“MIKE BONGIORNO EROE DELLA RESISTENZA? RIDICOLI!”

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Questo il senso della polemica sollevata da Raffaele Scarpone nell” articolo che segue, in cui rileva come il nostro sia un Paese senza memoria e senza voglia di futuro.

Caro Direttore,
sono, come sempre e come sai, una voce fuori dal coro. Ed allora voglio dirti che tutto questo rumore per la morte e le esequie di Mike Bongiorno mi è sembrato veramente eccessivo. Aver definito, poi, il pur bravo presentatore televisivo, nel corso dei funerali di Stato, anche “un eroe della nostra Resistenza” mi è parso sintomatico del momento da basso impero, in cui tutti stiamo annaspando.

E non mi meraviglierebbe se, nei prossimi giorni, qualche amministratore miope ma ancora più attratto dalle luci della ribalta, proponesse di intitolare una piazza, una strada o anche un piccolo slargo all”uomo che, secondo il solito “coccodrillo” strappacuore, ha concorso a “cementare l”unità del paese”.
Direttore, in quale paese ipocrita viviamo! Un paese senza memoria e sempre più spesso senza voglia di futuro. Una memoria che non deve e non può significare mero ricordo, ma identità collettiva, valori fondanti e condivisi, simboli di riferimento.
E, Direttore, stai pur certo, che se mai una targa, una lapide dovesse (come sicuramente avverrà) ricordare Bongiorno, mai a nessuno verrebbe l”infelice idea di rimuoverla o di imbrattarla.

Perchè Mike Bongiorno siamo noi, la nostra mediocrità, il nostro dare fiato fittizio alle trombe (con o senza un Turchetti), la nostra vita all”insegna dell”allegria, il nostro affogare ogni minimo problema con un goccio di vino, di birra, di amaro o di grappa (Bocchino o altra marca, fa lo stesso!).
Si è già spenta, Direttore, l”eco della decisione del primo cittadino di Ponteranica (Bg). Mario Aldegani, sindaco leghista, ha fatto rimuovere una targa in memoria di Peppino Impastato (che non ebbe funerali di Stato e non fu definito eroe della nostra Resistenza). Alle proteste di pochi cittadini e di poche associazioni, Aldegani ha promesso di intitolare a Peppino Impastato un premio o un concorso!

Proprio come fece, qualche anno fa, un sindaco (Raffaele Allocca) di un paese della provincia napoletana (Somma Vesuviana), che nel mentre faceva aggiungere il proprio nome al restaurato monumento dei caduti, deliberava anche di far cancellare il nome di Francesco De Martino dalla toponomastica cittadina. Anche in quell”occasione, l”inavveduto sindaco aveva promesso di far erigere ad uno dei padri del socialismo italiano una statua o, almeno, un busto. Ed intanto aveva restituito l”intitolazione della piazza principale della cittadina vesuviana, in pieno terzo millennio, ad un re di casa Savoia, Vittorio Emanuele III; sì, proprio il complice del fascismo, il firmatario delle leggi razziali.

Tutto tace, tutto tacque. Tutti tacciono, tutti tacquero. Come tacquero (aprile 2009) quando fu dileggiata e divelta, a Porto Selvaggio (nel Salento) la targa in memoria di Renata Fonte, l”assessore repubblicana, freddata -25 anni prima- a colpi di pistola, per il suo impegno a favore dell”ambiente e contro la lottizzazione selvaggia e la speculazione edilizia. Come tacquero, ancora, quando (luglio 2009) ignoti vandali divelsero la targa del Cippo in memoria dei Caduti sul Lavoro in Largo Marinai d”Italia, a Milano; o come quando uguale sorte fu riservata alla lapide, che so, dei Martiri delle Foibe (febbraio 2007), ancora in una strada di Milano, o a quella imbrattata (luglio 2005) in via D”Amelio, a Palermo, posta in ricordo del giudice Borsellino e della sua scorta.

Qualche mese prima di morire, Giovanni Falcone, in collaborazione con Marcelle Padovani, aveva mandato alle stampe un libro (Cose di Cosa Nostra, Rizzoli, 1991). Nelle pagine finali si leggeva tutta la solitudine del magistrato palermitano insieme all”inanità di certi comportamenti civili: “Si muore generalmente perchè si è soli o perchè si entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perchè non si dispone delle necessarie alleanze, perchè si è privi di sostegno”.
I guitti muoiono quasi sempre sotto i riflettori e gli osanna di una folla in delirio. Molti tra quella folla, in segno di lutto, si strappano i capelli, piangono. Talvolta capita anche di assistere –per fortuna, raramente- a qualche suicidio per disperazione o estremo atto d”amore. Ed il nome (come il ricordo) dei guitti resta imperituro.

Quanti ricordano ancora -se non ignorano completamente- il nome (fra i tanti che hanno segnato il nostro tempo) di Peppino Impastato e di Francesco De Martino, di Renata Fonte e dei martiri di Nassirya, di quelli delle Foibe e di quelli dei Gulag?
Direttore, tu, illuminato uomo di scuola, mi suggerisci che, in casi simili, solo se “si varrà la nobilitate” della scuola, sarà ancora possibile accendere la fiammella della speranza. E, come me, anche tu hai saputo delle ultime dichiarazioni del ministro Gelmini: la scuola italiana vive un buon momento; la cura dimagrante alla quale è stata sottoposta ha dato buoni risultati, il tempo pieno, alle elementari, ha avuto un incremento del 30% (all”anema d”a palla!). Vergognoso!

È tutto falso. La didattica non esiste più, la scuola ora intrattiene solo, quando ci riesce, più che impartire insegnamenti. Ma questo nessuno lo dice. Perchè l”informazione (tranne rare eccezioni) è al servizio del potere. E, poi, secondo suor Maria Stella, gli educatori non possono e non devono far politica. E così ministri trionfanti annunciano l”anno scolastico della svolta; residue voci di un”opposizione ancora in vita parlano, invece, di un anno scolastico “fai da te”, dove sarà sempre più difficile –se non impossibile- fare lezione. Ma chi se ne importa? A chi interessa?
Invece, bisogna importarsene, bisogna interessarsene, bisogna resistere, bisogna mantenere accesa la speranza.

“Insegnare è diventato sempre più difficile, sembra quasi di lavorare fuori dal mondo, da questo mondo che rotola gioiosamente verso la rovina. Però io tengo duro e i miei colleghi fanno altrettanto: sembra di seminare nel vento, nel nulla, nell”indifferenza, ma in fondo sappiamo che non è vero. Sepolta sotto tonnellate di immagini bugiarde e seducenti, una zolla nella mente dei ragazzi accoglie, incamera, trasforma segretamente. Qualcosa fiorirà, se non oggi domani, se non domani tra dieci anni, quando tutta questa acqua che brilla d”olio e sozzerie si ritirerà” (Marco Lodoli, “Il Rosso e il Blu”, Einaudi, 2009).

