in fidem hic me subscripsi. Due giorni dopo, don Carlo fu confessato dal reverendo curato don Matteo Boccia ed il giorno successivo ricevette il sacro viatico.
Sottoscrizione di Don Carlo Bifulco
Il 25 settembre del 1695, all’età di 50 anni in circa, rese l’anima a Dio in casa sua, ed il suo corpo venne seppellito nella cappella di famiglia all’interno della chiesa di San Michele Arcangelo. Il 29 settembre successivo, il notaio Iugliano – dietro richiesta di Favorita e Prudentia, sorelle del defunto – si recò in casa loro e, alla presenza degli stessi testimoni precedenti, procedette all’ispezione dei sigilli, all’integrità del testamento e alla successiva apertura e lettura. Don Carlo, si legge, dopo aver raccomandato l’anima sua al Signore, nominò heredi universali e particolari proprio le sue due carissime sorelle, pro equali parte, et portione, sopra tutti e singoli miei beni mobili e stabili, presenti e futuri, oro, argento lavorato e non lavorato, crediti, esigenze, nomi di debitori, ragioni, attioni, heredità, successioni, et ogn’altro che a me predetto testatore spetta e può spettare, nunc et in futurum donecque, sito, e posto, et in qualsivoglia cosa consistente, eccetto però dell’infra(scri)tti legati. Dispose, a riguardo, che attraverso le annuali entrate – provenienti da un capitale di cento ducati che don Carlo doveva conseguire da altri Bifulco – si dovevano celebrare tante messe nell’altare di Santa Maria degli Angeli dijus patronato delli Bifulci, eretto dentro la Chiesa di San Michele Arcangelo, da un sacerdote scelto dalle sorelle. In caso di restituzione di detti cento ducati, si dovevano depositare in publico bancoper convertirsi, et impiegarsi in altra compra di annue entrade, e di quelle anco se ne debbiano celebrare dette messe come sopra, e così il capitale predetto debbia sempre stare con la conditione suddetta.Altro stemma dei Bifulco per gentile concessione Avv. Nicola Pesacane
Lasciò scritto che, subito dopo la sua morte, si dovevano celebrare cinquanta messe per l’anima sua, con darli dette mie heredi la solita carità de grana diece per ciascheduna. Nel caso in cui le sue sorelle fossero morte senza fare testamento, il castagneto, sito nelle pertinenze di Ottajano, e precisamente nel luogo detto a cossa di Torre, doveva succedere alla Venerabile Cappella di Santa Maria degli Angeli, […] e dell’entrate da detto castagneto pecipiende se ne debbiano celebrare messe anche alla raggione, che a dette mie heredi parerà, e piacerà, e non alrimente, atteso così è mia volontà. Dispose, in seguito, che nel caso in cui i governatori della Venerabile Congregazione di S. M. Visita Poveri, o altre persone, volessero a loro spese edificare una chiesa contigua con la sua masseria sita nelle pertinenze di detta Terra, giusta via publica detta di Palma, seu li Prischi,et proprie dalla parte di sopra, seu ponente, delle fabriche nove di detta massaria, potevano farlo liberamente. Don Carlo, addirittura, avrebbe subito donato una casa diruta che stava da sopra dette fabriche nove, dove poter edificare tale chiesetta, restando però in parte e diritto della sua famiglia, e stabilendo che nella scelta del cappellano dovevano sempre essere preferiti i sacerdoti e i preti della sua famiglia.
