Somma Vesuviana. Il Pd apre la sua campagna di tesseramento

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Il circolo “Rosanna Cimmino” informa che i cittadini interessati potranno recarsi presso il gazebo allestito per l’occasione in Piazza Vittorio Emanuele III, domenica 13 ottobre, ore 10-13.

Domenica 13 ottobre il Partito Democratico di Somma Vesuviana aprirà ufficialmente la sua campagna di tesseramento.

I cittadini interessati potranno recarsi presso il gazebo allestito per l’occasione in Piazza Vittorio Emanuele III, dalle ore 10.00 alle ore 13.00. La campagna adesioni proseguirà fino a domenica 24 novembre presso la sezione ‘Rosanna Cimmino’, con il seguente calendario: Martedì e Giovedì dalle ore 19.00 alle ore 22.00; Domenica dalle ore 10.00 alle ore 13.00.

Sant’Anastasia. In vista della nuova chiesa, Starza in festa

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L’entusiasmo di don Davide: “C’è il progetto, la faremo”.

 Insieme a cena per far festa, raccogliere fondi e condividere comunitariamente la soddisfazione di aver raggiunto un obiettivo importante: il suolo destinato alla costruzione della nuova chiesa in via Starza è in disponibilità del parroco.

“Momenti come questi sono segno di una comunità che vive il territorio, un paese in cui sta rinascendo – dice il sindaco Carmine Esposito – la voglia di crescere, la vivacità e la laboriosità. Ringrazio don Davide, la Dirigente Scolastica Angela De Falco, il Comitato, Michele Piccolo e tutta la comunità del quartiere per questa serata di festa”. Nel refettorio della nuova scuola elementare, il sindaco, don Davide D’Avino (parroco in M. SS. Immacolata), il Presidente del Consiglio Comunale, Lello Abete, i consiglieri D’Auria e Rea, l’imprenditore Michele Piccolo e suo figlio Raffaele, il Comandante della stazione CC, M.llo Francesco Rosario Russo, la Dirigente De Falco ed i collaboratori del parroco hanno accolto fedeli e cittadini della zona periferica di via Starza-Rosanea, che numerosi hanno risposto all’invito di don Davide di far festa insieme e raccogliere altri fondi.

“Sono presenti tutti gli imprenditori della zona e sono certo che hanno fatto la loro parte – dice Raffaele Piccolo. Credo che un imprenditore deve contribuire alla crescita del proprio paese e quando, come in questo caso, occorre fare beneficenza non bisogna tirarsi indietro. Anzi bisogna dare senza porsi tante domande, salvo accertarsi che il fine benefico venga realmente raggiunto”. E non a caso, oltre al sostegno dato al parroco, la cena è stata offerta dai Supermercati Piccolo di Michele Piccolo, perché la costruzione della nuova chiesa è più vicina, in quanto giorni orsono, come è noto, presso il comune è stato firmato l’atto di acquisto del suolo comunale, compreso l’utilizzo e un raggiante don Davide spiega i passi da fare:

”Abbiamo già il progetto con il plastico, nei prossimi giorni ci incontreremo per una riunione tecnica e andiamo avanti spediti. Con i fondi del Vaticano, la generosità della mia gente ed il sostegno dell’Amministrazione, sono certo che avremo presto la nuova chiesa. Ringrazio veramente tutti”. La soddisfazione del parroco è comune a tutti i presenti, che invogliano il parroco a continuare a proporre momenti simili e lanciano all’imprenditore Piccolo l’idea di organizzare una serata speciale di raccolta fondi, con artisti del calibro di Bocelli. “Sarebbe bello ma è difficile – risponde Michele Piccolo. Bisogna vedere se accetta di venire qui”.
(Fonte foto: Ufficio Stampa Comune di Sant’Anastasia)

A Mariglianella lo sportello “Antenna Sociale”

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La cerimonia dell’inaugurazione dello sportello d’ascolto antiviolenza e problematiche di genere avverrà lunedì 7 ottobre alle ore 18,30.

 Lunedì 7 ottobre alle ore 18,30 presso il Centro Polifunzionale nella ex Casa Comunale di Via Dante n. 3 a Mariglianella avverrà la cerimonia di inaugurazione dello sportello “Antenna Sociale” per l’ascolto antiviolenza e per le problematiche di genere.

