Poi, dopo il primo sorso, commenta: “Caspita, chesto è cafè…ciucculata. Vedete quanto poco ci vuole per rendere felice un uomo: una tazzina di caffè presa, tranquillamente, qua fuori…con un simpatico dirimpettaio”. Quello di Eduardo non è il caffè del mattino: è il caffè del primo pomeriggio, “dopo quell’oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato”. Ma non c’è molta differenza: è importante che il caffè venga sorbito al primo risveglio, perché come scriveva Domenico Rea, nel 1973, “un uomo che non ha bevuto la sua brava tazza di caffè al mattino è privo di linfa vitale: di qualcosa di essenziale. E’ un uomo inerme. Non potrebbe competere con una persona che ha bevuto il caffè. Sorbito il caffè, spunta subito un altro atteggiamento verso le difficoltà della vita. Finalmente essa sembra possibile, aggirabile, conquistabile. Un uomo diventa attivo e fattivo”. Gli dava ragione Luciano De Crescenzo, che, nell’introduzione di “Mondo caffè”, scriveva: “Anziché scendere seguendo il consueto percorso di qualsiasi bevanda, il caffè sale, piano piano, si sistema nel cervello e resta lì, solleticandolo di tanto in tanto come un piacevole ricordo”.
E’ l’effetto che il caffè fa sulla donna nel quadro di Bresciani: lei legge e ricorda. Amara è la riflessione che Pino Daniele sviluppa nella sua canzone “’na tazzulella ‘e café”.Scrisse Michele Sergio nel 2018: ““Na tazzulella ‘e cafè e maje niente ce fanno sapé”, esordisce Pino che, senza mezzi termini, censura il mal costume dei potenti di mantenere nell’ignoranza la popolazione, concedendo alla stessa solo quel poco (la metaforica tazzina di caffè) già , però, sufficiente a tenerla, per così dire, a bada, in una condizione sì di malessere diffuso ma, fatalisticamente, accettato: E nuje tirammo ‘nnanze, cu ‘e dulure ‘e panza e invece ‘e ce ajutà , ce abbòffano ‘e cafè”. Chi sa cosa scriverebbe oggi, il grandissimo Pino. Quanto siano importanti nel rito mattutino della “tazzulella” il “caffettiere” e il barista l’ho capito vedendo in azione, nel bar “Abbate” a Piazzolla di Nola, l’artista del caffè e Alina, la “direttrice” del banco. Ma torneremo sull’argomento.
Riflessioni sul rito della “tazzulella ‘e café” a Napoli: da F. Mastriani a Pino Daniele
Poi, dopo il primo sorso, commenta: “Caspita, chesto è cafè…ciucculata. Vedete quanto poco ci vuole per rendere felice un uomo: una tazzina di caffè presa, tranquillamente, qua fuori…con un simpatico dirimpettaio”. Quello di Eduardo non è il caffè del mattino: è il caffè del primo pomeriggio, “dopo quell’oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato”. Ma non c’è molta differenza: è importante che il caffè venga sorbito al primo risveglio, perché come scriveva Domenico Rea, nel 1973, “un uomo che non ha bevuto la sua brava tazza di caffè al mattino è privo di linfa vitale: di qualcosa di essenziale. E’ un uomo inerme. Non potrebbe competere con una persona che ha bevuto il caffè. Sorbito il caffè, spunta subito un altro atteggiamento verso le difficoltà della vita. Finalmente essa sembra possibile, aggirabile, conquistabile. Un uomo diventa attivo e fattivo”. Gli dava ragione Luciano De Crescenzo, che, nell’introduzione di “Mondo caffè”, scriveva: “Anziché scendere seguendo il consueto percorso di qualsiasi bevanda, il caffè sale, piano piano, si sistema nel cervello e resta lì, solleticandolo di tanto in tanto come un piacevole ricordo”.