Altare privato familiare al Vaglio
Oltretutto, visto che la Parrocchiale Chiesa di San Giovanni di Ottaviano possedeva uno castagneto, sito nelle pertinenze di detta Terra, nel luogo detto sopra la Fontana, sopra il quale Don Carlo aveva mosso lite contro il signor Giacinto Jovino, fu deciso che se quest’ultimo avesse ottenuto presso il Sacro Regio Consiglio la sentenza a favore, la metà delle robbe recuperate vada in beneficio del medesimo Signor Giacinto, e l’ altra metà debba essere vincolata a favore di quella cappella da erigersi; nel caso in cui il Jovino non avesse voluto proseguire detta lite, la potevano seguitare le sue eredi e la metà delle robbe recuperate dovevano andare anco in loro beneficio, e l’altra metà con le condizioni suddette, legate alla chiesetta da erigersi; infine, nel caso in cui le sorelle non volevano seguitare detta lite, la poteva seguire la Venerabile Confraternita di S. M. Visita Poveri, nel modo e forma come sopra Don Carlo aveva disposto. Lasciò, poi, alla signora Angela Jovino fu Agostino cinque ducati all’anno da pagarnosi da dette mie heredi durante la vita di detta Signora, per amore, e per il grande affetto che ne aveva conosciuto. Nel caso della morte delle due sorelle senza testamento e senza figli, Don Carlo fece attestare che la sua casa, col giardino ed altre comodità andassero al Venerabile Oratorio di S. M. de Visita Poveri, però havendo qualche necessità, che ne possino disponere a loro arbitrio, e volontà. In ultimo il testatore conferma esecutori del testamento le dette sue sorelle, alle quali concesse la potestà e facoltà di potere eseguire, e mandare in effetto il presente suo testamento, e quanto in esso si contiene, giusta sua serie, contenuto e tenore. L’atto notarile, comunque, continuò ancora con un lungo repertorio in cui il testatore asseriva di dover conseguire determinate somme in ducati da Pietro Angelo Boccia, dagli eredi di Francesco Caputo e di Leone Caputo, da Giovanniello Bifulco e Fabio Bifulco, Domenico Parise. Dichiarò, infine, di esser debitore a Lorenzo d’Ambruosi, alias Scamardo, di carlini diecisette, e grana 7 ½ in circa, per resto di prezzo di robbe da me prese nella sua bottega, quali voglio li siino subito sodisfatti. Quando tutto sembrò finito, il notaio fu di nuovo interpellato il 17 novembre dello stesso anno dalle sorelle del defunto sacerdote. Questa volta, la presenza del notaio Iugliano era legata allo scopo di procedere ad un inventario preciso e fedele di tutte le cose che non erano state inserite nel precedente testamento – tra cui quadri di santi, tovaglie, lenzuola, mobili, sedie e cosi via. In particolare i quadri, il cui elenco è meritevole di essere riportato:
Un quadro di palmi 2, e 4 (il palmo napoletano corrisponde a 0,26 cm) con l’effigie di Nostro Signore con la croce in collo; un altro quadro di palmi 3, e 4 con l’effigie della Santissima Concettione; un altro di palmi 3, e 4 con l’effigie della Beata Vergine delle Gratie; un altro con l’effigie di San Giovanni de Capistrano di palmi 2, e 3; un altro di palmi 2, e 3 con l’effigie di San Nicola; un altro simile di Sant’Antonio con il bambino in braccio; un altro simile con l’effigie di San Giovanni; un altro simile con Nostro Signore che dorme; un altro con San Francesco Saverio con cornice negra con fresilli (piccoli fregi) indorati di palmi 1, e 2; un altro simile con l’effigie di San Lorenzo; un altro simile con l’effigie di Santa Dorodea; quattro quadrilli piccoli con cornice negra.Parete con cimeli dei Bifulco al Vaglio
Da premettere che prima della morte prematura di Don Carlo, avvenuta all’età di circa 50 anni, le due donne avevano già stipulato un testamento con il notaio Matteo Parisi, sempre di Ottaviano, donando al fratello tutti li loro beni ad titulum patrimonii; questa donazione da parte di terzi andava a costituire un valido complesso di beni appartenenti all’ordinando ed erano alla base della sua ordinazione sacerdotale e del suo mantenimento vita natural durante, come spiega l’ing.Giuseppe Tesauro, storico e profondo conoscitore dei testi notarili e delle sue formule. Con la morte di don Carlo veniva meno quel principio di sostentamento e le sorelle, in un certo qual modo, si sentirono defraudate dei loro averi e mossero una vera e propria protesta e contestazione morale nei confronti del fratello morto, che si concluse addirittura con una supplica al Vescovo di Nola, Mons. Daniele Scoppa O.F.M., affinché le assolvesse e le abilitasse dal giuramento prestato in occasione della donazione dei loro beni al loro defunto fratello. Desta curiosità il motivo della supplica, ma ciò non deve meravigliarci, perché i beni patrimoniali erano entrati, ormai, nella piena e assoluta proprietà della Chiesa, ma ciò non frenò il vicario a concedere questa autorizzazione quoniam juramentum non debet esse vinculum iniquitatis, sed praesidium veritatis.Albero genealogico – ramo Pascariello
Una vittoria straordinaria arrivata in pieno recupero che fa sognare e che conferma il buon momento dei granata in piena crescita dal punto di vista del gioco e dei risultati. Infatti salgono a tre le vittorie consecutive. Lo stadio Iorio si riconferma fortino inviolabile: tra le mura amiche il Real Casalnuovo ha collezionato solo successi, ben cinque. Onore al Locri che ha sperato fino alla fine nel pareggio.
