Napoli, contro la Roma mancherà solo Zuniga

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Il colombiano non si è ancora ripreso dai problemi fisici: al suo posto Mesto.

 Ansie da cafeteros: il Napoli che si appresta a vivere le ultime ore prima del big match contro la capolista Roma si trova alle prese con un rebus di formazione tutto in salsa colombiana.

Se Christian Maggio appare ormai recuperato e pronto a riprendere il suo posto sull’out destro in difesa, il problema si riscontra sulla corsia mancina con Zuniga ancora fuori causa problemi fisici agli adduttori ed il suo connazionale Armero che solo in queste ore sta rientrando in Italia insieme all’argentino Fernandez: difficile quindi ipotizzare un suo schieramento sulla corsia sinistra dei difensori, più facile a questo punto credere che Rafa Benitez voglia sperimentare sulla fascia mancina Giandomenico Mesto. Il gregario calabrese ex Reggina e Genoa, fedelissimo di Walter Mazzarri, si è finora ben disimpegnato quando è stato chiamato in causa e la sua duttilitĂ  potrebbe fare al caso dello spagnolo per far fronte ai vari Gervinho, Liajic e Totti.

Per il resto nessun dubbio, con Albiol ed Higuain che hanno recuperato pienamente dai loro acciacchi e che guideranno rispettivamente difesa ed attacco; in mediana riecco la coppia svizzera Inler-Behrami, mentre alle spalle del Pipita agirĂ  il solito trio delle meraviglie composto da Insigne, Hamsik e Callejon. In tribuna potrebbe esserci un tifoso d’eccezione in più per gli azzurri, con Diego Armando Maradona che solo ventiquattro ore fa è atterrato a Milano e nella sede della Gazzetta dello Sport nel corso di una cerimonia si è candidato per il dopo Benitez: all’Olimpico ha l’occasione di rivedere da vicino il suo passato dopo ben 23 anni dalla sua ultima partita in azzurro. Un passato che potrebbe anche essere il suo futuro…
(Fonte foto: Rete Internet)

Tavella (Cgil): “La crisi del sindacato? Non ci si riconosce in nulla e in nessuno”

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Intervista al segretario regionale del più grande e importante sindacato italiano. Il calo della rappresentanza e le principali vertenze regionali e nazionali.

 E’ uno di quei sindacalisti che non la mandano certo a dire, Franco Tavella, segretario regionale della Cgil Campania.

Qualche mese fa Tavella non aveva esitato a dare del “fascista” a Marchionne quando, a febbraio, l’amministratore delegato della Fiat ha messo alla porta della fabbrica automobilistica di Pomigliano i primi 19 operai iscritti alla Fiom, che il tribunale di Roma aveva reintegrato nel posto di lavoro, nel novembre del 2012. Ora però che la Corte Costituzionale ha fugato tutti i dubbi circa il diritto alla presenza in fabbrica anche dei metalmeccanici Fiom, il massimo dirigente della Cgil regionale s’interroga e analizza le ragioni della sempre più marcata disaffezione dei lavoratori verso il sindacato, tutto.

Petizioni dei lavoratori, raccolte di firme, comunicati d’ogni sorta e provenienza, tutte iniziative che escludono il sindacato e che a vario titolo segnano un solco profondo con le strutture organizzative, che anche lei rappresenta…
“La crisi della rappresentanza non riguarda solo il sindacato ma è un elemento trasversale al sindacato. Riguarda i partiti, le istituzioni, lo stesso sindacato ovviamente. Ormai è come se nessuno si riconoscesse in nulla e in nessuno”.

Tutta colpa di questa crisi tremenda?
“ C’è la disperazione e nella disperazione e nella crisi ognuno tenta di difendere quel che può difendere, anche riducendo al minimo la sfera dei diritti e del salario. Perché individualmente la cosa importante è salvare sempre e comunque il proprio posto di lavoro, anche a costo di enormi sacrifici. E’ quindi una condizione materiale e uno stato d’animo che bisogna comunque rispettare”.

Ma qual è il proposito del sindacato per evitare che all’aumento progressivo della crisi corrisponda, come nel caso della grande distribuzione commerciale, la diminuzione dei salari e il peggioramento delle condizioni lavorative?
“Bisogna rilanciare l’economia e lo sviluppo. Fin quando in Campania ci saranno milioni di disoccupati è evidente che ci sia una rincorsa a svalutare i diritti”.