E’ l’effetto che il caffè fa sulla donna nel quadro di Bresciani: lei legge e ricorda. Amara è la riflessione che Pino Daniele sviluppa nella sua canzone “’na tazzulella ‘e café”.Scrisse Michele Sergio nel 2018: ““Na tazzulella ‘e cafè e maje niente ce fanno sapé”, esordisce Pino che, senza mezzi termini, censura il mal costume dei potenti di mantenere nell’ignoranza la popolazione, concedendo alla stessa solo quel poco (la metaforica tazzina di caffè) già , però, sufficiente a tenerla, per così dire, a bada, in una condizione sì di malessere diffuso ma, fatalisticamente, accettato: E nuje tirammo ‘nnanze, cu ‘e dulure ‘e panza e invece ‘e ce ajutà , ce abbòffano ‘e cafè”. Chi sa cosa scriverebbe oggi, il grandissimo Pino. Quanto siano importanti nel rito mattutino della “tazzulella” il “caffettiere” e il barista l’ho capito vedendo in azione, nel bar “Abbate” a Piazzolla di Nola, l’artista del caffè e Alina, la “direttrice” del banco. Ma torneremo sull’argomento.
Napoli, prototipo auto esplosa in tangenziale: sei persone a processo
Al via il processo a gennaio 2026. Nell’incidente morirono due persone.
Lo scoppio di un’auto prototipo sulla tangenziale, i pm: «Progetto fallimentare portato avanti per esigenze di budget»
Dovranno rispondere, a vario titolo, di omicidio colposo i sei indagati che oggi, a Napoli, sono stati rinviati a giudizio dal giudice Ambra Cerabona nell’ambito del procedimento giudiziario sul grave incidente avvenuto sulla Tangenziale di Napoli, il 23 giugno 2023, quando una Volkswagen prototipo prese fuoco per poi esplodere causando il decesso della 66enne ricercatrice dell’istituto motori del Cnr Maria Vittoria Prati e del tirocinante di 25 anni Fulvio Filace. Il dibattimento prenderà il via il prossimo 20 gennaio.Napoli, dedicata a James Senese la Fiera dei Presepi di San Gregorio Armeno
La cerimonia di apertura della Fiera dei Presepi di San Gregorio Armeno venerdì 14 novembre sarà dedicata a James Senese.
La statuina di James Senese e i Napoli Centrale
La cerimonia inaugurale della Fiera, organizzata dall’associazione “Le botteghe di San Gregorio Armeno, presieduta da Vincenzo Capuano, e dall’associazione artigianale arte presepiale di San Gregorio Armeno, presieduta da Samuele Marigliano, con la collaborazione dell’architetto Gabriele Casillo, sarà dedicata a James Senese, uno dei più grandi musicisti napoletani del XX e XXI secolo. Verrà realizzata un statuetta di James, a quanto si apprende, da donare a un rappresentante del gruppo storico dei Napoli Centrale, la leggendaria band di cui faceva parte anche Pino Daniele. Ancora da definire il programma completo ed il parterre degli ospiti. Tra gli invitati, a quanto filtra, ci sarebbe anche Tullio De Piscopo, batterista e cantautore, nonché altro mostro sacro della musica partenopea. Invitate al taglio del nastro, ovviamente, anche tutte le istituzioni cittadine.E’ morto Peppe Vessicchio: il maestro del Festival ci lascia a 69 anni
La musica italiana perde una delle sue voci più autorevoli. Peppe Vessicchio, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra noto al grande pubblico soprattutto per le sue apparizioni al Festival di Sanremo, è morto oggi all’età di 69 anni. Era ricoverato presso l’ospedale San Camillo di Roma, dove era stato posto in cura a causa del peggioramento di una polmonite interstiziale.
Un percorso artistico che ha lasciato il segno
Nato a Napoli il 17 marzo 1956, Giuseppe “Beppe” Vessicchio ha attraversato oltre quarant’anni di musica italiana firmando arrangiamenti, direzioni d’orchestra e produzioni che hanno accompagnato la storia della canzone nel nostro Paese. Per anni la sua figura è stata una presenza familiare sul palco dell’Ariston: elegante, misurato, riconoscibile. Un simbolo di competenza e dedizione alla musica, capace di accendere sentimenti e ricordi in milioni di spettatori.