Mister Raffaele Esposito sorride per il recupero quasi completo dei suoi (all’appello mancano per infortunio Bucolo e Cappelli), il Locri invece deve fare i conti con ben 4 squalificati. Al quinto minuto solita discesa sulla sinistra di Piga che va al tiro ma la palla finisce alta. In un paio di occasioni il Locri si porta a ridosso dell’area di rigore difesa da Rossi ma non trova il guizzo giusto per tentare la conclusione. Real Casalnuovo un po’ schiacciato nella propria metà campo ma gara tutto sommato equilibrata. Al 20′ ancora pericoloso il Locri con Morrone sulla destra che cerca Cuzzilla sul secondo palo, tiro fuori misura. Dopo un minuto prima azione pericolosa dei granata sugli sviluppi di un calcio d’angolo: Sosa di testa alto. Al 23′ arriva il vantaggio del Real, azione sulla sinistra palla che arriva a Dore che non fallisce e porta a 4 le marcature personali. Al 30′ punizione dal vertice basso dell’area sinistra di Bonavita, mischia in area e tiro di Vivacqua che si infrange sulla traversa. Capovolgimento di fronte. Fallo in area e rigore per il Locri. Dagli undici metri si presenta Marsico che realizza il pari. Al 32′ è 1-1. Si rivede il Real Casalnuovo al 38′ con Reginaldo al centro che serve sulla sinistra Carnevale: il suo tiro è di poco alto sulla traversa.
Nella ripresa al 7′ occasione sprecata per i padroni di casa con Carnevale che recupera palla e dalla sinistra si invola verso l’area, va al tiro, sulla ribattuta c’è Vivacqua che non approfitta. Al 20′ Carnevale si infila in area serve Vivacqua il suo tiro mette in difficoltà Lanziani che si salva. Ancora Carnevale pericoloso, la palla arriva a Reginaldo che va al tiro di poco fuori. Mister Esposito effettua tre cambi che si riveleranno indovinati: fuori Dore, Vivacqua e Reginaldo per Ruggiero, Sarno e Pinna.
Al 26′ il neo entrato Ruggiero dalla distanza prova il colpo della domenica ma la palla che sembra poter impensierire Lanziani finisce fuori. Al 27′ il tiro di Ouattara dalla distanza non preoccupa Rossi che va in presa sicura. Al 39′ bell’azione orchestrata dal Real Casalnuovo: la palla arriva a Pezzi che scarica una bordata dai 30 metri che si infrange sulla traversa. Assalto granata che non si accontenta del pareggio. Il Locri invece sì. Sarno con le sue giocate mette in seria difficoltà la retroguardia calabrese e al 44′ si procura una punizione dal limite ribattuto in corner. Sul successivo corner Marsico viene ammonito per fallo ed altro calcio di punizione dal limite per il Real. Sugli sviluppi della punizione arriva il gol di Carnevale ma l’arbitro annulla per fuorigioco. Nei minuti di recupero arriva finalmente la meritata svolta: al 50′ Sarno ancora pericoloso si procura il calcio di rigore. Pinna implacabile e freddo realizza per il definitivo 2-1. Scoppia la gioia allo stadio Iorio di Casalnuovo. Un’altra partita emozionante e intensa per gli uomini di Esposito al sesto posto in classifica. Prossima gara in trasferta contro la Sancataldese.
REAL CASALNUOVO – LOCRI 1909 2-1 (1-1)
REAL CASALNUOVO: Rossi, Piga, Dore (23’ st Ruggiero), Reginaldo (23’ st Pinna), Carnevale, Sosa, Pezzi, Galizia (4’st Croce), Buchicchio (38’ st Dicorato), Bonavita, Vivacqua (33’ st Sarno). A disposizione: Viola, Castellano, Camorani, Sgambati. Allenatore: Esposito
LOCRI 1909: Lanziani, Morrone, Aquino, Diakhate, Catalano (23’ st Bruzzese), Cuzzilla, Marsico, Bova (47’ st Coluccio), Greco, Barbosa (23’ st Outtara), Comito. A disposizione: Galea, Pappalardo, Marin, Rizzo. Allenatore: Panarello.
ARBITRO: Mazzer di Conegliano
ASSISTENTI: D’Ambrosio di Molfetta e Palazzo di Campobasso
MARCATORI: 23’ pt Dore (RC), 32’ pt rig. Marsico (L), 50’ pt rig. Pinna (RC)
AMMONITI: Buchicchio (RC), Catalano (L), Cuzzilla (L), Marsico (L), Bova (L), Greco (L), Barbosa (L)
MARIGLIANO – Ieri sera tra via Caliendo e via San Marcellino venivano segnalate delle fumarole che provenivano dal sottosuolo. La polizia locale di Marigliano interveniva sul posto subito ed interdiceva l’area e sollecitava un immediato intervento dei vigili del fuoco .