E come si può organizzare questo rilancio?
“Aumentando la domanda interna. Si tratta di dare più soldi alla gente attraverso una politica fiscale adeguata e trasferendo una parte di ricchezza dalla rendita improduttiva al lavoro. Poi ci sono le grandi questioni: la capacitĂ  rispetto alla competizione delle nostre aziende, una politica economica, infrastrutturale, del credito, della formazione, la tutela della legalitĂ  in grado di attrarre gli investimenti”.

Intanto il sindacato non ha nessuna colpa, cosa deve fare per risalire la china della piena credibilitĂ ?
“Il sindacato per prima cosa deve tentare di rappresentare coloro che non rappresenta, o che rappresenta poco. Penso a tutto il mondo della precarietĂ , ai lavoratori atipici. Questo può essere un salto di qualitĂ  in un settore decisivo, soprattutto in Campania. In ogni caso è del tutto evidente che se ci si trova in una fase di espansione economica il sindacato può svolgere più agevolmente il suo ruolo, perché si possono meglio difendere salari e diritti. Ma se hai davanti imprenditori che stanno per fallire o chiudere è chiaro che devi difendere quella realtĂ  produttiva anche a costo di qualche sacrificio”.

Intanto alla Fiat i problemi non sono legati ai livelli salariali. Lì le questioni sono politiche e occupazionali. Secondo lei è giunto il momento che la Fiom firmi l’accordo Panda e il contratto dell’auto?
“Per me dipende da questo: la Fiom deve firmare se la Fiat, piuttosto che attaccare i diritti dei lavoratori, investe nei nuovi modelli, nei processi innovativi e difende l’occupazione”.

E per quanto riguarda la grande distribuzione commerciale, cosa propone?
“Suggerirei a Auchan di guardare l’esperienza Fiat. Pomigliano rimane una fabbrica con migliaia di cassintegrati. Noi siamo disponibili a una contrattazione che abbia elementi di elasticitĂ  ma non a rinunciare a tutto. E’ necessario, sempre nel caso della grande distribuzione, che si riprenda il tavolo senza rigiditĂ  di merito e che si possa trovare il compromesso giusto per tutelare i posti di lavoro, garantendo la presenza di Coop in Campania”.
(Fonte foto: Rete Internet)

Somma, polemica Italia-Giappone su Villa Augustea: forse oggi i chiarimenti

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Da indiscrezioni, la Soprintendenza si sarebbe espressa rivendicando il diritto di concedere o meno le riprese video nel sito.

 Scontro Italia – Giappone: 1-1. Passate la metafora calcistica e ironica che non vuole certo riaccendere frizioni tra due culture e tra persone che – di qualunque nazionalitĂ  siano – hanno a cuore gli scavi di Starza Regina.

Ma a quanto pare, nella polemica avviata sulla questione delle riprese negate nella Villa Augustea di Somma Vesuviana, finirĂ  proprio così. Il sito archeologico che domani e domenica sarĂ  aperto al pubblico ospiterĂ  (o forse no) le riprese del documentario scaturito da un progetto di Emanuele Coppola e diretto da Carlo Luglio, con la partecipazione di Vanessa Gravina, giĂ  arrivata Somma mesi fa per una cena di gala pro restauro degli antichi manoscritti ospitati dal complesso monumentale di cui Coppola cura la direzione dei beni culturali? ChissĂ . Il problema però non è questo, perché l’equivoco che ha provocato sia la polemica, sia il suo assurgere alle cronache cittadine, nascerebbe da una, chiamiamola così, «distrazione».

Proprio così, perché, stando a indiscrezioni delle ultime ore, la Soprintendenza di Napoli avrebbe chiesto ai giapponesi un chiarimento, sottolineando che le autorizzazioni per video, fotografie e quant’altre opere si abbia intenzione di svolgere nel sito archeologico, spettano ad essa, alla Soprintendenza. Nella vicenda, perciò, i malintesi sarebbero stati due: quello commesso da Coppola che nella richiesta non avrebbe inserito tra i destinatari anche la Soprintendenza e quello dei giapponesi che hanno risposto alla richiesta senza interessare i funzionari della stessa.

