CAMORRA NON É SOLO IL LIVELLO CRIMINALE

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La cattura di “pericolosi” latitanti incide poco o niente sulla lotta al crimine organizzato. Ciò che dovrebbe essere intaccato, invece, sono connivenze e complicitĂ , vero motore della camorra.
Di Amato Lamberti


In questi ultimi mesi si è fatto un gran parlare di svolta nella lotta alla criminalitĂ  mafiosa da parte del ministro Maroni, in conseguenza di numerosi arresti di “pericolosi” latitanti e del sequestro di beni a delinquenti e prestanome. Persino giornali notoriamente ostili al governo hanno inneggiato a quello che è stato indicato come un cambiamento di atteggiamento lungamente atteso. Nessuno sembra essersi reso conto che nel mentre si arrestano, e giustamente, malavitosi di manovalanza, non si sciolgono Comuni neppure quando sono i prefetti a chiederlo e non si perseguono amministratori accusati di collusioni e connivenze.

L”impressione è quella dell”ennesima operazione mediatica per rassicurare i cittadini sulla capacitĂ  dello Stato di fronteggiare il crimine, senza intaccare i poteri mafiosi che con lo Stato intrattengono rapporti consolidati , come dimostrano le dichiarazioni del figlio di Ciancimino, ma anche i risultati dell”inchiesta Spartacus, che ha portato alla condanna di tanti delinquenti come Schiavone e Bidognetti, ma ha prosciolto politici, amministratori, tecnici e professionisti.

Eppure, la forza del clan dei “casalesi” possiamo dire che riposa proprio sulle rete di collusioni e complicitĂ  che nel tempo è riuscito a costruire, tanto che molti magistrati possono affermare che uomini legati, anche solo da rapporti di corruzione, ai “casalesi” sono presenti in quasi tutte le amministrazioni locali, almeno nel casertano, così come negli Enti pubblici che sono centri di spesa, come le ASL, e in molte istituzioni, anche nei settori deputati al controllo della produzione e del lavoro, come al contrasto alla criminalitĂ .

Come dice il magistrato Raffaello Magi, “La rete economica e relazionale di una organizzazione camorrista è rappresentata da un intreccio di interessi e di fenomeni che, per quanto è dato comprendere, restano in buona parte immuni alle verifiche giudiziarie. Le organizzazioni criminali si alimentano attraverso la penetrazione nel mercato, sfruttano le maglie di una imprenditoria spesso bisognosa di protezioni, si pongono come “mediatori del consenso” in occasione di competizioni elettorali, realizzano investimenti che offrono lavoro a soggetti affiliati e non, condizionano spesso le scelte delle piccole amministrazioni locali”.

E aggiunge che: “:sono stati presi in esame i rapporti dell”organizzazione con alcuni esponenti politici -ma nel processo (Spartacus 2) non si è raggiunta la prova di una responsabilitĂ  penale di tali soggetti- e alcuni appartenenti alle forze dell”ordine, con alcune condanne”.

In pratica, l”apparato di controllo repressivo dello Stato, riesce solo a colpire il livello criminale delle organizzazioni camorriste, quelli che sparano ed ammazzano, mentre sulle reti di connivenza e di complicitĂ  che permettono alle organizzazioni di diventare tanto potenti da metterle in grado di condizionare ed alterare l”economia, l”amministrazione pubblica, la politica di interi territori non riesce ad ottenere risultati se non quando si accertino comportamenti criminali.
(Fonte foto: Rete Internet. Repertorio)

PILLOLE DI 900. PIAZZALE LORETO: FINE DELLA PARABOLA FASCISTA

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Finita la guerra, l”Italia è in ginocchio. CittĂ  distrutte, milioni di disoccupati, prezzi alle stelle, Paese politicamente diviso. Intanto, si fa largo a tutto ciò che è americano.
Di Ciro Raia

Il 1945, dunque, è l”anno della fine della guerra. Il Fascismo ed il Nazismo sono cancellati, ma ancora molti morti costellano il cammino delle nazioni e, in particolare, dell”Italia. Nelle regioni settentrionali continua, infatti, la lotta dei partigiani, temporaneamente frenata da un proclama “attendista” del generale inglese Alexander, col quale si suggerisce di cessare le operazioni organizzate su larga scala.

Le truppe angloamericane, in veritĂ , temono che un eccessivo spazio di movimento alle forze della Resistenza possa contribuire a consegnare l”Italia nelle mani del comunismo. Ma i partigiani non si fermano e, spesso anche con eroiche azioni, concorrono a determinare il crollo del nazifascismo. Ad essi si deve, per esempio, la rotta dei repubblichini di Salò tra la Valtellina e la Valcamonica e ad essi va riconosciuto il contributo prezioso nelle battaglie di Bobbio (Val Pellice) o di Varzì nell”oltre Po pavese.

Tra il 23 ed il 25 aprile 1945 il CLNAI ordina di insorgere. Subito la cittĂ  di Genova costringe alla resa la guarnigione tedesca del generale Meinhold; a Milano, con i partigiani che cantano “Bella ciao”, l”insurrezione è totale. Il 25 aprile l”Italia è finalmente libera dal giogo nazifascista. Nel capoluogo lombardo, inoltre, i capi del CLNAI –che dichiarano di assumere tutti i poteri civili e militari nelle regioni settentrionali- incontrano Mussolini e gli chiedono la resa incondizionata. Il duce non accetta e, con pochi fidi, fugge verso Como. I partigiani lo catturano, però, il 27 aprile a Dongo, sulla sponda occidentale del lago, mentre tenta di passare la frontiera svizzera o, forse, di raggiungere l”Austria attraverso la Valtellina.

