Il romanzo di Roberta Fausta Ilaria Visone è stato presentato da Anna Maria Napolitano e da Rosamaria Mughetto a San Giuseppe Vesuviano, nello studio culturale di cui la Mughetto è titolare. Quando ho letto l’opera, mi sono ricordato del quadro di Theo Van Rysselberghe “Donna allo specchio” e la stessa immagine si è delineata davanti al mio sguardo mentre la Napolitano, la Mughetto e l’autrice parlavano della storia di Siria.
Voglio essere sincero. Fino a qualche tempo fa mi consentivo di essere ironico sull’onda di romanzi che. sempre più vasta e rumorosa, sale, si allarga e sommerge i lidi e gli scogli del sistema culturale. Mi dicevo che la colpa è soprattutto dei siti, delle piattaforme, dei social network: confesso che anche io ho scritto un romanzo, ma poi ho preferito riporre, per ora, il testo nel cassetto e chiudere a chiave, e osservare a mente libera un mondo in cui il numero degli scrittori tende a superare quello dei lettori. Ma da qualche tempo ho incominciato a valutare la questione da un altro punto di vista. Mi ha aiutato la rilettura delle pagine in cui Zygmunt Bauman ha sapientemente descritto quei “processi di liquefazione” che hanno demolito le fondamenta dello spirito di comunità, ci hanno tolto tutti i punti di riferimento, tutti “gli scogli” a cui fosse possibile ancorare una chiara e salda visione del mondo e, dunque, ci hanno condannato alla precarietà assoluta.
Chi scrive romanzi – e quasi sempre sono romanzi di formazione, come questo della prof.ssa Visone – cerca di non farsi risucchiare dalla nebbia della banalità, di documentare il proprio desiderio di confrontarsi con la realtà, di dare chiara testimonianza di una verità assoluta: devo misurarmi con la realtà, per capire chi sono, devo capire chi sono per poter capire la realtà. E infatti la prof.ssa Visone ha dichiarato che molto importante per lei è stata la lettura di “Piccole Donne”, il romanzo di Louisa May Alcott e che il personaggio preferito è Jo March, l’eroina che combatte con coraggio la battaglia per essere sempre sé stessa. Come ha scritto Michela Vanon Alliata, il personaggio di Jo affascinò Simone de Beauvoir, che in “Memorie di una ragazza per bene”, dichiarò di essersi “identificata appassionatamente con Joe, l’intellettuale che aborre il cucito e i lavori domestici e sogna di leggere e scrivere”. Nel 2006 Sara, la protagonista del romanzo della Visone, frequenta l’ultima classe del Liceo e la sua vita, a scuola e in famiglia, non è facile: ha un rapporto conflittuale con le compagne di classe e la madre concentra tutta la sua attenzione sul piccolo Sandro, che è autistico.
Ma poi Sara incomincia ad accudire la prozia Rosa, e ha la fortuna di trovare e di iniziare a leggere il diario della zia con le cronache dei giorni terribili della seconda guerra mondiale, di Napoli devastata e bombardata. E così a poco a poco Sara riesce a congiungere la “strada” tracciata da quelle pagine con “la strada” segnata nelle note che lei scrive ogni giorno nel proprio diario, registrando amarezze, conflitti, sentimenti. Magistrale è la pagina in cui Sara spiega alla docente qual è lo stato della classe, quali sono i comportamenti di alcune compagne: pare che la docente non abbia visto e capito nulla, e che dunque abbia bisogno di ascoltare la lezione impartita dalla sua allieva. Non era facile scrivere un romanzo in cui il passato influisce sul presente attraverso le pagine di un diario: che fosse un tema difficile l’avevano già sperimentato Monica Gutierrez e Chiara Guidarini. La prof.ssa Visone tratta con sapienza il complesso argomento, e alla fine Sara può guardarsi allo specchio e dichiararsi certa, come la signora dipinta da Van Rysselberghe (immagine in appendice), del fatto che c’è completa corrispondenza tra lei e l’immagine riflessa: Sara ha conquistato la conoscenza di sé, e la conoscenza del mondo.
Non è facile scrivere un romanzo di formazione: il flusso delle riflessioni e il motivo- guida dell’indagine psicologica possono generare nel lettore stanchezza e noia. Ci dicono le impareggiabili relatrici, Anna Maria Napolitano e Rosamaria Mughetto che la Visone ha dedicato, alla composizione dell’opera, “tutta sé stessa” e un tempo lungo: possiamo dire che ha risolto ogni problema: il ritmo della prosa varia e si adatta ai passaggi dal passato al presente, dalla solitudine di Sara al suo quotidiano confronto con gli altri, dai momenti dello “stare” a quelli del “muoversi”. Lo stile della scrittrice muove la nostra percezione: nel descrivere i momenti della riflessione e della meditazione ella non trascura di disegnare i gesti e i moti del corpo, lo schema dei luoghi e, soprattutto, la presenza degli oggetti, molti dei quali “parlano” al personaggio e al lettore. E dunque non sono più oggetti, ma cose. Passi importanti dell’opera sono “costruiti” come scene di un film: e potremmo anche indovinare gli attori e i registi che suscitano l’ammirazione della scrittrice. Complimenti, prof.ssa Visone. Al prossimo romanzo.