Un progetto rimasto in sospeso
Nonostante la fama e gli anni di carriera, Vessicchio non aveva mai smesso di cercare nuove forme espressive. Per il 2026 era prevista la partenza di un tour teatrale, Ecco che incontro l’anima, realizzato insieme al cantautore Ron. Un lavoro pensato come cammino narrativo e sonoro attraverso la dimensione più intima della musica, ora interrotto dalla sua scomparsa.
La notizia lascia un vuoto nel mondo culturale e musicale italiano: il ricordo del maestro resta nelle melodie che ha diretto e nell’eco delle emozioni che ha saputo far nascere.
Voci e visioni. La regione che perde i suoi figli: perché lo spopolamento deve entrare al centro del dibattito elettorale
Stalking e autodenuncia: “Se non mi arrestate, uccido mia moglie”
Pomigliano d’Arco, inaugurata nuova sala studi della Biblioteca comunale
Inaugurata una nuova sala studi della Biblioteca comunale Imbriani Poerio di Pomigliano d’Arco (Napoli), all’interno del complesso della Distilleria, uno degli spazi più rappresentativi della vita culturale cittadina.
L’apertura, fanno sapere dal Comune, fortemente voluta dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Raffaele Russo, rappresenta “un’importante azione di sostegno alla cultura cittadina”, offrendo a studenti e cittadini un luogo moderno, silenzioso e accessibile per lo studio e la ricerca. La gestione della biblioteca è affidata alla Fondazione Officina delle Culture. “Con questa inaugurazione vogliamo ribadire il nostro impegno per la crescita culturale della città e per la valorizzazione del patrimonio pubblico. La cultura è un investimento nel futuro di Pomigliano e la Biblioteca deve essere la casa del sapere per tutti”. Sono queste le parole di Elvira Romano, assessore al Patrimonio e alle Fondazioni, che ha ringraziato la Fondazione Officina delle Culture per l’impegno costante. Sulla stessa linea il vicesindaco Domenico Leone, il quale ha sottolineato che “Pomigliano ha bisogno di luoghi in cui i giovani possano studiare, confrontarsi e costruire insieme il proprio futuro. Questa sala studio è un passo importante in quella direzione”. Per l’assessore alla Cultura, Giovanni Russo, l’inaugurazione “è il segno concreto di una città che vuole tornare a credere nei propri spazi culturali. Offrire strumenti e ambienti adeguati allo studio significa rafforzare la coesione e la consapevolezza della comunità”. “Siamo orgogliosi di contribuire alla rinascita culturale della città – ha affermato invece il presidente della Fondazione Officina delle Culture, Francesco Cristiani – Questa sala studio è il frutto di un lavoro condiviso tra istituzioni e cittadinanza”.Il “Día de los Muertos” arriva in Campania: nuove date all’Umoya
Riceviamo e pubblichiamo
Dopo il successo delle prime giornate, l’evento più colorato dell’autunno torna all’Ecoparco del Mediterraneo di Castel Volturno con nuovi appuntamenti venerdì 31 ottobre e sabato 1, domanica 2, sabato 8 e domanica 9 novembre.
Dopo il grande successo delle prime date, il “Día de los Muertos” torna all’Umoya – Ecoparco del Mediterraneo di Castel Volturno – per un nuovo ciclo di appuntamenti che trasformeranno la Campania in un piccolo Messico. Le repliche dell’8 e 9 novembre, precedute dagli eventi del 31 ottobre e dell’1-2 novembre, promettono di rinnovare la magia di un festival che ha conquistato migliaia di visitatori, tra famiglie, curiosi e appassionati di cultura latinoamericana.