L’iniziativa promossa e gestita dall’Associazione “Hormè”, Presidente Sebastiano Giannino, è sostenuta dall’Amministrazione Comunale che ha assicurato la disponibilità degli spazi per questa attività di assistenza e prevenzione delle peculiari problematiche di genere. Il Sindaco Felice Di Maiolo, l’Assessore alle Politiche Sociali, Luisa Cucca e la dottoressa M. Rosaria Perna, Responsabile dei Servizi Sociali del Comune di Mariglianella, saranno presenti all’evento inaugurale. Fra gli interventi previsti, oltre agli istituzionali già citati, ci saranno quelli dei rappresentanti dell’Associazione “Hormè”, il Presidente Sebastiano Giannino e la Psicoterapeuta dottoressa Mariateresa Papaccio.

L’incontro è aperto a tutta la Cittadinanza ed i promotori sottolineano che “sarà un’occasione per pubblicizzare l’apertura dello sportello ascolto antiviolenza e delle problematiche di genere intitolato ‘Antenna Sociale’ a cura dell’associazione Hormè”. Il Sindaco Felice Di Maiolo e l’Assessore Luisa Cucca hanno espresso “i segni della massima condivisione per questa iniziativa che affronta le emergenti problematiche di genere e che rafforza l’azione di prevenzione e cura a favore dell’utenza di Mariglianella andando a aggiungersi a quella già assicurata dai nostri valenti Servizi Sociali diretti dalla dottoressa Perna”.
(Fonte foto: Rete Internet)

Campania. Un popolo pieno di ragazzi coraggiosi

Il messaggio dispregiativo e inutile di un politico, ci induce a riflettere sulla condizione in cui vertono i nostri ragazzi. Un popolo di laureati e volenterosi che sogna un futuro dignitoso.

Mentre proseguono le manifestazioni contro lo scempio dei rifiuti tossici, il post di un “politico” genera una sconcertante indignazione. Nel messaggio pubblicato su un social network, il soggetto in questione definisce i campani “un popolo di m…”.

Sì, la parolaccia è quella, ma non la ripetiamo, è già abbastanza orticante trattare la questione in questa sede nel modo più rispettoso possibile. Non è un caso che il nome del personaggio non viene riportato, per evitare almeno in questo caso, un ulteriore momento di visibilità che ecciterebbe maggiormente l’ego debole di chi rappresenta in pieno la triste condizione della classe politica contemporanea. Una sola cosa, forse, va detta, una sola cinica e squallida banalità da aggiungere alle tante già dette sul caso, un concetto che forse può far semplicemente riflettere: se fosse sua figlia a morire di cancro per colpa della camorra, o meglio, per colpa dello Stato, queste uscite infelici come quella del messaggio, verrebbero ugualmente manifestate? Chissà, poco importa. E’ il caso di interrompere qui la discussione.

Senza ipocrisie va specificato che la camorra esiste anche per la cultura dei campani, così come va detto che la stramaggioranza degli abitanti di questa regione da anni lotta affinché le cose cambino. Quel messaggio è semplicemente un atto di istigazione inutile. Più ne parlo e più cado nella trappola del qualunquismo. Ognuno è libero di pensare e dire ciò che vuole. Credo piuttosto che oggi sia il caso di trattare un altro disagio. Un amico scrive a questa rubrica, invitandoci a leggere una lettera speciale inviata alle più alte cariche della politica e dell’imprenditoria, una lettera che, senza nessun dubbio, racchiude uno stato avvilente di delusione in cui vivono la maggior parte dei ragazzi contemporanei. Perché pubblicare anche qui una lettera di questo tipo?

Perché magari qualcuno leggendola possa riflettere sul fatto che il disordine generato dalla nostra realtà, non sta minimamente considerando che in questa regione esistono tantissimi ragazzi vogliosi di rimboccarsi le maniche e che desiderano fortemente ricostruire dalle macerie la dignità di questo territorio. “Il popolo di m…” così vigliaccamente classificato, è lo stesso che grida da decenni la sua voglia di prendere le distanze da ogni forma di corruzione. I giovani, ad oggi, pagano prezzi altissimi, incatenati dalla disoccupazione e dalla sfiducia in ogni forma di istituzione. Fuggono, lontano, dove qualcuno può ascoltarli, dove qualcuno può dare loro un’opportunità, dove qualcuno può apprezzare le capacità.