All’arrivo dei vigili del fuoco I richiedeva la presenza del tecnico comunale che prontamente interveniva sul posto. Iniziate le indagini la polizia locale di Marigliano appurava che pochi giorni prima si erano svolti nella zona indicata alcuni lavori sulla fibra da parte di una ditta sub appaltatrice che ripetutamente chiamata non si portava sul posto
Interveniva la compagnia del gas che scongiurava problemi legati alle condotte. Dalle indagini della polizia locale di Marigliano si appurava altresì che la ditta della fibra aveva proprio sul punto della fumarola colato cemento pochi giorni prima..
In assenza di un intervento dei tecnici reperibili venivano incaricati alcuni volontari della protezione civile per transennare l’area .
“Indagheremo su ogni aspetto – dichiara il comandante Nacar – per comprendere azioni e responsabilità e andremo a fondo anche su tutte le omissioni. Fortunatamente si è scongiurato un pericolo ben più grave”
Nella prima partita dell’undicesima giornata, il Napoli vince a Salerno per 0-2 e si consolida in zona Champions, complice la sconfitta dell’Atalanta contro l’Inter; inoltre il tonfo del Milan contro l’Udinese permette agli azzurri di avvicinarsi al terzo posto. Convincente è stata la prestazione in fase offensiva, con lampi di bel gioco: la presenza di Raspadori, in luogo di Osimhen, consente di sfruttare maggiormente l’abilità nello stretto degli attaccanti e di aprire gli spazi per gli inserimenti loro e di Zielinski. Ancora una volta si esalta il tiro da fermo dell’81, capace sempre di coordinarsi al meglio per calciare in modo potente e preciso.
Invece, nonostante il clean sheet (il quarto stagionale), la difesa continua a non dare sicurezza, facendo sempre percepire di poter subire gol da un momento all’altro. Dunque è sull’equilibrio che Garcia deve lavorare, in particolare sulla distanza tra centrocampo e difesa, che sono spesso troppo lunghi tra loro, soffrendo le incursioni di chi va ad inserirsi tra le linee: queste sbavature si pagano a caro prezzo quando si incontra un avversario di calibro superiore, come dimostrato dalla partita contro il Real ad esempio.
Il prossimo appuntamento è mercoledì al Maradona contro l’Union Berlino, che bisogna necessariamente battere per ipotecare la qualificazione agli ottavi e arrivare più tranquilli alla sosta.
Sono stati notificati a sette persone. Tra l’loro c’è un dipendente dell’ufficio tecnico municipale. Il cinema Mediterraneo fu il primo passo dell’indagine
La magistratura sta dando un colpo di acceleratore all’inchiesta che ha condizionato gli equilibri politici di Pomigliano e non solo, l’inchiesta Piano Casa. Dopo tre anni di silenzi la procura di Nola ha infatti notificato i primi avvisi di garanzia relativi all’indagine che tra il 2020 e il 2021 portò al sequestro di numerosi cantieri edili per la costruzione di circa 300 nuovi appartamenti da realizzare in gran parte con permessi a costruire rilasciati dal Comune in base alla legge regionale Piano Casa durante la consiliatura 2015-2020 retta dal sindaco Raffaele Russo, poi rieletto alla guida della città dopo la prematura caduta del sindaco di centrosinistra Gianluca Del Mastro. La legge Piano Casa consentiva l’abbattimento e la ricostruzione di edifici in rovina e la realizzazione al loro posto di interi condomini residenziali con volumetrie aumentate del 35 % rispetto a quelle degli immobili abbattuti. Nel frattempo la procura di Nola ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini ai costruttori, ai tecnici e al funzionario dell’ufficio tecnico comunale coinvolti nel rilascio del permesso a costruire per l’abbattimento dello storico ex cinema Mediterraneo e la costruzione al suo posto di un grande condominio in pieno centro storico, nella cosiddetta zona A. Dovranno rispondere a vario titolo di abusivismo edilizio e falso in atto pubblico. Tutti reati che secondo il pubblico ministero Luca Pisciotta sono stati commessi in concorso.