Il giorno dopo il partigiano Walter Audisio, noto nella Resistenza come “colonnello Valerio“, lo fucila insieme a Claretta Petacci, da tempo amante dell”ormai deposto capo del governo, a Giulino di Mezzegra. Il cadavere di Mussolini è trasportato, insieme ai corpi di alcuni alti esponenti del fascismo (Nicola Bombacci, Alessandro Pavolini, Francesco Barracu, Achille Starace) a Milano, dove a Piazzale Loreto (luogo simbolo della lotta di liberazione: il 10 agosto dell”anno precedente, i corpi di 15 detenuti politici, fucilati dai fascisti italiani, erano stati lasciati in quel piazzale, sotto il sole, come monito alla popolazione!) sono abbandonati allo sbeffeggiamento della folla. Dopo poco più di vent”anni si chiude tragicamente la parabola del fascismo.

Intanto a Caserta, il 29 aprile, il tenente colonnello della Wehrmacht, Victor von Schweintz, firma la resa tedesca (senza condizioni) in Italia con i delegati delle forze alleate. Alle ore 24 dell”8 maggio 1945 cessano tutte le azioni di guerra in Europa. Una guerra che ha significato 60 milioni di morti, l”olocausto di 6 milioni di ebrei, innumerevoli cittĂ  distrutte, infinite ed indimenticabili atrocitĂ  nei confronti della popolazione civile.

La fine della guerra presenta un”Italia più che in ginocchio. Intere cittĂ  sono distrutte, rovinate le vie di comunicazione, decimata la marina mercantile. Torino e Milano, Bologna e Genova, Foggia e Cagliari, insieme a tantissime altre cittĂ , devono rinascere dalle proprie rovine. Necessita ricostruire i porti e le strade, gli aeroporti, gli elettrodotti, i capannoni industriali. Circa il 65% del patrimonio rotabile, dai locomotori alle carrozze passeggeri, alle merci, alle macchine a vapore, è andato distrutto o ha preso la strada della Germania, insieme alle truppe tedesche in ritirata. L”immenso capitale della marina mercantile è ridotto all”osso; il tonnellaggio pari a 3.300 milioni dell”anteguerra è solo un lontano ricordo.
Ora si sfiorano appena le 600 mila tonnellate.

L”agricoltura soffre della mancanza dei concimi, delle macchine e delle opere di irrigazione. Anche le scorte dei prodotti agricoli sono esaurite: sono servite, infatti, ai tedeschi, che ne hanno fatto razzia insieme ai capi di bestiame.

A questo quadro a tinte fosche vanno aggiunti, poi, i milioni di Italiani disoccupati, la svalutazione della lira, l”aumento vertiginoso del prezzo dei beni di consumo. E tutto accade in un Paese politicamente diviso in due. Da una parte le regioni del nord, irrobustite dalla lotta antifascista, sperimentate nelle forme di autogoverno delle repubbliche partigiane, pienamente consapevoli della collusione esistita tra monarchia e fascismo e delle conseguenti tragedie scaturite.

Dall”altra parte le regioni del sud, risparmiate dall”ultima offensiva bellica, tradizionalmente vicine alla monarchia, sfruttate dalle forze politiche moderate e conservatrici per fini meramente clientelari, impedite nella crescita politica dalla presenza degli alleati, disposti a difendere i Savoia pur di ostacolare il cammino ad una possibile penetrazione del comunismo.

E intanto, in tutto il Paese comincia ad imporsi il “modello americano”. Le truppe liberatrici, infatti, hanno contaminato i paesi che hanno toccato. A solo pochi giorni dalla fine della guerra l”americanizzazione ha portato la conoscenza della Coca Cola, del boogie-woogie, delle t-shirt e delle sigarette Camel, Chesterfield, Lucky Strike. Si assiste, inoltre alla trasformazione non solo dei costumi sociali ma anche di quelli culturali, per cui diventano familiari i nomi degli attori Clark Gable, Gary Cooper, Greta Garbo, Marlene Dietrich, Rita Hayworth, John Wayne, Charlie Chaplin, dei jazzisti Duke Ellington, Louis Armstrong, Gorge Gershwin.

Anche alcuni scrittori conquistano l”Italia, tanto che diventano familiari i nomi di William Faulkner, Ernest Hemingway, John Steinbeck insieme ai titoli dei loro romanzi (“Palme selvagge”, “Per chi suona la campana”, “La luna è tramontata”), che sono letti insieme a “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi e ad “Uomini e no” di Elio Vittorini.

(Fonte foto: www.cotti.biz)

ANTOLOGIA

FINITA LA GUERRA C’É DA RICOSTRUIRE L’ITALIA

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Con questo paragrafo, la rubrica “Pillole di “900” affronta le vicende dell”Italia del dopoguerra, in difficoltĂ  perchè preda di fame ed emergenza sanitaria. Ma finalmente la nazione è libera dal nazifascismo.
Di Ciro Raia

Il paese vive spaccato in due. Il sud liberato si riprende lentamente, pur dibattendosi tra fame, emergenza sanitaria e scarse possibilitĂ  lavorative. Il nord resta squassato dalla guerra, dalla lotta partigiana, dagli scioperi che si organizzano nelle cittĂ  e nelle campagne. Oltre mezzo milione di americani, nel sud della penisola, sono impegnati nei comandi militari, che, quale primo obiettivo, cercano di rimuovere dai Comuni tutti gli esponenti del passato regime. Da Washington parte il suggerimento che nella ricostruzione politica è meglio tener conto del parere dei parroci e dei vecchi notabili liberali.

Così capita che, per emarginare i partiti di sinistra –che si stanno riorganizzando- si finisce col dare peso a personaggi locali, alcuni dei quali non proprio stinchi di santo. Al nord, invece, si paga la rabbia e la ferocia delle retrovie tedesche in risalita. Le linee ferroviarie sono distrutte, le cittĂ  bombardate, gli acquedotti saltati, le scuole chiuse. Ed i mezzi finanziari per la ricostruzione sono scarsissimi. Per chi, poi, è sopravvissuto alla guerra o alla deportazione c”è il fantasma della disoccupazione. Il numero dei disoccupati è ingente. Le fabbriche sono prive di materie prime e le banche sono a corto di soldi.