La lettera è firmata dal Dott. Michele Langella, un laureato, rappresentante di un’intera generazione di laureati. Ragazzi che in molti casi stanno togliendo dal loro curriculum il titolo universitario, poiché se in qualsiasi altra nazione del mondo essere laureati significa meritocrazia, qui da noi, significa invece essere in difetto, pretendere troppo, dare fastidio alle aziende che vogliono stipendiare i ragazzi con lo stretto indispensabile. La laurea intesa quasi come un handicap professionale da cancellare dal curriculum nella speranza che qualche azienda assuma a basso costo, senza farsi spaventare dai titoli. Ecco di seguito la lettera, da condividere, perché questo è anche e soprattutto il Popolo dei ragazzi pieni di dignità e coraggio:

“Egregi Signori delle Istituzioni, della politica e dell’imprenditoria, mi chiamo Michele Langella, sono un trentenne napoletano, vi scrivo queste righe come ultimo gesto di speranza per riconquistare la mia dignità, i miei sogni, il mio futuro e per poter rimanere nel mio paese. Non appartengo ad una famiglia benestante e non ho la possibilità di crearmi un futuro all’estero ma non voglio neppure continuare a vedere, giorno dopo giorno, il mio futuro e le mie speranze svanire. Mi sono sempre impegnato per lo Stato contrastando in prima persona le mafie, la collusione e facendomi ridere alle spalle perché non ho mai accettato compromessi di qualsiasi tipo. Io, come tanti altri ragazzi e ragazze, mi sono laureato e ho sempre cercato lavori che potessero permettermi di sopravvivere ma, purtroppo, ora si è arrivato all’assurdo.

Mi ritrovo a dover decidere, se sono fortunato, da quale ‘azienda’ farmi sfruttare per decine di ore di lavoro al giorno e per pochi euro al mese. La dignità di una persona è un qualcosa che non dovrebbe mai essere intaccata da nessuno, la mia l’hanno distrutta. E’ triste ritrovarsi a trent’anni senza lavoro e senza neppure uno spiraglio di cambiamento, non posso prendermi il lusso di sognare un futuro migliore e di crearmi una famiglia. Mi rivolgo a tutti voi, fermatevi per pochi minuti e riflettete seriamente su cosa fare, dovete e potete fare si che io, e tanti altri miei coetanei, possa riappropriarmi della mia vita e dei miei sogni. Cosa devo fare?

Cosa posso fare? Vorrei avere il piacere di potervi parlare di persona, vorrei conoscervi uno alla volta e guardandovi negli occhi chiedervi se per i vostri figli e le persone a voi care vorreste un ‘futuro’ come il mio. Vi chiedo sinceramente di rispondermi, e sinceramente vi chiedo anche di non offendere la mia intelligenza dicendomi e/o scrivendomi le solite frasi fatte del tipo: è il periodo che è difficile le sono vicino/a.”

Questo è un popolo fatto di tanti Michele. La missiva è stata spedita a tutte le più importanti cariche italiane. Non ha risposto nessuno.
(Fonte foto: Rete Internet)

OSSERVATORIO SOCIALE

San Sebastiano al Vesuvio, eternit lungo il sentiero del Parco Nazionale

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Il Corpo Forestale dello Stato rileva la presenza di eternit lungo il sentiero n°8 del PNV, quello del cosiddetto Trenino a cremagliera.

Martedì scorso, una pattuglia del Corpo Forestale dello Stato, guidata dall’assistente Franco Pascale del distaccamento di San Sebastiano, sotto nostra segnalazione, si è recata in via Panoramica Fellapane, nello stesso comune vesuviano, per costatare la presenza, lungo il sentiero n°8 del Parco Nazionale del Vesuvio, di due cumuli di eternit. Il materiale in questione è presente in quel luogo almeno dal mese di aprile, quando ne rilevammo l’esistenza durante un sopralluogo di monitoraggio per l’evento Let’s do it Vesuvius (VEDI).