Gli Avvisati
Gli “avvisati” sono l’amministratore unico della società costruttrice e la figlia, di Castello di Cisterna, un comproprietario dell’area del Cinema Mediterraneo, la progettista del condominio e direttrice dei lavori, di Pomigliano, la coprogettista, sempre di Pomigliano, il collaudatore e firmatario della perizia allegata al parere legale, pure lui pomiglianese, e il funzionario dell’ufficio tecnico del Comuno, responsabile del procedimento per la realizzazione del progetto immobiliare, di Napoli. Pisciotta contesta ai due costruttori, padre e figlia, comproprietari insieme a un altro soggetto indagato dell’area dell’ex cinema Mediterraneo, il primo cinema di Pomigliano, al tecnico progettista delle opere e direttore dei lavori, all’altro tecnico progettista, al collaudatore e al funzionario dell’ufficio tecnico comunale di aver realizzato una lottizzazione abusiva nella zona A in violazione della legge regionale Piano Casa attraverso più azioni e omissioni, commesse anche in tempi diversi, finalizzate allo stesso disegno criminoso: cementificare gonfiando a dismisura i volumi degli edifici da realizzare grazie ad espedienti volti ad aggirare leggi, norme e vincoli.
I Dettagli
Sempre a tutti gli indagati la procura contesta in particolare che sulla base di una perizia tecnica l’ex cinema Mediterraneo era stato classificato come edificio “diruto” (in rovina) nonostante, tutt’al più, potesse essere qualificato come “dismesso”, cosa che non ne avrebbe consentito l’abbattimento, come invece avvenne, nell’estate del 2020, per fare posto a un grande condominio di appartamenti residenziali mai realizzati a causa del sequestro operato in quel periodo dal comandante della polizia municipale, Luigi Maiello, sequestro poco dopo convalidato dal tribunale di Nola. Un condominio le cui dimensioni avrebbero beneficiato del premio volumetrico del 35 % rispetto ai volumi del cinema preesistente. Un premio consentito dalla legge Piano Casa. Inoltre, sempre in base a quanto contestato dall’accusa, i costruttori, i loro tecnici e il tecnico del Comune hanno consentito la formulazione di un permesso a costruire per un condominio di volumetria doppia rispetto a quella preesistente sfruttando norme esclusivamente relative agli edifici realizzati dopo il 1955 quando in realtà l’ex cinema Mediterraneo era registrato nel catasto storico del 1955 e quindi era stato realizzato prima di questa data. Ancora secondo l’accusa si contesta l’aumento illecito delle volumetrie del condominio che gli indagati volevano far costruire nonostante gli edifici preesistenti fossero stati in parte realizzati in assenza o in difformità del titolo abilitativo senza rilascio della concessione in sanatoria e nonostante fossero collocati in zona A ma privi del requisito di edifici costruiti o ristrutturati negli ultimi 50 anni, come invece prevede la legge Piano Casa.
Gli Altri Illeciti
Altre caratteristiche dell’immobile abbattuto omesse nel rilascio del permesso a costruire sono la sua mancata collocazione in “area urbana degradata”. Ai tecnici dei costruttori viene inoltre contestato il fatto di aver indotto in errore il funzionario dell’ufficio tecnico comunale responsabile del procedimento finalizzato al rilascio del permesso a costruire affermando falsamente che il cinema Mediterraneo fosse “diruto”. L’architetto progettista e direttore dein lavori e la sua collega coprogettista sono anche accusate di aver ulteriormente indotto in errore il funzionario dell’ufficio tecnico presentando al Comune altri falsi attestati. ,
Ercolano e Portici: Dalla finestra un forte odore. Carabinieri arrestano incensurato
Controlli a tappeto nelle strade di Ercolano e Portici con i carabinieri della compagnia di Torre del Greco che hanno setacciato le zone della movida e i locali di maggiore aggregazione giovanile.
Diverse le persone controllate ed identificate, perquisizioni a chiunque destasse sospetti e a finire in manette proprio un insospettabile.
Sono circa le 21 quando – durante i controlli – i militari stanno percorrendo via Casampora. I militari sono a piedi e vengono attirati da un forte odore. Dalla finestra di un appartamento non il profumo tipico della preparazione per il pranzo domenicale ma ben altro: marijuana. I Carabinieri bussano alla porta, ad aprire un operaio incensurato di 32 anni. Inizia la perquisizione che termina con la scoperta della droga. Nella credenza della cucina 360 grammi di marijuana contenuti all’interno di barattoli in vetro.
Droga ma non solo, in un armadio – utilizzato per l’essicazione della marijuana e fonte del forte odore che aveva raggiunto l’esterno dell’abitazione – 1 pistola lancia razzi calibro 22. L’arma e la droga sono state sequestrate. Indagini in corso da parte dei Carabinieri per ricostruire l’intera vicenda e accertare il ruolo ricoperto dall’incensurato.
L’arrestato è in attesa di giudizio.
