Salumiere ucciso a coltellate, rabbia ai funerali dopo il video del killer: “Vogliamo giustizia”

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Nel pomeriggio di oggi 11 febbraio si sono tenuti a Sarno i funerali del panettiere Gaetano Russo, ucciso a coltellate nella notte tra il 2 e il 3 febbraio

Il sindaco della città di Sarno, Francesco Squillante, ha proclamato lutto cittadino per la giornata di oggi con l’esposizione delle bandiere a mezz’asta presso Palazzo San Francesco.

Ha istituito anche, alle ore 15, un minuto di silenzio con sospensione delle attività commerciali e lavorative, momento in cui ha avuto inizio il rito funebre.

I funerali di Gaetano Russo, panettiere di 61 anni ucciso nella notte tra il 2 e il 3 febbraio a coltellate nella sua attività per difendere la figlia 19enne, si sono tenuti questo pomeriggio alle ore 15 presso il Duomo Episcopio di Sarno.

Le indagini sul caso non si fermano e anzi, continuano a far discutere e sconvolgere. In particolare, in questi momenti si parla di Andrea Sirica, l’uomo di 35 anni fermato con l’accusa di aver ucciso Gaetano Russo nel suo negozio.

Stando alle ultime informazioni, Sirica sarebbe stato trasferito in un altro istituto penitenziario in Campania e stessa sorte sarebbe capitata a suo fratello Daniele. Questo perché è stata diffusa sui social una foto dei due fratelli insieme, scattata all’interno di una cella del penitenziario di Salerno.

La foto, cancellata dopo poco, è diventata virale sul web, tanto da arrivare al deputato Francesco Emilio Borrelli che ha subito chiesto spiegazioni ufficiali sul perché due detenuti possano aver scattato una foto con un cellulare e averla pubblicata su un social.

È stata prontamente avviata un’indagine interna dalla direzione del carcere di Salerno ma questa vicenda ha riacceso la discussione sulla sicurezza negli istituti penitenziari e sull’introduzione illecita di oggetti, in particolar modo elettronici, che sono spesso oggetto di sequestri.

Sono anche emersi dettagli sull’omicidio. Stando ai primi risultati dell’autopsia, è emerso che il panettiere è stato colpito con 15 coltellate, alcune risultate fatali, soprattutto nella zona dell’addome. Dalle analisi è risultato che l’uomo sarebbe morto in tempi brevi.

Nelle prossime settimane arriveranno gli esiti definitivi dell’esame autoptico per chiarire con certezza la dinamica dell’aggressione ma, con il quadro delineato in questi giorni, si conferma la brutalità e l’aggressività dell’episodio che ha sconvolto la popolazione.

Pomigliano, trovato morto dopo 2 giorni di silenzio

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  POMIGLIANO D’ARCO. È stato trovato senza vita nella sua abitazione di via Doria un uomo di 71 anni che viveva da solo. Il dramma si è consumato nel silenzio di un appartamento del centro cittadino, dove il pensionato sarebbe deceduto da almeno un paio di giorni prima che qualcuno si accorgesse della sua assenza. A far scattare l’allarme è stato un vicino di casa, insospettito da alcuni dettagli insoliti: le luci dell’abitazione rimaste accese anche durante la notte e le ripetute telefonate rimaste senza risposta. Temendo che potesse essere accaduto qualcosa di grave, l’uomo ha contattato le autorità. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia Municipale di Pomigliano d’Arco che, dopo aver verificato l’assenza di segni di effrazione alla porta d’ingresso, hanno deciso di entrare nell’appartamento con l’ausilio del vicino. All’interno hanno rinvenuto il 71enne riverso a terra, ormai privo di vita. Immediato l’arrivo dei sanitari del 118, che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Il medico legale, dopo un primo esame esterno della salma, ha escluso la presenza di segni di violenza. La morte sarebbe sopraggiunta per cause naturali, con ogni probabilità a seguito di un arresto cardiaco. Per gli accertamenti di rito sono intervenuti anche i Carabinieri della locale stazione. In tarda serata è stata rintracciata una nipote dell’uomo, alla quale sono stati affidati gli effetti personali. La salma è stata messa a disposizione dei familiari per le esequie.

