Sanità, Auriemma (M5S): “Campania fuori dal piano di rientro, ora nuova fase”

Riceviamo e pubblichiamo “L’uscita della Regione Campania dal piano di rientro sanitario rappresenta un risultato storico, atteso da anni dai cittadini campani. Un traguardo che segna l’inizio di una nuova fase, nella quale sarà finalmente possibile programmare con maggiore efficacia investimenti, rafforzare il personale sanitario, ammodernare strutture e tecnologie e garantire servizi più vicini ai bisogni delle persone”. Lo dichiara l’onorevole Carmela Auriemma, coordinatrice provinciale del Movimento 5 Stelle di Napoli e vicecapogruppo alla Camera. “È doveroso riconoscere il grande lavoro svolto in questi mesi, che ha consentito di raggiungere un obiettivo così significativo. Un plauso va al Presidente Fico, che ha guidato con determinazione questo percorso, e alla Direzione Generale per la Salute della Regione Campania per l’impegno costante e concreto dimostrato”. “Questo risultato – prosegue Auriemma – non è un punto di arrivo ma un nuovo punto di partenza. Ora si apre una stagione decisiva per il rilancio della sanità campana: dalla medicina territoriale al rafforzamento della rete ospedaliera, fino alla riduzione delle disuguaglianze nell’accesso alle cure”. “Il nostro impegno – conclude Auriemma – sarà quello di accompagnare questo percorso, affinché le risorse e le nuove opportunità si traducano in servizi più efficienti, tempi di attesa ridotti e una sanità pubblica sempre più forte, equa e vicina ai cittadini”.

Somma Vesuviana, la statua della Madonna di Castello ritorna al suo santuario

Nella cornice solenne della Pasqua, la comunità di Somma Vesuviana si prepara a vivere un momento di intensa spiritualità e partecipazione collettiva: il ritorno della statua della Madonna di Castello al suo santuario.
Dopo mesi di accurati interventi di restauro, eseguiti sotto la supervisione della Soprintendenza di Napoli e dell’ufficio beni culturali della Diocesi di Nola, l’antica effigie mariana torna a essere simbolo vivo di fede e identità per il territorio sommese.
L’evento, promosso dai parroci e dal clero cittadino, si inserisce nel clima di gioia della Pasqua , invitando fedeli e cittadini a partecipare a una celebrazione che unisce tradizione religiosa e patrimonio culturale.
La celebrazione eucaristica sarà presieduta da Pasquale Capasso, vicario generale della diocesi, e si terrà mercoledì 8 aprile 2026 alle ore 17:30 presso la Chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore, al Casamale.
Al termine della funzione, prenderà avvio la tradizionale processione che accompagnerà la statua della Madonna fino al santuario di Castello, in un percorso carico di devozione popolare, canti e preghiere. Un momento che rinnova un legame profondo tra la comunità e la propria storia, rafforzando il senso di appartenenza e continuità.
Il ritorno della Madonna di Castello non rappresenta soltanto la conclusione di un restauro, ma si configura come un vero e proprio rito collettivo, capace di coniugare fede, arte e memoria in un’unica, significativa celebrazione.

Sant’Anastasia, colpì alla testa bimba di 10 anni durante stesa, condannato in via definitiva