Il quadro politico nazionale, intanto, è in continua evoluzione. A Napoli –prima cittĂ  liberata dai tedeschi, in seguito ad un”epica partecipazione del popolo, culminata nella lotta delle Quattro Giornate (28 settembre-1 ottobre 1943)-, col compito di ricostruire il partito comunista, è giunto Palmiro Togliatti. Il leader piemontese si dice convinto della necessitĂ  che tutte le forze debbano collaborare, anche quelle vicine al re e a Badoglio, per riuscire a scacciare definitivamente i nazisti. Con questo intento egli appoggia un nuovo governo, battezzato nei primi mesi del 1944 e presieduto da Badoglio, che accoglie i rappresentanti di tutte le forze antifasciste.

Il governo della svolta di Salerno, cittĂ  in cui si riunisce il consesso, infatti, ha come ministri, tra gli altri, uomini come Carlo Sforza, Benedetto Croce e Giulio Rodinò. Il governo Badoglio dura solo pochissimi mesi. Proprio il 4 giugno 1944, giorno della liberazione di Roma, infatti, Umberto di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele III, è nominato luogotenente generale del regno, mentre Badoglio, troppo compromesso col fascismo e le vicende belliche, è sostituito alla guida del governo da IvĂ noe Bonomi, capo del CLN.

Intanto, a Verona, i resti del fascismo riuniti nella Repubblica di Salò, celebrano il processo contro i traditori della notte del Gran Consiglio. Sono condannati a morte Galeazzo Ciano, Luciano Gottardi, Carlo Pareschi, Emilio De Bono e Giovanni Marinelli.

Nelle strade delle città liberate si riprende a vivere. Esse, infatti, si animano con la presenza di uomini e donne, che si inventano mille mestieri, per sopravvivere, per guadagnare un pezzo di pane. I sciuscià napoletani lustrano le scarpe ai soldati americani, i contadini delle campagne vengono ad offrire i loro prodotti. Chi se lo può permettere fuma le sigarette marca Serraglio, Tre stelle, Aurora, Nazionali. Nelle edicole compaiono: il Calcio Illustrato, il Tempo, il Corriere dei piccoli e la Domenica del Corriere.

Da Salò, Radio Balilla, anche se solo per i bambini, non interrompe la sua propaganda politica: “Ecco giungono i tre Magi/ da lontano, son randagi./ Ecco i doni al Bambinello/ doni al popolo più bello./ Churchill offre la Miseria/ Roosevelt dĂ , più deleteria/ la tremenda Fame e prono/ schiavitù da Stalin in dono”.
Compaiono i primi artisti di strada. Tra di essi si segnala un giovane caricaturista di venti anni: si chiama Federico Fellini e spera in un futuro da regista cinematografico.
Un regista giĂ  affermato, Roberto Rossellini, comincia a girare il film “Roma cittĂ  aperta”, con gli attori Aldo Fabrizi e Anna Magnani.

Al teatro “Quattro Fontane” di Roma riscuote un grande successo la rivista “Cantachiaro”, di Garinei e Giovannini. Lo spettacolo ha inizio ogni sera alle 19 –in quanto alle 21 c”è il coprifuoco. Registra il tutto esaurito. Il prezzo di una poltrona è di 150 lire; i posti all”in piedi costano 20 lire. Ma trionfa anche l”Enrico IV di Pirandello e gli attori Salvo Randone e Tino Carraro. Wanda Osiris e Carlo Dapporto, invece, presentano spettacoli dai titoli evasivi: “Sognate con me” e “Gambe al vento”.
(Fonte foto: Rete Internet. Repertorio)

LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI

LA RUBRICA

NON SCIOGLIERE IL COMUNE DI FONDI PER CAMORRA É DIABOLICO

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La richiesta di sciogliere il Comune di Fondi era stata avviata dal prefetto di Latina dopo che la Commissione di accesso agli atti aveva evidenziato il forte condizionamento criminale.
Di Amato Lamberti

La decisione del Consiglio dei ministri di non procedere allo scioglimento del Comune di Fondi, per sospetti di infiltrazione mafiosa nell”amministrazione comunale, con la motivazione che nessun procedimento giudiziario è stato ancora aperto dalla magistratura nei confronti di amministratori e consiglieri dello stesso Comune, è passata sotto silenzio da parte della stampa.

Praticamente nessuno sembra essersi reso conto che si tratta di una decisione che costituisce un precedente che potrebbe anche configurare l”accantonamento definitivo di una legge importantissima, la quale permetteva al Prefetto di avviare una ricognizione, ad opera di una commissione di funzionari di prefettura, di tutti gli atti deliberativi di una amministrazione pubblica, per verificare l”esistenza o meno di forme di coinvolgimento delle criminalitĂ  organizzata nei processi decisionali della stessa amministrazione.

I risultati di questo lavoro di ricognizione degli atti prodotti dall”amministrazione sotto esame venivano poi esaminati per verificare la sussistenza di ipotesi di infiltrazione e condizionamento mafioso e procedere, ove queste ipotesi fossero confermate, alla richiesta di scioglimento da parte del Ministro dell”Interno e della Presidenza del Consiglio. Nel caso del Comune di Fondi (nella foto la sede del Consiglio comunale, ndr), la commissione di accesso agli atti aveva completato il lavoro e la documentazione prodotta presentava una situazione di condizionamento criminale tale da convincere il prefetto di Latina ad avviare richiesta di scioglimento.