Una scuola ben fatta la fanno gli insegnanti, non certamente i ministri che, il più delle volte, riescono solo a peggiorarla.
Ritornando ai funerali di Bongiorno, il poeta Valerio Magrelli ha scritto: “Un giorno di lutto per la nostra decenza di cittadini: i valori più profondi della nostra società sono affidati alle soubrettes, piuttosto che agli studiosi”.
Direttore, ti auguro una vita lunghissima, alla fine della quale, mi auguro, possa partecipare al mio funerale. Almeno tu!
(Fonte foto: Rete Internet)

PENSARE ITALIANO

CORRUZIONE E CAMORRA AUMENTANO LA SPESA PUBBLICA

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Il ruolo di “facilitatore” della camorra, in un sistema già corrotto, trova linfa nella spesa pubblica, che viene usata per scopi personali e favorire l”allargamento del potere delle organizzazioni criminali. È quello che accade in Campania.

Secondo l”OCSE, l”Italia è tra i paesi industrializzati largamente il più corrotto, a livello di alcuni paesi africani e centro-americani, ed inoltre la corruzione in Italia può essere quantificata in 100 miliardi di euro l”anno. Qualche economista arriva a sostenere che la tenuta, nell”attuale congiuntura economica, del sistema Italia si regge sulla corruzione polverizzata a livello di massa i cui proventi vanno tutti a sostenere i consumi e quindi, indirettamente, anche la produzione.

La corruzione, vale a dire lo scambio tra un atto di potere discrezionale a favore di qualcuno e una prestazione di denaro o di altra utilità, non riguarda più soltanto livelli apicali decisionali ma ogni articolazione decisionale, soprattutto delle pubbliche amministrazioni, comprese quelle che pur non avendo potere decisionale possono giocare sui tempi della concessione di una autorizzazione o del pagamento di una prestazione.

Poichè la corruzione si esercita tra uno o più membri di una amministrazione pubblica e un agente o un operatore esterno, essa può esercitarsi ed operare dovunque esista un soggetto che detiene un potere decisionale, anche di piccolissime dimensioni, che però può gestire in maniera discrezionale in modo da ottenere un qualche rendimento economico o da favorire interessi personali. Gli imprenditori sanno bene, ad esempio, che, per ottenere autorizzazioni, concessioni, finanziamenti, dopo aver effettuato con dispendio economico il passaggio “politico” sono necessari più passaggi “amministrativi”, ciascuno accompagnato da esborso di denaro, per raggiungere il risultato. Non ci sono scorciatoie possibili: se non si paga a ciascuno dei livelli decisionali si rischia solo di ritardare o vanificare il raggiungimento dell”obiettivo.

In questo meccanismo la camorra ci sguazza perchè sembra fatto apposta per favorirne l”operatività. La camorra può fungere da “facilitatore” del sistema di corruzione: il politico o l”amministratore possono avere difficoltà a chiedere tangenti all”imprenditore “pulito”; molto più semplice è il rapporto con le imprese legate alla camorra perchè sono loro stesse a proporre lo scambio corruttivo, anche relativamente ai diversi livelli decisionali. Ma la camorra può fungere anche da “acceleratore” delle decisioni, a proprio favore ma anche in conto terzi, mettendo in campo il suo potenziale intimidatorio ai diversi livelli decisionali che operano resistenza o che giocano al rialzo delle richieste.

In pratica la camorra esercita una funzione di mediazione sia “politica” che “amministrativa” che nel momento in cui viene riconosciuta assume contorni di legittimazione agli occhi degli operatori economici, tanto da diventare il primo riferimento a cui rivolgersi per ottenere credito a livello politico e attenzione rispettosa a livello amministrativo. La camorra diventa così agente e strumento di corruzione e può arrivare a condizionare l”intero funzionamento di una pubblica amministrazione che, come dimostrano tanti decreti di scioglimento per condizionamento mafioso e camorristico di Comuni della Campania, si trasforma in una macchina che funziona solo con la benzina della corruzione.

Naturalmente, quando in un contesto territoriale, come accade in Campania, molti processi decisionali sono segnati dalla corruzione e dalla mediazione camorristica, la spesa pubblica è utilizzata non per soddisfare esigenze collettive ma solo per sostenere rendite di posizione personali e l”allargamento del potere delle organizzazioni criminali.
(Fonte foto: www.intandem.it)

LA RUBRICA

RIPARTIRE DAL LAVORO

Oggi il lavoro va inteso in senso plurale, e questo è sinonimo di una vera e propria “rivoluzione sociale”, a cui si dovrebbero dedicare i nostri politici. Altro che gossip e pettegolezzi.
Di don Aniello Tortora

Riprendo con gioia il mio contributo settimanale su “ilmediano.it”, dopo la pausa estiva.
L”estate che abbiamo vissuto è stata, forse, il periodo di ferie più burrascoso e, direi, squallido che l”Italia abbia mai consumato.
Tutti contro tutti, tirando in ballo anche la chiesa (che farebbe bene a stare alla larga dai partiti!).
Una politica che, invece di pensare ai veri e reali problemi quotidiani della gente, fa solo gossip ( di bassa lega) scadendo a turpe pettegolezzo.
Narcisismo, autostima elevata al massimo grado, demonizzazione dell”avversario, bugie sociali, escort: questi sembrano gli ingredienti squallidi di pietanze che ci vengono propinate ogni giorno in tutte le salse.

La chiusura verso gli emigranti, i venti (ritornati) della secessione, la mancanza di attenzione alla “questione meridionale” sono argomenti sui quali riflettere seriamente.
Non è più possibile che l”agenda del governo continui a dettarla la Lega e che tutti assistiamo inermi e inerti a tale degenerazione politica e sociale.
A leggere ogni giorno i giornali spesso mi metto nei panni di quanti (tantissimi) inorridiscono davanti a quanto accade, ma non riescono a sbarcare il lunario, non hanno la forza di fare la spesa quotidiana, non dispongono di mezzi per accedere alle cure “normali” (cui hanno diritto), e di quanti stanno perdendo il lavoro o non riescono ad averlo.
È questo il vero problema (e non solo al Sud): il lavoro.