  Sant’Anastasia, colpì alla testa bimba di 10 anni durante stesa, condannato in via definitiva a 11 anni e otto mesi. Il legale: “Mentalità camorristica da estirpare”. Borrelli: “Pene esemplari per criminali senza scrupoli”   Condannato in via definitiva a 11 anni e otto mesi dalla Corte d’Appello di Napoli il giovane che nel 2023 a Sant’Anastasia durante una stesa sparando all’impazzata colpì alla testa una bimba di dieci anni, salvata poi al Santobono, insieme al padre, ferito al polso, e alla madre, raggiunta all’addome da due proiettili. La Cassazione ha rigettato i motivi del ricorso dell’imputato. “Si è concluso definitivamente un vergognoso processo. Giovani violenti e fuori controllo, il più delle volte cresciuti in famiglie malavitose, come anche in questo caso, ricorrono senza scrupolo all’uso delle armi. L’episodio di Sant’Anastasia è sovrapponibile ai delitti dei giovanissimi Giògiò, musicista ucciso a piazza Municipio, e di Francesco Pio Maimone, freddato nella zona degli chalet di Mergellina. C’è una mentalità camorristica che va assolutamente estirpata, aggravata dal metodo mafioso alla base di queste violenze”, lo ha dichiarato l’avvocato Paolo Cerruti, legale della famiglia della bimba. “Pene esemplari per i giovani che ripercorrono le orme delle famiglie camorristiche e malavitose da cui provengono. A Sant’Anastasia si è rischiato l’eccidio di un’intera famiglia. Chi cresce in ambienti violenti troppo spesso incarna gli stessi valori dei genitori. In certi casi è necessaria la revoca della patria potestà ai genitori che non sono in grado di fornire dei buoni esempi ai figli, vittime inconsapevoli di meccanismi delinquenziali. A questi ragazzi andrebbe data l’opportunità di crescere in ambienti sani”, lo ha detto Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi Sinistra.

Incidente ad Ottaviano nella notte: due auto si scontrano in centro

Tragedia sfiorata ad Ottaviano, dove nella notte due auto si sono scontrate in modo molto violento. L’incidente è avvenuto in via Pentelete verso le 2.30 circa, quando nel pieno del silenzio della notte i residenti della zona di Ottaviano sono stati svegliati di soprassalto da un tonfo violentissimo.  La dinamica non è ancora chiara: pare che le due auto coinvolte si siano scontrate frontalmente, anche se non è chiaro il motivo. Una delle due auto, una smart a due porte è andata in pezzi mentre la ragazza che era alla guida si è ritrovata fuori dall’auto in stato di shock. Nessuno è in pericolo di vita nonostante il violentissimo impatto, solo un forte spavento per i ragazzi coinvolti nell’incidente. Sul luogo sono arrivate le forze dell’ordine e i soccorsi poco dopo, con i medici che hanno prestato le prime cure.  La strada di via Pentelete si è subito riempita di persone, alcuni amici e parenti dei guidatori e residenti della zona che hanno allertato i soccorsi. La viabilità è stata bloccata per diverso tempo poiché la smart si trovava proprio al centro della carreggiata piena di detriti dei vetri rotti e di pezzi della carrozzeria persi dopo lo scontro tra le due vetture. L’auto è sta poi rimossa da un carro attrezzi alcune ore dopo, lasciando libero il passaggio per questa mattina.

Marigliano, beccati dalle telecamere a sporcare la città

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  Ancora un intervento tempestivo della Polizia Locale di Marigliano contro il fenomeno dell’abbandono illecito dei rifiuti. Determinante, ancora una volta, il ruolo della videosorveglianza, che ha consentito di individuare in tempi rapidi il responsabile di uno sversamento segnalato da un cittadino. I fatti risalgono alla giornata di ieri, quando una segnalazione ha portato all’attenzione del Comando un deposito irregolare di rifiuti in via Isonzo. L’intervento è stato immediato: l’operatore addetto al sistema di videosorveglianza ha avviato le verifiche, analizzando le immagini registrate nella zona interessata. Nel giro di poco tempo è stato possibile risalire all’autore dello sversamento. Si tratta di un cittadino proveniente da un altro comune, che aveva abbandonato rifiuti lungo la strada, causando anche disagi al servizio di raccolta. La presenza dei materiali, infatti, aveva impedito alla ditta incaricata di svolgere regolarmente le operazioni di ritiro. Un’azione rapida e mirata che conferma l’efficacia del sistema di controllo attivo sul territorio. “Sono interventi importanti – ha dichiarato il Comandante Nacar – perché il sistema di videosorveglianza è ormai presidiato in maniera costante e consente di reprimere quasi subito le condotte vietate”. Il contrasto agli illeciti ambientali rappresenta una priorità per l’amministrazione, che punta sempre più su strumenti tecnologici per prevenire e sanzionare comportamenti scorretti. Proprio in questa direzione si inserisce il recente potenziamento della rete di controllo: nei giorni scorsi è stato installato un nuovo impianto di videosorveglianza in via Rapillo, che entrerà in funzione già dalla prossima settimana. Un ulteriore passo avanti nella tutela del territorio e nel contrasto agli incivili, con l’obiettivo di garantire maggiore decoro urbano e rispetto delle regole.