Normalmente gli atti della commissione d”accesso vengono inviati anche alla magistratura ma la decisione di scioglimento, in quanto misura di contrasto alla criminalitĂ  organizzata, ha tempi immediati di esecuzione, proprio per rompere il più rapidamente possibile una situazione insopportabile per ogni coscienza democratica. L”importanza della legge sullo scioglimento delle pubbliche amministrazioni per infiltrazione e coinvolgimento della criminalitĂ  mafiosa riposa sul fatto di stabilire che la pericolositĂ  della mafia risiede soprattutto nella capacitĂ  di appropriarsi di funzioni proprie dello Stato, a cominciare dalla amministrazione della vita di comunitĂ  e di territori attraverso il controllo delle amministrazioni locali.
Da tempo tutti i partiti politici, nessuno escluso, facevano pressioni per ottenere modifiche sostanziali ad una legge accusata di dare valore di prova anche a sospetti, rapporti di parentela e di frequentazione, cointeressenze in affari. Una legge che aveva messo a nudo sia l”incapacitĂ  dei partiti di operare una selezione degli amministratori locali e sia gli stretti rapporti che, in determinate situazioni, si realizzano tra politica e mafia in ordine all”appropriazione dei fondi pubblici e alla realizzazione di investimenti speculativi. Proprio per queste ragioni, nel momento che colpiva amministrazioni governate da tutti i partiti politici, da anni si premeva per una modifica sostanziale della legge.

Con la decisione adottata dall”ultimo Consiglio dei Ministri si è raggiunto il risultato di mettere una pietra tombale sulla legge perchè non si capisce come la Magistratura possa prendere decisioni senza essere a conoscenza dei fatti evidenziati dalla commissione di accesso agli atti. Atti che sarebbero inviati alla Magistratura solo dopo la pubblicazione del decreto di scioglimento da parte del Ministro dell”Interno. Fino alla pubblicazione del decreto gli atti restano secretati. Un escamotage, quello adottato da Berlusconi, frutto di una mente diabolica e ci piacerebbe veramente conoscere la persona a cui appartiene.

(Fonte foto: Rete Internet)

PILLOLE DI “900. I PARTIGIANI, L’OPPOSIZIONE AL NAZIFASCISMO

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La Resistenza italiana coinvolge tutti i cittadini italiani. Violenta e stragista la reazione dei nazisti e dei fascisti di Salò. Intanto gli Alleati sbarcano in Italia.
Di Ciro Raia

Circa 200 mila uomini, di diversa provenienza sociale e politica, operano nelle formazioni dei partigiani. È la risposta di gruppi singoli e spontanei di cittadini, impegnati in una lotta clandestina, alla persecuzione poliziesca, alla politica repressiva tedesca, all”eliminazione fisica di avversari con fucilazioni, deportazioni e forni crematori nei campi di concentramento di Dachau, Bùchenwald, Auschwitz, Trablinka o MauthĂ usen.

I partigiani, uniti in movimenti di opposizione spirituale, politica ed armata al nazifascismo, danno vita alla Resistenza italiana. Essi sono operai e studenti, contadini ed intellettuali che, insieme ai soldati sbandati ed agli antifascisti tornati dall”esilio, lottano sulle montagne, nelle cittĂ  e nelle campagne del centro nord, ostacolando i colpi di mano dei Tedeschi, evitando sabotaggi o facendone, occupando zone di territorio e partecipando ad azioni di guerra con armi catturate al nemico o fornite dagli alleati. Con i partigiani combattano tutti i cittadini. Infatti, la Resistenza è l”unica guerra veramente sentita dagli Italiani.

Un ruolo di grande rilevanza politica ed organizzativa è assunto dalle formazioni partigiane di sinistra (comuniste e socialiste); ma sono presenti anche formazioni cattoliche, liberali ed autonome.

Contro i partigiani si rivolgono, perciò, le azioni dei nazisti e dei fascisti di Salò. Molte rappresaglie nazifasciste contro inermi civili –come quelle di Boves, Pietransieri, Acerra, nel 1943– o contro fazioni partigiane – come quelle delle Fosse Ardeatine di Roma, Civitella in Val di Chiana, Sant”Anna di Stazzema (560 persone tra civili e partigiani –foto-), Marzabotto (1800 civili), nel 1944 (solo per citarne qualcuna) – sono delle vere e proprie stragi, condotte con truculenta e lucida violenza.

Tutti i partiti –precedentemente sono sciolti dal fascismo- che operano nella Resistenza formano degli organismi militari definiti C.L.N. (comitato di liberazione nazionale). Tutti i C.L.N. periferici fanno capo a un C.L.N. centrale con sede a Roma e ad un C.L.N.A.I (comitato di liberazione nazionale alta Italia) con sede a Milano.

L”esercito alleato angloamericano, a tappe forzate, sbarca in Italia. La Sicilia è la prima terra liberata; nell”isola, infatti, gli alleati approdano il 10 luglio 1943 ed il 27 dello stesso mese liberano Palermo; il 3 settembre, mentre a Cassibile, in provincia di Siracusa, è firmato l”armistizio tra l”Italia e gli Alleati, le armate inglesi agli ordini del generale Montgomery sbarcano in Calabria.

La firma dell”armistizio provoca una tragica rappresaglia tedesca sui soldati italiani bloccati nelle isole dell”Egeo: a Cefalonia è massacrata l”intera Divisione Acqui. L”8 settembre, intanto, un”armata americana al comando del generale Clark, sbarca a Salerno. Il 22 gennaio 1944, poi, l”esercito angloamericano conquista la terra tra le localitĂ  di Anzio e Nettuno. L”obiettivo è entrare in Roma.

La marcia, che culmina con la liberazione della capitale il 4 giugno, è segnata da tanti episodi di giubilo da parte della popolazione liberata dal giogo nazifascista, ma anche da innumerevoli scene di violenza. Si contano ancora morti, donne violentate, episodi di sciacallaggio, di borsa nera di indecoroso profitto.

Durante l”avvicinamento alla capitale è distrutta l”antica Abbazia di Montecassino. Gli alleati la bombardano, convinti che in essa si nascondano i tedeschi.

(Fonte foto: Rete Internet. Repertorio)

LA RUBRICA

LA STORIA DEL SECOLO SCORSO. VERSO LA FINE DEL REGIME FASCISTA

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Le conseguenze della guerra minano il regime fascista, che si avvia verso la dissoluzione.
Di Ciro Raia

Il 1943 è un anno terribile!
In primavera, grandi scioperi operai, alla Fiat di Torino ed in altre realtĂ  industriali, mostrano, al grido di “pane e pace”, una nuova volontĂ  operaia e politica. Dopo oltre un ventennio di silenzio, infatti, le forze lavorative ridiscendono in piazza, spinte dalla fame, dalla borsa nera e dal continuo pericolo costituito dai bombardamenti. Mussolini non si rende conto che la situazione sta cambiando e pensa che per continuare a mantenerne il controllo basti emarginare i sobillatori comunisti e rimuovere il capo della polizia, Carmine Senise, colpevole di non essere intervenuto con pugno fermo e di aver arrestato “solo” 2.000 operai.