L’evento, patrocinato dal Consolato del Messico e dalla Comunità messicana di Napoli, è una celebrazione immersiva che unisce arte, musica e spiritualità. Gli altari colorati, i profumi e le melodie dei Mariachi accompagnano un percorso emozionale dedicato al ricordo dei propri cari e alla gioia della vita. Dal 31 ottobre al 2 novembre, l’atmosfera del Día de los Muertos si farà ancora più magica: tra danze, luci e performance ispirate alla cultura messicana, il pubblico vivrà l’essenza autentica di questa antica celebrazione. Non mancheranno gli stand di cucina tipica, i mercatini artigianali, i dj set, i laboratori creativi e le attività per bambini, in un’atmosfera che fonde perfettamente tradizione e innovazione. Il format, ideato e prodotto da Materya, è frutto della collaborazione con Umoya, location incastonata tra natura e lago, simbolo di un’eleganza sostenibile e contemporanea. Il lavoro di Nucleo Studio, che da tre anni cura identità visiva, brand design e campagne di comunicazione del festival, ha contribuito a fare del “Día de los Muertos” un appuntamento riconosciuto e amato in tutta la Regione.Comunicazione e autostima: un legame potente
Il dialogo interiore: la chiave nascosta dell’autostima
Quando parliamo di comunicazione, tendiamo a pensare immediatamente alle parole che scambiamo con gli altri. Ma esiste una forma di comunicazione ancora più potente e pervasiva: quella che intratteniamo con noi stessi. Il dialogo interiore, quella voce costante nella nostra mente che commenta, giudica e interpreta ogni esperienza, è probabilmente il fattore più determinante nella costruzione della nostra autostima. Secondo uno studio condotto dalla dottoressa Kristin Neff dell’università del Texas, il modo in cui parliamo a noi stessi influenza direttamente i nostri livelli di stress, ansia e benessere generale. La ricerca ha dimostrato che le persone con un dialogo interiore compassionevole mostrano una resilienza significativamente maggiore di fronte alle sfide e mantengono livelli di autostima più stabili nel tempo.Linguaggio: il potere delle parole che scegliamo
Il linguaggio che utilizziamo nel nostro dialogo interiore non è neutro: plasma letteralmente la nostra realtà. Ogni parola porta con sé un carico emotivo e crea una specifica risposta neurologica nel nostro cervello. Quando ripetiamo continuamente frasi negative, attiviamo circuiti neurali che rafforzano quelle convinzioni, creando quello che i neuro scienziati chiamano neuro plasticità negativa.Trasformazione linguistica: esempi pratici
Situazione professionale: Da: non ce la farò mai a completare questo progetto, sono un disastro A: questo progetto è impegnativo e sto imparando ad affrontare sfide complesse. Posso suddividerlo in parti gestibili Errore commesso: Da: sono un idiota, sbaglio sempre tutto A: ho commesso un errore che mi insegna qualcosa di importante per la prossima volta Confronto sociale: Da: lei è molto più brava di me, non valgo niente A: ognuno ha il proprio percorso e i propri tempi. Posso imparare dalla sua esperienza Paura del giudizio: Da: tutti penseranno che sono inadeguato A: non posso controllare i pensieri altrui, ma posso dare il meglio di me stesso Difficoltà relazionale: Da: nessuno mi apprezza veramente A: sto costruendo relazioni autentiche con persone che condividono i miei valori La differenza non è solo semantica: è una completa ristrutturazione cognitiva che apre possibilità invece di chiuderle.L’importanza del linguaggio costruttivo
Scegliere un linguaggio costruttivo e positivo non significa ignorare le difficoltà o sopprimere le emozioni negative. Al contrario, si tratta di riconoscerle e affrontarle con una mentalità aperta e orientata alla crescita. Questo approccio ci permette di trasformare le sfide in opportunità di apprendimento e di sviluppo personale. Praticare il linguaggio positivo nel dialogo interiore richiede consapevolezza e impegno. Può essere utile iniziare con piccole modifiche e osservare come queste influenzano il nostro stato d’animo e la nostra autostima. Con il tempo, le parole positive diventeranno una parte naturale del nostro vocabolario interiore, contribuendo a costruire una solida base di autostima.Il dialogo interiore è uno strumento potente che possiamo utilizzare per accrescere la nostra autostima.
Scegliendo consapevolmente un linguaggio positivo e misurando i nostri progressi, possiamo trasformare il modo in cui percepiamo noi stessi e affrontiamo le sfide quotidiane. Ogni parola che usiamo è un mattone nella costruzione della nostra identità; assicurati che siano mattoni solidi e positivi. Investire nel nostro dialogo interiore è un passo essenziale verso una vita più soddisfacente e realizzata.Auriemma (M5S): “Con Fico e Conte al fianco dei lavoratori Trasnova, nessuno può essere lasciato indietro”
—