Nel nostro territorio continuano a vivere momenti drammatici i lavoratori della Fiat, dell”Atitech, della Fincantieri, i precari della scuola, i lavoratori in crisi a Battipaglia. Per non parlare dei giovani che non entrano nel mercato del lavoro o sono costretti ad emigrare.
Per la Chiesa e i cristiani la disoccupazione non è mai un fatto fisiologico ma una sfida che ci interpella e ci chiama a ricordare sempre il primato del lavoro sul capitale e al tempo stesso (proprio perchè il lavoro non lo porta la cicogna) a costruire una società in cui cresca lo spirito di impresa e questo spirito abbia sempre una saldo ancoraggio etico.

La svalutazione del lavoro nel nostro Paese (che pure lo cita nella Costituzione come fondamento della Repubblica) si evidenzia anche nella sua eccessiva tassazione.
Ripensare le politiche del lavoro vuol dire renderle coerenti con gli obiettivi del rispetto della dignità dell”uomo che lavora, della competitività delle imprese e della inclusione sociale.
Proprio per questo c”è bisogno di nuove idee. Occorre, oggi, ri-pensare un nuovo welfare delle opportunità che ha come obiettivo la dignità e le esigenze delle persone.

I tre diritti fondamentali del lavoro (equa remunerazione, salute e sicurezza, apprendimento continuo) possono e devono essere esaltati e meglio perseguiti nell”ottica nuova dello Statuto dei lavori ipotizzato da Marco Biagi, facilitando la ricomposizione delle carriere e dei diversi percorsi lavorativi.

Occorre, in altri termini, abituarsi a considerare il lavoro nella sua dimensione plurale: il lavoro che manca al Sud, i lavoratori che mancano al Nord (anche se la crisi economica ha aggredito territori dove il lavoro abbondava), il lavoro in famiglia, il lavoro senza luogo (il telelavoro), il lavoro domestico (che ancora ci si ostina a non riconoscere), il lavoro nero (che cresce), il lavoro non assicurato, il lavoro artistico e artigianale, il lavoro dell”imprenditore, il lavoro nelle cooperative, il lavoro indipendente del popolo delle partite IVA.

Questi “lavori” hanno archiviato lo stereotipo del lavoro svolto da adulti maschi, in posizione di dipendenza, per tutta la vita, tendenzialmente nello stesso posto.
È con questa “rivoluzione” sociale che la nostra società deve confrontarsi e fare i conti. Su questo devono scervellarsi i nostri politici e spendere tutte le loro energie per ri-pensare il mondo del lavoro e assicurarlo a tutti. Così si costruisce il bene comune e, concretamente, la solidarietà, la giustizia e la pace nel nostro Paese.

(Foto: fonte internet)

SCUOLA. AL NASTRO DI PARTENZA

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Dopo l”intervallo estivo ci ritroviamo insieme al suono della campanella che segna l”inizio di un altro anno scolastico. Il punto di vista e gli auguri di una docente
Di Annamaria Franzoni

Eppure mi batte sempre forte il cuore , forse perchè sento il palpitare di tante emozioni adolescenziali e penso all”esercito degli innumerevoli bambini, adolescenti, insomma, giovani vite, che tra aspettative forti, timori e ansie si avviano verso quella che qualcuno ha designato come la loro aula e che spesso costituisce l”avvio di un”avventura che li porterà chissà dove:..
Zaini nuovi e usati, agende e diari scelti tra dubbi e perplessità, magliette e jeans attentamente selezionati dinanzi ad un armadio spalancato, scarpe nuove ed intonate a qualche accessorio prenderanno posto nelle aule ordinate e dalle sgombre pareti.

Penso a tutti i miei primi giorni di scuola , da alunna e poi da docente, e rinnovo in me l”idea che il rito di questo “giorno speciale” dell”anno scolastico e solare continua ad essere intenso, anche se ogni volta differente.

Alla casualità di questo giorno possono essere legati i destini dell”individuo e questo pensiero mi accompagna , piacevolmente, mentre rifletto, talvolta durante la formazione delle classi o alla dislocazione dei posti a sedere, su come si gioca la vita di un individuo che si trova lì e non altrove, o perchè intreccia un legame amicale con il suo nuovo compagno di banco, che avrà, forse, un ruolo determinante nelle sue scelte successive.

Di fantasia in fantasia mi verrebbe di proseguire all”infinito e allora torniamo alla realtà: si riaprono i battenti di una scuola, ancora una volta caratterizzata da mille problemi , disfunzioni e carenze e che non è lecito che faccia pagare un prezzo sempre più alto ai suoi giovani, in una società che è in debito con loro perchè gli sottrae i meritati spazi della crescita formativa.

Il momento del rito d”inizio non ci consente hinc et nunc di soffermarci sulle negatività e allora insieme all”esercito della popolazione scolastica, entrerò nell”aula scelta per i miei alunni e, nel rispetto delle innumerevoli emozioni condivise nel primo circle time dell”anno, avvierò la costruzione di un nuovo gruppo-classe e di un”altra avventura:
Ad maiora

(Fonte foto: internet)

INIZIA L’EPOCA DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA. “LA BALENA BIANCA…

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L”Italia, stretta tra l”America e la Russia, sceglie l”America e conclude l”alleanza di governo con comunisti e socialisti. Siamo nel 1948 e alle elezioni politiche le sinistre del Fronte popolare vengono sconfitte dalla Democrazia Cristiana…

Il 1947 non è un bell”anno per l”Italia. Il Paese, infatti, è stretto nella morsa della guerra fredda, in quel braccio di ferro tra americani e russi, che hanno assunto la guida morale e militare, i primi, delle nazioni europee d”occidente ed, i secondi, di quelle orientali. Necessita una scelta di campo, a cui il Presidente del Consiglio, De Gasperi, non si sottrae. L”uomo di stato italiano, infatti, a capo di un governo di coalizione con socialisti e comunisti, guarda agli USA. Ad inizio d”anno, anzi, vola oltre oceano, per essere ricevuto dal presidente americano Truman. Della delegazione italiana non fa parte il Ministro degli Esteri, Pietro Nenni: un chiaro segno di discontinuità.

Gli incontri americani fruttano al governo italiano 50 milioni di dollari, quale contributo al mantenimento delle truppe americane sulla penisola, ed un prestito di 100 milioni di dollari concesso dalla Export Import Bank, per garantire nuovi investimenti produttivi. La contropartita ai “favori americani” è nel dover riconoscere conclusa l”alleanza governativa con comunisti e socialisti.

Così, mentre i socialisti facenti capo a Saragat (su posizioni moderate), nel corso del XXV Congresso del PSIUP (partito socialista), annunciano una scissione e la formazione del PSLI (Partito socialista dei lavoratori italiani), De Gasperi pensa di liberarsi del peso delle sinistre. Il capo del governo, sostenendo che i tre partiti della coalizione –DC, PCI e PSIUP- necessitano della collaborazione di un quarto partito, che rappresenti i ceti medi, gli industriali ed il mondo economico, presenta le dimissioni. Avuto il reincarico, forma il suo nuovo ministero (il IV), con i democristiani, i liberali e gli indipendenti, escludendo le sinistre ed aprendo, di fatto, una nuova pagina politica per l”Italia.