Anche gli industriali fiutano la fine del regime e l”inevitabile sconfitta nella guerra; meglio, perciò, cominciare a guardare ai mercati europei.
Le alte cariche del regime, da parte loro, non condividono più l”arroganza del Duce: cercano, così, di pensare ad una soluzione che, con l”allontanamento di Mussolini, possa garantire la continuitĂ  del fascismo.

Nel mese di luglio le forze alleate sbarcano in Sicilia. Nello stesso mese Mussolini si incontra con Hitler, a Feltre, e non riesce a chiedergli l”armistizio per l”Italia. Nemmeno quando al Duce è recapitata la notizia del bombardamento di Roma. Nella capitale sventrata, nel quartiere San Lorenzo, si contano 1.500 morti e migliaia di feriti. Accorre il re Vittorio Emanuele III ed è accolto da freddezza. Accorre il papa Pio XII ed è acclamato da una folla che chiede solo “pace, pace, pace”.

Sempre nel mese di luglio, alle ore 17:00 del giorno 24, si riunisce a Palazzo Venezia il Gran Consiglio del Fascismo. Dopo ore di discussione, alle 2:00 di notte del giorno 25, 19 membri su 25 votano l”ordine del giorno di Dino Grandi, inteso a chiedere le dimissioni del Duce. Dopo poche ore il re annuncia a Mussolini la decisione di sostituirlo alla guida del governo con Pietro Badoglio. Il Duce è sconfitto. L”attendono i carabinieri per portarlo, imprigionato, in un albergo sul Gran Sasso.

Quando la radio annuncia la caduta del fascismo, nel paese si vivono scene di indicibile entusiasmo, subito raffreddate dall”annuncio di Badoglio: “La guerra continua”. Ma è, quest”ultima, una decisione che dura solo 45 giorni. L”8 settembre, infatti, il generale Badoglio annuncia: “Il governo italiano, riconosciuta l”impossibilitĂ  di continuare l”impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell”intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate angloamericane [:]. Ogni atto di ostilitĂ  contro le forze angloamericane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo”.

Nel paese regna la più totale confusione. I soldati scappano, disertano; manipoli di isolati combattono contro i tedeschi, anch”essi in fuga. Non si contano gli episodi di rappresaglia dei nazisti, che si sentono traditi e razziano, radono al suolo interi paesi, rubano e distruggono opere d”arte, deportano e violentano innumerevoli civili. Oltre 600 mila soldati italiani vengono fatti prigionieri ed avviati ai campi di concentramento della Germania. L”Italia resta senza guida: il re, Badoglio ed altri generali, sotto la protezione degli eserciti alleati, scappano a Brindisi. Ognuno si regola come vuole.

Il 12 settembre, però, i Tedeschi liberano Mussolini. Il Duce chiama, allora, a raccolta le forze fasciste ancora fedeli e costituisce la Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.), detta anche Repubblica di Salò, dal nome della cittadina sul lago di Garda, sede del nuovo governo. Chi non aderisce alla Repubblica Sociale –attesta nei territori dell”Italia del nord, dove ancora ci sono i tedeschi- è perseguitato come “badogliano”. Mentre sulle montagne del nord cominciano ad operare le prime formazioni partigiane, i lager tedeschi si affollano di prigionieri italiani, estremo sacrificio alla rabbia e alla delusione di un esercito, che da antico alleato, si è sentito prima tradito e, poi, considerato nemico.

QUANDO CROLLA IL REGIME

LO SBARCO DEGLI ALLEATI

L’INTIMO RAPPORTO TRA LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI E LE COSCHE CRIMINALI

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Le attivitĂ  criminali e gli sprechi della Pubblica Amministrazione non sono mondi separati; anzi, spesso sono collegati da rapporti nascosti e perversi che alimentano il sistema politico.affaristico-criminale.
Di Amato Lamberti

Ogni giorno i giornali riportano la notizia di arresti eccellenti nel mondo delle cosche criminali, di pericolosissimi delinquenti, sempre nella lista dei cento più pericolosi latitanti, finalmente stanati e consegnati alle patrie galere, di sequestri per decine di milioni di euro di beni illecitamente accumulati con i proventi delle attivitĂ  criminali.

Sugli stessi giornali, sempre tutti i giorni, si parla di sprechi di denaro pubblico nelle pubbliche amministrazioni, di appalti truccati, di opere pubbliche incompiute, di deficit paurosi, come quello della sanitĂ  campana. A nessuno viene mai in mente di provare a collegare le due cose, le cosche criminali e il malfunzionamento della pubblica amministrazione. Sono sempre trattati come se fossero mondi separati che non si incontrano e non si incrociano mai.

Questo in Campania, perchè in Puglia, ad esempio, l”inchiesta sugli sprechi nella sanitĂ  pubblica subito si è allargata da un lato alla politica e dall”altro alla criminalitĂ  organizzata, mettendo in luce collegamenti nascosti e perversi che danno un senso preciso ad operazioni che non si limitano all”appropriazione del pubblico denaro ma investono la stessa governance di un sistema politico-affaristico-criminale.

A Fondi, dove ha sede il più grande Centro Agroalimentare del Mezzogiorno, dopo anni di fatti delittuosi, di intimidazioni, di ferimenti, di omicidi, di denunce di estorsioni continuate, di malversazioni amministrative, si scopre che quella struttura che fattura decine di milioni di euro al giorno è completamente controllata da cosche malavitose organizzate della vicina Campania, i “casalesi” in combutta, o con il consenso attivo, dell”amministrazione comunale di Fondi, sicuramente a livello di funzionari e dirigenti, ma con il concorso anche di alcuni amministratori.