In più occasioni abbiamo segnalato verbalmente ai diretti interessati dell’amministrazione e all’opinione pubblica, attraverso le pagine di questo giornale, lo stato di quei luoghi e soprattutto la presenza del pericoloso materiale là dove transitano escursionisti, sportivi e famiglie a passeggio. Purtroppo, a distanza di sei mesi e vista l’inerzia di chi di dovere, abbiamo deciso di denunciare al Corpo Forestale il pericoloso stato di quella strada. I militari hanno verificato la situazione, fotografando l’eternit, e hanno avviato le procedure di rito per la messa in sicurezza della zona che, per la vicinanza alla strada, sembra essere in territorio comunale e la sua bonifica è quindi di probabile competenza pubblica.

Lo smaltimento dell’eternit è una pratica assai dispendiosa dal punto di vista economico e contempla una precisa procedura per la bonifica ma è ovvio che un comune come quello di San Sebastiano, più volte insignito del titolo di comune riciclone e sempre in prima fila in tema di ambiente e legalità, non può certo permettersi di avere per strada, in pieno Parco Nazionale del Vesuvio e nella sua unica via d’accesso all’area protetta, il pericoloso amianto.

Purtroppo, in quel luogo, come abbiamo più volte sottolineato (LEGGI), persistono altre situazioni di degrado, come la discarica condivisa con Massa di Somma, limitrofa a via Gramsci e quella che ha preso fuoco lo scorso mese di agosto. Tutte realtà queste che assieme alle microdiscariche sparse per il paese sembrano non esistere agli occhi dei più e non intaccare l’immagine dell’edulcorata cittadina; ma ci teniamo a specificare che qui, tra queste righe, non si vuol rimarcare né inficiare l’immagine del paese ma cercare di vivere in un contesto che ci garantisca il minimo della sicurezza per la nostra salute, se andiamo a fare quattro passi all’aria aperta, così come se decidiamo di comprare prodotti locali.

È opportuno quindi che il comune trovi quei fondi necessari per bonificare queste aree. E che incominci a darsi delle priorità, che non siano quelle vuotamente demagogiche dei cinque anni di legislazione ma quelle dei tanti anni a venire e, tra le prime, quelle della salute pubblica.


CARRELLATA FOTOGRAFICA E RIFERIMENTI TOPOGRAFICI

Sant’Anastasia. Sua maestà la catalanesca a “Cantine Olivella”

Sabato 5 ottobre, presso l’azienda vitivinicola di via Zazzera, si è svolta la festa della vendemmia, ben riuscita nonostante le pessime condizioni meteorologiche.

L’uva di re Alfonso I d’Aragona che fu importata nel XV secolo in Italia dalla Catalogna ed impiantata sulle pendici del Monte Somma Vesuvio è stata la protagonista indiscussa ancora una volta de "Vendemmiamo la Catalanesca", manifestazione che si ripete da sei anni grazie all’impegno dell’azienda Cantine Olivella.

Sabato 5 ottobre, presso l’azienda vitivinicola di via Zazzera, la piccola contrada che conduce alle cantine Olivella, in prossimità dell’omonima antica sorgente, si è svolta la festa della vendemmia, ben riuscita nonostante le pessime condizioni meteorologiche. Infatti prima che la pioggia cominciasse a cadere incessante, coloro che hanno partecipato all’evento hanno avuto la possibilità di raccogliere l’uva catalanesca (che poi sarà pigiata) presso il vigneto adiacente alla cantina; ai partecipanti è stato consegnato il kit da vendemmia: forbici, guanti monouso, maglietta griffata «catalanesca l’uva nostra» e paniere.

Presenti all’evento anche l’assessore regionale al Turismo Pasquale Sommese ed il sindaco anastasiano Carmine Esposito il quale ha sottolineato l’importanza del nostro territorio e della montagna e denunciato «i vincoli e la rigidità dell’Ente Parco e degli organismi sovracomunali che non servono affatto a difendere l’ambiente ma spingono all’abbandono dello stesso con tutte le sue dannose conseguenze. La nostra è una battaglia che vuole coniugare uno sviluppo sostenibile con la sicurezza e la protezione del nostro monte Somma».