Scuolabus senza assicurazione fermato a Nola dalla Polizia Stradale

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NOLA – Proseguono i controlli della Polizia di Stato nell’ambito delle verifiche sui veicoli destinati al trasporto di persone, con particolare attenzione ai mezzi utilizzati per accompagnare studenti e pendolari. L’attività, finalizzata ad accertare il rispetto delle norme in materia di sicurezza stradale e la tutela dei passeggeri, ha riguardato nei giorni scorsi anche uno scuolabus impiegato per il servizio verso alcuni istituti del territorio.

Durante le operazioni di controllo, gli agenti hanno esaminato la documentazione del mezzo e verificato le condizioni amministrative previste dalla normativa vigente. Dagli accertamenti è emerso che lo scuolabus circolava senza regolare copertura assicurativa: la polizza, infatti, risultava scaduta nel gennaio 2026 e non era stata rinnovata.

Alla luce della violazione riscontrata, il personale del Distaccamento della Polizia Stradale di Nola ha disposto l’immediata sospensione del veicolo dalla circolazione, procedendo contestualmente al sequestro amministrativo. Il mezzo è stato quindi affidato in custodia allo stesso Ente comunale proprietario, che dovrà ora provvedere alla regolarizzazione della posizione assicurativa, stipulando un nuovo contratto e pagando la sanzione prevista.

L’intervento rientra in un più ampio programma di verifiche pianificato dalla Polizia Stradale su tutto il territorio, con controlli mirati ai servizi di trasporto collettivo e, in particolare, a quelli dedicati agli studenti. L’obiettivo è garantire che i mezzi destinati a trasportare minori rispettino pienamente le norme sulla sicurezza, sia dal punto di vista tecnico che amministrativo.

Le forze dell’ordine ribadiscono l’importanza del rispetto degli obblighi assicurativi e delle regole sulla circolazione, elementi fondamentali per assicurare viaggi sicuri e tutelare l’incolumità di tutti gli utenti della strada.

Il Napoli è tornato nelle condizioni migliori per raggiungere un obiettivo fondamentale

Così come contro la Cremonese nella stagione del terzo, ancora una volta l’errore dal dischetto di Lobotka condanna il Napoli all’eliminazione dalla Coppa Italia. Dopo l’uscita prematura dalla Champions, il trofeo è stato considerato come un obiettivo alla portata per migliorare il bottino di una stagione piuttosto travagliata fino a questo momento. In fin dei conti però, considerando la mole di infortuni e il cammino complesso, non è un’eliminazione che lascia eccessivamente l’amaro in bocca: il Como è un avversario decisamente ostico e, a differenza dell’anno scorso, la squadra non ha per niente snobbato la competizione, dando tutto. Rispetto alle altri rivali per la Champions, il Napoli ha adesso il vantaggio di giocare sempre una volta a settimana fino a maggio e non è cosa da poco, considerando anche com’è finita la passata stagione. La qualificazione alla Champions è probabilmente un obiettivo più importante rispetto alla Coppa Italia: sul piano economico serve a garantire la competitività del club ad alti livelli sul medio-lungo periodo, permettendo di spendere cifre maggiori sul mercato. In tal senso, un’altra risorsa importante sarà data dal recupero degli infortunati, che consentirà al mister di ruotare e cambiare le partite in corso d’opera.

Circumvesuviana, i pendolari: “Nessuna risposta dall’assessore regionale”

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Torna a salire la tensione attorno alla situazione delle linee della Circumvesuviana. Le associazioni che rappresentano i pendolari denunciano l’assenza di risposte da parte della Regione dopo la richiesta di un incontro urgente inviata nelle scorse settimane all’assessore ai Trasporti.

A firmare la nuova presa di posizione sono Enzo Ciniglio, portavoce del gruppo Facebook “No al taglio dei treni della Circumvesuviana”; Salvatore Ferraro, portavoce del gruppo Facebook “Circumvesuviana-Eav”; Marcello Fabbrocini, presidente del comitato civico Agostino Cifariello Ottaviano; Salvatore Alaia, presidente del comitato civico E(a)Vitiamolo Sperone.

“I pendolari – si legge in una loro nota – il mese scorso hanno chiesto un incontro urgente all’assessore regionale ai trasporti Mario Casillo per un confronto sulla situazione critica delle linee vesuviane.

Dal responsabile regionale dei trasporti, dopo le tante dichiarazioni, i comitati attendevano fiduciosi almeno un cenno, una risposta anche interlocutoria alla richiesta inviata. Purtroppo a tutt’oggi non è seguito nessun riscontro”.