Somma Vesuviana, Nocerino si presenta: “Mi candido a sindaco con il coraggio delle idee”

Riceviamo e pubblichiamo  

Si è tenuto ieri sera, al Luxury Royal Bar di via Aldo Moro, il primo appuntamento pubblico con cui Peppe Nocerino ha ufficializzato la propria candidatura a sindaco di Somma Vesuviana in vista delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio.

Un incontro partecipato, pensato come “prologo” di un percorso politico e amministrativo che punta ad aprire una nuova fase per la città.

Prima dell’intervento di Nocerino hanno preso la parola quattro amici, che hanno voluto raccontare pubblicamente il profilo umano e professionale del candidato, restituendo ai presenti il tratto di una figura conosciuta per serietà, competenza e impegno civile.

Nel suo intervento, Nocerino ha scelto di mettere al centro il tema del coraggio, indicandolo come il presupposto necessario per affrontare una stagione complessa per Somma Vesuviana. “Mi candido a sindaco perché conosco questa città, i suoi problemi ma anche le sue opportunità. Mi candido con coraggio, senza aver bisogno di permessi, ma con la forza delle idee”, ha affermato, lanciando anche un messaggio chiaro sul terreno politico: la disponibilità a costruire alleanze e convergenze attorno a un progetto serio e credibile per il governo della città.

Ampio spazio è stato dedicato alla situazione economico-finanziaria dell’ente. Nocerino ha parlato di un dissesto finanziario ormai alle porte, legandolo a un “caos contabile” che, a suo dire, è figlio diretto del caos politico degli ultimi anni. Un allarme che il candidato ha ricordato di aver sollevato da tempo nel suo ruolo di consigliere comunale di minoranza, incarico che ricopre dal 2021. “Avevamo avvertito per tempo ciò che stava maturando. Oggi quella preoccupazione è sotto gli occhi di tutti. Noi vogliamo creare le condizioni per fare finalmente chiarezza e per uscire dal caos contabile secondo le regole e nel pieno rispetto delle procedure”, ha detto.

Nel corso della serata, Nocerino ha anche ripercorso le tappe del proprio cammino politico e amministrativo, rivendicando un’idea di governo fondata su affidabilità e concretezza. “Si vince davvero se sai amministrare, se fai quello che hai promesso, se riesci ad avere un ruolo per la città e non soltanto una funzione di potere”, ha sottolineato, richiamando la necessità di una visione condivisa e di una proposta capace di andare oltre gli schieramenti tradizionali.

Da qui l’appello rivolto alla città, ai professionisti, alle energie civiche e alla cittadinanza attiva, chiamati a contribuire alla costruzione del programma. Un programma che, nelle intenzioni di Nocerino, dovrà nascere dall’ascolto e dal confronto, con un’attenzione particolare al rapporto con le nuove generazioni. Centrale, in questo senso, il riferimento a un vero e proprio patto generazionale con i giovani, considerati una risorsa decisiva per il futuro di Somma Vesuviana.

Competenza, metodo, organizzazione: sono queste le parole chiave indicate dal candidato come bussola del proprio impegno. “La competenza per me non è uno slogan, ma un metodo di lavoro e uno stile di vita”, ha detto Nocerino, rilanciando l’idea di un progetto amministrativo costruito insieme alla comunità.