Scompare, così, all”improvviso lo spirito unitario della Resistenza. Vi contribuiscono, sicuramente, la scissione socialista e la posizione del papa Pio XII contro i comunisti atei, il veto posto dagli americani nei confronti delle sinistre al governo e l”atteggiamento di tutti quelli che ancora pensano ad una rivoluzione cruenta per poter giungere al ricambio della classe dirigente.

In questo rovente clima politico si va alle votazioni dell”aprile del 1948, precedute da una campagna elettorale dura, violenta, senza esclusione di colpi tra le sinistre –riunite nel Fronte democratico popolare- ed i partiti moderati. Il Fronte ne esce sconfitto.

La Democrazia cristiana sfiora la maggioranza assoluta col 48,5% dei voti e 305 seggi su 574 disponibili; il Fronte Popolare raccoglie il 31% dei voti e 183 seggi. Alle liste di Saragat vanno 33 seggi. Vengono falcidiate le liste dei liberlqualinquisti di Giannini e quelle dei repubblicani. De Gasperi dichiara: “Sento un solo orgoglio: quello di aver avuto fiducia nel popolo italiano”.

L”11 maggio 1948, intanto, il Parlamento elegge Luigi Einaudi primo presidente della Repubblica. Einaudi, come De Nicola d”altra parte, ha un passato di idee monarchiche; Francesco Saverio Nitti, commentando questo paradosso, scrive: “Einaudi era per sentimento e per pubbliche manifestazioni l”italiano più monarchico[:] Nessuna repubblica nuova ha mai eletto un presidente candidato monarchico nelle elezioni solo pochi mesi prima. Ciò avrebbe passato i limiti del verosimile”.

Precedentemente, il primo gennaio 1948, era entrata in vigore la nuova Costituzione della Repubblica Italiana. La Carta Costituzionale si fonda sulla garanzia di tutte le libertà formali e sulla difesa dei diritti sociali.

In uno scenario politico, purtroppo, di blocchi contrapposti un episodio rischia di portare, però, l”Italia ad una guerra civile. Il 14 luglio 1948 un giovane monarchico, Antonio Pallante, tira alcuni colpi d”arma da fuoco contro Palmiro Togliatti (foto). L”attentato al leader comunista sembra far scoccare l”ora della rivoluzione. La rabbia è immensa, qualcuno dissotterra le armi nascoste nel 1944, l”esercito pattuglia le città, i lavoratori lasciano le fabbriche ed invadono le piazze.

Dal suo letto d”ospedale, dove è stato ricoverato dopo l”attentato, Togliatti raccomanda: “Assoluta calma:Non fate sciocchezze:Nessuno si muova:Dite a tutti che non si muovano”.

Poi, due notizie smorzano la tensione. La prima è relativa al miglioramento delle condizioni di salute dello stesso Togliatti, che viene dichiarato fuori pericolo; la seconda riguarda le imprese ciclistiche di Gino Bartali.

Il corridore toscano, infatti, vincendo la tappa alpina Cannes-Briançon, si appresta a trionfare per la seconda volta al Tour de France. Gli italiani, quindi, esultano di nuovo, vanno al mare; gli operai rientrano nelle fabbriche. Il Paese –che durante le manifestazioni di protesta contro l”attentato a Togliatti ha contato 16 morti e 600 feriti- è sfuggito al pericolo di una guerra fratricida. A buona ragione il Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, riceve al Quirinale Bartali e la sua squadra.

Intanto, davanti al tribunale militare, si apre il processo contro Herbert Kappler, il colonnello nazista responsabile del massacro delle Fosse Ardeatine, in cui trovarono la morte ben 335 italiani.

Ai primi giochi olimpici del dopoguerra, a Londra, l”Italia conquista 8 medaglie d”oro, 11 d”argento e 9 di bronzo.

Nel mondo della cultura si afferma il genio poetico di Mario Luzi, che pubblica la raccolta “Quaderno gotico”; Primo Levi, invece, nel romanzo “Se questo è un uomo” racconta la tragica esperienza dei campi di concentramento e la lotta per la sopravvivenza, non solo fisica ma anche della propria dignità di uomo.

A teatro l”attore Erminio Macario riscuote un grande successo con la rivista “Febbre Azzurra”.

(Fonte foto: Rete Internet)

LA RUBRICA

ANTOLOGIA

LUNGO LA CARRIERA L’ODORE DEL SESSO:

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Le questioni del sesso che riguardano Berlusconi hanno fatto venire fuori, con nettezza, un costume abbastanza consolidato: per fare carriera molti, non esitano prestazioni fuori orario.

Caro Direttore,
alcuni giorni fa, viaggiando su un treno ad alta velocità, sulla linea Genova-Napoli, sono stato tirato, mio malgrado, in una discussione con alcuni sconosciuti compagni di viaggio. L”argomento -nato probabilmente già in una sala d”attesa o lungo i marciapiedi di una stazione- riguardava il rapporto esistente, oggi, tra sesso e carriera. Sì, sì: hai capito bene. La domanda, mai formulata esplicitamente ma sempre presente in ogni piega delle parole, era sempre la stessa: quante possibilità in più si hanno per lavorare, per avere successo, se si usa (anche o soprattutto) il proprio corpo?

Infinite ed indefinite se, per esempio, si pensa che la signora D”Addario è stata accolta come una diva al festival del cinema di Venezia o che la giovane Noemi Letizia ha ricevuto un premio, dalle mani di un sindaco in cerca di gratuita pubblicità, per non si sa bene quale improbabile merito.
La discussione, a onor del vero, non si è mai accentrata sul rapporto sesso-potere. Tutt”altro. Anzi, una signora, che mostrava di avere una profonda cultura classica, mentre il treno sfrecciava dalle parti di Orbetello, ha chiuso il discorso sui fatti di cronaca quotidiana a tutti noti, citando lo scrittore latino Svetonio e la sua “Vita dei Cesari”.