Nel mirino dei comitati finisce ancora una volta la gestione del servizio ferroviario e le continue sospensioni legate ai test dei nuovi convogli.

“L’offerta di Eav sulle linee vesuviane peggiora di giorno in giorno, e le varie sospensioni del servizio ferroviario per i test dei treni nuovi esaspera ancora di più i viaggiatori.
Perché non farli di notte?”.

I rappresentanti delle associazioni chiedono un cambio di passo concreto e un cronoprogramma chiaro per uscire da quella che definiscono una fase di stallo ormai prolungata.

“Eav continua nella sua discutibile gestione – è il parere di Ciniglio, Ferraro, Fabbrocini e Alaia – e sembra che la politica regionale non riesca a porre freno, o quantomeno mettere giù un cronoprogramma vero con date certe, per uscire da queste sabbie mobili. I pendolari da quindici anni portano avanti la battaglia in difesa del diritto alla mobilità, allo sviluppo e alla crescita di tutti i territori serviti dalla linee vesuviane, rinnovando la richiesta di incontro urgente con l’assessore regionale ai trasporti Mario Casillo ed estendendo la stessa al presidente Roberto Fico. I pendolari chiedono risposte e rispetto. Non è più tempo di annunci ma di atti concreti”.

Somma Vesuviana, Laudato Sì: “La crisi politica è anche un fatto morale. Bisogna ricostruire fiducia e credibilità”

Scrivo come cittadino di Somma Vesuviana e come referente della Comunità Laudato Si’. Non per alimentare polemiche, ma perché il silenzio, in questa fase, sarebbe una colpa. A Somma Vesuviana non siamo davanti a una semplice difficoltà amministrativa. Siamo davanti a una crisi che ha assunto un valore morale e civile. Il Commissariamento Prefettizio non è un dettaglio tecnico né una parentesi neutra. È un atto straordinario dello Stato che certifica l’interruzione della normale vita democratica del Comune. Quando accade, una comunità dovrebbe interrogarsi seriamente su come si è arrivati fin lì, non minimizzare né archiviare in fretta. Le osservazioni della Corte dei Conti sul bilancio annuale e su quelli precedenti rafforzano questo interrogativo. Non sono opinioni, ma rilievi istituzionali su documenti fondamentali per la vita dell’ente. La gestione delle risorse pubbliche è gestione del bene comune. E il bene comune, quando viene indebolito, presenta sempre il conto ai cittadini, soprattutto ai più fragili. Dire «tanto non cambia nulla» in questo contesto non è realismo. È una forma di anestesia collettiva. È proprio nelle fasi di crisi che una comunità mostra il suo grado di maturità civica. Ed è significativo che, mentre il Comune attraversa una delle stagioni più difficili della sua storia recente, emergano nuove esperienze civiche come PER e 9 MARZO. Al di là dei giudizi politici, la loro nascita segnala una frattura: una parte della città non accetta più l’idea che tutto debba continuare come prima. Ignorare questi segnali significa non voler leggere la realtà. La prossima consiliatura non sarà chiamata a gestire l’ordinario, ma a ricostruire fiducia, credibilità e sostenibilità. Questo richiederà scelte difficili, trasparenza reale, capacità di dire la verità ai cittadini. Pensare che basti l’abitudine o il voto automatico è un errore che Somma Vesuviana non può più permettersi. La Comunità Laudato si’ non è neutrale davanti a tutto questo. Sceglie la parte della cura, della corresponsabilità, della partecipazione vigile. Perché, come ricorda Papa Francesco nella Laudato si’, «tutto è connesso»: conti pubblici, giustizia sociale, qualità della politica e futuro delle nuove generazioni camminano insieme. Per questo diciamo con chiarezza: la rassegnazione non è prudenza, il silenzio non è equilibrio, l’indifferenza non è innocente. Somma Vesuviana oggi ha bisogno di cittadini che pretendano, non che si adattino. Che partecipino, che si informino, che votino in modo responsabile. La partecipazione civica non è un disturbo: è l’ultima vera risorsa rimasta quando tutto il resto vacilla. La crisi è davanti a noi. Fingere che non ci riguardi sarebbe la scelta più comoda. E anche la più dannosa. Il Referente della Comunità Laudato si di Somma Vesuviana Avv. Vincenzo Nocerino

Boscoreale, al via la terza edizione del premio giornalistico nazionale “Carmine Alboretti”

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Riceviamo e pubblichiamo  

L’Associazione Giornalisti Vesuviani promuove la terza edizione del Premio Giornalistico Nazionale “Carmine Alboretti”, riconoscimento dedicato alla memoria del giornalista, saggista e vaticanista campano scomparso nel 2020, figura autorevole del panorama giornalistico nazionale e profondamente legata al territorio.

