Nessuno parla, intanto nei nostri territori è tutto un brulicare di asfalto e cemento, gestito dalle solite, note, imprese in odore di camorra. Si fa largo un nuovo business: il fronte del fuoco.
Di Amato Lamberti
Non si capisce cosa sia successo quest”estate in Campania. La speculazione edilizia si è scatenata dovunque, sulle coste, nelle isole, nelle città, in montagna. Come se fosse arrivato un qualche ordine: se hai programmato un aumento di volumetrie, un nuovo garage, una stanza aggiuntiva questo è il momento buono per farlo. Sui giornali si leggeva invece di una offensiva della magistratura contro l”abusivismo vecchio, quello non condonato e non condonabile, e quello più recente che non ha, al momento, nessuna speranza di una qualsiasi legittimazione. A Ischia è scoppiata quasi una guerra contro le ordinanze di abbattimento decise dalla magistratura.
Uno scontro che ha coinvolto anche i sindaci, i quali hanno minacciato addirittura le dimissioni in massa e hanno chiesto l”apertura di un tavolo di discussione per trovare soluzioni praticabili, diverse dall”abbattimento di tutte le costruzioni abusive, oltre cinquantamila. Negli stessi giorni sull”isola si continuava a costruire abusivamente anche nuove abitazioni con tanto di piscine e di verande sul mare. Di controlli nemmeno a parlarne: nessuno vedeva nulla. Ma di riunioni e di dibattiti se ne facevano invece tanti: la parola d”ordine era; “abusi di necessità”.
Tutti gli allargamenti di costruzioni esistenti e abitati da familiari del proprietario della costruzione che si era progressivamente espansa, qualunque fosse la dimensione dell”allargamento, non andavano neppure considerate abusive perchè necessarie a dare un tetto ai figli, ai figli dei figli, ai figli dei figli dei figli. Naturalmente oltre al tetto per le persone era necessario provvedere al tetto per le auto, al ricovero per gli attrezzi, alla cantinola per recuperare convivialità, alla piscina, e a qualche camera in più per gli amici, i parenti lontani, e qualche ospite a pagamento.
Altrove, come nel vesuviano, l”abusivismo dilaga egualmente ma non se ne parla neppure perchè si preferisce lavorare nel silenzio, sottotraccia, affidando alle solite ben note imprese in odore di camorra la realizzazione di manufatti che in alcuni casi hanno dimensioni di centinaia e migliaia di metri cubi e che sono destinati ad abitazioni ma anche a cliniche private, centri di analisi e di cura, palestre per danza e fitness, strutture espositive e commerciali. Che nessuno intervenga è quasi scontato. Da anni si parla di intervenire sulla Las Vegas di Trecase e Boscotrecase, come sugli scempi edilizi cha da Terzigno si arrampicano sul Vesuvio, ma non si muove niente a nessun livello.
Ma agli abusivisti il silenzio non basta, a Ischia come attorno al Vesuvio, e per questo creano un nuovo fronte d”attenzione appiccando il fuoco dove riescono a farlo. Dopo aver spento gli incendi bisognerà pensare a mettere in sicurezza il territorio devastato dalle fiamme, costruire stradine e terrapieni, avviare interventi di ingegneria ambientale, pensare alla riforestazione. Un bel giro d”affari ma soprattutto nuove occasioni per costruire abusivamente approfittando di lavori urgenti e necessari.
Anche questa è una storia che si ripete da anni. Gli allarmi sui pericoli di speculazione sulle zone bruciate dagli incendi non mancheranno neppure questa volta, ma vedrete che nella prossima primavera sarà tutto un fiorire di nuove costruzioni mentre le istituzioni continueranno a guardare altrove e ad organizzare convegni e dibattiti contro il consumo scriteriato del territorio.
(Fonte foto: Rete Internet)