Il comunicato del sindaco dopo le dimissioni dell’assessore De Rosa: la decisione avviene a seguito dell’arresto del marito. ACERRA – Nella serata di ieri l’assessore Maria De Rosa ha rassegnato le dimissioni dall’incarico in giunta. Le deleghe all’Urbanistica, Rapporti con l’associazionismo, Tutela del cittadino e dei consumatori, Sport e tempo libero, Abusivismo e Condono Edilizio, Catasto, Politiche giovanili e Forum dei Giovani conferite con decreto n.27 del 4 Agosto 2022, vanno al sindaco Tito d’Errico.
“Ringrazio l’assessore De Rosa per l’impegno profuso fin dal primo giorno della sua nomina in giunta e svolto sempre nell’interesse della collettività” sottolinea il sindaco d’Errico.
“La sua scelta – aggiunge il primo cittadino – rappresenta un gesto eticamente responsabile dal punta di vista personale e politico, in linea con un contesto amministrativo che fin dall’insediamento ha improntato la sua azione sul rispetto delle istituzioni e degli incarichi ricoperti. L’amministrazione comunale, consapevole che ogni persona è da ritenersi innocente fino a condanna passata in giudicato, plaude convinta al lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine che quotidianamente operano sul territorio a difesa dei cittadini e delle istituzioni”.
Il procedimento giudiziario penale si è chiuso definitivamente in tempi da record
Si è chiuso con il respingimento dell’istanza di appello da parte dei legali dell’omicida il processo sul barbaro assassinio di Simone Frascogna, lo studente di 19 anni ucciso a coltellate da una banda di giovani violentissimi nel centro di Casalnuovo, tre anni fa, la sera del 3 novembre 2020. La Cassazione ha infatti respinto la richiesta dei legali di Domenico Iossa, principale responsabile dell’omicidio, di dare il via all’udienza di appello dopo la condanna a 27 anni di reclusione inflitta in secondo grado (in primo grado Iossa aveva rimediato 30 anni).
L’ auto dell’assassino
Ma la chiusura definitiva del procedimento penale su questo atroce delitto coincide con un episodio che ha lasciato un po’ di amaro in bocca nei parenti della vittima. Questo perché il tribunale ha disposto la restituzione dell’auto sequestrata a Iossa dopo il suo arresto. Si tratta della vettura dalla quale I’omicida scese insieme ai suoi due complici minorenni per andare a uccidere Simone Frascogna, su un marciapiede del centralissimo corso Umberto di Casalnuovo. Il gesto crudele scaturì da una lite per futili motivi, dal “solito”, banale quanto ormai micidiale “sguardo di troppo”. “L’auto dell’omicida non sarà confiscata – spiega l’avvocato della parte civile, Antonio Pelliccia – perché la magistratura ha spiegato che è intestata alla mamma di Iossa. La vettura è stata restituita a lei”.
I Complici
I due complici di Domenico Iossa, entrambi di Casalnuovo e minorenni all’epoca dei fatti contestati, sono stati condannati in via definitiva rispettivamente a 7 e a 10 anni. Iossa, fratello di un noto pregiudicato del traffico di stupefacenti, è della vicina Pomigliano. Quando uccise Frascogna aveva 18 anni. Tolse la vita allo studente diciannovenne con nove coltellate al torace. Simone Frascogna in quel tragico frangente stava tentando di salvare un suo amico dall’aggressione dei tre giovani violentissimi. Intanto i due complici di Iossa sono in semilibertà. Iossa invece è in carcere. L’auto sequestrata all’assassino la sera dell’omicidio, una Smart ForFour nuova di zecca, è stata restituita alla famiglia dell’omicida perché era intestata alla madre. La vettura quindi non sarà confiscata. Adesso però inizia un’altra battaglia legale, quella per il risarcimento. I legali della famiglia di Simone hanno annunciato che almeno sperano di poter ricorrere al fondo per le vittime di violenza in caso di insolvibilità da parte dell’imputato.
La Messa
Ieri sera intanto si è svolta, nella chiesa Maria Santissima dell’Annunziata, a Casalnuovo, una messa in suffragio di Simone, tre anni esatti dopo la sua morte. La messa è stata celebrata da don Tonino Palmese alla presenza dei genitori, dei parenti e degli amici della giovane vittima. Tutta la città ancora piange la figura di quel giovane coraggioso, ucciso nel tentativo, riuscito, di salvare un suo amico dalla folle aggressione di una banda di coetanei cresciuti nella violenza.
Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del comune di Somma VesuvianaFernando Tommasello(Vice Presidente Nazionale dell’UNPLI, Unione Nazionale Pro Loco Italia e delegato UNESCO) : “Ho personalmente chiesto la presenza del Presidente della Pro Loco di Somma Vesuviana, Francesco Mosca, perchè sia un modello da esportare anche in altre realtà”.
Lo scavo ha restituito importanti testimonianze delle fasi più antiche della vita della Villa. La rete ProLoco – Comune è un modello anche nell’attività promozionale.
