Fiat, a Pomigliano eliminato l’assenteismo

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I dati sono stati diffusi dal’azienda durante il workshop della scorsa settimana. La “cura” Marchionne alla base di questo successo del gruppo automobilistico. Ma i sindacati chiedono maggiore partecipazione alle scelte del Lingotto.

Poco più dell’uno per cento di assenteismo, la percentuale di assenze al lavoro più bassa di tutti gli stabilimenti europei del gruppo. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando qualcuno, dal palazzo del Lingotto, ancora si concedeva la spregevole licenza di dare del “Gennarì” agli operai napoletani della Fiat di Pomigliano, tirando in ballo il nome di un pupazzo, una mascotte adottata dal Napoli di Maradona nell’anno del primo scudetto.

“Comunque anni fa – ammette Raffaele Apetino, rsa per conto della Fim Cisl dello stabilimento produttore della Panda – l’assenteismo qui era certamente molto elevato. Ora invece la partecipazione dei lavoratori ha raggiunto livelli da record”. 1,1 %, per la precisione: è la cifra che l’azienda ha reso nota durante il workshop sul contratto dell’auto tenuto per quasi tutta la giornata di ieri con i delegati sindacali di Fim, Uilm, Fismic e Ugl, con i capi, i quadri e i dirigenti dell’impianto automobilistico partenopeo. La “cura” Marchionne, ovviamente, è la ricetta che ha prodotto questo risultato di tutto rilievo. Una riorganizzazione che ha richiesto ingenti investimenti non solo sul fronte tecnologico ma anche su quello della ergonomia sulle postazioni di lavoro.

“Ma io aggiungerei la partecipazione – sottolinea Giuseppe Terracciano, segretario della Fim-Cisl di Napoli – che è stata testimoniata dallo stesso workshop sul contratto”. Sono circa 3000 gli operai in attività dell’unico stabilimento automobilistico italiano che in questo momento produce a ritmi costanti. Circa 1400 versano ancora nel limbo della cassa integrazione. La Panda finora non è riuscita a sfondare nel disastrato mercato italiano dell’auto, complice una concorrenza sempre più spietata e il rischio povertà che incombe sulla maggioranza delle famiglie di questa nazione tormentata da un’economia precaria. Intanto c’è chi preme per ottenere un chiarimento. “E’ prevista una verifica legata alle produzioni e all’occupazione – riferisce Felice Mercogliano, della segreteria nazionale del sindacato Fismic, firmatario dell’accordo Panda – ma l’incontro non è stato ancora fissato”.

Durante il workshop una ventina tra poliziotti e carabinieri controllavano davanti all’ingresso della Fiat di Pomigliano l’ennesimo presidio dei Cobas del comitato di Lotta cassintegrati e licenziati Fiat. Giovedi il tribunale di Nola dovrà decidere sulla richiesta di reintegro di uno dei loro leader, Mimmo Mignano, licenziato dalla Fiat alcuni anni fa per aver fatto irruzione, striscione e megafono nei pugni, nella filiale del Lingotto al corso Meridionale, a Napoli. La tensione resta alta. Venerdì, durante l’incontro tra azienda e sindacati firmatari degli accordi con Marchionne, la Fiom ha tenuto a Pomigliano un’assemblea pubblica sul futuro delle produzioni Panda, che in questo periodo sono calate al punto da richiedere un periodo di stop alle produzioni: da lunedì e per tutta la settimana in corso si trovano in cassa integrazione anche gli operai solitamente in attività.

Ritorneranno in fabbrica lunedì 14 ottobre. Gli inviti alla concertazione intanto si susseguono. “Solo con un’azione congiunta nelle sedi istituzionali competenti – spiega Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – potremo affrontare la drammatica situazione occupazionale e produttiva. Le fughe in avanti, magari caratterizzate da atteggiamenti ostili e prevaricatori, non serviranno a nulla”.