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Il sentiero n° 4 “Attraverso la Riserva del Tirone”. Una piacevole passeggiata tra lecci e pini, con viste panoramiche sul Golfo e il Cratere, in un luogo unico e protetto. All”interno fotogallery del percorso

Il sentiero che ci accingiamo ad affrontare è, nonostante i suoi undici chilometri e un tempo di percorrenza orientativo di sei ore, uno dei più agevoli del Parco. Risulta infatti fruibile tutto l”anno. Il n°4, denominato “Attraverso la riserva del Tirone”, oltre ad essere prevalentemente boschivo, si rivela quasi del tutto pianeggiante e senza ostacoli di rilievo. L”unico rischio effettivo potrebbe essere quello di lasciarsi tentare dalle numerose deviazioni che, a monte o a valle del percorso lo intersecano lungo tutta la sua lunghezza. È consigliabile quindi attenersi al tragitto consigliato, anche perchè, molte di queste strade alternative sfumano nella selva, senza elementi di facile interpretazione.

Un altro elemento di non secondaria importanza è quello che la riserva è tale per la sua unicità e quindi per attraversarla c”è bisogno di un”autorizzazione del Corpo Forestale dello Stato o delle associazioni concessionarie, che vi guideranno alla scoperta della natura vesuviana nel rispetto e nella consapevolezza del luogo che s”attraversa. Ma incominciamo. Il sentiero ha come entrata principale un cancello verde che, a quota 492 mslm, di fronte a un ristorante, immette direttamente nella pineta che ne caratterizza lo scenario. Il cammino è indicato da un segnavia giallo (per la cartina dovrebbe essere arancione!) ed è delimitato da un basso muretto a secco al quale sovente s”alterna una staccionata di legno.

Dopo circa 2,8 km a 615 m d”altitudine incontriamo dopo un facile e piacevole percorso una casetta, è la Casa di Amelia, la strega che, col suo fido corvo Gennarino, vive nel fantasioso Vesuvio dei fumetti. L”Ente Parco ha voluto dedicarle l”edificio per accattivare l”interesse dei più piccoli, e condurli, attraverso le avventure del personaggio disneyano, alla scoperta della natura che ci circonda.

Da qui pure si diramano parecchi percorsi. Una prima stradina parte giusto alla destra del sentiero e della stessa casetta ma ne è interdetto l”ingresso, probabilmente perchè dando accesso ad un bacino d”acqua per il sistema antincendio, potrebbe risultare pericoloso avvicinarsi; conduce comunque ad una serie di baracche ad uso operatori forestali. Una seconda strada, sulla nostra sinistra conduce a una variante del nostro sentiero. Ma la direzione da seguire sarà per noi quella che, lasciando sulla destra la dimora della fattucchiera, acerrima nemica di Zio Paperone, ci porta verso la pineta, costeggiando sulla sinistra gli edifici rossi, denominati Casermette. Di qui, facendo attenzione ai segnavia, si guadagna di nuovo il bosco e il sentiero appare nuovamente leggibile.

Il percorso, di tanto in tanto, si apre in piccole radure che permettono di ammirare sia il Gran Cono che il Golfo, con Capri e Punta campanella in primo piano o incorniciate dai pini e i lecci della boscaglia. Il tragitto dopo 3,64 km incrocia la già menzionata variante, che potremo imboccare sulla via del ritorno invece di ripercorrere la strada dell”andata. Proseguiamo a questo punto lungo il rettilineo che ci condurrà alla fine della riserva e che sboccherà nella Strada Matrone. A quota 620 m e a 4,47 km dalla partenza superiamo infatti la sbarra (verde) che delimita il versante opposto della riserva, dopo sei chilometri totali ne incontreremo un”altra e che ci immetterà sull”antica strada.

Dall”incrocio con la Matrone, ritorniamo sui nostri passi, ripercorriamo il sentiero fino al bivio incontrato all”andata (dopo 8,8 km complessivi). Se infatti non si vorrà rifare la strada dell”andata sarà piacevole seguire quest”altro sentiero, lungo i cui argini non sarà difficile incontrare, in primavera inoltrata, varie specie di orchidee e dove si potrà attraversare una delle lingue laviche dell”ultima eruzione del “44. Il tragitto, dopo aver lasciato sulla sinistra, a quota 658 e dopo circa 9 km, il raccordo con la strada bassa dell”andata, prosegue tranquillamente incrociando alcuni dei molti sistemi di monitoraggio del Vulcano. Terminerà infine nella strada provinciale del Vesuvio, giusto al lato di un altro ristorante.

Ora però, dopo aver fatto attenzione ai non sempre amichevoli cani ivi stanziati, in attesa di un boccone da avventori e turisti, vi toccherà guadagnare l”automezzo, lasciato all”entrata principale, percorrendo un bel tratto di strada asfaltata e talvolta trafficata (due chilometri circa). Questa è purtroppo la pecca maggiore dell”alternativa della variante, se invece intendete tardare il vostro impatto con la “civiltà” e siete intenzionati a camminare ancora, tornate indietro oppure evitate quest”alternativa.