«Siamo soddisfatti e contenti per com’è riuscito l’evento e cercheremo di portare avanti questo tipo di iniziativa che dovrà crescere qualitativamente e che è utile a far capire cosa c’è dietro una bottiglia di vino», ha commentato Ciro Giordano di Cantine Olivella. «Siamo riusciti a recuperare vigneti abbandonati e a produrre vino. Abbiamo tutte le carte in regole per diventare una grande azienda visto che il nostro prodotto viene esportato in Giappone, Svizzera, New York e tante altre Nazioni – ha aggiunto Domenico Ceriello – Purtroppo nel corso degli anni abbiamo perso privilegi come il rame e il mercato ortofrutticolo ma la Catalanesca no, non l’abbiamo persa grazie a Cantine Olivella. Il nostro paese è un valore aggiunto per sé e per i propri figli ecco perché è importante valorizzare e recuperare le risorse del territorio. Il nostro sindaco si dà molto da fare in questo senso e lo ringraziamo per la sua vicinanza. Non è semplice aprire e gestire un’azienda con tutti i cavilli burocratici ma noi ci crediamo».

Ad arricchire la sesta edizione de «Vendemmiamo la Catalanesca» l’immancabile assaggio dei vini, la degustazione di un piatto intenso e saporito «Vesuvio con Pomodorino del Piennolo DOP e Pecorino di Transumanza» del cuoco Pietro Parisi, insieme a bruschette vesuviane, cioccolatini offerti da Theobroma e tanti buonissimi dolci. A fare da contorno all’evento fotografie storiche di Ciro Colombrino e quadri di Salvatore Colombrino raffiguranti Sant’Anastasia e il Monte Somma ed i canti e le tammorriate del gruppo NapoliExtraComunitaria.

Wim Wenders a Villa Pignatelli: viaggio tra Armenia, Giappone e Germania

In mostra a Villa Pignatelli le fotografie del grande regista tedesco Wim Wenders, scattate durante i suoi viaggi. Aperta fino al 17 Novembre.

Atmosfere sospese, paesaggi desolati, luoghi disabitati che segnano il passaggio del tempo. Questo ritrae Wim Wenders nei suoi scatti in mostra a Villa Pignatelli a Napoli fino al 17 novembre 2013: "Appunti di viaggio", una selezione di venti fotografie degli ultimi dieci anni e tratte dalla pubblicazione più recente del cineasta, Places Strange and Quite (2011). Le opere, realizzate in Germania, Armenia e Giappone sono accompagnate da brevi frasi dell’artista che immortalano il pensiero al pari delle immagini.

Una ruota panoramica, un paesaggio, un vecchio quartiere, diventano così frammenti di una verità personale che rispecchia i filoni principali della ricerca di Wenders: la percezione diretta della realtà nel vedere e nel viaggiare. La fotografia assurge dunque a ruolo di strumento per fissare la realtà dalla quale l’uomo si sta progressivamente allontanando, rapito dalla virtualità dell’epoca contemporanea e favorito dall’utilizzo delle nuove tecnologie digitali. Immagini sospese che raccontano il passaggio dell’uomo attraverso se stesso, la memoria dei luoghi in un silenzioso flusso del tempo.

Chi di voi ha visto il suo film Il Cielo Sopra Berlino, Lo Stato delle Cose, Palermo Shooting, potrà infatti notare quanta attenzione Wenders dedica alle immagini. Del resto la fotografia è stato il primo linguaggio espressivo al quale si è avvicinato quando a sette anni ricevette la sua prima Leica dal padre. Fu proprio lui che gli trasmise la passione per lo sviluppo delle fotografie in camera oscura. In particolare, è dal 1995 che Wenders non esponeva in Italia (all’epoca la tappa fu Villa Rufolo di Ravello). Questa volta il viaggio si è fermato a Napoli, nell’elegante villa Pignatelli.

La mostra, curata da Adriana Rispoli, è promossa ed organizzata dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico ed Etnoantropologico, assieme a Incontri d’Arte e Civita Cultura.
(fonte foto: rete internet)

Striscione per la Terra dei fuochi al San Paolo

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Gli azzurri sono scesi in campo con un messaggio di solidarietà per quanti lottano per la terra dei fuochi. Intanto sul web l’invito ad assistere alla partita Italia-Armenia vestiti di nero.