Non sappiamo come si svilupperĂ  questa vicenda, ma è evidente che la polemica nata tra abbagli, sviste, confusioni, fraintendimenti e malintesi, dando la stura alle reazioni di campanilismo e passione per il proprio territorio vesuviano e le sue ricchezze da parte di deputati (Paolo Russo, che ha scritto in merito al Ministro dei Beni Culturali), di consiglieri regionali (Carmine Mocerino e Paola Raia, la quale siede anche nel consiglio cittadino), di molti cittadini che magari alla villa non avevano mai nemmeno pensato o che non l’avevano mai visitata, ha un merito: aver stuzzicato la curiositĂ  di molti per una ricchezza del territorio che poche altre cittĂ  possono vantare.

E di far crescere l’aspettativa per la visita annuale che si terrĂ , ogni ora, nel fine settimana. Poi, che il film diretto da Luglio e che ha lo scopo di promuovere il territorio, rechi o meno in futuro immagini del sito archeologico forse non è così essenziale: ha giĂ  ampiamente fatto parlare di sé. E la pubblicitĂ , come si dice, è l’anima del commercio.

La Campania del sindacato fai da te

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Proliferano nei luoghi di lavoro comunicati, volantini e petizioni dei lavoratori. Che spesso scrivono per ammonire i sindacati. I casi Fiat, Auchan e Ipercoop.

 La crisi in Campania morde peggio che altrove e i lavoratori in difficoltĂ , invece di rivolgersi al sindacato, preferiscono il fai dai te. L’azienda licenzia? E allora, come accade alla Simmi di Acerra, 200 operai scrivono una lettera-appello per chiedere agli imprenditori la riassunzione con gli sgravi fiscali previsti dalle varie normative, magari citando il buon operato degli organi fallimentari che “con la loro condotta esemplare, hanno accompagnato nel modo più corretto, onesto, utile e adeguato possibile” il percorso giudiziario che ha portato all’inevitabile morte dell’ennesimo pezzo d’eccellenza partenopea: commesse dirottate al nord e stabilimento sparito.

E non è finita sul fronte dell’allontanamento dai sindacati in quel di Napoli. L’azienda chiede salassi salariali e deroghe al contratto in cambio della salvezza di posti e attivitĂ ? Semplice: i lavoratori della grande distribuzione campana Ipercoop e Auchan lanciano petizioni e scrivono comunicati per chiedere ai sindacati, che non accettano le proposte “ indecenti ” della controparte, di “firmare lo stesso l’accordo” o, perlomeno, di essere “più malleabili” e di “non offendere le imprese”. Singolare è poi quanto sta avvenendo alla Fiat di Pomigliano. Anche qui petizioni e comunicati fai da te oppure ispirati “ad arte”.

E’ lungo anche l’elenco delle petizioni dei lavoratori puntate a risolvere contenziosi che in altri tempi si sarebbero esauriti nelle sedi di competenza. Petizioni e comunicati alla Fiat che però sono scaturite da varie ragioni e da particolari motivi, spesso molto difficili da decifrare. Partiamo dalla fine della premessa, dal mondo Fiat in salsa partenopea. A Pomigliano è vivo ancora il ricordo della vicenda dei licenziamenti minacciati da Marchionne, nell’ottobre del 2012, per far posto ai lavoratori iscritti alla Fiom, che la magistratura aveva in via definitiva reintegrato nella catena di montaggio. Una situazione da classica fase di stallo, con il Lingotto e i sindacati firmatari da una parte e la Fiom dall’altra, irremovibili tutti.

In quell’occasione centinaia di operai in attivitĂ  nella fabbrica della Panda firmano una petizione dai contenuti che definire filoaziendali sarebbe eufemistico. “Bisogna impedire che entrino: non si può mettere in discussione tutto, non si può accettare l’idea che qualcuno di noi venga messo fuori per far posto a loro”, il messaggio, spietato quanto chiaro, di tante tute blu. Più tardi poi si scoprirĂ , tra testimonianze e inchieste della magistratura, che quella petizione era stata promossa da alcuni delegati sindacali vicini alla Fiat. Ma questa è un’altra storia. Resta il fatto che il documento è stato firmato da molti addetti. Situazioni che poi si sono in qualche modo ripetute, sempre a Pomigliano, sia pure in forma più attenuata e molto meno partecipata.