La cerimonia di premiazione si terrà sabato 21 febbraio 2026, alle ore 9.00, presso il Cine Teatro Minerva di Boscoreale.

Il premio sarà conferito al giornalista Massimo Corcione, già direttore di Sky Sport, per il suo contributo al racconto giornalistico dello sport e dei grandi eventi.  Originario di Torre Annunziata, Corcione è professionista di rilievo nazionale ma al tempo stesso espressione della tradizione giornalistica vesuviana. Un elemento, questo, particolarmente significativo per un riconoscimento che nasce proprio con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze giornalistiche del territorio, capaci di affermarsi su scala nazionale senza perdere il legame con le proprie radici culturali e sociali.

Il Premio nasce con l’obiettivo di valorizzare il giornalismo di inchiesta e di territorio, nel solco dell’impegno professionale e umano che ha caratterizzato l’attività di Carmine Alboretti. Un giornalismo fatto di presenza sul campo, capacità di analisi e attenzione alle comunità locali, elementi oggi più che mai centrali nella narrazione dei cambiamenti sociali, economici e culturali.

Nel corso degli anni il riconoscimento si è affermato come appuntamento di riferimento per il giornalismo campano e nazionale.

La prima edizione ha visto premiata la giornalista Rai Anna Scafuri, mentre la seconda edizione, svoltasi, è stata assegnata alla giornalista Adele Ammendola.

Anche per questa terza edizione il premio si inserisce in un contesto di formazione e aggiornamento professionale. La cerimonia si svolgerà infatti nell’ambito di un corso formativo dedicato al tema:

“Napoli capitale europea dello sport: comunicare i grandi eventi sportivi”, con il riconoscimento di crediti formativi per i giornalisti partecipanti.

Al corso, moderato dalla giornalista Mary Liguori, interverranno Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania; Gianfranco Coppola, vicepresidente nazionale USSI e vicecaporedattore Tgr Campania; Mario Zaccaria, presidente regionale USSI Campania; Vincenzo Marra, consulente CONI e docente della Scuola Regionale dello Sport; il giornalista e scrittore Giovanni Taranto.

Le conclusioni saranno affidate a Massimo Corcione.

Previsti inoltre i saluti del presidente dell’Associazione Giornalisti Vesuviani Antonio d’Errico e della presidente onoraria dell’associazione Maria Carotenuto, mentre i lavori della giornata saranno condotti dalla giornalista Gabriella Bellini, componente del direttivo dell’Associazione Giornalisti Vesuviani.

Il Premio “Carmine Alboretti” si conferma così come spazio di memoria attiva e laboratorio di futuro per il giornalismo, capace di tenere insieme radici territoriali e visione nazionale.

(FONTE FOTO: RETE INTERNET)

La tecnica di Anton Sminck Pitloo, il pittore che raffigurò nei suoi quadri la luce di Napoli