Mi sembra ancora di averla nelle orecchie quella voce decisa e suadente: “Ma dai! Da che mondo è mondo i fatti sono andati sempre così e gli uomini di potere non sono mai stati esenti dalle tentazioni della carne. Il divo Giulio Cesare, ad esempio, secondo Svetonio, per i suoi amori omo ed eterosessuali fu chiamato, in un”orazione di Curione, marito di tutte le donne e moglie di tutti gli uomini! Il conquistatore delle Gallie, infatti, ebbe un ruolo passivo nella relazione con Nicomede, re della Bitinia. Ebbe tre mogli: Cornelia, Pompea e Calpurnia. Intrecciò una relazione con la regina Cleopatra ed anche con Eunoe, la regina della Mauretania. Sedusse, poi, a quel che si sa, Postumia (la moglie di Servio Sulpicio), Lollia (la moglie di Aulo Gabino), Tertulla (la moglie di Marco Crasso), Mucia (la moglie di Gneo Pompeo), Servilia (la madre di Marco Bruto) e Terza (la figlia di Servilia). Addirittura, poi, si tramanda che per Servilia abbia comprato una perla del valore di sei milioni di sesterzi:Che altro dire?”.

Ridefinita la discussione, il tema centrale –tra uno squillo di cellulare e l”imbocco di una galleria- è diventato quello dell”irrinunciabile uso del baratto tra bellezza e carriera o, se si vuole, dell”uso di un corpo (flessuoso, sinuoso, piacente) come scorciatoia per lavorare o raggiungere traguardi immeritati e, perciò, impensabili.
In quel momento, caro Direttore, mi sono ritornati in mente una serie di episodi, che al di là di una curiosità pruriginosa, credo possano rappresentare lo stimolo per ragionare su alcune amare realtà.

Certo, se si pensa che, in un paesino del padovano, è stato scoperto uno scambio sesso-schede telefoniche, tra alunni delle medie a bordo dello scuolabus, c”è da restare basiti. Ma pullulano, ormai, anche notizie di studentesse universitarie pronte a far sesso in cambio del superamento (e con buoni voti) degli esami. Prevale il merito o un letto giusto? Su Napoli.bakeca.it, qualche tempo fa, un idraulico si è dichiarato pronto ad eseguire lavori gratis se richiesti da “una donna abbastanza piacente dai 25 ai 50 anni. Si assicura massima serietà e discrezione”. Sullo stesso sito, un odontoiatra, invece, ha offerto “prestazioni gratuite in cambio di sesso”.

Su Vivastreet.it, poi, qualcuno si è detto pronto ad affittare “stanze arredate in palazzo signorile a studentesse, massimo 2, in cambio di due prestazioni sessuali mensili”. Sempre su Vivastreet.it un generoso navigatore ha messo a diposizione un viaggio di piacere in barca a vela, tutto pagato, dal 6 al 20 agosto scorso, ad una “ragazza socievole, distinta, colta, non necessariamente bella, magra, non molto alta (sull”1,60-1,65), single, disponibile ad un viaggio di solo piacere e conoscenza”.

Che dire, caro Direttore? Quando, tanti anni fa, pensavo ancora, per esempio, che le nomine annuali al provveditorato agli studi fossero assegnate seguendo una graduatoria (così come per il superamento di un esame o quello di un concorso), una mia cara amica, Gabriella, giunonica insegnante di educazione fisica, mi sradicò dall”ingenua stoltezza, mettendomi a parte di una proposta ricevuta da un influente funzionario statale: “una buona nomina, una buona scuola in cambio di buon sesso”.

Situazione irreale? Affatto. Nel 1985, Jorge Amado, nel romanzo “Dona Flor e i suoi due mariti”, scriveva: “In provveditorato le nomine toccavano solo a quelle disposte a concedere i loro favori, ad accettare inviti per qualche passeggiata notturna dalle parti di Amaralina, Pituba, Itapoa, oppure a qualche festicciola intima, come autentiche femmine da bordello. Le ragazze perbene non avevano nessuna possibilità di sfondare,restavano ad ammuffire sulle sedie coperte di cuoio della sala d”aspetto”.

Caro Direttore, mai fare, è chiaro, di tutta l”erba un fascio! Ci sono tantissime persone serie, che sgobbano, soffrono, sudano, si conquistano con merito, con le competenze, con le unghie e col sangue un posto di lavoro. E non devono dire grazie a nessuno, se non alla propria intelligenza, al proprio senso del dovere, alla propria perseveranza. Ma, spesso, non basta. Perchè sulla loro strada, sempre più di sovente, incrociano i mercenari del corpo, del sesso. E, così, capita, purtroppo, che moltissime persone conseguano una laurea (un titolo di studio, un attestato quale che sia, quando non si tratta di mera autecertificazione!) e si ritrovino, subito dopo, immeritatamente, ad occupare posti di responsabilità e comando. Come avviene, sempre più spesso, in tutti i segmenti di lavoro. Ed allora, addio ad ogni discorso di dignità, trasparenza, merito, competenza!

Per motivi professionali, mi è capitato e mi capita di spostarmi, per periodi anche abbastanza lunghi (una settimana o anche un mese) in alcune cittadine del centro nord (Carpi, Desenzano, Pesaro, Riccione, Sassuolo, Terni, Viareggio). Nelle pizzerie, nei ristoranti, alle fermate dei bus ed a quelle dei taxi, alcune confidenze, dissertazioni tra avventori suonano come assordanti ritornelli: “Gliel”ha data ed è diventata quella che è:E” riuscito a portarselo (o a portarsela) a letto ed ha avuto la strada spianata:”.

Caro Direttore, tu mica sei tanto giovane? Non ti sgomenti, certo, per queste considerazioni? Lo so, lo so. Per te il sesso era tutt”altra cosa. Molto prima che ne avessi contezza, lo immaginavi, fantasticavi e leggevi e rileggevi brani del tipo: “Dopo quel lungo bacio Agata si era rovesciata con gli occhi chiusi sulla dormeuse e favoriva i movimenti di lui che cercava di toglierle la gonna; lo aiutò con una mossa premurosa quasi da massaia a districare e a staccare il gancetto della sottana:” (Ercole Patti, La cugina, Bompiani, 1965). Altri tempi, direttore. Altri costumi, altri ideali. Ed anche altri uomini, nel senso di uomini e donne, naturalmente.

(Foto tratta dal film “Rivelazioni. Sesso è potere”. Con Michael Douglas e Demi Moore)

SUGLI ABUSI EDILIZI NESSUNO INTERVIENE. LA CAMORRA RINGRAZIA

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Nessuno parla, intanto nei nostri territori è tutto un brulicare di asfalto e cemento, gestito dalle solite, note, imprese in odore di camorra. Si fa largo un nuovo business: il fronte del fuoco.
Di Amato Lamberti

Non si capisce cosa sia successo quest”estate in Campania. La speculazione edilizia si è scatenata dovunque, sulle coste, nelle isole, nelle città, in montagna. Come se fosse arrivato un qualche ordine: se hai programmato un aumento di volumetrie, un nuovo garage, una stanza aggiuntiva questo è il momento buono per farlo. Sui giornali si leggeva invece di una offensiva della magistratura contro l”abusivismo vecchio, quello non condonato e non condonabile, e quello più recente che non ha, al momento, nessuna speranza di una qualsiasi legittimazione. A Ischia è scoppiata quasi una guerra contro le ordinanze di abbattimento decise dalla magistratura.

