E’ il modo con cui il ministro ha condotto la vicenda Ligresti che irrita l’opinione pubblica. La moglie di Cesare, disse Giulio Cesare, deve stare al di sopra di ogni sospetto. Sempre.
Signora Cancellieri, partiamo dalla coda. Prima che al parlamento, lei dovrebbe dare qualche spiegazione agli Italiani.
Per due motivi: perché non so fino a che punto i parlamentari, alcuni dei quali sono stati eletti col metodo che lei sa, ci rappresentano: se ci rappresentassero veramente, non ci sarebbe bisogno di un governo di tecnici. E lei sa anche questo. Inoltre, molti parlamentari hanno, in questo momento, la luna di traverso: la cavolata del voto palese sull’on. Berlusconi quanti danni ha inferto al patrimonio della democrazia e al valore degli ideali ! Come si può pretendere che abbiano ‘ a capa fresca per preoccuparsi della vicenda Ligresti ?
Come materialista meccanicista, diffido della superficialità con cui in Italia si usa lo schema causa – effetto. Credo nella potenza e nell’ironia del caso. Il caso vuole che la signora le cui condizioni di salute tanto la preoccupano, signora Cancellieri, si chiami Giulia Ligresti e non Carmeluccia Esposito. Il caso, che è un demone maligno e teatrale, vuole che i Ligresti siano, e non da oggi, una famiglia potente, e, non da oggi, famosa: se i reati che hanno portato in carcere alcuni membri di essa siano una invenzione del caso, oppure no, non lo so: lei, che è amica della famiglia, che è stata prefetto ed è ministro di grazia e giustizia (mi perdoni l’uso della minuscola, ma non riesco a scrivere giustizia con la maiuscola, si blocca la mano..), lei, dicevo, lo sa meglio di ogni altro.
Il caso è stato così maligno da volere che suo figlio, in quanto direttore di Fondiaria Sai tra giugno 2011 e settembre 2012 (la Repubblica, 1/11/13), abbia avuto stretti rapporti con la famiglia Ligresti. Quale liquidazione egli abbia incassato al momento del congedo, è un pettegolezzo che non mi interessa: sono certo che la società in cui vivo è costruita sul merito, e ho imparato da Lombroso e da Sighele che qualità e virtù si trasmettono spesso per via di sangue e per l’influsso dell’ambiente. Non mi meraviglio dunque, e non grido allo scandalo, per il fatto che la così detta “casta“ – che termine improprio e volgare ! – risulta composta da nipoti, zii, nonni e fratelli.
Mi dispiace che i due vice capi del Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziari), Cascini e Pagano, siano “ furibondi “ per questa “montatura“, per questa “storia assurda“ che si è abbattuta su di lei, signora, e mi dispiace che la giornalista di “la Repubblica“ perda tempo a ricordarci che il sig. Cascini, “nota toga di Magistratura democratica“, è fratello di un PM di Roma, che è stato segretario di ANM. Mi dispiace, signora, che la sua amica Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti, sia a tal punto irritata contro i giudici e contro i politici da affidare anche al telefono la sua vibrante (da pronunciare come lo pronuncia Crozza) protesta: “Siamo in mano di chi ? Facciamo un colpo di Stato“. (la Repubblica, 1/11).
L’impulso mi spinge all’applauso: vorrei dire anche io, facciamo un colpo di Stato. Anche se non nella direzione della signora Fragni. Ma mi freno: non mi posso permettere tanta libertà. Se lo dico io, mi becco una denuncia per incitamento all’insurrezione armata: giustamente me la becco, perché la legge è uguale per tutti. Ma è il dopo che forse non è uguale: se mi chiudono in cella, non so a chi rivolgermi. Leggo che la signora Fragni, parlando a telefono con una persona amica, se la prende anche con qualcuno che si è fatta sentire “ solo adesso. Ma non ti vergogni? Ma tu che sei lì perché ti ci ha messo questa persona… Ecco, capito?“. Noi, miseri mortali, non capiamo. Mio zio diceva “Sono cose loro“.
Aggiunge l’irritata signora: “Sono stati capaci di mangiare tutti, dai politici ai manager.” (La Repubblica, 1/11). A Napoli diciamo che carcere e malattia fanno capire chi è amico vero, e chi no. E dunque, signora, ha fatto bene a preoccuparsi delle condizioni di salute di Giulia Ligresti: non faccio fatica a credere che lei si sarebbe interessata, o si è già interessata, anche di Carmeluccia Esposito. Del resto, la Procura di Torino, con una nota indirizzata al giornale “la Repubblica“, ha tagliato la testa al toro: Giulia Ligresti ha ottenuto gli arresti domiciliari non “per circostanze esterne di qualunque natura“, ma “per le condizioni di salute verificate con consulenza medico – legale e per l’intervenuta richiesta di patteggiamento.”. (la Repubblica, 1/11).
Signora Cancellieri, dal momento che le condizioni di salute della signora Ligresti erano oggettivamente preoccupanti, lei avrebbe dovuto dire subito, apertamente, che se ne stava interessando, che era obbligata a farlo dall’umanità e dall’ ufficio. Avrebbe dovuto chiarire subito ogni aspetto della questione , perché i Ligresti sono suoi amici, perché la recente storia delle carceri è macchiata dal sangue dei suicidi, perché non crediamo più nelle istituzioni. Questo sgangherato Paese può sopportare un ministro dell’interno che, mentre agenti stranieri scorrazzano per la capitale e rapiscono donne e bambini , va in Parlamento, dichiara: “ Non mi hanno informato “ e resta al suo posto.
Ma non può permettersi che venga ancora intaccato l’ultimo pilastro del sistema rimasto in piedi, anche se è un pilastro vacillante: la fiducia nella giustizia. Se lei, signora, valutando attentamente tutte le circostanze e considerando gli umori del Paese, avesse subito illustrato in pubblico le ragioni , la coerenza e la necessità dei suoi atti, avrebbe zittito non dico tutti i sospettosi e tutti i mormoratori, -che è cosa impossibile -. ma un buon numero di essi certamente sì.
Lei, signora, “sensibilizzò“ i vice capi del Dap perché si occupassero della signora Ligresti (la Repubblica, 31/10) e fece bene. Ma avrebbe fatto ancora meglio, se si fosse preoccupata anche della sensibilità degli Italiani. Lei, invece, non ha parlato alla gente, ha taciuto anche dopo il 22 agosto, giorno in cui è stata interrogata dai pm di Torino sul suo colloquio telefonico con Antonino Ligresti (la Repubblica, 31/10). Come ha potuto pensare che la cosa sarebbe rimasta incartata nel silenzio? Cosa immagina che pensi, di questa storia e dei suoi protagonisti, la maggioranza degli Italiani?
Signora, commentando una complicata vicenda privata Giulio Cesare indicò uno dei cardini del rapporto tra potere e opinione pubblica: “La moglie di Cesare deve stare sempre al di sopra di ogni sospetto.”. Il politico che, anche per la sua imprudenza o per la sua ingenuità, si tira addosso uno scroscio di sospetti, può porre riparo all’ errore e alle sue conseguenze in un solo modo. La sua sensibilità, signora, le dirà qual è questo modo.
(Foto: R. Magritte, L’amico intimo, 1958)