Come quando, ad aprile, una trentina di collaudatori scrivono, sempre all’indirizzo dei metalmeccanici della Cgil: “Se vengono qui a portare problemi allora è meglio che se ne stiano a casa: a noi della loro ideologia non importa nulla”. Dal canto loro gli attivisti del sindacato diretto da Landini glissano: “non rispondiamo alle provocazioni di chi parla per conto di interessi che non sono dei lavoratori”. Sotto accusa finisce Gerardo Giannone, operaio quarantenne, ex delegato Cisl, personaggio discusso, “comunista pro Marchionne”, che sta sparigliando il campo proprio puntando sul disimpegno sindacale.

“A Pomigliano – dice – ormai solo il 35 per cento dei dipendenti è iscritto alle varie organizzazioni di categoria. E’ il segnale di un sindacato che, soprattutto all’interno della fabbrica, non si è saputo rinnovare, al contrario della Fiat”. Intanto il fai da te senza ingerenze sindacali s’allarga a macchia d’olio. Vicenda Simmi, lavorazioni Ansaldo: 200 licenziamenti, fabbrica di Acerra dichiarata fallita dal tribunale e indotto meridionale delle costruzioni ferroviarie che salta. Silenzio totale del sindacato. Quindi, il comunicato-appello degli operai licenziati agli imprenditori: “Assumeteci perché vi conviene”.

Non c’è che dire, un’ autopromozione a scopo occupazionale. E con dovizia di dettagli: “Oltre a essere manodopera specializzata, siccome siamo stati appena licenziati potrete usufruire, assumendoci, rilevanti sgravi fiscali e contributivi previsti dalla legge 223 del 1991”. “Però devo precisare una cosa – rintuzza l’operaio Raffaele La Gatta – un sindacalista della Fiom, che ora non sta bene, ci è stato sempre vicino, fino all’ultimo, così come vicini ci sono stati gli organi fallimentari, che con il loro operato hanno garantito gli ammortizzatori sociali”. La sensazione però è che siano rimasti comunque un po’troppo soli i 200 della Simmi, fabbrica compresa. “Sì – conferma Raffaele, 37 anni, moglie e figli – la carenza del sistema sindacale e istituzionale c’è stata”.

Parole riprese a distanza da Franco Tavella, deciso e combattivo segretario regionale della Cgil della Campania. “Nessuno crede più in nulla”, l’analisi da scoramento del dirigente sindacale. Sono tempi duri anche per i sindacalisti. Un episodio emblematico. Qualche giorno fa proprio un dirigente della Cgil, di un’organizzazione di categoria, con un comunicato al fulmicotone si scaglia contro la Coop, rea di voler abbandonare la Campania licenziando, per il momento, 250 dei 700 addetti e chiudendo l’ipermercato di Afragola. Apriti cielo.

“Presidente, siamo basiti e costernati da queste dichiarazioni, noi amiamo la Coop: tagliateci gli stipendi, magari temporaneamente, ma salvateci il posto”, scrivono al presidente di Unicoop, Marco Lami, in due lettere successive, circa 130 lavoratori di Ipercoop Campania. Cooperative che propongono tagli e deroghe contrattuali in cambio del piano di salvataggio. Stesso atteggiamento nella catena napoletana di Auchan (1500 addetti e 5 ipermercati). Anche qui, per non licenziare, la ricetta proposta punta sui tagli salariali e le deroghe al contratto nazionale. Ma la trattativa è stata interrotta dai sindacati. “Firmate”, sottoscrivono però una cinquantina di lavoratori dell’ipermercato di via Argine, periferia est di Napoli.

Volla, il Comune chiede di aderire al piano per la terra dei fuochi

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Il piano prevede l’assegnazione di risorse finanziarie per riportare lo smaltimento dei rifiuti a un livello minimo di legalitĂ  e per sottoporre il territorio a una risolutiva azione di bonifica.

Dopo diverse sollecitazioni del Movimento 5 Stelle Vollese finalmente il comune di Volla, con una missiva del Borgomastro Guadagno, chiede ufficialmente al Presidente della Regione Campania di aderire al «Piano per la terra dei fuochi», piano che prevede l’assegnazione di risorse finanziarie per riportare lo smaltimento dei rifiuti a un livello minimo di legalitĂ  e per sottoporre il territorio a una risolutiva azione di bonifica.
Anche il territorio del comune di Volla fa parte dell’area che è stata ed è tutt’ora violentata da un duplice crimine, efferato, perpetuato e ininterrotto: l’abbandono illegale dei rifiuti e la conseguente tragedia dei roghi che dovrebbero cancellare i cumuli dei rifiuti e, nello stesso tempo, i rimorsi di coscienze distorte .