Uno scontro che ha coinvolto anche i sindaci, i quali hanno minacciato addirittura le dimissioni in massa e hanno chiesto l”apertura di un tavolo di discussione per trovare soluzioni praticabili, diverse dall”abbattimento di tutte le costruzioni abusive, oltre cinquantamila. Negli stessi giorni sull”isola si continuava a costruire abusivamente anche nuove abitazioni con tanto di piscine e di verande sul mare. Di controlli nemmeno a parlarne: nessuno vedeva nulla. Ma di riunioni e di dibattiti se ne facevano invece tanti: la parola d”ordine era; “abusi di necessità”.

Tutti gli allargamenti di costruzioni esistenti e abitati da familiari del proprietario della costruzione che si era progressivamente espansa, qualunque fosse la dimensione dell”allargamento, non andavano neppure considerate abusive perchè necessarie a dare un tetto ai figli, ai figli dei figli, ai figli dei figli dei figli. Naturalmente oltre al tetto per le persone era necessario provvedere al tetto per le auto, al ricovero per gli attrezzi, alla cantinola per recuperare convivialità, alla piscina, e a qualche camera in più per gli amici, i parenti lontani, e qualche ospite a pagamento.

Altrove, come nel vesuviano, l”abusivismo dilaga egualmente ma non se ne parla neppure perchè si preferisce lavorare nel silenzio, sottotraccia, affidando alle solite ben note imprese in odore di camorra la realizzazione di manufatti che in alcuni casi hanno dimensioni di centinaia e migliaia di metri cubi e che sono destinati ad abitazioni ma anche a cliniche private, centri di analisi e di cura, palestre per danza e fitness, strutture espositive e commerciali. Che nessuno intervenga è quasi scontato. Da anni si parla di intervenire sulla Las Vegas di Trecase e Boscotrecase, come sugli scempi edilizi cha da Terzigno si arrampicano sul Vesuvio, ma non si muove niente a nessun livello.

Ma agli abusivisti il silenzio non basta, a Ischia come attorno al Vesuvio, e per questo creano un nuovo fronte d”attenzione appiccando il fuoco dove riescono a farlo. Dopo aver spento gli incendi bisognerà pensare a mettere in sicurezza il territorio devastato dalle fiamme, costruire stradine e terrapieni, avviare interventi di ingegneria ambientale, pensare alla riforestazione. Un bel giro d”affari ma soprattutto nuove occasioni per costruire abusivamente approfittando di lavori urgenti e necessari.

Anche questa è una storia che si ripete da anni. Gli allarmi sui pericoli di speculazione sulle zone bruciate dagli incendi non mancheranno neppure questa volta, ma vedrete che nella prossima primavera sarà tutto un fiorire di nuove costruzioni mentre le istituzioni continueranno a guardare altrove e ad organizzare convegni e dibattiti contro il consumo scriteriato del territorio.
(Fonte foto: Rete Internet)

CITTÁ AL SETACCIO

LA SCUOLA COME PROFEZIA DEL TERRITORIO

Le mille voci che dibattono di scuola, insieme ai tanti problemi che l’affliggono, fanno perdere di vista lo sguardo educativo sui tanti che la abitano. Il patto di responsabilità con famiglie, volontariato e genitori.
Di Michele Montella

“I miei figli come virgulto di ulivo intorno alla mia mensa” (Salmo 127)

La scuola non è solo specchio della società, come da più parti si sente, ma è soprattutto profezia della comunità che la circonda.

Nell’affannoso dibattersi fra mille problemi, spesso essa perde di vista lo sguardo educativo sulle cose, le persone, i piccoli, i tanti che la abitano senza riuscire a trasformarla in una casa della conoscenza e dei saperi.

I linguaggi che nelle aule per sei ore al giorno si gridano sono quelli di una babele al contrario; non più la forza dirompente dello scambio di diversità, ma la piatta omologazione delle parolacce, degli accenti da bulletto, dei modelli televisivi dell’insulto e dell’ostentazione, che fanno coppia con lezioni a volte stanche e a volte rassegnate.

La forza della profezia, invece, risponde ai problemi valorizzando l’esistente e provandosi a cercarvi dentro quei germogli che si fanno cautamente strada. La primavera dell’inquietudine porta con sè tanti interrogativi: cosa fare perchè cresca un virgulto? Fino a che punto le sapienze di cittadinanza alimentano il futuro della città?

A queste domande non si può solo rispondere considerando la necessità di avere più strumenti, più servizi, più finanziamenti o con politiche scolastiche dissennate. Si può rispondere solo con un patto di responsabilità, che dia voce alle famiglie e alle mille strade che attraversano la scuola, come il mondo del volontariato e la feconda collaborazione con le associazioni genitori.

L’educatore: genitore, operatore, docente, dirigente deve sapere che prendersi cura del territorio vuol dire diventarne il primo responsabile e caricarsi di una “difficile speranza”, quella di chi accetta di essere presente, non di fare qualcosa per: ma solo essere presente, con il proprio bagaglio, magari povero di cose, ma in grado di poter diventare un tesoro da regalare: perchè niente di quanto va donato viene perduto e con lenta bellezza fiorisce, quando non ci aspettiamo più nulla.

Bisogna che ciascuno di noi si rimetta alla scuola della pazienza e dell’attesa dell’impossibile, perchè chi sa attendere gli altri impara ad aprirsi all’inimmaginabile.

(Fonte foto: Rete Internet)

LA RUBRICA

STORIA DEL “900. L’ITALIA VOTA E PER LA PRIMA VOLTA VOTANO ANCHE LE DONNE

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Gli anni che vanno dal 1944 al 1950 vedono il quadro politico italiano in continuo movimento. Nel Referendum istituzionale, il popolo sceglie la Repubblica. In Italia cӏ grande voglia di rinascita.
Di Ciro Raia

La domanda che attraversa l”Italia è: cosa fare? Come costruire uno Stato nuovo, vicino ai bisogni della gente umile, uno Stato che sia il proseguimento degli ideali della Resistenza? Uno Stato che non si lasci ingoiare dalle sabbie mobili del trasformismo politico italiano?
La risposta più ovvia, nella tipica linea del costume italiano, appariva quella di rimandare tutto ed aspettare tempi migliori. La soluzione più comoda da adottare sembrava, infatti, quella di rispolverare il vecchio Stato liberale prefascista, restituendogli i contorni del potere accentrato e della burocrazia ed ignorando la lotta della Resistenza come fenomeno militare e politico.