Antonino La Spina (Presidente Nazionale dell’UNPLI) : “Il rapporto con le Amministrazioni Comunali è fondamentale, importante la sinergia come nel caso di Somma Vesuviana”.
Luigi Barbati (Presidente UNPLI Napoli) : “A Paestum è stato scritto un capitolo importante perchè per la prima volta, un Presidente di una ProLoco della provincia di Napoli, partecipa alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum”.
Francesco Mosca, (Presidente della Pro Loco di Somma Vesuviana) : “Risultati davvero importanti possibili grazie a tutto lo staff di volontari, agli archeologi, al Comune. Una rete che sta dando la possibilità di un futuro importante a Somma Vesuviana”.
Andrea De Rita, (Responsabile Advisory Cultura dell’Istituto di Credito Sportivo) : “Disponibili a supportare gli enti nel finanziamento della riqualificazione dell’area”.
Salvatore Di Sarno (sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano) : “Siamo dinanzi ad un sito archeologico che darà la possibilità a Somma Vesuviana di avere un indotto turistico”.
Antonio De Simone – archeologo: “Venuti alla luce ambienti precedenti all’eruzione del 79 d.C. ma anche anfore. E’ una scoperta importante”.
Mario De Iuliis (Consigliere Nazionale delle ProLoco) : “L’Italia ha ben 58 siti Unesco, il più alto. Siti che dobbiamo promozionare e salvaguardare. I siti archeologici, come quello di Somma Vesuviana sono attrattori turistici di una potenza micidiale e noi coinvolgiamo operatori turistici per portare turisti sul territorio”.
“Sono soddisfatto di avere ospite, alla nostra conferenza, presso la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, la Pro Loco di Somma Vesuviana e il Comune di Somma Vesuviana che ha anche sostenuto le aperture e ritengo che siamo dinanzi ad un modello. Ho personalmente chiesto la presenza del Presidente della Pro Loco di Somma Vesuviana, Francesco Mosca, perchè sia un modello da esportare anche in altre realtà. Le Pro Loco fanno tante cose, ma non ci preoccupiamo di comunicare ciò che facciamo. Invece adesso il paradigma sta cambiando. Il lavoro che fa la Pro Loco è un lavoro eccelso e va tutelato anche nel futuro, riconoscendo ai volontari un ruolo che non è quello di guida ma di animatori del territorio e della cultura del territorio”.Lo ha affermato Fernando Tommasello, Vice Presidente Nazionale dell’UNPLI, Unione Nazionale Pro Loco Italia e delegato UNESCO.Il modello Somma Vesuviana è stato applaudito alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.
“Un grandissimo plauso alla ProLoco di Somma Vesuviana, nella valorizzazione e nella riscoperta, nella fruizione della splendida Villa Augustea che rappresenta un’eccellenza per tutta la Campania. Il lavoro così attento, legato alla valorizzazione del patrimonio culturale che, oggi abbiamo potuto esprimere al meglio alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico – ha affermato Antonino La Spina. Presidente Nazionale dell’UNPLI – ha rappresentato al meglio il lavoro che i volontari stanno facendo. Un plauso fortissimo a Mosca ma anche a tutta la struttura che sta lavorando, a tutti i volontari e che sia da esempio per tutte le realtà in ambito nazionale, perchè la valorizzazione nasce da esperienze come quella di Somma Vesuviana. Il rapporto con le Amministrazioni Comunali è fondamentale, importante la sinergia come nel caso di Somma Vesuviana”.Ma ecco il modello Somma Vesuviana dove da 22 anni è in corso la missione archeologica internazionale, sotto la guida dell’Università di Tokyo. Le scoperte sono sensazionali.