Purtroppo, i rifiuti bruciati non svaniscono nel nulla. I loro fumi e le loro ceneri non scompaiono nell’aria, non vengono annullati dal fuoco così come lo sono, per alcune religioni, i "peccati" commessi dagli uomini dopo la confessione e la penitenza.
"Nulla si crea , nulla si distrugge , tutto si trasforma" .E così, la nostra terra, che i Romani chiamarono "Campania Felix" per la sua bellezza e per la sua fertilitĂ , si è trasformata in terra di veleni per mano dei suoi stessi figli, che l’hanno distrutta, assassinata, svenduta anche per pochi soldi. Molti sapevano, ma nessuno parlava: nei decenni il crimine è diventato un’ inesauribile sorgente di empio guadagno, mentre la natura si faceva desolata, e perdeva a poco a poco tutta la sua feconditĂ .

Poi, qualcuno si è svegliato ed ha cominciato ad urlare il suo dolore per lo scempio compiuto, per il crimine impunito. Il risveglio è tardivo, forse, perché il disastro è in fase avanzata: l’inquinamento ha prodotto giĂ  una catastrofe ambientale di proporzioni bibliche, che ha una dimensione visibile e una ancora nascosta, e che ingoierĂ  per decenni vite e danaro, prima che i suoi effetti terribili possano essere estirpati dal seno della terra.
Il patto per la terra dei fuochi è uno strumento che ha lo scopo di combattere e di contrastare il fenomeno dei roghi e dell’inquinamento della terra e dell’aria. Esso è stato formulato in modo da consentire l’adesione degli enti locali che rientrino in una omogeneitĂ  territoriale con l’area oggetto degli interventi e che manifestino un quadro di criticitĂ  e di esigenze tali da poter trarre giovamento dagli interventi stessi .

Ben vengano dunque le iniziative per attuare una "terapia" che curi le gravi patologie croniche della nostra terra e che contrasti "l’infezione criminale": ma, a nostro avviso, più semplice ed efficace sarebbe sicuramente una politica di "Prevenzione Economica “, destinata a risolvere definitivamente e scientificamente il problema e a garantire, nei termini di un vero e proprio patto sociale, l’impegno della nostra generazione a restituire alle generazioni che verranno la terra così come noi l’abbiamo trovata, così come l’abbiamo avuta in affidamento dai nostri avi.
Ma, forse, è troppo tardi…..

Nola. Al via la manifestazione contro le ecomafie

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Il Forum Ambiente area nolana promuove “Il Triangolo della vita”, manifestazione per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica nella terra martoriata e vittima delle ecomafie.

Con partenza da piazza D’Armi alle ore 10:00 avrĂ  inizio il corteo, che si annuncia lunghissimo, e che attraverserĂ  alcuni punti della cittĂ . Il Forum Ambiente area nolana, che ha promosso l’evento, punta a smuovere le coscienze, consapevole del fatto che un’inversione di marcia radicale sia ormai inevitabile, anche perché i cittadini troppe volte, purtroppo, sono apparsi indifferenti.

Il Forum da anni mette insieme movimenti e cittadini che lottano per la tutela dell’ambiente delll’agro nolano, che più di ogni altra realtĂ , è una terra martoriata e vittima degli affari delle ecomafie e dell’incapacitĂ  amministrativa. Basti pensare alle due discariche e all’impianto STIR a Tufino, all’inceneritore ad Acerra, ai rifiuti tossici interrati a Boscofangone, alle decine di mini-discariche abusive disseminate in ogni angolo dei fondi agricoli nolani , ai regi lagni ridotti a cloache a cielo aperto, ai depuratori delle acque reflue mal funzionanti, insomma un’area devastata, la stessa terra un tempo denominata "felix"!

Durante la manifestazione saranno illustrati i contenuti specifici della mobilitazione per affermare con chiarezza quali sono gli obiettivi dell’iniziativa e soprattutto per evitare che la stessa diventi solo fine a sé stessa. Il Forum parla di "biocidio" e della necessaria quanto urgente esigenza di fermarlo a tutti i costi. Da qui l’invito alla partecipazione sia dei che delle associazioni e i comitati che operano nell’area e nell’intera regione. L’auspicio è la fine degli sversamenti illegali di rifiuti urbani, industriali e speciali, grazie anche a strumenti come il Sistri, un sistema di videosorveglianza da installare nei punti sensibili e maggiori controlli, e l’abbandono della fallimentare logica inceneritorista, sia per gli inceneritori “legali” che per i roghi tossici, e in generale di tutti i tipi di trattamento a caldo dei rifiuti.