Parliamo in questo articolo di un quadro straordinario, “Veduta di Napoli dalla spiaggia di Mergellina” (cm.35×48), dipinto nel 1829, oggi nel Museo di Capodimonte. Questa spiaggia venne rappresentata dal pittore più volte, ma non ci sono due versioni uguali. “Infinite sono le varianti di scena, ma anche di luce cui bada Pitloo e che dimostrano come, almeno per lui, non si possa parlare di produzione seriale ad uso dei turisti” (Marina Causa Picone). Almeno per lui: lo stesso non si può dire né per i Palizzi, né per Vianelli e Carelli. Ma di questo parleremo in altri articoli, perché è mia intenzione scrivere a lungo della pittura napoletana.   Ricorderò brevemente che Anton Sminck Pitloo (1790- 1837), dopo aver studiato nella natia Olanda e a Parigi la tecnica di Turner e di Marius Granet, venne, nel 1811, a Roma e tre anni dopo si trasferì a Napoli, ospite del conte Gregorio Orloff, un diplomatico russo che aveva la passione per la pittura. I più importanti collezionisti napoletani compresero subito il genio dell’olandese e Luigi de’ Medici gli affidò la cattedra di “Paesaggio” presso il “Reale Istituto di Belle Arti”. Pitloo – che i Napoletani chiamavano Pitlò- tenne anche una “scuola” privata, frequentata da Giacinto Gigante, Gabriele Smargiassi, Raffaele Carelli e Achille Vianelli: e dunque già i contemporanei lo consideravano il vero fondatore della “Scuola di Posillipo”. Nel 1837 fu vittima dell’epidemia di colera che afflisse Napoli e parte della Campania. Certamente Pitloo fece comprendere ai suoi amici e ai suoi allievi l’importanza del dipingere “en plein air”, all’aria aperta, ma non è corretto considerarlo un anticipatore degli “impressionisti”, poiché Pitloo e i “Posillipisti” ritoccavano nello studio, sul cavalletto, la prima stesura, fatta “all’aria aperta”. Essi incominciarono anche a dipingere con i colori ad olio su cartone, e questo li abituò a usare pennellate brevi, ma “lisce”, senza “macchie” di colore intenso. Nel quadro di cui oggi parliamo Pitloo imposta l’immagine su uno schema già presente nella pittura di paesaggio dell’ultimo ‘700: metà della tela è dedicata alla rappresentazione del cielo, e le nuvole  e la parte estrema del paesaggio – in questo caso il Vesuvio – servono a dare profondità alla scena che “viene” verso lo spettatore con un intreccio di linee curve e verticali, dal colore sempre più intenso, fino a “concludersi”, a sinistra, nella solidità dell’edificio, una solidità abilmente “mossa” dalla serie ordinata di porte aperte sui balconi, dalle tende, dal panno rosso e dal panno grigio steso come bandiera. E la scena “viene” verso lo spettatore grazie anche all’immagine in movimento del carro tirato da cavalli lungo la strada aperta sulla spiaggia. Su questo “palcoscenico” si collocano “comparse”, mobili “macchie”: al pittore non interessano i volti, ma gli abiti, perché gli abiti ci fanno capire che si tratta di quegli “umili” -pescatori, pescivendoli, marinai- che costituiscono il popolo “vero” di Napoli. Il vasto panorama chiede una “pausa”, un momento di riposo per lo sguardo dello spettatore: e Pitloo dipinge, al centro, in toni di “terra scura” barche tirate in secco, barche in movimento, una serie di alberi-maestri incrociati, e a quello di una delle barche “appende” una vela di color grigio scuro. E’ una “pennellata” magistrale, questa vela aperta: perché ci consente di “misurare” la profondità del paesaggio, di percepire, per contrasto, il variare dei toni cromatici del mare, del cielo e del Vesuvio, e di non trascurare, sulla sinistra, lo “svolgersi” dei palazzi e la movimentata striscia della verde collina: è, insomma, una fotografia a colori, una fotografia in movimento. Chi ha avuto la fortuna di osservare il quadro da vicino ha “sentito” immediatamente che la vera protagonista dell’opera è la luce del golfo, la luce di Napoli che viene dal cielo, dal mare, dal Vesuvio e si posa delicatamente anche sulle ombre che chiudono in basso l’opera, ombre costruite con delicati tocchi di “terra” e messe in moto dalle persone. Il protagonismo della luce è “confortato” dal colore della spiaggia, costruito “velando” con sottili pennellate di ocra gialla la base di tenue “terra rossa” La luce di Napoli è una luce calda, che ama dialogare con le ombre. Credo che nelle mura che chiudono a sinistra l’immagine – a sinistra per chi osserva – ci siano anche tracce di un colore raro, il “giallo di Napoli”. La pittura dei “Posillipisti” costrinse i venditori di colori e di pennelli a studiare nuovi prodotti: ma di questo parleremo prossimamente. E parleremo degli studi preziosi e profondi che Raffaello Causa dedicò alla pittura di Pitloo e dei “Posillipisti”: Raffaello Causa (1923-1984), storico dell’arte, Soprintendente ai Beni Artistici della Campania, ottavianese di adozione, scrisse che “resta di indubbio significato l’ampiezza della “Scuola di Posillipo”, quale fenomeno unitario e la sua complessità culturale: una pagina grande e quasi eroica, tutta popolare, che si svolge per la sua parte migliore in una breve stagione, tra il primo e secondo quarto del secolo. Proprio negli anni, all’incirca un ventennio, del soggiorno napoletano di Antonio SmincK Pitloo”.                  