“Siamo dinanzi a molteplici risultati concentrati in pochi giorni ma frutto di costanza, di lavoro, di passione da parte della Pro Loco, dell’Amministrazione Comunale di Somma Vesuviana, dell’Università di Tokyo, del Suor Orsola Benincasa. Nelle scorse settimane il rinvenimento di ambienti antecedenti il 79 d.C., poi il record di 2050 visitatori in sole 9 ore ed infine la nostra prima volta alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum. Qualcosa si sta muovendo, cresce sempre più l’attenzione per il sito archeologico Villa Augustea di Somma Vesuviana, nel napoletano. E’ la dimostrazione è che con l’impegno e con il volontariato è possibile fare tanto. Con i ragazzi dell’obiezione civile stiamo facendo qualcosa di bello per i ragazzi ma anche per tutta la comunità. In 22 anni sono venute alla luce statue di epoca augustea in ambienti che non sono di epoca augustea, ma anche celle vinarie, affreschi importanti, pavimenti mosaicali. Venuta alla luce la stratificazione geologica dell’eruzione del 472 d.C. ma adesso è venuta alla luce anche l’eruzione del 79 d.C. e in queste ultime settimane, lo scavo ha fatto emergere due ambienti antecedenti il 79 d.C. rilanciando l’ipotesi che possa esserci, ad un piano inferiore, una villa di epoca augustea. Somma Vesuviana è una miniera di gioielli. La Villa Augustea – ha affermato Francesco Mosca, Presidente della Pro Loco – è uno dei tanti. Probabilmente la cultura e il turismo saranno il futuro di questa terra. Lo dicono i numeri mai registrati in 20 anni di aperture. In due giorni abbiamo avuto u mare di presenze, un fiume di gente, turisti provenienti da ogni parte della nostra regione e non solo. Ben 915 visitatori nelle 4 ore e 30 di apertura, il giorno 7 Ottobre e altri 1135 visitatori, nelle sole 4 otre e 30 del giorno 8 Ottobre”.
L’Istituto di Credito Sportivo apre ad una possibile collaborazione.
“L’Istituto Credito Sportivo finanzia da circa 60 anni lo sport ma negli ultimi anni finanzia anche le attività culturali, la riqualificazione e la tutela del patrimonio culturale italiano. Il Credito Sportivo potrebbe accompagnare gli enti locali, nella riqualificazione del sito archeologico di Somma Vesuviana – ha dichiarato Andrea De Rita, Responsabile Advisory Cultura dell’Istituto di Credito Sportivo – sia in termini di finanziamento, sia di ricerca di altra finanza ma anche nella proggettazione mettendo intorno ad un tavolo gli enti e gli specialisti del settore, del marketing, del partenariato pubblico e privato ma anche nella ricerca della finanza alternativa”.Siamo in presenza di uno scavo importante con missione archeologica internazionale a guida giapponese.
“E’ venuta alla luce una stanza dove abbiamo trovato anfore precedenti all’eruzione del 79 d.C. e dunque adesso abbiamo la certezza che la Villa emersa a Somma Vesuviana, costruita 100 anni dopo l’eruzione del 79, aveva avuto una vita più antica e quindi viveva già al momento dell’eruzione del 79 d.C. – ha affermato l’archeologo Antonio De Simone – ed è un fatto molto importante. Lo scavo è ora in corso e quando arriveremo al pavimento di questa stanza capiremo qualcosa in più”.
Promozione del patrimonio archeologico – culturale del Comune di Somma Vesuviana.
“Grazie ad un’attività capillare e ai risultati acquisiti dallo scavo, siamo dinanzi a risultati senza precedenti. Ogni strada potrebbe essere valutata per arrivare alla piena valorizzazione e riqualificazione dell’area archeologica, del sito Villa Augustea che non finisce mai di sorprendere – ha dichiarato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano – e ad esempio risalgono a qualche settimana fa le ultime scoperte importanti. Sono state portate alla luce stanze di epoca antecedente al 79 d.C. ma questo sito ci descrive, racconta la vita svoltasi anche dopo il 79 d.C. , ma è anche un sito dove è possibile ammirare un’edificio coperto dall’eruzione del 472 d.C., mentre un altro è stato coperto dall’eruzione del 79 d.C. e vedere pavimenti mosaicali, affreschi, statue. La stessa tradizione del canto popolare di Somma Vesuviana, affonderebbe radici profonde e di epoca romana. Le ultime scoperte hanno riaperto scenari davvero inimmaginabili che aprirebbero all’ipotesi dell’esistenza della villa imperiale di Augusto”.ProLoco di Somma Vesuviana, la prima ProLoco di un comune della Provincia di Napoli ad essere alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum.
“Oggi si scrive un capitolo importante – ha dichiarato Luigi Barbati, Presidente Unpli Napoli – perchè per la prima volta, un Presidente di una ProLoco della provincia di Napoli, partecipa alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum. Mosca ha narrato le bellezze di Somma Vesuviana. Il tutto è avvenuto sotto la benedizione del Vice Presidente Nazionale dell’UNPLI che è anche delegato UNESCO”.Il turismo archeologico sarà un grande traino per l’indotto economico del territorio.
“L’Italia ha ben 58 siti Unesco, il più alto. Siti che dobbiamo promozionare e salvaguardare. I siti archeologici, come quello di Somma Vesuviana – ha affermato Mario De Iuliis, Consigliere Nazionale delle ProLoco – sono attrattori turistici di una potenza micidiale e noi coinvolgiamo operatori turistici per portare turisti sul territorio”.
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