Tra i temi indicati come prioritari per i prossimi mesi ci sono le scuole, la vivibilità urbana e la ripresa degli investimenti in città. Questioni che, secondo Nocerino, dovranno tornare al centro dell’agenda pubblica per restituire a Somma Vesuviana prospettiva, ordine amministrativo e fiducia.

Inseguimento nel Vesuviano, la fuga finisce nel cortile dei carabinieri

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  Una fuga incredibile, conclusa nel modo più paradossale possibile: direttamente dentro una caserma dei Carabinieri. È quanto accaduto a San Sebastiano al Vesuvio, dove due giovani sono stati fermati dopo aver rubato un’auto e tentato una disperata fuga. Tutto è iniziato nel tardo pomeriggio, quando Antonio Pignetti e Carmine Liberti si sono impossessati di una Fiat 500X parcheggiata lungo la strada. Il colpo, però, è durato pochissimo. Una pattuglia dei Carabinieri ha intercettato il veicolo sospetto e ha imposto l’alt, ma i due hanno scelto di non fermarsi, dando il via a un inseguimento. La corsa si è interrotta bruscamente in una strada senza uscita. A quel punto i due hanno abbandonato l’auto e hanno proseguito la fuga a piedi, cercando di far perdere le proprie tracce. Nel tentativo di scappare, hanno scavalcato una recinzione, convinti di essersi messi al sicuro. In realtà, si erano introdotti nel cortile della caserma dei Carabinieri forestali. Lì sono stati immediatamente bloccati dai militari presenti e raggiunti poco dopo dai colleghi che li stavano inseguendo. Per entrambi sono scattate le manette con l’accusa di furto. Un errore clamoroso, reso ancora più evidente dal fatto che l’edificio fosse chiaramente riconoscibile, anche grazie alla luce del giorno. Non si tratta, però, di un episodio isolato. I due erano già finiti nei guai pochi giorni prima per un furto simile, conclusosi con uno schianto contro un muro dopo aver dimenticato il bloccasterzo inserito. I precedenti sono numerosi: denunce per possesso di strumenti atti allo scasso, arresti per furti d’auto e altri tentativi falliti negli ultimi anni. Una sequenza di episodi che racconta una “carriera” segnata da colpi mal riusciti e finali sempre sfavorevoli.

La leadership che sale: quando la comunicazione parte dal basso e trasforma il vertice

Questo articolo mostra come la “comunicazione che sale” possa cambiare decisioni, carriera e cultura aziendale, anche quando i capi non sono subito pronti ad ascoltare. Un ribaltamento di prospettiva che distingue il semplice dipendente da chi diventa, di fatto, un leader riconosciuto.    Avevo appena pubblicato l’articolo della settimana scorsa e la mia mente – mentre guidavo andando verso Napoli – vagava in riflessioni che riguardavano la leadership, la comunicazione, il lavoro in generale, i processi e le relazioni che crea, comporta, talvolta estremizza. E così, vagando, ho deciso di scrivere cambiando il paradigma, cambiando lo schema che ci vuole osservatori della comunicazione solo da parte di chi guida, quando, di fatto, così non è. E allora mi saprete dire voi, se le osservazioni fatte vi sono state di ausilio.   Per anni abbiamo raccontato la comunicazione aziendale come un flusso lineare e discendente: dal leader al team, dal titolare ai collaboratori, dal vertice alla base operativa. Manuali, corsi e best practice si sono concentrati su come i manager possano essere più chiari, empatici, persuasivi. Tutto corretto, tutto necessario. Ma incompleto.   C’è una dimensione meno esplorata, eppure decisiva: la comunicazione che sale. Quella dei dipendenti verso i leader. Quella che attraversa la piramide in direzione opposta. Quella che, se ben gestita, non solo migliora il clima aziendale, ma contribuisce in modo concreto alle decisioni strategiche. Invertire il punto di vista non è un esercizio teorico: è un atto di maturità organizzativa. Significa riconoscere che la leadership non è una posizione, ma una competenza diffusa. E che ogni professionista, indipendentemente dal ruolo, può esercitarla attraverso la qualità della propria comunicazione.   Oltre il mito del leader solitario Nell’immaginario collettivo, il leader è colui che guida, decide, parla. È la voce autorevole che indica la direzione. Ma nelle organizzazioni contemporanee, sempre più complesse e interconnesse, questa visione è limitante. Le decisioni migliori nascono da un confronto autentico, da informazioni che circolano, da feedback che arrivano anche – e soprattutto – da chi vive quotidianamente i processi operativi. In questo scenario, il dipendente non è un semplice esecutore, ma un osservatore privilegiato, un sensore attivo, un contributore di valore. Eppure, molti collaboratori rinunciano a comunicare verso l’alto. Perché? Timore di esporsi; paura del giudizio; sensazione di non essere ascoltati; mancanza di strumenti comunicativi adeguati. Qui entra in gioco un concetto chiave: la responsabilità comunicativa individuale. Non possiamo controllare sempre l’apertura del leader, ma possiamo migliorare la qualità del nostro messaggio.  