La squadra di De Laurentis in campo con lo striscione per la Terra dei fuochi, il territorio compreso tra la provincia di Napoli e il casertano che da anni è devastato da roghi e liquami tossici. Un gesto di solidarietà ma soprattutto di sensibilizzazione contro uno scempio ambientale senza precedenti e dalle conseguenze davvero drammatiche. Prima della gara è stato esposto così uno striscione davanti ai giocatori, al momento dell’allineamento delle squadre, con la scritta «La Terra dei fuochi deve vivere: assieme si può». Durante la gara lo stesso messaggio è stato esposto sui led.

Intanto continua il tam tam su Facebook per l’appello del rapper “O’Iank” che invita tutti i tifosi ad assistere alla partita del 15 ottobre Italia- Armenia vestiti di nero e con una mascherina bianca. L’obiettivo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica nazionale e internazionale sullo stato in cui versa la Campania, dove ogni giorno, ormai, si stanno scoprendo nuove discariche di materiali altamente nocivi per la salute.

“Un silenzio assordante- scrive il rapper- dovrà scuotere e svegliare l’Italia, l’Europa, il Mondo. I media non potranno far finta di nulla. Se tutto andrà per il verso giusto, questa grande manifestazione darà voce agli abitanti di quella che, un giorno, era Campania Felix e che ora è martoriata, maltrattata, stuprata, morente.
(fonte foto: rete internet)

Il “caffè amaro” in una Scuola Materna

Condannate per lesioni gravi una bidella e un’insegnante di Scuola Materna.

L’ausiliaria con funzioni di bidella presso la Scuola Materna e l’insegnante presso il medesimo istituto, sono state dichiarate colpevoli, sia in primo che in secondo grado, del reato di lesioni colpose gravi in danno di una bambina di anni 5. Il fatto è stato il seguente.

La bidella, secondo un’abitudine consolidata, stava portando su un vassoio una caffettiera colma di caffè bollente alle insegnanti, allorchè giunta all’altezza della sala giochi, si scontrò con la piccola, che, giocando ad "acchiapparello", stava uscendo di corsa dalla detta sala giochi.
Il caffè si rovesciò sulla bambina, che riportò gravi ustioni. Alla bidella è stata addebitata negligenza, imprudenza ed imperizia, per avere circolato nella scuola con la caffettiera colma di caffè bollente su un vassoio non stabile, pur in presenza del prevedibile pericolo di urtarsi con bambini in tenera età e piccola statura, e quindi che potevano essere investiti dal liquido bollente.

All’insegnante sono state invece contestate negligenza, imprudenza ed imperizia per avere lasciato i bambini soli nella sala giochi, rimanendo lei invece nell’aula, e omettendo così quel dovere di sorveglianza sui bambini a lei affidati, che, se correttamente osservato, avrebbe impedito il verificarsi dell’evento.

Avverso la sentenza della Corte di Appello hanno proposto ricorso per Cassazione entrambe.
La maestra ha assunto che nessuna imprudenza o negligenza le si poteva attribuire, e che, se si accogliesse la tesi dei giudici di merito, si arriverebbe all’assurdo che, pur essendo l’orario di lavoro di molte ore, le maestre avrebbero dovuto digiunare, essendo la sorveglianza dei bambini inconciliabile con il consumo dei pasti. Infine, nessuna violazione di norma ex art. 40 c.p., comma 2, vi era stata, essendo lecito il consumo di caffè. La maestra ritiene, inoltre, impensabile ed imprevedibile che la bambina, stanca dopo tante ore di scuola, si lanciasse in una corsa sfrenata.

La Cassazione Penale, Sez. fer., 08 agosto 2006, n. 30618, rigetta i ricorsi.
Nella specie è evidente la violazione da parte della maestra, la quale non solo ha omesso, con negligenza ed imprudenza, di sorvegliare i bambini, nell’attività rientrante nella sua posizione di garanzia, ma li ha poi lasciati soli in altra aula, non risultando dalle sentenze di merito (e neppure dal ricorso) che vi sia stata la sostituzione dell’insegnante con altra maestra o con personale ausiliario, nè che ciò sia stato quanto meno richiesto, essendo peraltro la bidella impegnata nella diversa attività di preparazione del caffè.