L’obiettivo è mirare ad un ciclo virtuoso dei rifiuti basato sulla riduzione alla fonte, il riuso, la raccolta differenziata ed il riciclo. Non solo. Le bonifiche, infine, devono essere avviate soltanto dopo la messa in sicurezza di tutte le aree prese d’assalto dalle ecomafie e le risorse economiche gestite in modo trasparente e pienamente consultabile da parte della cittadinanza. Bonificare il territorio ed abbandonarlo alla propria sorte significherebbe restituirlo nuovamente alla mercé della criminalitĂ  organizzata, favorendo affaristi senza scrupoli e rendendo inutile ogni sforzo.

Brusciano. Scuola Dante Alighieri, Festa dell’accoglienza in Piazza

Presente l’amministrazione comunale con il Sindaco Giosy Romano:”Una festa che va nel segno dei valori marcanti della solidarietĂ  e dell’accoglienza”.

Piazza XI settembre si colora a festa per festeggiare la giornata dell’accoglienza. Promotore della bella e coinvolgente iniziativa tenutasi nella mattina del 17 ottobre è stato l’Istituto scolastico Dante Alighieri diretto dal dirigente Luigi Gesuele. Un evento che ha visto dominare i colori e l’allegria spontanea di cui solo i bambini sono capaci, dove tutti gli alunni della scuola Dante Alighieri che quest’anno ha accorpato anche l’ex plesso De Ruggiero di via Quattromani, hanno sfilato per le vie cittadine accompagnati dalle loro maestre, intonando l’inno di Mameli e sventolando bandierine.

L’iniziativa dell’accoglienza della scuola primaria, rientra nell’ambito del più ampio progetto mirato a promuovere relazioni significative e marcare l’importanza del rispetto e del riconoscimento di diritti e doveri che regolano la convivenza. Momento forte e particolarmente aggregante ma soprattutto gioviale e motivante si è avuto in Piazza quando tutti gli alunni hanno cantato e ballato tra tanta animazione e giochi, mentre avveniva il rituale scambio di staffetta tra le classi quinte e le prime.

Un particolare plauso alla bella manifestazione è arrivato dall’amministrazione comunale ed in particolar modo dal Sindaco di Brusciano, l’avv. Giosy Romano che presente all’evento ha affermato: “Una festa che va nel segno dei valori marcanti della solidarietĂ  e dell’accoglienza. Elementi questi, imprescindibili ed indispensabili per la crescita sociale ed educativa dei bambini, il tutto nell’ottica di una sempre graduale crescita formativa volta alla conoscenza, alla competenza e alle relazioni sociali, attraverso una molteplicitĂ  di linguaggi e messaggi”.

Acerra, dalla terra avvelenata spunta il polo dei rifiuti tossici

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L’ultimo via libera è stato dato dalla Regione alla Ecodrin: amianto e altre sostanze in arrivo. Il Comune ha dato prima la licenza. Ma poi ha detto di no. Inutilmente.

Un polo per il trattamento dei rifiuti pericolosi, amianto, filtri assorbenti di gas e olii, inorganici, bitumi, catrame di carbone, batterie al piombo, tessuti contenenti sostanze tossiche, fanghi delle fogne. Ma è più lungo l’elenco delle immondizie che la Ecodrin potrĂ  stoccare, trattare e smaltire nel nuovo impianto autorizzato dal Comune di Acerra, per le competenze urbanistiche, e, appena qualche giorno fa, anche dalla Regione Campania, per quel che concerne le attivitĂ  nel loro complesso. La struttura sorgerĂ  nella zona industriale della cittĂ  dell’inceneritore, alle spalle del gigante chimico Montefibre, dismesso da anni, e dello stesso termovalorizzatore, in un’area di 5156 metri quadrati, nella quale giĂ  si trovano il capannone e e gli uffici necessari al progetto, ormai al via.

