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Acerra, dalla terra avvelenata spunta il polo dei rifiuti tossici

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L’ultimo via libera è stato dato dalla Regione alla Ecodrin: amianto e altre sostanze in arrivo. Il Comune ha dato prima la licenza. Ma poi ha detto di no. Inutilmente.

Un polo per il trattamento dei rifiuti pericolosi, amianto, filtri assorbenti di gas e olii, inorganici, bitumi, catrame di carbone, batterie al piombo, tessuti contenenti sostanze tossiche, fanghi delle fogne. Ma è più lungo l’elenco delle immondizie che la Ecodrin potrà stoccare, trattare e smaltire nel nuovo impianto autorizzato dal Comune di Acerra, per le competenze urbanistiche, e, appena qualche giorno fa, anche dalla Regione Campania, per quel che concerne le attività nel loro complesso. La struttura sorgerà nella zona industriale della città dell’inceneritore, alle spalle del gigante chimico Montefibre, dismesso da anni, e dello stesso termovalorizzatore, in un’area di 5156 metri quadrati, nella quale già si trovano il capannone e e gli uffici necessari al progetto, ormai al via.

Dunque, con il decreto dirigenziale del settore Ecologia e tutela dell’ambiente della Regione Campania è stato dato il via libera al completamento di un polo dei rifiuti tossici e non. Proprio nella stessa area sorgono infatti vari impianti che si occupano dello smaltimento degli scarti di ogni sorta. Qui operano da tempo la Italambiente ( tritovagliatura di materiali inerti o non pericolosi ), e l’Atr ( trattamento e smaltimento dell’amianto e di altri rifiuti non pericolosi, parcheggio degli autocompattatori della ditta di raccolta dei solidi urbani di Acerra e Casalnuovo, la Falzarano ). E’ una situazione complessa e non priva di polemiche. Che sta scatenando il dibattito tra gli ambientalisti e nel mondo politico. Circa l’Atr, infatti, sono state formulate interrogazioni parlamentari a proposito della mancata autorizzazione da parte del consorzio Asi.

Ne è scaturito anche un dibattito nel consiglio comunale di Acerra. Per quanto riguarda invece la Ecodrin la polemica è stata sollevata da Alessandro Cannavacciuolo, figlio dei pastori Cannavacciuolo, le cui greggi furono sterminate dalla diossina, nonché noto ecologista del territorio. “ La cosa incredibile di questa situazione – spiega Cannavacciuolo – è che il Comune di Acerra ha prima concesso, nel novembre del 2012, la licenza edilizia alla Ecodrin e poi, quando alcuni giorni fa è stata riunita la conferenza dei servizi in Regione, ha dato parere negativo all’autorizzazione regionale per le attività dell’impianto ”. La concessione edilizia del comune, erogata dall’ufficio urbanistico, è contenuta nel decreto regionale del 9 ottobre, così come il no, successivo, della stessa municipalità, non vincolante ai fini del rilascio dell’autorizzazione, poi effettivamente rilasciata.

“Ma c’è una situazione più preoccupante – aggiunge Cannavacciuolo – è cioè che accanto all’area scelta dalla Ecodrin in passato sono stati scaricati scarti di fonderia, cioè materiale altamente inquinante e tossico. La zona fu anche sequestrata dal comune di Acerra e vietata con un’ordinanza dell’ex sindaco Michelangelo Riemma”. Il gruppo di ambientalisti acerrani facenti capo a Cannavacciuolo ha intenzione di portare questa vicenda all’attenzione del Parlamento.

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