Non vi è dubbio sulla sussistenza di un comportamento altamente imprudente da parte della bidella, per avere portato il caffè bollente su un vassoio non stabile, e della negligenza ed imprudenza da parte della maestra per avere omesso di sorvegliare i bambini a lei affidati, lasciandoli soli nella stanza per i giochi.

Tali presupposti dell’evento, e soprattutto cause dell’evento, non sono minimamente sminuiti dal comportamento della bambina, che è uscita di corsa dalla stanza giochi, condotta del tutto prevedibile da parte di una bambina di cinque anni che gioca con i suoi coetanei, ed, appena superata la soglia di tale stanza è andata ad urtare contro la bidella. Non solo la condotta attiva della minore non è imprevedibile, nè abnorme, nè eccezionale, ma è addirittura normale in una scuola di piccoli allievi, per cui il motivo di ricorso non ha alcun fondamento giuridico.

LA RUBRICA

San Gennarello di Ottaviano: le fotografie di “come eravamo “

Le foto del passato illustrate da chi visse quei tempi e ne custodisce la memoria. Il libro curato dall’ “Associazione Agape” è solo l’inizio di un lungo e affascinante viaggio, destinato a sollecitare la riflessione e ad accendere emozioni. FOTO

Un libro di fotografie di “ come eravamo “ non è più solo l’omaggio a una moda: è una necessità culturale, è, per chi fu giovane, un guardarsi allo specchio con una malinconia che dipende non solo dalla percezione del tempo che passa implacabile, ma anche dal conto dei giorni che abbiamo gettato via senza guardarci intorno, anzi distraendoci dal flusso di vicende e di valori che scorrevano sotto i nostri occhi.

Chi erano, quei compagni di strada? Chi ero? La dott.ssa Diana Carbone, che dirige l’ Istituto Comprensivo di San Gennarello di Ottaviano, se lo chiede, nella splendida introduzione: “ cosa c’è dietro ciascuna persona? Perché ci commuove una foto in bianco e nero che ci ritrae bambini sorridenti tra volti cari in un giorno di festa ?”: in un libro come questo non c’è “ languido sentimentalismo”, c’è il bisogno di cercare “ il passato che dà certezze dell’oggi “, c’è il piacere di essere trasportati “ in una atmosfera di magia che ti consente di sentire le voci, di odorare l’erba, di leggere le vite andate “.

L’ “Associazione Agape “ e Anna Prisco, che ne è presidentessa ( voglio ricordare la preziosa collaborazione di Anna Catapano e Angela Cinque ) hanno fatto un lavoro importante: che però è solo l’inizio di un viaggio che sarà lungo e affascinante. Questo viaggio è un dovere civico: perché San Gennarello di Ottaviano ha saputo conservare, nei secoli, le forme e la sostanza della sua identità affrontando e superando difficoltà di ogni genere. E le immagini di questa storia meritano di essere conservate. Giovanni Alterio, che dei valori dell’ identità di San Gennarello fu testimone profondo e difensore inflessibile, e che fu, prima di tutto, uno dei politici più lucidi che il nostro territorio abbia espresso nella seconda metà del sec.XX, viene ricordato, nel libro, nel modo migliore: attraverso due splendide poesie di cui egli fu autore.

Allo stesso modo, don Pasquale Auricchio, che interpretò con intensa umanità il ruolo del parroco carismatico, presente, con la sua incisiva autorevolezza, in ogni momento della vita della comunità, ci parla attraverso le note autobiografiche che egli stesso dettò nel “ 50° anno di sacerdozio “. Giustamente è stato ricordato, con una notevole fotografia di famiglia ( vedi archivio) Alessandro Miranda, padre di Francesco che con i suoi figli ha scritto una parte importante della storia sanitaria del nostro territorio.
Il libro parte dal presente, dalle fotografie che registrano lo stato di abbandono delle cappelle rurali intorno alle quali fu tessuta la storia sociale di San Gennarello. Erano tempi in cui le parole “ comunità “ e “ solidarietà “ non erano solo chiacchiere e tutte le donne del cortile facevano insieme il bucato grosso , quello con la cenere dei focolari e con i pentoloni che erano un monumento alla fatica, sopportata con un sorriso ( vedi archivio ) e tutte insieme strizzavano le lenzuola.

