Un rientro in sordina, avvenuto alcuni giorni fa. I delegati del sindacato estromesso nel 2010 studiano di nuovo azioni sindacali nella fabbrica della Panda.
Dopo tre anni di estromissione dalla Fiat di Pomigliano, un allontanamento scaturito dal no alla firma dell’accordo Panda e del successivo contratto aziendale dell’auto, la Fiom Cgil è tornata nella grande fabbrica di Pomigliano. Grazie alla recente sentenza della Corte Costituzionale e a una precedente decisione del tribunale di Torino, risalente al settembre del 2011, i metalmeccanici della Cgil hanno ripreso possesso nello stabilimento della saletta, abbandonata nell’estate del 2010, e delle altre agibilità sindacali.
Ora i nove delegati Fiom della fabbrica partenopea, in parte ancora in cassa integrazione a zero ore ( solo alcuni di loro stanno usufruendo di un breve periodo di rientro a rotazione ), possono affiggere i loro comunicati nelle bacheche dell’impianto, utilizzare i permessi sindacali, indire le assemblee, incontrare l’azienda e proclamare scioperi. Il rientro dei delegati Fiom è avvenuto senza proclami o cerimonie ufficiali. “ Siamo rientrati un po’in sordina – conferma Franco Percuoco, della segreteria di Napoli – ma nei prossimi giorni organizzeremo varie iniziative ”. Per il 16 ottobre Percuoco e i suoi punteranno su una manifestazione a Napoli dei cassintegrati di Fiat e indotto.
Sono più di 2500. Nel frattempo su alcuni punti dell’azione sindacale le difficoltà restano insormontabili. Non si sa infatti se i sindacati firmatari dell’accordo Panda e del contratto dell’auto, Fim, Uilm, Fismic e Ugl, vincolati per contratto da una serie di impegni “esigibili” dall’azienda, primo tra tutti il meccanismo di regolamentazione dello sciopero, siano disposti o meno a coordinare la loro attività con quella della Fiom, come avveniva prima che si verificasse la più profonda spaccatura registrata nella storia del sindacato italiano dal Dopoguerra.
“I nostri impegni sottoscritti con la Fiat – spiega Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – hanno consentito la sopravvivenza e il rilancio di Pomigliano. Si tratta di sacrifici puntati allo sviluppo produttivo a alla salvaguardia occupazionale, sacrifici che la Fiom non ha fatto e che per questo motivo ora le consentono di prendere direzioni diverse da quelle che i patti firmati nel 2010 impongono. Non c’è alternativa – conclude Mercogliano – riottenere l’unità sindacale significherà per i metalmeccanici della Cgil firmare gli accordi che abbiamo già sottoscritto con la Fiat”.
(Fonte foto: rete internet)