Comunicare verso l’alto: una competenza strategica

La comunicazione verso il vertice non è improvvisazione. È una competenza che richiede: chiarezza, sintesi, consapevolezza del contesto, capacità di leggere le priorità aziendali, intelligenza emotiva. Non si tratta di “parlare al capo”, ma di costruire un dialogo efficace con chi prende decisioni. Chi padroneggia questa competenza compie un salto qualitativo: smette di essere solo un ruolo operativo e diventa un attore strategico. Il primo passo: capire come pensa il leader Per comunicare in modo efficace verso l’alto, è fondamentale uscire dalla propria prospettiva e adottare quella del leader. Un titolare o un manager vive quotidianamente sotto pressione, con: responsabilità economiche scadenze stringenti necessità di prendere decisioni rapide gestione di più variabili contemporaneamente; ciò significa che il tempo e l’attenzione sono risorse limitate. Un errore frequente dei dipendenti è comunicare in modo: prolisso o poco focalizzato; emotivamente carico, ma poco strutturato. Un messaggio efficace verso il vertice, invece, è: sintetico orientato alla soluzione supportato da dati o esempi concreti allineato agli obiettivi aziendali  

Dalla lamentela alla proposta: il cambio di paradigma

  Uno dei passaggi più trasformativi riguarda il modo in cui vengono portati i problemi. Comunicazione inefficace “Questo processo non funziona, perdiamo un sacco di tempo.” Comunicazione efficace “Ho notato che il processo X ci fa perdere circa 3 ore a settimana. Ho pensato a un’alternativa che potrebbe ridurre i tempi del 30%. Posso mostrarti come?” La differenza è enorme. Nel primo caso: si genera frustrazione si trasferisce il problema si chiede implicitamente al leader di risolvere. Nel secondo: si porta consapevolezza si offre una soluzione si dimostra proattività. Qui emerge il concetto centrale: il dipendente che comunica così sta già esercitando leadership.