Ed è con queste premesse, quindi, che si assiste ad un mancato avallo dei “valori della Resistenza”: gli ex fascisti continuano a sedere nei posti di comando, la burocrazia non è epurata, l”apparato amministrativo resiste ad ogni scossone ed anche quelli accusati di aver collaborato alla RSI di Salò trovano amicizie e parentele tra partigiani e comunisti, che valgono una sanatoria. Era nato così, in fondo, anche il governo presieduto da Ivanoe Bonomi, con la partecipazione dei comunisti ma non dei socialisti e degli azionisti, che avevano giudicato troppo moderate le posizioni del primo ministro. I governi Bonomi (il primo dura un anno, il secondo nemmeno una settimana!) non potevano avere vita lunga.

Così nel giugno del 1945, si battezza il primo governo dell”Italia libera (composto dai rappresentanti della Democrazia Cristiana, Partito Comunista, Partito Socialista, Partito Liberale, Partito Repubblicano, Partito d”azione) presieduto dall”ex partigiano e segretario del Partito d”Azione Ferruccio Parri. Contrasti politici tra le forze della coalizione costringono, però, dopo appena sei mesi, Parri alle dimissioni. Succede alla carica di primo ministro il democristiano Alcide De Gasperi, che reggerà le sorti del governo italiano sino al 1953.

I partiti della sinistra, che sono stati gli animatori della lotta clandestina, sono costretti a rinunciare alla guida del governo, perchè, con grande realismo, prendono atto della delicata situazione interna ed internazionale. Durante il primo ministero De Gasperi, gli Italiani, attraverso un referendum istituzionale, sono chiamati a scegliere tra la monarchia e la repubblica. Per la prima volta votano anche le donne. Donne per le quali sembra aprirsi un nuovo orizzonte di legittimazione del ruolo. Infatti, nel mese di giugno del 1944, quando era nato a Roma, col contributo delle forze unitarie di ogni tendenza sindacale, la C.G.I.L. (Confederazione generale italiana del lavoro), il nuovo sindacato unitario aveva ottenuto subito l”importante conquista della parità salariale per le donne (oltre alla scala mobile, che in una certa misura, proteggeva i salari dall”inflazione).

Il quadro politico italiano, tipico di un paese in ricostruzione, è in continuo movimento. Alcide De Gasperi, a capo del governo e della Democrazia cristiana, cerca di legittimare il potere dei cattolici. Il PCI di Togliatti cerca l”intesa ed auspica la fusione con il Partito socialista italiano di unità proletaria (PSIUP) di Pietro Nenni. Il Partito d”Azione, con Parri e Ugo La Malfa, subisce una scissione che dà vita al Partito Repubblicano Italiano.

Nel mezzo di questi marosi della politica, alle ore 15,15 del 9 maggio 1946, il re Vittorio Emanuele III, a Napoli, abdica a favore del figlio Umberto II. Il nuovo sovrano dura in carica poco più di un mese: il tempo necessario per giungere al 2 giugno, data fissata per il referendum istituzionale e per l”elezione di un”Assemblea Costituente incaricata di dare al Paese una nuova Costituzione.

Il 18 giugno 1946 la Corte suprema annunzia i risultati ufficiali delle votazioni: 12.717.923 voti per la Repubblica e 10.719.28 voti pera la Monarchia. Umberto II, il “re di maggio (così chiamato per la brevità del suo regno), già il 13 giugno è volato in Portogallo, la terra scelta per il suo esilio! Il voto referendario è stato di chiara intenzione repubblicana al nord e marcatamente monarchico al sud. Qualcuno, ad arte, mette in giro voci riguardanti possibili brogli perpetrati a danno della monarchia.

Il 25 giugno 1946, intanto, si inaugurano i lavori dell”Assemblea Costituente: la maggioranza è della Democrazia Cristiana con 207 seggi. I socialisti di Nenni ne contano 114, i comunisti di Togliatti 104. I seggi attribuiti all”Uomo Qualunque, il partito fondato da Guglielmo Giannini, sono 30. Su un totale di 556 deputati si contano solo 21 donne. a presiedere l”Assemblea Costituente è chiamato il socialista Giuseppe Saragat. Il 28 giugno 1946 è eletto capo provvisorio dello Stato il liberale Enrico De Nicola.

Nel paese sale una grande voglia di rinascita. La Piaggio produce la Vespa 98: i soldi per comprarla sono affidati alla speranza di accedere alle vincite derivanti dai pronostici del calcio. Il ritorno del campionato di calcio, infatti, ha portato alla nascita della SISAL, l”antesignana della schedina del Totocalcio.

Al cinema si afferma la stagione del neorealismo; i film di maggiore successo sono “Sciuscià” di De Sica, “Il sole sorge ancora” di Vergano, “Il bandito” di Lattuada, “Un giorno di vita” di Blasetti. Nel teatro, Eduardo De Filippo, che nel 1945 ha avuto un vero trionfo con “Napoli milionaria”, si ripete con “Filumena Marturano” e “Questi fantasmi”. Nella letteratura, invece, si impone Nuto Revelli, che pubblica “Mai tardi. Diario di un alpino in Russia”.
(Fonte foto: Rete Internet)

LE RESPONSABILITÁ DELLA CULTURA

LA RUBRICA

L’ARMONIA PERDUTA DEGLI ITALIANI DISTRATTI

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Passate le vacanze, tornano alcune delle rubriche che si erano concesse la pausa estiva. Raffaele Scarpone, con il settimanale appuntamento “Pensare italiano”, si ributta nella mischia.

Caro Direttore,
eccomi di ritorno. Volendo, potevo scriverti anche prima ma ho preferito lasciar passare questa lunga pausa vacanziera. Mi auguro che ti sia riposato o che, come è costume italiano, tu abbia villeggiato in luoghi alla moda ed anche abbastanza esotici. Pensa che la signora Giulia, la mia dirimpettaia, mi ha detto di aver passato uno splendido mese nell”isola greca di Mykonos; i figli del mio amico Luciano, invece, sono stati attratti dalle spiagge spagnole di Lloret de Mar; il mio vicino di podere (dalle nostre parti si dice: vicino di terra) mi ha detto, poi, con estrema soddisfazione: Prufesso”, “a vita è nu” muorzo; n”ce n”avimme vede” bene. Abbiamo trascorso –tutta la famiglia, compresi mia figlia e mio genero (quel chiattillo!)- due settimane eccezionali, indimenticabili, in un villaggio di Mombasa, in Kenya”.

