Giornata di studi alla Federico II per fare il punto sui beni confiscati: esperienze a confronto.
Di Simona Carandente
La sottrazione dei patrimoni alle mafie continua a rappresentare, oggi ed a trent”anni dall”entrata in vigore della Rognoni-La Torre, una priorità per coloro che, a vario titolo e con differenti professionalità, prestano la propria opera nell”ambito del percorso di “aggressione” dei patrimoni illeciti.
Lo scorso venerdì, presso la Facoltà di Giurisprudenza della Federico II di Napoli, hanno avuto modo di confrontarsi sul punto i maggiori esperti in materia, con il patrocinio dell”associazione Libera e di Magistratura Democratica, alla presenza tra gli altri del prefetto Pansa e del sindaco Rosa Russo Jervolino.
Tra le grosse novità introdotte dalla legislazione positiva, la nascita dell”Agenzia nazionale per l”amministrazione e destinazione dei beni sequestrati, introdotta con lo scopo di consentire ad un organismo unitario, a livello nazionale, afferente all”Agenzia delle Entrate, di poter monitorare tutti i numerosi, e spesso complessi passaggi, che rendono un bene confiscato alla criminalità suscettibile di assegnazione e successiva fruibilità pubblicistica.
Secondo quanto emerso dalla giornata di studi, tuttavia, sulla piena e libera fruibilità dei beni confiscati gravano problematiche irrisolte e, allo stato, di non facile ed immediata risoluzione. Tra questi, il nodo dei gravami esistenti sugli immobili, nonchè quello del mantenimento e conservazione delle strutture, fino all”assegnazione.
In tal senso, difatti, si è discusso dell”opportunità di nominare, volta per volta, un soggetto tenuto alla custodia del bene confiscato, posto che quest”ultimo, nelle diverse fasi del procedimento che conduce all”assegnazione finale, spesso viene consegnato quasi fatiscente, in pessime condizioni, con necessità per l”assegnatario di dover far fronte ad ulteriori, non previste, spese di ripristino e messa in sesto.
Dei 72 beni attualmente confiscati in Campania, solo 31 risultano al momento utilizzati: per i restanti si pongono seri problemi di fruibilità, tenuto inoltre conto che tra essi ve ne sono alcuni occupati da inquilini abusivi, in attesa del perfezionarsi della procedura di sfratto.
In lista d”attesa tra i possibili, futuri assegnatari si contano oggi circa 150 associazioni, operanti sul territorio campano a vario titolo, attraverso un bando di concorso che viene ad essere aggiornato ogni sei mesi, secondo criteri di priorità vari e differenziati.
Di particolare spessore l”intervento di Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, il quale ha posto l”accento sul valore non solo simbolico della confisca, ma anche concreto e sostanziale. È di queste ore, peraltro, la notizia dell”assegnazione definitiva della casa che fu del boss Tano Badalamenti all”Associazione Impastato, in nome del militante di Democrazia proletaria assassinato dalla mafia il 9 maggio di 32 anni fa.
La palazzina di circa due piani, sita nel centro della cittadina di Cinisi, era stata sequestrata da Falcone e Borsellino già nel 1985: per la confisca definitiva sono stati necessari altri cinque anni. Tra i progetti dell”associazione, rendere la dimora sede della biblioteca comunale, ed importante luogo di aggregazione per la gioventù locale e non. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)