Le suocere andavano a controllare “ il cascione “ del corredo che le fidanzate dei figli avrebbero portato come dote, e le meno giovani ricordavano alle giovani che non ci si sposa né di martedì, né di venerdì, né a maggio – sarebbero nati figli stupidi -, né a settembre – sarebbero rimaste vedove “ tropp’’ampresso “. La cultura popolare rafforzava i “ divieti “ di chiara origine religiosa con la minaccia di sciagure che si sarebbero abbattute non solo sul colpevole, ma anche sulla discendenza ( fino alla settima generazione).

L’ Associazione ringrazia, per le notizie sui matrimoni, la signora Amelia che le ha fornite: è questa la strada da percorrere: raccogliere, insieme con le fotografie, le memorie, come ha fatto una ragazza, Maria Prisco, che ha chiesto al nonno, Giovanni Ipomeo, di raccontarle come, quando e perché egli eseguì i lavori di copertura dell’ alveo Rosario.
Non potevano mancare le “ foto di classe “: in alcune l’ insegnante sta al centro ed è figura severa e protettiva; in altre si mette di lato: c’è, in tutte le fotografie del libro, un campionario di gesti, di posture e di “ relazioni “ di spazio che costituiscono un capitolo importante della storia della “ vesuvianità.”.

Il libro si chiude con schede e immagini degli usi e dei costumi: arti e mestieri; ricette; i rimedi della nonna. Rivedo, in fotografia, i “ seccamenti “ che mia madre preparava per mio padre: dischetti di zucchino, “ ‘o cucuzziello “, essiccati al sole sia prima che dopo la bollitura e la salatura, e conservati in bocce di vetro e in sacchetti di stoffa per accompagnare le insalate invernali e per abbassare il piccante dei peperoni. Quando “ si facevano ‘e butteglie ‘e pummarole “ – un rito a cui partecipava tutto il vicinato- le donne anziane avvertivano le più giovani che valeva il divieto imposto da Demetra e da Dioniso per la mietitura e per la vendemmia: le donne mestruate dovevano tenersi lontane dai “ luoghi “ dove venivano “ lavorati “ l’uva, il vino, il grano, i pomodori.

A lungo nella piana di San Gennarello si coltivò il grano: la “ Festa del grano “ – nel libro trovo belle fotografie della manifestazione – ricorda quell’ importante attività. Ricordo, vagamente, di aver sentito dire anche io, quando ero ragazzo, che le ragnatele tese ai lati della porta non si doveva toccarle, perché servivano a imbrigliare e a tener fuori di casa gli sguardi degli occhi maligni e invidiosi. Ricordo più chiaramente “ chillo d’’o cienzo “, che vendeva, con amuleti e “ curnicielli “, bustine di incenso da bruciare contro “ ‘a scommoneca “, la nera maledizione della iettatura.

I ricordi mi dicono che dagli anni ’50 ad oggi è passato molto più tempo dei sei decenni indicati dal calendario: nei banchi di legno dove trascorremmo gli anni delle elementari erano ancora incastrati i calamai di metallo per l’inchiostro, e ci davano ancora il voto per la calligrafia, e imparavamo a usare i pennini a “ cavallotti “ e quelli “ a ciucciariello”. La mia generazione ha vissuto un tempo storico la cui continuità è stata più volte spezzata dalle vertiginose accelerazioni della scienza e dell’economia. Questo libro ci ricorda, ancora una volta, che ognuno di noi cerca di riannodare il filo della propria identità e che non possiamo farlo se non ricostruiamo il percorso del gruppo sociale di cui siamo parte. Per uscire dal labirinto ci serve l’aiuto di Arianna: l’ associazione Agape può svolgere, sotto ogni aspetto, il ruolo della splendida figlia di Minosse.
(foto tratta dal libro “San Gennarello d’ottaviano” –associazione agape)