Lo stesso prefetto di Latina è arrivato a chiedere lo scioglimento del Comune di Fondi, sulla base dei rapporti di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, ma non se ne fa nulla per la resistenza di partiti e forze politiche. Quanto a chiudere, sia pure temporaneamente, il Centro Agroalimentare di Fondi, neppure a parlarne viste le dimensioni economiche e l”indotto occupazionale in gioco. Il risultato è che i “casalesi” continuano a farla da padroni grazie ai buoni e proficui collegamenti istituzionali.

Di situazioni dello stesso tipo ne esistono anche in Campania dove i mercati ortofrutticoli, come quelli della carne e del pesce, sono da sempre (ricordate Pascalone “e Nola?) controllati da cosche criminali da tempo passate a livelli imprenditoriali di livello nazionale e anche internazionale, soprattutto per quanto riguarda l”export dai paesi dell”est Europa.

Ma si preferisce ignorare la situazione. Il Comune di Volla è stato sciolto alcuni anni fa per infiltrazioni camorriste relative proprio al Centro Agroalimentare e agli appalti per le forniture e i servizi dello stesso, ma le indagini non si sono allargate al Centro Agroalimentare tanto che si è pensato, da parte di alcuni operatori, che lo scioglimento del Comune di Volla fosse il modo per mettere a tacere indagini che avrebbero potuto allargarsi al Comune capoluogo.

LA RUBRICA

PILLOLE DI “900. SCOPPIA LA II GUERRA MONDIALE

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L”Italia si schiera con la Germania e il Giappone, contro americani, russi, inglesi e francesi. Il Paese versa nella fame e nella desolazione.
Di Ciro Raia

Nel 1941 la Germania di Hitler attacca la Russia di Stalin. Mussolini, senza neppure consultare i suoi ministri, chiede all”alleato nazista l”onore di potere mandare le divisioni del CSIR (Corpo di Spedizione Italiana in Russia) in terra russa. E, contro il parere dello stesso Hitler, che avrebbe preferito quelle forze a presidio del Mediterraneo, ben 60.000 uomini sono spediti nella lontana Russia.

Quando, poi, a seguito dell”attacco di Pearl Harbor (foto), gli Stati Uniti dichiarano guerra al Giappone, il Duce non esita a schierarsi –in un conflitto, ora, veramente mondiale- insieme ai tedeschi ed ai samurai gialli, contro i russi, gli americani, i francesi e gli inglesi. In Africa Orientale, infine, cadono anche le ultime resistenze italiane. Arroccato sull”altopiano dell”Amba Alagi, infatti, Amedeo di Savoia perde l”ultimo presidio italiano. La fame e le malattie sono state più forti degli atti di eroismo dei soldati italiani, che, innumerevoli, sono fatti prigionieri dagli Inglesi.

In Italia si avverte che la guerra sta segnando il progressivo sgretolamento del regime fascista. I comunisti, da parte loro, in attesa dello scossone finale, cominciano a costruire una rete clandestina in grado di mantenere collegamenti ed indirizzare simpatizzanti e dissidenti del fascismo. Da Mosca il capo dei comunisti, Palmiro Togliatti, sotto il nome di Mario Correnti, trasmette alla radio “Discorsi agli Italiani”. L”economia della nazione è a terra. Il debito pubblico svetta fino a 80 miliardi di lire.

Il mercato nero è sempre più prolifico; con la tessera annonaria non si riesce a vivere. La razione giornaliera di pane si è ridotta a meno di 200 grammi a persona! Vengono limitati i consumi elettrici, privati ed industriali, che comportano, questi ultimi, una riduzione dell”orario di lavoro e delle retribuzioni salariali. E, come se non bastasse, l”alleanza con i tedeschi richiede che 200.000 lavoratori italiani siano spediti in Germania a dare man forte nelle fabbriche e nei campi.
Dopo poco meno di un anno, nel 1942, comincia, però, a vacillare l”idillio tra Hitler e Mussolini. Il Duce mal sopporta l”arroganza tedesca e l”inferioritĂ  italiana sui terreni di guerra.

Il paese versa sempre più nella fame e nella desolazione. Ciò nonostante, però, il fascismo riesce ancora a tenere. Nel XXI anno dell”era fascista, infatti, il partito conta quasi 5 milioni di iscritti, di cui circa un terzo sotto le armi. La propaganda di guerra è sempre martellante. I bambini a scuola scrivono lettere al fronte: “Caro papĂ , uccidi per me gli schifosi inglesi e le truppe dei loro servi coloniali, i plutocrati capitalisti americani e i mostri senza-Dio bolscevichi”.

Sono perse definitivamente le colonie africane. Sul fronte russo si registra una dura sconfitta per le truppe italiane.
Eppure gli eventi della guerra non fermano la vita sociale. I censori fascisti tentano di vietare l”uso del costume da bagno: “Per la pace delle anime dei morti in guerra è necessario evitare di mettere in mostra nuditĂ  invereconde”. Ma gli italiani non se ne danno per inteso. Le spiagge, anche nei mesi di guerra, si affollano sempre più; come, d”altra parte, le sale da ballo, nonostante tutti i divieti del regime. E proprio nei locali notturni si costruisce il successo del Quartetto Cetra, di Alberto Rabagliati e del mitico Trio delle Sorelle Lescano. La giovane Nilla Pizzi, poi, vince il concorso delle voci EIAR di Montecatini. Ma è la diciannovenne Alida Valli ad avere un vero trionfo con la canzone “Ma l”amore no” del maestro Giovanni D”Anzi.

Al cinema, nel film “La cena delle beffe”, di Alessandro Blasetti, si vede il primo seno nudo in una pellicola italiana; è quello dell”attrice Clara Calamai. Il regista Vittorio De Sica si impone alla critica ed al pubblico con il film “Teresa Venerdì”, con Anna Magnani. Grande successo anche per il giovane regista Luchino Visconti con il film “Ossessione” e per Mario Soldati col film “Piccolo Mondo Antico”, interpretato dalla giovane rivelazione Alida Valli.