Leadership comunicativa: un comportamento, non un titolo

Essere leader nella comunicazione significa assumersi la responsabilità del messaggio, del tono e dell’impatto. Vediamo alcune situazioni concrete. Scenario 1: dare un feedback al proprio responsabile Situazione delicata: il capo ha preso una decisione che ha creato inefficienze nel team. Approccio inefficace: evitare il confronto parlarne con i colleghi (lamentela orizzontale) accumulare frustrazione Approccio efficace: “Ho osservato gli effetti della decisione X sul team. In particolare, abbiamo avuto queste difficoltà… Mi chiedevo se possiamo valutare insieme un’alternativa che mantenga l’obiettivo ma migliori l’operatività.” Cosa succede qui? si evita il giudizio si portano fatti si propone collaborazione. Questa è leadership. Scenario 2: chiedere un aumento o una promozione Molti professionisti affrontano questo momento con disagio o improvvisazione. Errore comune: “Lavoro qui da tanto, credo sia giusto un aumento.” Comunicazione strategica: “Negli ultimi 12 mesi ho contribuito a questi risultati concreti… Ho anche sviluppato queste competenze. Vorrei confrontarmi con te sulla possibilità di un’evoluzione del mio ruolo e della mia retribuzione, in linea con il valore generato.” Qui il focus è: valore risultati crescita. Non richiesta emotiva, ma argomentazione professionale. Il ruolo dell’intelligenza emotiva Dire la cosa giusta nel momento sbagliato è, spesso, equivalente a non dirla affatto. Un professionista evoluto sa quando: intervenire in una riunione chiedere un confronto individuale attendere un momento più opportuno. Questa è una forma avanzata di leadership. Il coraggio di esporsi C’è un elemento imprescindibile: il coraggio. Comunicare verso l’alto significa esporsi, uscire da una posizione di comfort, accettare il rischio di non essere accolti. Ma il silenzio ha un costo: idee non espresse problemi non risolti crescita bloccata. Al contrario, chi comunica in modo efficace: aumenta la propria visibilità costruisce credibilità diventa un punto di riferimento.
Quando il leader non ascolta Tema realistico e spesso scomodo. Non tutti i leader sono aperti al confronto. Non tutte le organizzazioni favoriscono la comunicazione bidirezionale.
In questi casi, il professionista ha tre possibilità: Adattare il proprio stile trovare modalità più efficaci per farsi ascoltare; costruire alleanze interne condividere idee con altri interlocutori influenti; valutare il contesto capire se l’ambiente consente crescita o meno. La comunicazione è potente, ma non onnipotente. Serve anche lucidità nel leggere il sistema. Dalla comunicazione alla reputazione interna Ogni interazione contribuisce a costruire la percezione che gli altri hanno di noi. Un dipendente che: comunica in modo chiaro porta soluzioni si esprime con rispetto e sicurezza viene percepito come: affidabile competente potenzialmente leader. Questa reputazione è un asset invisibile, ma determinante. Spesso le opportunità non nascono solo dalle performance tecniche, ma dalla capacità di comunicarle. La comunicazione come leva di carriera Molti professionisti restano bloccati non per mancanza di competenze, ma per scarsa capacità di comunicarle. Chi sa comunicare verso l’alto: rende visibile il proprio contributo influenza decisioni accelera il proprio percorso. Non si tratta di “farsi notare” in modo superficiale, ma di portare valore in modo consapevole e strategico. Allenare la competenza Come ogni abilità, anche questa si può sviluppare. La crescita passa dalla consapevolezza. Una nuova cultura organizzativa Quando la comunicazione verso l’alto diventa diffusa, cambia l’intera organizzazione. Si crea: maggiore trasparenza migliore qualità delle decisioni più coinvolgimento senso di responsabilità condivisa. Il leader non perde potere: lo moltiplica. E i dipendenti non “invadono” il suo ruolo.    

Risanamento e rilancio a Napoli: un’operazione di eccellenza firmata da un team di professionisti