Dunque, con il decreto dirigenziale del settore Ecologia e tutela dell’ambiente della Regione Campania è stato dato il via libera al completamento di un polo dei rifiuti tossici e non. Proprio nella stessa area sorgono infatti vari impianti che si occupano dello smaltimento degli scarti di ogni sorta. Qui operano da tempo la Italambiente ( tritovagliatura di materiali inerti o non pericolosi ), e l’Atr ( trattamento e smaltimento dell’amianto e di altri rifiuti non pericolosi, parcheggio degli autocompattatori della ditta di raccolta dei solidi urbani di Acerra e Casalnuovo, la Falzarano ). E’ una situazione complessa e non priva di polemiche. Che sta scatenando il dibattito tra gli ambientalisti e nel mondo politico. Circa l’Atr, infatti, sono state formulate interrogazioni parlamentari a proposito della mancata autorizzazione da parte del consorzio Asi.

Ne è scaturito anche un dibattito nel consiglio comunale di Acerra. Per quanto riguarda invece la Ecodrin la polemica è stata sollevata da Alessandro Cannavacciuolo, figlio dei pastori Cannavacciuolo, le cui greggi furono sterminate dalla diossina, nonché noto ecologista del territorio. “ La cosa incredibile di questa situazione – spiega Cannavacciuolo – è che il Comune di Acerra ha prima concesso, nel novembre del 2012, la licenza edilizia alla Ecodrin e poi, quando alcuni giorni fa è stata riunita la conferenza dei servizi in Regione, ha dato parere negativo all’autorizzazione regionale per le attivitĂ  dell’impianto ”. La concessione edilizia del comune, erogata dall’ufficio urbanistico, è contenuta nel decreto regionale del 9 ottobre, così come il no, successivo, della stessa municipalitĂ , non vincolante ai fini del rilascio dell’autorizzazione, poi effettivamente rilasciata.

“Ma c’è una situazione più preoccupante – aggiunge Cannavacciuolo – è cioè che accanto all’area scelta dalla Ecodrin in passato sono stati scaricati scarti di fonderia, cioè materiale altamente inquinante e tossico. La zona fu anche sequestrata dal comune di Acerra e vietata con un’ordinanza dell’ex sindaco Michelangelo Riemma”. Il gruppo di ambientalisti acerrani facenti capo a Cannavacciuolo ha intenzione di portare questa vicenda all’attenzione del Parlamento.

Statale 268, il sindaco di Ottaviano: “Intervenga il Governo, il territorio ha bisogno di un ristoro”.

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Il primo cittadino, Luca Capasso, scrive al sottosegretario Girlanda affinchè interceda con l’Anas: “A causa delle continue chiusure della strada e dei restringimenti, le nostre strade sono a pezzi, provveda l’Anas”.

Dopo un incontro, il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, ha scritto al sottosegretario del Ministero Infrastrutture e Trasporti, Rocco Girlanda. Una nota sullo stato dell’arte delle strade comunali, utilizzate notevolmente nell’ultimo anno a causa della continua chiusura della statale 268 del Vesuvio. «Da almeno tre anni – scrive il sindaco Capasso – la statale 268 a gestione diretta Anas è oggetto dei lavori di raddoppio dal tratto Somma Vesuviana – Ottaviano- San Giuseppe Vesuviano Nord». Lavori rallentati, poi bloccati, fino a creare una insopportabile situazione di cantiere aperto con migliaia di veicoli che transitano ogni giorno.

Dopo gli incidenti mortali verificatisi sul quell’arteria (a febbraio morirono tre giovani ragazzi di Somma Vesuviana, a maggio toccò all’intera famiglia Monda—Sorrentino) la statale, quel tratto in particolare, restò chiuso per mesi per consentire gli adeguamenti richiesti. Dirottando di fatto il traffico sulla viabilitĂ  comunale, su due direttrici (via Pentelete, via Roma, via San Leonardo, via Zabatta e via Prisco di Prisco, via Pappalardo). Strade frequentatissime che quotidianamente sopportano il carico del traffico verso l’area nolana o verso Pompei e Scafati. Traffico spesso composto da Tir e mezzi pesanti. Il tratto è stato poi riaperto ma i continui restringimenti costringono comunque gli utenti a privilegiare le strade cittadine.