La censura fascista sequestra l”antologia “Americana” di Elio Vittorini, pubblicata dall”editore Valentino Bompiani. Il libro ha il merito di far conoscere agli italiani i nomi e le opere di Faulkner, Steinbeck, Dos Passos. Ma il mondo della cultura italiana è molto florido e saluta la pubblicazione delle opere degli scrittori Dino Buzzati (Il deserto dei Tartari), Romano Bilenchi (Conservatorio di Santa Teresa), Guido Piovene (Lettere di una novizia), Vitaliano Brancati (Don Giovanni in Sicilia).

Nemmeno il mondo dello sport si ferma: l”Ambrosiana Inter, il Bologna, la Roma ed il Torino trionfano, rispettivamente nel campionati di calcio dal 1939-40 al 1942-43. E proprio il 10 giugno 1940, il giorno dell”entrata in guerra dell”Italia, un giovanissimo corridore, Fausto Coppi, vince il XXVIII giro ciclistico d”Italia.

ANTOLOGIA

SANITÁ REGIONALE: ASL E INFILTRAZIONI CAMORRISTE

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Quella della Campania sembra davvero “L”onorata sanitĂ ”. I conti sono saltati non solo per cattiva gestione ma anche per lo strettissimo connubio politica-camorra.
Di Amato Lamberti

Il governo ha deciso di commissariale la gestione della sanitĂ  in Campania. La spesa è fuori controllo e condiziona l”intero bilancio regionale. Il deficit annuale sfiora il miliardo di euro e i piani di rientro non riescono a prevedere più di 200 milioni di euro di risparmio, naturalmente tutti sulla carta.

Sembrerebbe trattarsi solo di un problema di malagestione delle strutture e dell”assistenza sanitaria che una oculata “governance” potrebbe anche in breve tempo risolvere. Chiunque lavori in una struttura ospedaliera sa bene che oltre agli sprechi ci sono ben altri problemi. Certo gli sprechi sono tanti, a cominciare dal rigonfiamento esagerato del comparto amministrativo e tecnico-gestionale, responsabile, inoltre, della dilatazione dei tempi di applicazione operativa oltre che della moltiplicazione dei passaggi burocratici. Ma i problemi sono anche altri.

Le indagini della magistratura su diverse ASL e Aziende ospedaliere, oltre al provvedimento di scioglimento della ASL 4, di cui abbiamo giĂ  parlato in questa rubrica (VEDI), hanno messo in evidenza almeno due situazioni ricorrenti, starei per dire strutturali.
La prima: gli appalti di manutenzione ordinaria e straordinaria sono pilotati da professionisti interni all”amministrazione in diretto collegamento con la dirigenza e con la protezione politica cui fanno riferimento e servono sempre a fare cash per i soggetti che governano, a far lavorare imprese amiche oltre a professionisti e tecnici di fiducia, a distribuire occupazione sul territorio dimostrando anche l”utilitĂ  di un collegamento politico con chi è in grado di dare risposte alle “esigenze” di individui e imprese.

La seconda: le forniture alle ASL e alle Aziende ospedaliere sono quasi sempre appannaggio di societĂ  con forti collegamenti con le cosche malavitose locali e con gli amministratori locali, che operano quasi in regime di monopolio in ciascuna situazione, visto che forniscono per decenni, e che impongono prezzi spesso esagerati rispetto al mercato. Non si tratta di un segmento di spesa irrilevante perchè le forniture riguardano la carne, il pesce, la pasta, i pelati, il riso, gli ortaggi, la frutta, ma anche le scope, la carta igienica, i detersivi, le siringhe monouso, l”ovatta, le garze, i bisturi usa e getta, il filo di sutura, ecc., ecc.

Alle forniture vanno aggiunti i servizi, di pulizia, di guardiania, di bar e ristorazione, ecc., anche essi appannaggio di societĂ  ed imprese spesso direttamente controllate da personaggi di grande spessore criminale.
In qualche ospedale dell”agro nocerino l”appalto per la gestione del bar interno veniva deciso con il metodo della eliminazione violenta del concorrente.
Uno dei problemi che l”assegnazione degli appalti di fornitura ad imprese gestite da malavitosi comporta è che le stesse, con l”accordo di tutte le parti, sono gonfiate a dismisura dando vita ad una circolazione di tangenti che spesso assorbe la maggior parte della spesa. Questi sprechi sono reali ma non sono visibili, almeno a livello di documentazione amministrativa.

Un ulteriore elemento da prendere in considerazione sono le cliniche private. Desta meraviglia, ma non so se sia una specificitĂ  campana, il numero elevato di cliniche e strutture private di proprietĂ  di politici e amministratori locali, sempre impiantate dopo il raggiungimento di ruoli e posizioni politiche e/o amministrative. Ma sono numerose anche le cliniche e le strutture private direttamente controllate da personaggi di spicco della malavita organizzata, come dimostrano alcune indagini della magistratura. In entrambi i casi, la spiegazione potrebbe essere quella della permeabilitĂ , in termini politici e amministrativi, di un sistema, quello sanitario, che permette una notevole accumulazione di profitti anche per l”assenza di controlli non limitati alla documentazione delle spese sostenute.

Viene il dubbio che per risanare la spesa sanitaria più che il commissariamento della Regione sarebbe stato utile lo scioglimento di tutte le ASL per infiltrazioni camorriste. Si sarebbero presi tre piccioni con una sola fava: il risanamento dei conti; la riappropriazione da parte dello Stato di un settore così importante per la salute dei cittadini; l”eliminazione dalla scena politica e professionale di amministratori pubblici e professionisti collusi con la camorra.