Io, dove sono stato? Per una settimana nel silenzio dell”eremo dei frati bianchi di Cupramontana, nelle Marche. Poi, tutta l”estate –ad eccezione della settimana da “eremita”- l”ho passata a casa, col mio cane, a rilassarmi, a riposarmi, a leggere. Caro Direttore, certamente sei curioso di conoscere i motivi di una simile scelta. Ed io non ho problemi a svelarteli. Il primo motivo è che non ho soldi, infatti, a fine mese ci arrivo spendendo sempre più di quanto guadagno. Non perchè mi dia a spese folli; semplicemente perchè pago le tasse, non contraggo debiti nè chiedo prestiti, vado al cinema ed al teatro e –mio grande ed incorreggibile vizio!- compro libri e giornali.

Il secondo motivo è che, data una certa età, la vacanza la intendo come riposo, come assoluto rilassamento, per recuperare lo stress accumulato in un anno di lavoro, per espellere le tossine contratte nei traffici quotidiani, per godere il fresco del mio giardino. Il terzo motivo risiede nella mia consapevolezza di ignorare ancora tantissimi luoghi del paese più bello del mondo e, perciò, non mi va di andare alle Maldive, solo perchè fa tendenza andare alle Maldive. Ma sai che Sergio, il figlio di Luca, come premio per aver conseguito la maturità è andato, da solo, in California?

Il povero Luca, felice per i successi scolastici del figlio, gli ha pagato –dice lui- “il viaggio della vita”; Sergio è, così, partito con tanto entusiasmo ma è tornato con due palle che gli arrivavano fino ai piedi, smunto, emaciato, col sorriso spento, senza un po” di nostalgia, che so?, di desiderio di raccontare avventure, di piacere per aver intrapreso un cammino di scoperte, di complicità per essere diventato depositario di un qualche segreto. Niente. Meglio, forse, sarebbe stato mandarlo a San Giacomo di Compostela; almeno, avrebbe avuto la prospettiva del pellegrinaggio, del perdono, della fede.

Intanto, però, che sono passate le vacanze, non è cambiato niente. Il paese vive come narcotizzato; i problemi veri sono, artatamente, eliminati dalla visuale dei “poveri mortali”. Il nostro capo del governo continua a far sfracelli ma a nessuno importa niente; ci sfotticchiano in tutto il mondo: e chi se ne frega! Anche molti nostri amministratori locali non sono da meno in quanto a tenuta della propria immagine. La scuola dell”era Gelmini si apre con molti tagli (da tempo annunciati) negli organici: e che fa?: gli operatori scolastici –nell”immaginario collettivo- lavorano poco e sono pagati molto (oltre ai famosi tre mesi di ferie)! Molti posti di lavoro si sono persi ed altri si perderanno?: è un problema di tutto il mondo, basta dare un occhiata in casa degli americani!

Si potrebbe aprire, però, una bella discussione su faceboock: più oltre è inutile sperare! Lettera morta anche le notizie riguardanti Bassolino probabile ricandidato a sindaco di Napoli, l”Udc vagolante da destra a sinistra a destra, il ritorno di politicanti impresentabili e inaffidabili, le dichiarazioni di Fassino su possibili (ed atipiche) alleanze locali, il congresso del Pd con la corsa Franceschini-Bersani-Marino, le esternazioni dei padani Bossi-Calderoli-Cota, l”imbavagliamento dell”informazione da parte del nuovo regime, la televisione del “Ballando sotto le stelle”: ma chi se ne frega? A novembre, fra due mesi, per i morti, possiamo farci un bel ponte a Tunisi. Senza fretta; ci sono delle offerte last minute eccezionali!

Caro Direttore, ho letto alcuni bei libri. Te ne voglio segnalare qualcuno: due sono nuovi, uno è una rilettura.
Mi sono immerso con avidità nel bel romanzo di Michela Murgia, “Accabadora” (Einaudi, 2009): sono uscito da quelle pagine con l”amara e rinnovata certezza che nella vita “ci sono delle cose che si sanno e basta; e le prove sono solo conferma”. Ho divorato il libro-intervista sulle minoranze a Goffredo Fofi, a cura di Oreste Pivetta, “La vocazione minoritaria” (Laterza, 2009). Ho, quindi, a lungo riflettuto sul ruolo delle minoranze etiche:

“Il ruolo delle minoranze è un ruolo di proposta, di formazione delle nuove generazioni. Che cosa ha intorno un ragazzo che cresce oggi? Genitori, insegnanti, preti, giornalisti, artisti, filosofi sono all”altezza del compito che il loro ruolo gli imporrebbe? Anche rispetto a questo problema il ruolo delle minoranze è fondamentale. Da dove ripartire, altrimenti? Da quale forza sociale, da quale gruppo costituito? Forse dal papa, dalla chiesa di Ruini e del suo funzionario, dalla loro ostinata cecità di fronte ai bisogni reali dell”umanità e dei singoli? Forse dalla scuola, avvilita e strapazzata dai ministri di destra e di sinistra? Non si può certamente ripartire da corporazioni, da categorie, da professioni. Si può ripartire, credo, solo da piccole minoranze che “non stanno al gioco”, che “non accettano”, che non si riconciliano, che con molta modestia si tirano su le maniche e fanno il loro pezzetto di percorso, nel quartiere X, con i bambini, con i malati, con gli immigrati, con i carcerati, ma anche negli asili e nelle scuole, nelle fabbriche e nelle chiese, e sul mare, quasi dovunque, perfino nelle redazioni dei giornali! Meno che nelle stanze del potere”.

Ho riletto “L”armonia perduta” di Raffaele La Capria (Mondadori, 1986). Ho riannodato il filo dell”Armonia tra la Natura e la Storia, tra la Natura e la Cultura, tra il Genio del Luogo e lo Spirito del Mondo. Che carica in quelle parole di La Capria: “Quando si perde la grazia spontanea dell”esistenza, si tende a conservarla artificialmente, in modi impropri e illusori, a imitarne per nostalgia o altro la forma esteriore, senza veramente possederla. E questo accade ai napoletani. Quando si accorsero che quell”Armonia gli era comunque necessaria per sopravvivere, necessaria come l”aria che respiravano, i napoletani si misero a fare i napoletani”.

Buona giornata e buon lavoro, Direttore. Non mortificarmi, ora, facendomi sapere che era meglio non riprendessi a scrivere la rubrica.
Insieme a te, con tanti altri, sarebbe, invece, bello ricominciare a fare gli italiani ed anche gli uomini della Magna Grecia ed anche i napoletani ed anche i vesuviani.
(Fonte foto: club treni Brianza)