Napoli, 12 marzo 2026 – In un contesto economico complesso e spesso caratterizzato da difficoltà strutturali per le imprese del commercio al dettaglio, si distingue una brillante operazione di risanamento aziendale che rappresenta un caso concreto di successo nell’applicazione degli strumenti previsti dal Codice della crisi d’impresa.
Si è infatti concluso positivamente il percorso di ristrutturazione di una rilevante realtà commerciale attiva in Campania nei settori dell’elettronica di consumo, elettrodomestici, informatica, telefonia e prodotti per la casa. Un’azienda radicata sul territorio, con una rete di punti vendita e un significativo impatto occupazionale, che oggi guarda al futuro con rinnovata solidità.
Il risultato – formalizzato con l’omologazione del concordato preventivo in continuità diretta da parte del Tribunale di Napoli – è il frutto di un lavoro altamente qualificato sotto il profilo giuridico, finanziario e strategico. Determinante è stato il consenso espresso dalla Golden Class, dall’Agenzia delle Entrate e dagli altri creditori, a conferma della credibilità e della sostenibilità del piano presentato.
Ma ciò che rende particolarmente rilevante questa operazione è la sua capacità di coniugare rigore tecnico e visione industriale. Il piano ha infatti consentito di garantire la continuità aziendale, mantenendo attivi sette punti vendita e salvaguardando circa 150 posti di lavoro, evitando così un impatto sociale significativo sul territorio.
Al centro di questo successo vi è il lavoro sinergico di un team di professionisti che ha saputo gestire con competenza e precisione una procedura complessa, valorizzando appieno gli strumenti normativi disponibili, in particolare quelli previsti dagli articoli 112 e 88 del Codice della crisi d’impresa.
L’operazione è stata guidata dal dott. Francesco Giordano, advisor finanziario, che ha coordinato la strutturazione del piano e l’equilibrio economico-finanziario dell’intervento. Al suo fianco, l’avv. Carmine Romano, advisor legale, ha curato gli aspetti giuridici della procedura, assicurando il corretto utilizzo degli strumenti normativi e il dialogo con gli organi della procedura.
Fondamentale anche il contributo del team dello Studio Francesco Giordano Commercialisti – composto dalla dott.ssa Lina Aliperta, dalla dott.ssa Angelica Capasso e dal dott. Giuseppe Maiello – che ha supportato ogni fase dell’operazione con un approccio analitico, rigoroso e orientato al risultato.
Questa operazione rappresenta un esempio virtuoso di come competenze multidisciplinari, visione strategica e utilizzo efficace delle normative possano trasformare una situazione di crisi in un’opportunità di rilancio.
In un panorama in cui troppo spesso le crisi aziendali si traducono in chiusure e perdita di posti di lavoro, il caso napoletano dimostra invece che esistono percorsi alternativi, capaci di preservare valore economico e sociale.
Un risultato che non solo restituisce prospettive a un’impresa e ai suoi lavoratori, ma che rafforza anche la fiducia nel sistema degli strumenti di regolazione della crisi e nel ruolo determinante dei professionisti che li applicano con competenza ed efficacia.

Somma, tra tradizione e nutrizione: le avventure di Nonno Gigi

Somma Vesuviana. Riceviamo e pubblichiamo:  “Le gustose avventure con Nonno Gigi” è un racconto illustrato che porta bambini e famiglie nel cuore delle tradizioni vesuviane, tra orti, vigneti e profumi di campagna. Attraverso le stagioni, Nonno Gigi guida i nipoti Fabio e Laura – con il cagnolino Ciciniello – tra leggende, riti antichi e mestieri, trasformando i gesti quotidiani in insegnamenti di vita. Al centro ci sono la memoria delle comunità vesuviane, il rispetto della terra, la trasmissione dei saperi e dei valori che rischiano di perdersi. Le ricette della cucina locale e i principi della Dieta Mediterranea diventano parte integrante del racconto. In appendice, un ricettario curato dalla nutrizionista Filomena Castaldo presenta le preparazioni ai ragazzi con un linguaggio semplice, ma rigoroso, arricchito da notazioni scientifiche sui valori nutrizionali e nutraceutici degli alimenti. Un libro che vuole divertire ed educare allo stesso tempo, un prezioso scrigno di tradizioni e consigli. Il libro si arricchisce anche di un messaggio profondo e attuale: il tempo condiviso in famiglia, fatto di ascolto, gesti semplici e ritualità quotidiane, rappresenta una vera forma di cura e prevenzione. Coltivare relazioni sane e momenti di convivialità consapevole aiuta infatti a costruire un rapporto equilibrato con il cibo e con se stessi, contribuendo a prevenire disturbi e fragilità emotive. Un libro che vuole divertire ed educare allo stesso tempo, diventando un prezioso scrigno di tradizioni, affetti e buone abitudini per il benessere delle nuove generazioni.
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