Secondigliano, notte di paura: incendio distrugge la pizzeria “Benvenuti al Sud”. Evacuata una palazzina

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  Notte di grande paura a Secondigliano, dove un violento incendio ha distrutto la storica pizzeria “Benvenuti al Sud”, punto di riferimento del quartiere da anni. Le fiamme si sono propagate rapidamente, avvolgendo in pochi minuti il locale e coinvolgendo anche l’officina adiacente, rendendo necessario un massiccio intervento dei soccorsi.   L’allarme è scattato nelle ore notturne. Sul posto sono giunti vigili del fuoco, forze dell’ordine e mezzi di emergenza, che si sono subito resi conto della gravità della situazione. Il rogo, alimentato dal materiale presente all’interno dei locali, ha prodotto una densa colonna di fumo visibile a distanza, destando l’attenzione e la preoccupazione dei residenti. Per motivi di sicurezza, è stata disposta l’evacuazione di una palazzina sovrastante, mentre i vigili del fuoco lavoravano per ore per domare le fiamme ed evitare che l’incendio si propagasse ulteriormente agli edifici vicini. Fortunatamente, non si registrano feriti, ma i danni materiali sono ingenti. La pizzeria “Benvenuti al Sud”, molto conosciuta nella zona, risulta gravemente compromessa, così come l’officina confinante. Al termine delle operazioni di spegnimento sono stati avviati i primi accertamenti per chiarire le cause dell’incendio, che al momento restano in fase di verifica. L’episodio ha riacceso l’attenzione sul tema della sicurezza nelle attività commerciali e sulla vulnerabilità di interi isolati urbani quando incendi di questa portata colpiscono locali situati al piano strada di edifici residenziali. Paura e rabbia tra i residenti, svegliati nel cuore della notte e costretti ad abbandonare temporaneamente le proprie abitazioni. Una ferita profonda per il quartiere di Secondigliano, che perde – almeno per ora – una delle sue attività simbolo, mentre resta aperta l’attesa per fare piena luce su quanto accaduto.

Terzigno, al Museo MATT apre il “Caffè dell’inclusione”: cultura e lavoro per trasformare le fragilità in risorsa

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  Un nuovo spazio di inclusione, cultura e dignità del lavoro apre le porte a Terzigno, all’interno del Museo Archeologico Territoriale MATT. È stato inaugurato il Caffè Letterario “Ter-Ignis – matti per la cultura”, un progetto sociale innovativo che sarà gestito da persone con disturbi psichici, offrendo loro una concreta opportunità di autonomia e partecipazione attiva alla vita della comunità.     L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra la Cooperativa Sociale Litografi Vesuviani Servizi Salute e Lavoro, l’ASL Napoli 3 Sud e il Comune di Terzigno, configurandosi come un vero modello di welfare territoriale capace di unire cultura, lavoro e inclusione sociale. Il Caffè Ter-Ignis non è un semplice punto ristoro, ma uno spazio simbolico e operativo in cui le fragilità diventano competenze e relazioni, e dove il lavoro assume un valore terapeutico e sociale. Un progetto che si inserisce in un luogo fortemente identitario come il MATT, rendendo il museo non solo presidio culturale ma anche luogo di comunità. All’inaugurazione ha preso parte anche il consigliere regionale della Campania Giuseppe Zinno, componente della Commissione Welfare, che ha sottolineato l’importanza di scelte amministrative capaci di sostenere percorsi di inclusione reale. Presenti numerose istituzioni e rappresentanti del territorio, tra cui il sindaco di Terzigno Francesco Ranieri, la vicesindaca Genny Falciano, l’assessore alle Politiche Sociali Gaetano Miranda, la consigliera regionale e presidente della Commissione Sanità Loredana Raia, l’eurodeputato Lello Topo e il direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Napoli 3 Sud Pasquale Saviano. A rendere ancora più intenso l’evento, la lettura di alcuni brani del libro “Ma siamo tutti matti?” di Eleonora Daniele, affidata all’attrice Nunzia Schiano, che ha dato voce anche all’esperienza dei Litografi Vesuviani, realtà riconosciuta a livello regionale come eccellenza nel campo dell’inclusione lavorativa. Il Caffè Ter-Ignis rappresenta così un esempio concreto di integrazione tra politiche sociali e culturali, un progetto che parla di diritti, opportunità e futuro. Un segnale forte per Terzigno e per l’intero territorio vesuviano: l’inclusione non è assistenza, ma partecipazione.