LA RUBRICA

10 GIUGNO 1940. L’ITALIA IN GUERRA CONTRO FRANCIA E INGHILTERRA

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Pur consapevole dei limitati mezzi dell”esercito, Mussolini entra in guerra a fianco della Germania di Hitler.
Di Ciro Raia

Pur stretta nella morsa dei tanti vincoli e dei tanti patti sottoscritti, il 19 settembre 1939 l”Italia proclama lo stato di non belligeranza, di non intervento in guerra. Mussolini, in altre parole, pur confermando l”alleanza del Patto d”Acciaio con la Germania, rimanda il sostegno militare. La decisione del Duce riscuote il plauso di Pio XII e di tutti quelli che intendono evitare una catastrofe all”umanitĂ .

In veritĂ , la decisione del Duce è dettata da ben altri motivi: l”impreparazione dell”esercito italiano, l”insufficienza delle risorse industriali, il mancato rispetto di un accordo segreto, che prevede il rinvio della guerra di almeno tre anni. E, poi, di fondo, la predisposizione negativa degli italiani –specialmente degli operai- all”intervento bellico oltre ad uno strisciante sentimento antitedesco, che non è estraneo nemmeno al re, il quale appare interessato solo al ruolo che avrebbe potuto avere la sua famiglia nel conflitto, in particolare il principe Umberto, per il quale sogna un prestigioso posto di comando.

Nella primavera del 1940, però, il Duce convintosi che la guerra scatenata da Hitler si possa concludere in poco tempo, porta l”Italia al massacro. Egli teme, infatti, di perdere il confronto col dittatore tedesco; ma è anche sicuro che è un”operazione strategicamente importante: consente di poter avere un peso nelle trattative future. Non a caso, cinicamente, Badoglio dichiara: “Abbiamo bisogno di qualche migliaia di morti, per poterci sedere al tavolo della pace!”.

Il 10 giugno 1940, da un balcone di Palazzo Venezia, rivolgendosi ad una folla oceanica, Mussolini dichiara ufficialmente guerra alla Francia ed all”Inghilterra:

“Un”ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. È l”ora delle decisioni irrevocabili. Questa lotta gigantesca è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori, che detengono il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l”oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto. L”Italia proletaria e fascista è per la terza volta in piedi, forte, fiera, e compatta come non mai. La parola d”ordine è una sola, categorica ed impegnativa per tutti; essa giĂ  trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all”Oceano Indiano. Vincere!..Popolo italiano: corri alle armi e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!”.

Alcuni informatori commentano: “È mancato totalmente l”entusiasmo. Vi era su tutti i visi un”aria grave, applausi pochissimi, solo studenti e qualche gruppo rionale cercava ogni tanto di far salire un po” l”atmosfera:Molte donne piangevano e, alla fine, si è notata larga affluenza nelle Chiese”.

La guerra, però, non va bene per l”Italia. Le truppe sono mal condotte e male attrezzate: hanno in dotazione fucili modello 1891, vecchi di 50 anni; pezzi di artiglieria risalenti alla prima guerra mondiale; autocarri insufficienti; carri armati dalle corazze sottili (le cosiddette “catole di sardine”) del peso di 3 tonnellate ciascuno, contro le 20 tonnellate di ogni mezzo inglese. Inutile e dannosa appare il tentativo di penetrare nel territorio francese. Anche sul fronte greco, ad onta di quanto promesso dal Duce: “Spezzeremo le reni alla Grecia”, le cose non vanno meglio e l”azione bellica si trascina stancamente fino al 1941.

In Africa, poi, gli italiani sono in completa balia degli Inglesi. L”armata tricolore perde le cittĂ  di Sidi el Barrani, Bardia, Tobruk e lascia nelle mani delle forze britanniche la bellezza di oltre 130.000 prigionieri!
In Italia, sgombra dai campi di battaglia, si soffre ugualmente. Chi non è al fronte, infatti, è impegnato nella lotta alla sopravvivenza, perchè scarseggiano generi di prima necessitĂ , si razionano viveri, non si trovano capi d”abbigliamento. Impazza il mercato nero, che permette di trovare, per esempio, i fagioli a 20 lire al chilo (prezzo ufficiale: 5,24 lire) e l”olio a 80 lire al litro (prezzo ufficiale: 14 lire). Ogni famiglia è dotata di una carta annonaria mensile: serve per ritirare, in quantitĂ  stabilite, i viveri, i vestiti, le scarpe.

Agli sposi è concesso un supplemento di tessera per il corredo. Ad ogni persona si riconosce il diritto a mezzo chilo di zucchero e 400 grammi di caffè al mese, 200 grammi di pane nero al giorno, 70 grammi di burro al mese e 2 chilogrammi tra pasta, farina e riso. Il resto è tutto surrogato. Il cioccolato è sostituito dalla farina di castagne, il tè dal karkadè; alla maglia di lana –indossata dai soldati al fronte- si sostituisce una pettorina di flanella imbottita di strati di giornali. Ritorna l”antico baratto. Molti contadini, infatti, più che portare i prodotti all”ammasso pubblico e ricavare poche lire svalutate, preferiscono scambiare la propria merce con vestiti, scarpe, oggetti d”oro.

Per un momento pare che nel Duce ritorni lo spirito del vecchio socialista rivoluzionario. Nel settembre del 1941, infatti, in pieno Consiglio dei Ministri, a proposito della tessera annonaria, Mussolini dichiara: “Nessuno pensi che la tessera annonaria sarĂ  abolita alla fine della guerra. Essa durerĂ  finchè esisterò. Perchè così i vari Agnelli e Donegani mangeranno come il loro ultimo operaio”.
Le autoritĂ  fasciste, per far fronte alla crisi agricola e finanziaria, lanciano l”idea degli orti di guerra, l”utilizzazione, cioè, di ogni spazio possibile per seminare grano o piantare patate.

La trovata –di chiara matrice propagandistica- trasforma, così, in piccoli orti il parco di Villa Borghese e i Fori Imperiali a Roma, il parco Sempione ed il sagrato del Duomo a Milano.
Ovunque, poi, si provano i rifugi antiaerei; di sera suona l”allarme e si lasciano le abitazioni. Vige il coprifuoco: niente luci accese e carta azzurra alle finestre!