«Abbiamo provveduto a contattare l’Anas – dice Capasso – al fine di avere notizie precise sullo stato dell’arte dei lavori e soprattutto informazioni rispetto ai tempi di ultimazione ma, da quanto percepito, le previsioni non sono confortanti». Dunque Capasso si rivolge al Sottosegretario proprio per «meglio sopportare la fase di emergenza». Come? Con un ristoro per il territorio che preveda interventi di manutenzione straordinaria sulle strade comunali, interventi che le casse dell’Ente non si possono, per ora, permettere. «Sono costretto – scrive il sindaco al sottosegretario parlando a nome della comunitĂ  – a chiederle un intervento diretto con l’Anas per far sì che nell’ambito della esecuzione delle opere di raddoppio della statale, la stessa possa provvedere anche ad eseguire una manutenzione delle due direttrici di traffico veicolare comunale danneggiate a causa del protrarsi dei lavori stessi e delle continue chiusure della SS268».

Il sindaco chiede poi un tavolo tecnico di lavoro con l’Anas per affrontare le emergenze causate dai lavori infiniti sulla statale, strada che – non dimentichiamolo mai- è una delle principali vie di fuga in caso di eruzione del vulcano, come lo sono del resto le direttrici comunali per le quali Capasso invoca una sorta di «risarcimento danni».

La vertenza Ipercoop Campania diventa questione nazionale

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L’assessore regionale al Lavoro, Severino Nappi, ha strappato l’impegno del ministero dello Sviluppo economico. Convocate le parti per il 25 ottobre.

Con la convocazione delle parti inviata dal ministero dello Sviluppo Economico la vicenda Ipercoop Campania, la grande distribuzione sull’orlo del baratro, diventa vertenza nazionale. Sono stati i contatti tenuti in questi giorni tra l’assessore regionale al Lavoro, Severino Nappi, e il sottosegretario allo Sviluppo, Claudio De Vincenti, a far scaturire il confronto ministeriale, fissato al prossimo 25 ottobre. Per questa data il dicastero retto dal ministro Flavio Zanonato ha convocato praticamente tutti, dalla proprietaria degli Ipercoop campani, la cooperativa toscana Unicoop, alle cooperative emiliane Estense e Adriatica, che avevano annunciato il salvataggio della grande distribuzione regionale per poi rinunciarvi a seguito delle distanze con il sindacato.

Sindacato che sarĂ  presente al tavolo ministeriale. “Questa vicenda – commenta intanto l’assessore Nappi – è la cartina di tornasole della cooperazione in Campania – come Regione siamo disponibili a lavorare per facilitare l’iniziativa imprenditoriale nell’ambito di un solco equilibrato, cioè tutelando la dignitĂ  dei lavoratori”. Nel frattempo però giungono notizie poco confortanti. L’altro giorno infatti il presidente di Legacoop Campania, Mario Catalano, si è recato a Bologna, negli uffici di coop Estense, nel tentativo di convincere il presidente della cooperativa emiliana, Mario Zucchelli, a fare un passo indietro dichiarandosi disponibile a riaprire la trattativa per il salvataggio. Ma la risposta è stata negativa.

A questo punto potrebbero partire da un momento all’altro le 250 lettere di licenziamento che Unicoop tiene pronte nei cassetti del quartier generale di Vignale Riotorto, in provincia di Livorno. Provvedimento che prevede la chiusura contestuale dell’Ipercoop di Afragola. Per scongiurare il peggio tutti i sindacati di categoria hanno chiesto ufficialmente alle coop la riapetura della trattativa, interrotta bruscamente a luglio perché Cgil, Cisl e Uil hanno ritenuto inaccettabile la proposta delle coop emiliane di ridurre drasticamente i giĂ  magri salari dei lavoratori della grande distribuzione. Per colmare i tagli l’assessore Nappi ha messo a disposizione dei lavoratori di Ipercoop Campania (sono 662 ) i finanziamenti europei destinati alle aziende del Mezzogiorno in crisi.

C’è poi un’altra lettera, firmata da 127 addetti campani, con cui le cooperative sono state invitate a rendersi di nuovo disponibili al confronto. “ Non ascoltate chi vi ha accusato ingiustamente e inopportunamente: tornate in trattativa ”, hanno sostanzialmente scritto i lavoratori. Intanto la Ultucs-Uil regionale sta tentando di neutralizzare la procedura di mobilitĂ . Ieri i sindacalisti dell’organizzazione di categoria hanno depositato un ricorso ex articolo 28 ( comportamento antisindacale ). “ Abbiamo deciso di fare ricorso contro al procedura di mobilitĂ  – si legge nel comunicato Uiltucs – anche perché la legge Fornero renderebbe inutile un’eventuale opposizione ai licenziamenti. La procedura peraltro presenta evidenti lacune ”.